Vivere per la proposta di legge Eutanasia Legale

Libertà sessuale, libera sessualità- 1976 - Adele Faccio

Piano improvisation di Salvatore Maresca Serra

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sabato 25 aprile 2026

BUON XXV APRILE - Ognuno di noi porta in tasca la pietra che ha frantumato la fronte di Golia".


Ci riconoscete? Siamo le pecore del ghetto,

tosate per mille anni, rassegnate all’offesa.

siamo i sarti, i copisti ed i CANTORI

appassiti nell’ombra della Croce.

Ora abbiamo imparato i sentieri della foresta,

abbiamo imparato a sparare, e colpiamo diritto.

       Se non sono io per me, chi sarà per me?

       Se non cosi, come? E se non ora, quando?


I nostri fratelli sono saliti al cielo

per i camini di Sobibór e di Treblinka,

si sono scavati una tomba nell’aria.

Solo noi pochi siamo sopravvissuti

per l’onore del nostro popolo sommerso

per la vendetta e la testimonianza.

      Se non sono io per me, chi sarà per me?

      Se non cosi, come? E se non ora, quando?


Siamo i figli di Davide e gli ostinati di Massada.

Ognuno di noi porta in tasca la pietra

che ha frantumato la fronte di Golia.

Fratelli, via dall’Europa delle tombe

saliamo insieme verso la terra

dove saremo uomini fra gli altri uomini.

        Se non sono io per me, chi sarà per me?

        Se non cosi, come? E se non ora, quando?

 

(Primo Levi)






venerdì 26 settembre 2025

Hamas E' o NON è, per la nostra struttura giuridica, considerata un'organizzazione terrorista?

 Grazie all'Amico Vittorio Tozzini che, ieri sera, mi ha fatto ricordare che possiedo ancora una Laurea in Giurisprudenza (nello specifico in Diritto Penale Militare) e che, anche se da tempo non apro più un libro per farne un utilizzo specifico, a causa di una guerra in corso (lo so perdonatemi), l'accensione dell'interruttore "on" mi ha fatto risvegliare da un sonno millenario.

La quaestio è:
Hamas E' o NON è, per la nostra struttura giuridica, considerata un'organizzazione terrorista? 

Se è vero, come ha pubblicato sul "Il Tempo", il direttore Cerno (mirabile esempio di giornalista che passa dal dirigere testate di estrema sinistra a quella di destra, destreggiandosi meglio di Valentina Nappi in una gangbang) che la base di finanziamento, organizzazione logistica e reclutamento della Scemud Flotilla è riconducibile a soggetto affiliato DIRETTAMENTE ad Hamas,
Allora......
allora esiste l'Art.270 bis del Codice Penale, applicabile e perseguibile peraltro d'ufficio, che cita:

"Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni.

Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego"

Nel dispositivo, inoltre, al pari dell'art. 270, vengono considerate diverse condotte, suddivise in ruoli di cosiddetto rango superiore come quelle di costituzione, organizzazione, direzione, punite per questo più severamente, e il ruolo di semplice partecipe, che configura un'autonoma ipotesi di reato. Tra queste, dal 2001, rientra anche la condotta di "finanziamento", che principalmente si rifà a fenomeni di terrorismo internazionale. Tutte queste devono essere poste in essere da un'associazione il cui scopo è quello di porre in essere un preciso programma di violenza con fini di versione dell'ordine democratico o di terrorismo.

Similmente a quanto previsto dall'art. 270, trattasi di reato di pericolo, per la cui configurabilità occorre, l'esistenza di una struttura organizzata, anche elementare, che presenti un grado di effettività tale da rendere almeno possibile l'attuazione del progetto criminoso e tale da giustificare la valutazione di pericolosità.

Per contro, non è indispensabile che il programma di violenza con finalità di terrorismo sia effettivamente realizzato o che qualcuno degli affiliati abbia dato inizio all'esecuzione.

Il delitto si consuma, quindi, in due ipotesi:

- da un lato, la promozione, costituzione, organizzