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giovedì 18 agosto 2016

REFERENDUM: QUANDO È NO È NO


VERSO IL REFERENDUM. QUANDO E' NO E' NO
16 agosto 2016

Noi diciamo no.
Senza odio, senza violenza, senza paura.
Quando e' no e' no.
*
Al referendum sulla riforma costituzionale noi votiamo no.
Il governo vorrebbe imporci un senato part-time al servizio di sua maesta': e noi diciamo no.
Il governo vorrebbe imporci un parlamento dimezzato la cui unica funzione sarebbe all'incirca di votare si' ai decreti: e noi diciamo no.
Il governo vorrebbe imporci lo smantellamento dell'ordinamento democratico e dell'equilibrio dei poteri: e noi diciamo no.
Il governo vorrebbe imporci lo scardinamento della Costituzione repubblicana: e noi diciamo no.
Al referendum sulla riforma costituzionale noi votiamo no.
*
Noi diciamo no.
Senza odio, senza violenza, senza paura.
Quando e' no e' no.

Firmato
"Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

domenica 13 dicembre 2015

Corte Costituzionale, ora la parola spetta ai presidenti di Senato e Camera, al presidente del Consiglio, a tutti i Parlamentari. Come vogliono corrispondere al monito del Presidente della Repubblica?

Dato il colpevolissimo silenzio dei nostri media, raccolgo l'appello e lo rilancio sul web, pregando chi lo legge di fare altrettanto.Che il Parlamento Italiano non sia in grado di eleggere i membri mancanti della Corte Costituzionale, la Suprema Corte del nostro Paese, esprime uno stato di rischio della democrazia che è molto più rischioso per i cittadini di qualunque terrorismo. Per favore, leggete e diffondete.Tutti i cittadini DEVONO SAPERE che chi impedisce alla Suprema Corte Costituzionale di essere al completo e di poter lavorare, di fatto impedisce il controllo democratico delle leggi e dei decreti in corso.AMgEditoriale di Valter Vecellio su Home10-12-2015
Per quel che riguarda noi radicali, lo sciopero della fame di dialogo e fiducia continua                                                                                                                          Comunicato dei circa cinquanta dirigenti e militanti radicali in sciopero della fame di dialogo e fiducia, ormai da tre settimane: Nella lunga intervista rilasciata al Messaggero, con tutta evidenza misurata parola per parola, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella letteralmente sillaba che la più che annosa questione della mancata elezione di tre componenti della Corte Costituzionale da parte del Parlamento “è problema molto più serio e grave” di altre passate analoghe situazioni. Perché “incide molto sulla funzionalità della Corte Costituzionale”. Facile la traduzione del “messaggio” che giunge dal Quirinale: un organo costituzionale, il Parlamento, impedisce a un altro organo costituzionale di funzionare.È già la seconda volta che il presidente Mattarella solleva la questione. Già lo aveva fatto il 4 dicembre scorso, esprimendo la sua profonda preoccupazione per la situazione che si è creata e chiedendo esplicitamente alle forze politiche “un colpo di reni”.Ora la parola spetta ai presidenti del Senato e della Camera; al presidente del Consiglio, nella sua doppia veste di capo del Governo e di segretario del Partito Democratico; ai capigruppo del Senato e della Camera; ai singoli parlamentari. Loro raccogliere i moniti del Quirinale, e operare di conseguenza. Noi dirigenti e militanti radicali in sciopero della fame di dialogo e fiducia con le istituzioni da ormai tre settimane chiediamo “solo” che questo grave vulnus venga finalmente sanato. Ricordiamo che la nostra azione ha anche i seguenti obiettivi:   1) la cessazione delle violazioni alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e del diritto comunitario;  2) una campagna dello Stato italiano in sede Onu per la transizione allo stato di diritto codificando - per affermarlo - il diritto umano alla conoscenza; 3) le iniziative parlamentari volte a dare seguito all’unico messaggio alle Camere dell’allora Presidente della Repubblica Napolitano, con il quale si ricorda che “è fatto obbligo per i poteri dello Stato…adoperarsi affinché gli effetti normativi lesivi della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo cessino”.      Ai mezzi di comunicazione che pervicacemente silenziano la nostra lotta nonviolenta ricordiamo la grave responsabilità che così si assumono: di fatto, con i loro silenzi e le loro censure altro non fanno che “premiare” i violenti, ed essere tecnicamente loro complici.

venerdì 24 aprile 2009

Referendum: Dichiarazione di Emma Bonino, vice-presidente del Senato

la decisione di oggi è il de profundis dell'istituto referendario

Roma, 22 aprile 2009

Com'è noto, voteremo no perché fermamente convinti che una vittoria del sì porterebbe non ad un bipartitismo anglosassone fondato sul rapporto tra eletti e territorio ma ad una sua caricatura; aggiungo che il referendum non porterebbe rimedio alla pessima legge elettorale attuale ma ne aggraverebbe i difetti consentendo l'instaurazione di una sorta di dittatura legalizzata. Ma leggi, obblighi e scadenze costituzionali devono essere da tutti rispettati. La decisione di stamattina, invece, dà il colpo finale allo strumento referendario così come concepito dai nostri padri costituenti. Il processo di svilimento, snaturamento e svuotamento dell'istituto referendario, avviato all'indomani dell'approvazione stessa della Costituzione con i partiti che si sono impadroniti progressivamente del sistema politico-istituzionale, viene così a compimento. La possibilità poi che il ddl per spostare la data sia approvato in commissione in sede deliberante è semplicemente aberrante. Un altro contrappeso, previsto dallo Stato di diritto, viene così spazzato via da un'oligarchia partitocratica autoreferenziale. Dopo le manipolazioni e i stravolgimenti compiuti nel corso degli anni oggi ci tocca vedere destra e sinistra che tutti insieme appassionatamente vanno ad intonare il De Profundis allo strumento referendario."

giovedì 18 dicembre 2008

bandire le MGF una volta per tutte: un obiettivo possibile



Questa la conferenza stampa di prentazione----

Questa la conclusione dei lavori:

Adottata la dichiarazione finale della conferenza organizzata da Non C’e’ Pace Senza Giustizia al Cairo

Bruxelles-Roma, 15 dicembre 2008
Si è chiusa oggi con l’adozione per consenso di una Dichiarazione finale la Conferenza “Per l'eliminazione delle Mutilazioni Genitali Femminili - Dichiarazione del Cairo +5”, organizzata dall’associazione radicale Non c’è Pace Senza Giustizia in collaborazione con il Consiglio Nazionale per l'Infanzia e la Maternità (NCCM) egiziano e con il patrocinio della first lady Suzanne Mubarak, grazie anche al sostegno della Cooperazione Italiana, della Banca Mondiale e il coinvolgimento delle agenzie delle Nazioni Unite impegnate nella lotta alle MGF.

Con questo incontro di alto livello, a cui hanno partecipato ministri, parlamentari, esponenti della società civile provenienti da 20 dei 28 Paesi afro-arabi interessati dalla pratica, si è voluto fare il punto sugli sviluppi positivi che si sono avuti in molti Paesi, anche al fine di elaborare strategie comuni in grado di fronteggiare le nuove sfide che la lotta alle MGF deve affrontare, sia a livello nazionale che regionale. Uno dei fenomeni più preoccupanti che sta emergendo con maggior forza, è quello della cosiddetta “emigrazione mutilatoria”, il che significa che i cittadini di Paesi dove le MGF sono proibite per legge continuano a praticarle in altri Paesi vicini, dove non esiste alcuna normativa che le bandisce.

I partecipanti hanno deciso di impegnarsi per tenere un incontro nei prossimi dodici mesi, al fine di valutare ulteriormente l'attuazione delle raccomandazioni formulate nel corso dei lavori e di tutti gli altri sforzi tesi ad affrontare le MGF attraverso un approccio omnicomprensivo inserito nel contesto dei diritti umani, nonché per concepire azioni coordinate al fine di compiere ulteriori progressi nei diversi Paesi, così come a livello regionale e globale.

Dichiarazione di Emma Bonino, Vicepresidente del Senato e fondatrice di Non c’è Pace Senza Giustizia: “Credo sia fondamentale che l’importanza dello strumento legislativo nella lotta alle MGF sia ormai acquisito e proprio in virtù degli incoraggianti passi avanti che si sono avuti da questo punto di vista negli ultimi cinque anni, occorre raddoppiare gli sforzi. Se riusciremo a tenere alta la mobilitazione e la pressione politica avremo l’effettiva possibilità di bandire una volta per tutte questa pratica”.

Per maggiori informazioni si prega di contattare: Roni Guetta, tel: +39 06 6880 3613 - Nicola Giovannini, email: ngiovannini@npwj.org - tel: + 32 2 548 39 14.

sabato 11 ottobre 2008

SCUSATE IL RITARDO

Certo, in una democrazia rappresentativa chi è stato eletto per fare o non fare le leggi è ben che le faccia o non faccia, così come ha promesso ai suoi elettori.

Ed è altrettanto certo che nella nostra costituzione mentre il potere legislativo è affidato al Parlamento e quello esecutivo al Governo, alla magistratura spetta il compito di punire secondo la legge, non quella del taglione, nè quella canonica, né quella della cabala, ma quella vigente, fatta e approvata dalle Camere dei signori deputati che sono stati mandati lì apposta dai cittadini elettori.

Certo, noi in Italia ci portiamo appresso varie eredità pesanti di leggi precedenti alla Repubbica e alla Costituzione, leggi che con quest'ultima possono anche fare a cazzotti finch'è non saranno abolite o rese costituzionalmente corrette.

Ma sulla vita o sulla morte di ciascuno dei cittadini non c'è altro che il singolo cittadino, con la sua coscienza ed il suo corpo, che possa scegliere.
Questa è LIBERTA', individuale, inalienabile responsabilità del singolo, di cui nè stato, né chiesa possono in forza di una o di cento leggi, devono privarlo in tutto o in parte.

Stato, deputati, magistratura, organi di governo e d'organizzazione dellostato stesso possono al massimo attivarsi per semplificare ai singoli cittadini l'attuazione delle loro scelte, individuali, personali e inalienabili.
Dagli organi dello Stato si pretende e si deve pretendere nient'altro che rispettare le scelte dei suoi cittadini, per tutti e per ciascuno, anche se non piacciono a qualche deputato, a qualche gruppo parlamentare, all'intero corpo dei magistrati, compresi quelli della corte suprema di cassazione.
Quanto al Papa della chiesa cattolica apostolica romana, come a qualunque altro capo assoluto e divino di una religione, non ha alcuna competenza a decidere e a far decidere a ciascuno dei cittadini italiani qualcosa di diverso da ciò che hanno scelto.
Con buona pace del papa, del suo Bagnasco e della signora Roccella, i quali non devono e non possono insegnare niente a nessuno, ma al massimo decidere per sé. E imparare il rispetto del loro prossimo, anche quello che non è d'accordo con loro.

alba montori


TESTAMENTO BIOLOGICO
FILIPPO FACCI da IL GIORNALE del 10/10/08
Lo so che il Giornale sul caso Englaro ha la sua linea: ma chiedo di poter dire ugualmente quanto abbia trovato sconcertanti un paio di uscite purtroppo governative. Eugenia Roccella, dopo la pronuncia della Consulta, ha detto che il problema «è l'espansione dei giudici e la loro invadenza di campo» perché «in Italia le leggi le fa il Parlamento e i giudici dovrebbero applicarle». Gaetano Quagliariello nondimeno ha definito «pilatesca» la decisione della Consulta e ha detto che «legiferare diventa ancora più urgente». Cioè: ma di che state parlando? Siete voi che la legge non l'avete mai fatta, siete voi che non volevate assolutamente farla, siete voi che sino a mezz'ora fa non volevate neppure sentir parlare di testamento biologico e urlavate «eutanasia» a ogni tentativo di farlo. È l'ipocrisia della politica italiana, unica in Europa, che ha lasciato dolosamente scoperti gli spazi di cui la magistratura non ha potuto non occuparsi: e ora venite a dirci che ci vuole una legge? Dopo che per anni ve l'hanno chiesta la società civile, i medici, tutti i livelli della magistratura, il Consiglio superiore di sanità, persino qualche politico? Dopo che la società e i medici, aspettando voi, per anni, se la sono cavata segretamente da soli con tutte le Englaro e i Welby lontani dai riflettori? E sarebbe la Consulta a essere pilatesca? Non dite che ci vuole una legge: fatela.

lunedì 11 febbraio 2008

pnm03bis 9 Feb 2008

per non mollare

Newsletter per l'azione liberale

"[.] In ogni collegio i partiti presentano un elenco del telefono di nomi, ciascuno con il suo numeretto in ordine progressivo al fianco; 3 o 5 capilista possono tuttavia candidarsi in ogni collegio del territorio nazionale, ciò che alle politiche del 2006 si è verificato puntualmente. Dunque all'esito del voto si profila una gran quantità di 'plurieletti' , i quali poi, optando per questo o per quel collegio, decidono la sorte di chi si trova in coda nella lista. E il misfatto si consuma all'insaputa del corpo elettorale, senza dar voce agli elettori [.] Questo sistema di stampo notabilare e oligarchico non ha eguali al mondo [.] per fare un solo esempio, nel Regno Unito il candidato Premier è presente in un solo collegio uninominale, o la va o la spacca [.]"

(cfr. MICHELE AINIS "IN CHE STATO..." Garzanti, Milano 2007, pag. 148 - 149)

Anno IX - n. 03bis - 09 febbraio 2008
"E' assurdo o meglio inconcludente vagheggiare un modo diverso di fare politica con attori e mosse diverse senza tener conto che per farlo bisogna mutare le regole che hanno creato quegli attori e predisposto quelle mosse"

Norberto Bobbio, Il Futuro della Democrazia
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APPELLO AI DEPUTATI ED AI SENATORI

www.michelemarchioro.it

VOGLIAMO VOTARE AL REFERENDUM ELETTORALE IL 18 MAGGIO 2008
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APPUNTAMENTI leggi tutto

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VERSO LA RIVOLUZIONE LIBERALE?

Ormai hanno tratto il dado. Si sciolgono le camere per non far svolgere il referendum elettorale.
continua
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FINTE ELEZIONI

NO ALLA RATIFICA DELLE SCELTE DEI PARTITI!

di BEPPI LAMEDICA da www.venetoliberale.ilcannocchiale.it 06/02/08

Leggo sul Corriere.it la seguente notizia flash delle 11:58

Il presidente: «Elezioni così anticipate sono un'anomalia. La mia scelta è stata obbligata: sono rammaricato per non aver realizzato una nuova legge elettorale. Ringrazio Marini per l'impegno e lo scrupolo. Ora i partiti diano prova di responsabilità»
leggi tutto
--------------------------------------------------------------------------------------- ELEZIONI, IL COMITATO REFERENDUM FA RICORSO

«CONFERMARE LA DATA DEL 18 MAGGIO. ILLEGITTIMO IL VINCOLO CHE FA SLITTARE LA CONSULTAZIONE»

Dal CORRIERE.it 06/02/08

Il comitato promotore del referendum elettorale ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale «per far considerare illegittimo il vincolo che farebbe slittare il referendum di un anno». In modo da poter confermare, invece, la data del 18 maggio. Lo ha annunciato Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore in una conferenza stampa a Montecitorio.
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L' INTERVISTA. L' EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA: SOLO IL COMITATO È LEGITTIMATO

«URNE, I REFERENDARI POSSONO FARE RICORSO»

Intervista di M. ANTONIETTA CALABRÒ dal CORRIERE DELLA SERA del 05/02/08

Piero Alberto Capotosti, ex presidente della Consulta ed ex vicepresidente del Csm, è ordinario di diritto costituzionale alla Sapienza. Professore, che succede adesso con il referendum?

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MALI E TERAPIE PER IL FUTURO NEL LIBRO DI GIOVANNI GUZZETTA

POLITICA CHIUSA, SOCIETÀ FERMA ANATOMIA DELL' ITALIA AL PALO

di ANGELO PANEBIANCO CORRIERE DELLA SERA 1/02/08

Giovanni Guzzetta è un costituzionalista di valore che sa unire rigore scientifico e passione civile, come dimostra questo libro (Italia ultima chiamata, Rizzoli): una fotografia lucida e spietata dell' Italia di oggi, dell'Italia che sta compromettendo il futuro dei propri figli e nipoti e, insieme, un tentativo di individuare le cause di quanto avviene, nonché le terapie per porvi rimedio.
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FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI

I PARTITI AVRANNO LO STESSO 300 MILIONI

di GIANNA FREGONARA dal CORRIERE DELLA SERA del 7/02/08

Trecento milioni di euro. È il costo aggiuntivo delle elezioni del 13 e 14 aprile, o meglio della fine traumatica della legislatura. Sono i soldi dei rimborsi elettorali che i partiti continueranno a riscuotere nei tre anni che mancano alla fine naturale della XV legislatura e che si accumulano con i nuovi rimborsi elettorali a cui avranno diritto per il fatto stesso di correre ed avere eletti alle urne tra due mesi.
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I PRIVILEGI DELLA CASTA

SE CONVIENE VOTARE OGNI 6 MESI

di PIERLUIGI BATTISTA dal CORRIERE DELLA SERA del 7/02/08

E' un paradosso, certo: ma se alla casta politica convenisse interrompere una legislatura ogni sei mesi? Se infatti la legge che regola il finanziamento pubblico ai partiti, pudicamente ribattezzato «rimborso» per le spese elettorali, stabilisce che chi è rappresentato in Parlamento possa usufruire della totalità della somma prevista anche per gli anni in cui quel Parlamento, essendo sciolto, non c'è più, allora la tentazione potrebbe essere irresistibile. E non è una tentazione che risulterebbe gradita ai cittadini sempre più diffidenti verso la casta. Già la legge del «rimborso» ha di fatto aggirato l'indicazione del referendum che aveva abrogato il finanziamento pubblico dei partiti: si onorano così i verdetti della sovranità popolare? Ora emerge una clausola (approvata in modo bipartisan) in base alla quale i partiti incassano i soldi pubblici per cinque anni anche se la legislatura viene interrotta. Questo sì è un paradosso. Irritante.
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IL REGIME

UN VUOTO DI LEGALITÀ

di STEFANO RODOTÀ da LA REPUBBLICA del 7/02/08

Muore, senz'essere mai nata, la Seconda Repubblica. Lascia uno spaventoso vuoto di legalità, dove è già precipitata la politica e nel quale rischia di inabissarsi l'intera società italiana. In questo clima, e con un contesto così degradato, si corre verso le elezioni anticipate.

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ALTRE MISERIE DEL REGIME

"L'ITALIA È MALATA DI CORRUZIONE"

di ROBERTO GIOVANNINI da LA STAMPA.IT del 6/02/08

Qualcuno va in galera o rimborsa il maltolto, e probabilmente l'azione di verifica condotta dalla Corte dei Conti almeno un po' contribuisce a disincentivare i molti furbi che «giocano» con i soldi pubblici.

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LETTURE

MICHELE AINIS "IN CHE STATO..." Garzanti, Milano 2007

«L'ITALIA CHE NON FUNZIONA (E QUALCHE PROPOSTA PER RIMETTERLA IN MOTO)».

"La Presidenza del Consiglio contava 345 dipendenti sotto il Duce; erano 3.521 nel 1988; sono diventati 4.500 e passa nel 2005.

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MANIFESTO DI LIBERALI ITALIANI

DEL 4 LUGLIO 2006

www.liberalitaliani.it

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PER ACCEDERE AL SITO E AL BLOG

DEL COMITATO NAZIONALE DEL REFERENDUM ELETTORALE

www.referendumelettorale.org/index.html

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MANIFESTO - APPELLO

PER UN

PRIMO GRANDE SATYAGRAHA MONDIALE

PER LA PACE

NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA, LIBERTA', DEMOCRAZIA

www.radicalparty.org


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CONVOCHIAMO L'ASSEMBLEA COSTITUENTE

petizione per iniziativa di società aperta

www.societa-aperta.org

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SOCCORSO CIVILE

Manuale di autodifesa dal proibizionismo sulla salute

Puoi trovare (ma anche fornire!) le informazioni utili per impedire a leggi e pratiche violente di distruggere la tua libertà di scelta.

www.lucacoscioni.it

Eutanasia e sospensione delle cure, testamento biologico, fecondazione assistita e diagnosi pre-impianto, pillola RU486, pillola del giorno dopo, sangue del cordone ombelicale, cannabis a scopo terapeutico

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SOTTOSCRIVETE IL MANIFESTO DELLA LIBERTA' E DITE LA VOSTRA SULLE DODICI PROPOSTE.

www.societalibera.org

POTRETE ANCHE ADERIRE, VIA INTERNET, AL MOVIMENTO DI OPINIONE.

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Costituzione della Repubblica

(Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1947, n. 298)

Parte 1 - Diritti e doveri dei cittadini Titolo 1 - Rapporti civili

Articolo 15 - [Inviolabilità della libertà e segretezza della corrispondenza]

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili [c.p. 616 ss.].

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

NOTA REDAZIONALE: Ma le giustificazioni dei magistrati che hanno autorizzato le intercettazioni telefoniche, ad esempio nei casi Fazio, calciopoli o Savoia, le abbiamo viste pubblicate dalla stampa?
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FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI

ED HANNO LA FACCIA DI BRONZO DI CHIAMARLO "RIMBORSO"!
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leggere le notizie complete ed altro

mercoledì 6 febbraio 2008

Fuga dalla Russia

"Un'altra storia vera sulla pressione che i gay ricevono in Russia .Andrej Polonskij ha deciso di lasciare, almeno per qualche tempo, la sua città di Belgorod a sud di Mosca dove è docente universitario per vivere in italia col proprio partner di lunga data Ugo Persi di Bergamo. Andrej ha sempre dovuto nascondere la sua omosessualità, arrivando a sposarsi pur di salvare le apparenze. Lavorando alla locale Università non poteva esporsi in alcun modo pena la rappresaglia degli organi docenti.

Quando in Italia, Andrej è libero di vivere la sua vera identità e un amore gay che dura felice da anni. Una relazione fatta di continui, scomodi e costosi viaggi di trasferimento fra Russia e italia e viceversa.

Anche se a volte il partner italiano, docente di russo, riesce ad inserirlo in qualche corso o seminario di lingua russa in Italia per tenerselo vicino.

Polonski ha scritto numerosi libri sulla cultura polacca e russa (v. internet) Oggi Andrej può sentirsi libero e godere appieno della sua omosessualità col proprio compagno.

Il prof. Polonskij si dedica a tenere in varie università e associazioni conferenze sulla difficile e oppressa situazione degli omosessuali nella Russia di Putin"

sabato 26 gennaio 2008

Splash....4 - Il Referendum è la risposta alla crisi italiana

25 gennaio 2008
cortesia di Beppi Lamedica
Governo scelto dai cittadini.

Questa è la richiesta avanzata dai referendari e oggi più che mai ribadita a valle della crisi, che coinvolge non solo il governo ma l'intero sistema politico italiano.

La soluzione è già sul tavolo - sostenuta da più di 820.000 cittadini e certificata sia dalla Corte di Cassazione che dalla Corte Costituzionale - e non si può far finta di non vederla.
Si dia quindi subito la parola ai cittadini per uscire dallo stallo e realizzare in Italia, con il voto referendario, una democrazia più semplice e diretta.

Lo ripetiamo anche durante le consultazioni appena aperte al Quirinale: è necessario che il governo sia scelto dai cittadini.

Non accetteremo che questa scelta venga scippata agli Italiani da improbabili mediazioni di palazzo e vigileremo affinché la partecipazione al voto referendario sia assicurata in ogni modo.

COLLEGATEVI CON IL BLOG
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PER AVERE UTILI INFORMAZIONI

mercoledì 23 gennaio 2008

Lettera al Presidente Napolitano dei promotori del referendum

mercoledì 23 gennaio 2008

'REFERENDUM: LETTERA DEI PROMOTORI AL PRESIDENTE NAPOLITANO '

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,

in questo momento così difficile siamo consapevoli dell'alta responsabilità che grava sul Capo dello Stato . Ed è dunque con grande rispetto che ci rivolgiamo a Lei per dar voce all'interesse costituzionalmente protetto di quegli 820.916 cittadini che hanno sottoscritto i referendum elettorali giudicati ammissibili da lla Corte Costituzionale.

Il rischio di una crisi di governo e l'eventualità , al momento solo teorica, di uno scioglimento anticipato delle Camere determinerebbero, a meno di due anni dall'inizio della legislatura, la formazione di un nuovo Parlamento proprio mediante quella legge che non solo è criticata dalla stragrande maggioranza delle forze politiche, ma è sopratutto oggetto di un referendum popolare.

In caso di scioglimento anticipato il referendum pendente è sospeso e i suoi termini decorrono nuovamente dal 365° giorno successivo a quello delle elezioni. Si determinerebbe una situazione grave sotto due aspetti: il primo perché la già traumatica eventualità dello scioglimento rischierebbe di rivelarsi una soluzione inefficace proprio a causa dei meccanismi elettorali che, a detta di tutti, hanno concorso fortemente a determinare la presente instabilità; sia perché il nuovo Parlamento verrebbe eletto mediante una legge, a questo punto, politicamente sub iudice per la legittima pendenza di un referendum che la riguarda. Verrebbe frustrata per lungo tempo, la domanda di partecipazione civile dei cittadini espressa dalla richiesta referendaria ; e verrebbe frustrata la sostanza del referendum, perché i cittadini non solo hanno chiesto di cambiare la legge elettorale, ma hanno chiesto di cambiarla prima del voto.

Non spetta a noi valutare i profili costituzionali della crisi politica e tanto meno suggerire possibili soluzioni alle forze politiche o, addirittura, al Capo dello Stato. Ci permettiamo solo di sottoporre alla sua attenzione la circostanza che, considerato lo stato di avanzamento del procedimento referendario, solo poche settimane ci potrebbero separare dallo svolgimento del referendum se esso fosse indetto in una delle prime date utili. E che nulla impedirebbe immediatamente dopo, ricorrendo i presupposti costituzionali, che si desse luogo allo scioglimento delle Camere, per il quale, com'è ovvio, non valgono i limiti che invece gra-verebbero sul referendum se lo scioglimento intervenisse prima del suo svolgimento.

Con i sensi della nostra più alta stima.

Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato Promotore dei Referendum

Mario Segni, coordinatore del Comitato Promotore dei Referendum

Natale D'Amico, tesoriere del Comitato Promotore dei Referendum

domenica 20 gennaio 2008

pnm02 Newsletter per l'azione liberale

"[...]Perché i giudici e i loro organi costituzionali non sono immuni al degrado del paese in cui vivono. E alla fine, all´interno della Magistratura è accaduto qualcosa di molto simile a ciò che è accaduto all´esterno, nei palazzi della politica... Il «governo» della Magistratura è il CSM, i «partiti» sono le cosiddette «correnti». Le elezioni sono gestite dalle «correnti». Sono le «correnti» che decidono chi deve andare a far parte dei Consigli Giudiziari e del CSM; sono le «correnti» che compongono la lista dei giudici che dovranno essere eletti in questi organismi; sono le «correnti» che fanno propaganda per questo e per quest´altro e che, in pratica, garantiscono che nessuno, ma proprio nessuno (se non un altro aderente a un´altra «corrente») possa fargli concorrenza. [...]"

(MAGISTRATI ANONIMI "TOGHE ROTTE" Editore Chiarelettere, Milano 2007 pag. 170)

Anno IX - n. 02 -19 gennaio 2008
"E´ assurdo o meglio inconcludente vagheggiare un modo diverso di fare politica con attori e mosse diverse senza tener conto che per farlo bisogna mutare le regole che hanno creato quegli attori e predisposto quelle mosse"

Norberto Bobbio, Il Futuro della Democrazia

mercoledì 16 gennaio 2008

AMMESSI I REFERENDUM GUZZETTA SEGNI

Referendum:
Segni, «Godiamoci la giornata»
Guzzetta: «Sensazione straordinaria» .
Cicchitto: «Ora migliorare la bozza Bianco»



Mario Segni, tra i leader del comitato promotore dei tre referendum dichiarati ammissibili dalla Corte Costituzionale, si è detto «emozionato e commosso», per la decisione della Consulta. «Godiamoci la giornata. Si va veloci al referendum», ha aggiunto. «Le valutazioni le faremo nei prossimi giorni, quel che è certo è che ora i politici prenderanno atto che dovranno confrontarsi con il referendum».

«Una sensazione straordinaria» , ha aggiunto il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta.

CORSERA.IT 16 gennaio
Adesso sì.

di Giovanni Guzzetta da http://referendumel ettorale. ilcannocchiale. it/ 16/01/08

Nella scorsa primavera più di 820mila cittadini hanno chiesto un referendum per difendere il proprio diritto di scegliere chi governa e chi vince le elezioni.
La Corte di Cassazione, prima, e oggi la Corte costituzionale hanno riconosciuto quella domanda perfettamente legittima sul piano costituzionale.

In Parlamento, invece, dopo due anni di immobilismo e inconcludenza si è presa la strada opposta al referendum. Sono state avanzate proposte che vogliono snaturare le elezioni e togliere agli elettori il diritto di decidere chi vince. Proposte che vogliono blindare solo in mano ai partiti tutto il potere di fare e disfare i governi. In Parlamento si vuole tornare indietro, addirittura si vogliono cancellare le riforme dei primi anni '90.

La cosiddetta Bozza Bianco è una proposta inaccettabile. E' la prova lampante di questa intenzione restauratrice. Dell'intenzione di mandare indietro le lancette della Storia.
A questo punto l'alternativa è chiara. Tutti i partiti e i loro leader hanno il dovere di assumersi le proprie responsabilità e venire allo scoperto. O si è dalla parte dei partiti della restaurazione o si è dalla parte dei cittadini e del cambiamento.

Il tempo delle ambiguità è scaduto.

A questo punto, dopo il giudizio della Corte costituzionale, i cittadini vantano la legittima aspettativa di esprimersi attraverso il referendum.
Noi chiediamo di poter votare - e presto - per il referendum perché possano essere non manovre di palazzo, ma gli elettori stessi a scegliere quale debba essere il futuro dell'Italia.
Vogliamo che l'Italia diventi finalmente una democrazia europea, non un'oligarchia da terzo mondo in mano a partiti irresponsabili.
In questi giorni, intorno al referendum sono accadute cose del tutto inedite e per certi versi sconcertanti.

Non era mai accaduto che il presidente della Camera, la terza carica dello Stato, in varie occasioni e, da ultimo, anche in visita ufficiale all'estero, cinque giorni prima del giudizio dell dichiarasse apertamente e senza alcun ritegno che il referendum è nocivo per la democrazia
Non era mai accaduto che nel giudizio di ammissibilità del referendum intervenissero ben quattro partiti per opporsi all'ammissibilità .

Non era mai accaduto che, dopo due anni di totale inconcludenza parlamentare, l'unica, pessima, proposta venisse presentata, guarda caso, proprio alla vigilia del giudizio di ammissibilità della Corte costituzionale
Non era mai accaduto che si tentasse, come accade in queste ore, di calpestare in modo così palese la volontà degli elettori in materia istituzionale.
Noi, in questi giorni, abbiamo taciuto, attendendo rispettosamente il giudizio della Corte. Adesso riprenderemo a far sentire la nostra voce e a chiedere che i cittadini possano esercitare il diritto costituzionale al referendum.
Contro i partiti che vogliono abbarbicarsi al passato noi diciamo: non accetteremo la vostra paura del futuro.
Contro i partiti che vogliono riprendersi tutto il potere, noi diciamo: sono gli elettori che debbono decidere chi vince le elezioni e chi governa.

Lo ripeto. Noi crediamo che cambiare è possibile e non cederemo alla rassegnazione.
Noi crediamo che l'Italia si meriti di più che ritornare al passato e alla palude.
Noi crediamo che l'Italia si meriti una nuova, più efficiente e responsabile, classe dirigente.

sabato 5 gennaio 2008

Cristianisti all' attacco dei diritti civili. Da NoGod

3/01/08 -
Cristianisti all' attacco dei diritti civili.

Con un' esperienza nei meccanismi della propaganda superiore di duemila anni rispetto a quella del dilettante Goebbels, i cristianisti arrivano al terrorismo psicologico contro chiunque abbia un' idea diversa dalla loro del concetto di famiglia.
E adesso le conquiste di civiltà del pensiero laico, che riconosce la pari dignità a tutte le coppie che si amano e che, sorrette delle leggi, si impegnano a sostenersi in un solido e duraturo rapporto affettivo, diventano una sorta di attentato alla "pace mondiale".

Da qui ad esortare alla persecuzione di chi attenta alla pace nel mondo il passo è breve.
Ma nell' immediato con queste parole si esercita e si alimenta di fatto la caccia alle streghe laiche, quelle persone cioè che si ispirano a una concezione del mondo non coincidente con il pesiero unico, totalitario e totalizzante, spacciato come proveniente da una immaginaria entità soprannaturale a cui tutti devono uniformarsi.

«Quest'anno ho voluto porre in luce lo stretto rapporto che esiste tra la famiglia e la costruzione della pace nel mondo» in quanto «la famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è culla della vita e dell'amore e la prima e insostituibile educatrice alla pace. Proprio per questo la famiglia è la principale agenzia di pace e la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell'uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace»… «Poiché l'umanità è una grande famiglia, se vuole vivere in pace non può non ispirarsi a quei valori sui quali si fonda e si regge la comunità familiare». (Ratzinger, Omelìa di capodanno).

E qui un commento tratto da Resistenza Laica. (leggi)
3/01/08 - E intanto si sposano legalmente in USA le coppie gay.

Succede in New Hampshire dove dalla mezzanotte del 31 dicembre 2007 è entrata in vigore la legge che parifica le unioni delle coppie omosessuali a quelle etero con l' unica differenza che non si chiamano "matrimonio".

I preti di tutte le religioni omofobe rosicano.


LEGGI questo ed altro su www.nogod.it e www.resistenzalaica.it

domenica 16 dicembre 2007

deja' vù ....

Referendum 1999-2000: calcoli sbagliati o scelte coraggiose?
-->di Mario Moroni


riflessioni e memorie a proposito della "nuova legge elettorale" , del referendum sulla legge lettorale esistente, sugli illustri ( si fa per dire) precedenti storici della questione...


mercoledì 28 novembre 2007

Gli eventuali effetti del referendum elettorale Guzzetta - Segni

Da Beppi Lamedica una chiarissima spiegazione degli effetti positivi dell'abrogazione per referendum di alcune parti della legge elettorale attuale .

Da http://www.referendumelettorale. org/

1° e il 2° quesito :
premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramentoLe attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza.
Tale premio è attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato. Esso è attribuito alla "singola lista" o alla "coalizione di liste" che ottiene il maggior numero di voti.
Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha fatto sì che, alle ultime elezioni, si siano formate due grandi coalizioni composte di numerosi partiti al proprio interno. E la frammentazione è notevolmente aumentata.
Il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono l'abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.
In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.
Un secondo effetto del referendum è il seguente: abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, cioè, le liste debbono comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato.
In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono comunque una rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento.
All'esito dell'abrogazione, resteranno comunque in vigore le norme vigenti relative all'indicazione del "capo della forza politica" (il candidato premier) ed al programma elettorale.

Gli effetti politico-istituzionali del 1° e del 2° quesito
Il sistema elettorale risultante dal referendum spingerà gli attuali soggetti politici a perseguire, sin dalla fase pre-elettorale, la costruzione di un unico raggruppamento, rendendo impraticabili soluzioni equivoche e incentivando la riaggregazione nel sistema partitico. Si potrà aprire, per l'Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica. La frammentazione si ridurrà drasticamente. Non essendoci più le coalizioni scomparirà l'attuale schizofrenia tra identità collettiva della coalizione e identità dei singoli partiti nella coalizione. Con l'effetto che i partiti sono insieme il giorno delle elezioni e, dal giorno successivo, si combattono dentro la coalizione.
Sulla scheda apparirà un solo simbolo, un solo nome ed una sola lista per ciascuna aggregazione che si candidi ad ottenere il premio di maggioranza. Le componenti politiche di ciascuna lista non potranno rivendicare un proprio diritto all'autonomia perché, di fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico, una cosa sola. Nessuno potrà rivendicare la propria "quota" di consensi. E sarà molto difficile spiegare ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza. Lo scioglimento del Parlamento una volta che è entrata in crisi una maggioranza votata compattamente dagli elettori potrebbe essere politicamente molto probabile.

L'eliminazione di composite e rissose coalizioni imporrà al sistema politico una sterzata esattamente opposta all'attuale. Piuttosto che l'inarrestabile frammentazione in liste e listine, minacce di scissioni e continue trattative tra i partiti, il nuovo sistema imporrà una notevole semplificazione, lasciando comunque un diritto di rappresentanza anche alle forze che non intendano correre per ottenere una maggioranza di Governo, purché abbiano un consenso significativo e superino la soglia di sbarramento.

Il 3° quesito: abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della classe politica
Un terzo quesito referendario colpisce un altro aspetto di scandalo.
Oggi la possibilità di candidature in più circoscrizioni (anche tutte!) dà un enorme potere al candidato eletto in più luoghi (il "plurieletto" ). Questi, optando per uno dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati "non eletti" della propria lista in quella circoscrizione gli subentrino nel seggio al quale rinunzia. Egli così, di fatto, dispone del destino degli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria scelta. Se sceglie per sé il seggio "A" favorisce l'elezione del primo dei non eletti nella circoscrizione "B"; se sceglie il seggio "B" favorisce il primo dei non eletti nella circoscrizione "A".
Nell'attuale legislatura, questo fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa 1/3 dei parlamentari. In altri termini: 1/3 dei parlamentari sono scelti dopo le elezioni da chi già è stato eletto e diventano parlamentari per grazia ricevuta. Un esempio macroscopico di cooptazione!
E' inevitabile che una tale disciplina induca inevitabilmente ad atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità alla subordinazione dei cooptandi, atteggiamenti che danneggiano fortemente la dignità e la natura della funzione parlamentare. Inoltre i parlamentari subentranti (1/3, come si è detto) debbono la propria elezione non alle proprie capacità, ma alla fedeltà ad un notabile, che li premia scegliendoli per sostituirlo.Con l'approvazione del 3° quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato.

mercoledì 21 novembre 2007

GRAZIE, VELTRUSCONI!

questa riflessione critica ( nel più puro senso intellettuale del termine) di Beppi Lamedica era troppo stuzzicante per non proporvela!

ecco quà
""Mar 20 Nov 2007

Devo riconoscerlo. Sono stato ingeneroso nella valutazione della proposta Veltroni sulla modifica della legge elettorale. Non è stato un disegno di piccolo cabotaggio tentare di dare ossigeno al governo Prodi e tentare di dividere la coalizione berlusconiana. Gli effetti sono stati non solo quelli previsti e prevedibili ma addirittura, con il lancio del nuovo soggetto berlusconiano, la scomparsa della CDL. Oggi non c'è più l'Ulivo e non c'è più la Casa delle Libertà. Oggi c'è il Partito democratico e il Partito popolare proposto da Berlusconi. Oltre a tanti partiti e partitini che saranno costretti a gravitare attorno a quei predetti protagonisti o saranno costretti ad aggregarsi per mantenere una certa autonomia.

Se il sistema politico si libera del bipolarismo elettorale andando verso un sistema tendenzialmente bipartitico il merito và al combinato disposto della proposta di Veltroni e della lucidità di Silvio Berlusconi.

Non credo che la riforma elettorale proposta da Veltroni si realizzerà. La legge elettorale dovrà essere discussa ed approvata dal Parlamento e in quella sede non si potrà non dare retta ai piccoli partiti che insisteranno per ingrandire i collegi, così frustrando la proposta semplificatrice che và bene al Partito democratico e al Partito popolare sponsorizzato da Berlusconi. Quindi Veltroni e Berlusconi avrebbero interesse a sostenere il referendum Guzzetta - Segni che favorirebbe l'evoluzione del sistema verso un tendenziale bipartitismo.

Diciamolo : siamo ad un bivio. C'è il rischio della normalizzazione di questa repubblica se i piccoli partiti riusciranno a sconfiggere il referendum, si potrà aprire la possibilità di una nuova repubblica se il referendum Guzzetta-Segni avrà successo.

A questo punto, per ora non possiamo che dire: grazie Veltrusconi.
Grazie Walter. Grazie Silvio.

martedì 20 novembre 2007

riflessione liberale

ricevo da liberali veneti che ringrazio

Ci siamo.
La crisi delle due coalizioni è in atto. I liberali accasati nelle due coalizioni hanno l'opportunità di liberarsi da tutori antiliberali. Ripeto hanno l'opportunità , non so se la coglieranno.
Noi, a livello locale e a livello nazionale con il Coordinamento, dobbiamo far sentire la nostra presenza. Il X congresso di Veneto liberale dovrà diventare l'occasione per il rilancio della nostra tradizionale battaglia: un soggetto per i cittadini senza potere, un partito "di" liberali, cioè di moderati e radicali, di riformisti e riformatori.
Non so se ci riusciremo ma vale sempre la nostra regola: fà quel che devi, accada quello che può. Intanto sabato prossimo a Roma riparte la macchina del comitato referendario.
Beppi

sabato 10 novembre 2007

24 novembre a Roma i Comitati per i Referendum elettorali

REFERENDUM

INCONTRO NAZIONALE DEI COMITATI LOCALI

5/11/07

Avrà luogo a Roma, sabato 24 novembre dalle ore 10.00 alle ore 17.00, l'incontro dei Comitati locali per i Referendum elettorali.

La riunione si svolgerà presso lo Spazio Etoile in Piazza San Lorenzo in Lucina, 43, facilmente raggiungibile con la Metro (linea A fermata Spagna) o con i mezzi pubblici.

Si tratta del primo momento di riflessione dopo la chiusura della campagna di raccolta firme ed in attesa che la Cassazione (il nodo dovrebbe però essere sciolto nelle prossime ore) e la Corte Costituzionale si pronuncino sull'ammissibilità delle richieste referendarie.

Sarà possibile inoltre intervenire e portare la propria testimonianza o illustrare le proprie idee sulle iniziative da intraprendere prenotando la richiesta di intervento. E' sufficiente inviare una mail a msegni@tin.it oppure info@referendumelettorale.org

domenica 14 ottobre 2007

Referendum elettorale

UNO STRUMENTO PER INVERTIRE LA TENDENZA

di MARIO SEGNI dalla NEWSLETTER 114 del 12/10/07

Sono oltre tre mesi che non scrivo la newsletter. In luglio c'era troppo da fare per scrivere (raccogliere le firme). In agosto troppo poco. Ma adesso è tutto cambiato. Salvo trabocchetti (ce ne saranno molti) in primavera si vota il referendum. Quindi abbiamo due obiettivi: evitare i trabocchetti, e preparare la campagna referendaria.

Vado per punti:

1) La rabbia verso la classe politica è enorme: ormai superiore al 92. Ma non dobbiamo rassegnarci. Non ce l'ha ordinato il medico di tenerci questo sistema e questa dirigenza. Prima del 58 la Francia era peggio di noi: fu la riforma di De Gaulle a rimetterla in piedi. Perché da noi deve essere impossibile cambiare?

2) Attenzione, non è tutto da buttare via: c'è un pezzo di politica che funziona: è l'Italia dei sindaci . Molti di loro sono popolari, si identificano con la città, capiscono i problemi della gente, hanno ridato alle amministrazione dinamismo. Il perché è semplice: i sindaci sono il frutto migliore della riforma del 92, l'istituzione in cui la rivoluzione referendaria è riuscita in pieno. Questo ci dice una cosa: che la principale causa della crisi è che la riforma delle istituzioni si è fermata a metà. La strada è quindi quella di completarla.

3) Il referendum è lo strumento più forte per riprendere la marcia. Anzi, vista la paralisi del Parlamento, è l'unica. Eliminando la frammentazione il referendum ci dà subito la stabilità, e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno. A quel punto con una leggina di due righe si può ridare all'elettore il potere di scegliere il candidato.

4) Berlusconi vuole andare alle elezioni subito, prima del referendum. Sbaglia. Si illude di stravincere e di governare. Probabilmente stravincerebbe, ma non governerebbe affatto. I partiti del centro destra sono già una decina. In corso d'opera si moltiplicherebbero, creandogli gli stessi problemi che oggi ha Prodi.

5) Le elezioni dopo il referendum sarebbero invece un'altra cosa: si confronterebbero due grandi partiti: il partito democratico, e il partito unico del centro destra. Sarebbero elezioni all'inglese: che vince ha la garanzia della maggioranza. A quel punto potrebbero rappresentare davvero un cambiamento.

6) Un Parlamento dominato da due grandi partiti, e non spezzettato in venticinque formazioni, sarebbe finalmente in grado di affrontare il tema della riforma costituzionale, e di giungere, spero, al sindaco d'Italia, a un sistema in cui chi è scelto dai cittadini ha veramente gli strumenti per governare.

Mi puoi rispondere che cambiare le regole non basta, bisogna cambiare gli uomini. Vero. Ma ti rispondo che cambiando le regole arriveranno anche gli uomini adatti. Gran parte dei comuni non hanno ottimi sindaci?

Sono un visionario? Sono un ottimista? Non credo. Io so che abbiamo costruito con le nostre mani uno straordinario strumento per invertire la tendenza: Si chiama referendum. Non lasciamocelo scappare.

lunedì 16 aprile 2007

REFERENDUM ELETTORALI: 10 domande a Guzzetta

Riguardo alla riforma della legge elettorale, attualmente oggetto di dibattito tra le varie componenti politiche, talvolta si agita come uno spauracchio il referendum.

Allora vediamo di che si tratta, dato che i media ufficiali e di parte ben poco ci dicono al riguardo, documentandoci direttamente alla fonte, ovvero il Comitato Promotore dei referendums elettorali e il suo sito ufficiale :
http://www.referendumelettorale.org/index.html


L'intervista a Giovanni Guzzetta, Presidente del Comitato promotore dei referendum elettorali, che vi propongo come approccio alla questione, è tratta proprio dal sito, in cui si possono trovare anche tutte le indicazioni utili per conoscere, scegliere e collaborare nella raccolta delle firme

A cura di Tina Giunta e Nicolle Purificati

1. Perché una riforma elettorale tramite il referendum?

L’approvazione della legge elettorale (l. n. 270 del 2005) è stata accompagnata, sin dall’inizio, da numerose critiche, delle quali, tuttavia, nessuno è riuscito a farsi carico. Le proposte di miglioramento da tutti auspicate, non hanno trovato riscontro nei dibattiti parlamentari.Lo strumento referendario, dunque, sembra l’unico in grado di raggiungere il duplice obiettivo di modificare, in senso migliorativo, la legge ed al contempo riaprire il relativo dibattito, anche in vista di un eventuale intervento legislativo.Si tenga presente, inoltre, che le uniche modifiche sistematiche delle leggi elettorali e del sistema politico centrale sono state sempre approvate per via referendaria (con i referendum del 1991 e del 1993).

2. Non pensa che sia ormai impossibile raggiungere il quorum?

Credo sinceramente di no. Questo referendum non è un referendum qualunque. Ha ad oggetto, infatti, una legge di sistema, che è alla base del funzionamento della democrazia rappresentativa. In altre parole, se si approvasse questo referendum, la vita parlamentare funzionerebbe meglio e, di conseguenza, sarebbe sempre meno necessario ricorrere ad un’altra tipologia di referendum, quelli che intervengono laddove il Parlamento non è stato in grado di rispondere alle esigenze del Paese. La nostra iniziativa si propone di scardinare un’idea oligarchica e paternalistica della politica, colpendo il cuore dei meccanismi di ricambio della classe dirigente, ed incontra la pressante domanda di modernizzazione rivolta a tale scopo. È, inoltre, coerente con un’idea dell’Italia come il paese delle opportunità e non delle rendite, della competizione e non della cooptazione. Per questi motivi non vi è ragione di ritenere che l’elettorato non coglierà l’occasione per essere partecipe di tale auspicato processo di modernizzazione.

3. Qual è l’oggetto dei quesiti?

Il primo quesito riguarda l’abrogazione delle coalizioni.Secondo l’attuale legge elettorale di Camera e Senato (così come introdotta con l. legge n. 270 del 2005) a beneficiarie del premio di maggioranza possono essere alternativamente “liste” o “coalizioni di liste”.
Il I quesito si propone di abrogare la disciplina che permette il collegamento tra liste. In caso di esito positivo la conseguenza sarebbe che il premio di maggioranza verrebbe attribuito solo alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. E, di conseguenza, verrebbero innalzate le soglie di sbarramento, che sarebbero ad essere del 4% per l’accesso alla Camera e dell’8% per essere rappresentati in Senato.
Un secondo quesito è relativo al divieto di candidature plurime in più di una circoscrizione per uno stresso candidato.
Esso mira a colpire l’ulteriore aspetto di scandalo rappresentato dalle candidature multiple e dalla cooptazione oligarchica della classe politica. L’eletto in più circoscrizioni, cd. “plurieletto”, è infatti signore del destino di tutti gli altri candidati, la cui elezione dipende, appunto, dal fatto che egli, scegliendo uno dei seggi che ha conquistato, lascia liberi gli altri. Il fenomeno descritto è oggi di dimensioni tali che non sembra inopportuno parlare di una vera e propria patologia del sistema. Basti pensare che ben 1/3 dei parlamentari attualmente in carica sono stati “eletti” per grazia ricevuta. Tutto ciò induce inevitabilmente ad atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità alla subordinazione dei cooptandi, atteggiamenti che danneggiano fortemente la dignità e la natura della funzione parlamentare.
Per questa ragione è auspicabile l’eliminazione – sempre mediante referendum - della facoltà di candidature multiple sia alla Camera che al Senato.

4. Quali sono i motivi ispiratori della proposta referendaria?

Unità e trasparenza.Quanto al primo obiettivo, il sistema elettorale risultante dal referendum spingerebbe gli attuali soggetti politici a perseguire, sin dalla fase preelettorale, la costruzione di un unico raggruppamento, rendendo impraticabili soluzioni equivoche ed incentivando una significativa ristrutturazione del sistema partitico. Si aprirebbe, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica, con conseguente eliminazione della frammentazione dentro le coalizioni.
La proposta referendaria va incontro, inoltre, ad un’esigenza di trasparenza, la quale è realizzabile tramite l’eliminazione della facoltà di candidature plurime sia alla Camera che al Senato.

5. Che cosa succederebbe al sistema politico italiano se venisse approvato il referendum?

L’approvazione del referendum produrrebbe un radicale rinnovamento dell’attuale sistema elettorale – e, attraverso quello, del sistema politico – in grado di assicurare all’intero contesto politico più trasparenza, agli schieramenti più unità, ai cittadini più opportunità di spendersi per far valere le proprie capacità e meriti.
L’eliminazione del frazionismo e dello sbriciolamento della rappresentanza, garantirebbero una ristrutturazione profonda del sistema dei partiti. I quali sono sempre più avvitati su se stessi e stentano ad operare qualsiasi ricambio. Selezionano le proprie classi dirigenti in base a criteri poco trasparenti che spesso non hanno nulla a che vedere con il merito, le capacità o la passione disinteressata.
I partiti, inoltre non riescono a realizzare l’unità negli schieramenti, con una strisciante, continua guerra di posizione ed uno scontro di paralizzanti veti incrociati, all’interno delle coalizioni. I partiti sono divisi e l’attuale legge elettorale ha ancor più esasperato le tendenze alla divisione e alla frammentazione.
Tutto ciò è un freno per il cambiamento e impedisce di realizzare politiche ambiziose che migliorino effettivamente la nostra qualità di vita di cittadini comuni. L’auspicio è quello di partiti aperti, sensibili ai flussi di novità che provengono dalla società e più capaci di resistere alle pressioni degli interessi consolidati.
Partiti responsabili, capaci di realizzare obiettivi, di innovare, di inventare il cambiamento. Partiti dinamici, che non cedano alla tentazione di ripiegarsi su se stessi, di diventare oligarchie autoconcluse sorde al futuro.
Per ciò crediamo che ci sia un modo migliore di scegliere i parlamentari, evitando cosi’ che centinaia di essi siano nominati per grazia ricevuta da chi già è stato eletto.
Per ciò crediamo che gli attuali partiti debbano rimettersi in gioco e reinvestire le proprie tradizioni in qualcosa di più grande e di più coeso: soggetti unitari che si candidino a guidare il Paese, impiegando il proprio tempo nella realizzazione degli obiettivi promessi.

6. Qualcuno obietta che il referendum sarebbe inutile perché i partiti si alleerebbero in un grande listone per poi dividersi dopo le elezioni.

L’obiezione muove dall’assunto che i sistemi elettorali siano del tutto ininfluenti sui comportamenti dei partiti e degli elettori. I partiti italiani, in particolare, troverebbero il modo di “aggirare l’ostacolo” unendosi fittiziamente per poi ridividersi dopo. Come dire: fatta la legge trovato l’inganno.
Tuttavia, gli studiosi sono concordi nel ritenere che i sistemi elettorali non siano assolutamente irrilevanti sul modo in cui si strutturano il sistema dei partiti ed i comportamenti elettorali. Si può discutere sul tasso di incidenza delle regole, ma nessuno ha mai messo in dubbio la connessione tra regole e politica.
Penso che ormai il modello delle democrazie avanzate in cui due principali soggetti si contendono la guida politica del paese - fermo restando uno spazio per partiti minori non coalizzabili - sia ormai interiorizzato anche in Italia.
Trovare sulla scheda 15 simboli di partito per una sola coalizione (della quale manca, peraltro simbolo, nome, e leader) è cosa ben diversa che trovare un simbolo unico, un nome solo, l’indicazione di un solo candidato a Primo Ministro.
Certo, i partiti potranno sempre “sganciarsi” dopo. Soprattutto fin quando non introdurremo in Italia regole come quelle tedesche che interpretano il principio del libero mandato parlamentare in modo meno trasformistico.
Ma quali saranno i costi politici di rompere un’aggregazione suggellata da elettori che hanno votato il “tutto” e non le singole parti? Non solo, ma l’assenza dei simboli dei singoli partiti impedirebbe loro di potere censire il proprio consenso. Il che non è di poco conto, perché li priva del potere di ricatto per così dire “certificato”.
Il referendum, in definitiva, massimizza i costi politici delle divisioni e riduce la litigiosità.
Gli elettori, infine, hanno già dimostrato in diverse occasioni che vogliono unità, sintesi, visione univoca. E che sono disposti a premiare - la lista dell’Ulivo docet - chi riesce a trasmettere questi valori.

7. Il referendum non è contro i piccoli partiti e contro il pluralismo?

Questo referendum non è contro nessuno. E, soprattutto, non è contro il pluralismo. Semmai è per un’Italia moderna e dinamica. L’obiettivo di indurre diversi soggetti politici a fondersi in grandi partiti non impedisce alle istanze minoritarie di avere un loro ruolo all’interno degli stessi. In tutte le grandi democrazie, anche laddove a contendersi la possibilità di governare sono soltanto due o tre partiti, sono presenti anime e correnti diverse all’interno di essi. Il fatto poi che si scoraggi il multipartitismo estremo non è da biasimare.
È sin dall’epoca dell’Assemblea costituente, infatti, che si deprecano l’instabilità e la frammentazione dei governi di coalizione.
Il sistema elettorale che risulterebbe dall’approvazione dei quesiti referendari è una sfida per tutti i partiti, grandi e piccoli. Questi ultimi, in particolare, si troverebbero a dover scegliere se difendere le proprie istanze all’interno di partiti più ampi, arricchendo, in un processo di sintesi, l’identità degli stessi, ovvero concorrere autonomamente nelle elezioni, cosa che rimarrebbe comunque possibile, previo superamento delle soglie di sbarramento (del 4%e dell’8%). Sarebbe, in altre parole, comunque garantito a chi decidesse di competere al di fuori dei partiti unitari la possibilità di un ampio “diritto di tribuna”.

8. Non si tratta di un’iniziativa astratta d’ingegneria costituzionale?

Lo strumento referendario, per sua natura, non può introdurre nuove leggi, ma soltanto abrogare singole norme di leggi già esistenti. E se si riesce a far ciò in modo tale che la c.d. normativa di risulta sia migliore della precedente, può forse parlarsi di “ingegneria costituzionale”, ma la definizione non sarebbe affatto offensiva.
Basti, in tal senso citare, l’incipit di un saggio di Sartori (Ingegneria costituzionale comparata): “Bentam disse una volta che i grandi ‘motori’ (engines) della realtà sono la punizione e il premio. E sicuramente ‘ingegneria’ (engineering) deriva da engine. Mettendo assieme metafora e etimologia, sono arrivato a ‘ingegneria costituzionale’ per rendere l’idea, primo che le costituzioni sono qualcosa di simile a macchine o meccanismi che devono ‘funzionare’ e che devono dare comunque risultati; e, secondo, che è improbabile che le costituzioni funzionino a dovere (come dovrebbero), a meno che non impieghino i ‘motori’ di Bentham, e cioè punizioni e premi.”
Se con l’espressione “ingegneria costituzionale”, cioè, si allude alla circostanza che, mediante, la c.d. “tecnica del ritaglio” si interviene sulla legge elettorale ricavando, legittimamente, un sistema migliore di quello vigente, non mi dispiace affatto essere considerato un ingegnere costituzionale.

9. È giusto esautorare il Parlamento in una questione così delicata?

Il Parlamento non viene affatto esautorato. Il referendum è strumento nella disponibilità del corpo elettorale per esercitare un’azione abrogativa sulle leggi, ma ciò non toglie che l’organo legislativo resti pur sempre e pienamente titolare del potere di disciplinare le materie che ne formano oggetto, nel caso di specie il sistema elettorale. Piuttosto, tale strumento di democrazia diretta si dimostra idoneo a stimolare il dibattito politico sull’argomento, con la possibile conseguenza, addirittura, di propiziare un eventuale intervento legislativo, e non già di tagliare fuori il Parlamento.
Certo, se il Parlamento non sarà in grado di fare una buona riforma e rimarrà paralizzato da veti incrociati, dovremo dire grazie al cielo che c’è lo strumento del referendum.
Aggiungo che questo referendum ha la pretesa di intercettare una spinta al cambiamento al già esistente nella società. Il processo di aggregazione nel Partito democratico e la e la prospettiva della nascita del Partito dei moderati sono il segno che l’attesa di unità è molto forte nella società. Il referendum è uno strumento per dar voce a questo desiderio.

10. Quindi il referendum non riguarda solo la legge elettorale?

No, il referendum esprime un’idea della politica e della società, come società aperta e fondata sulla competizione, sulle qualità, sulla valorizzazione dei meriti e delle opportunità. Una società in cui ogni cittadino si possa sentire artefice del proprio destino.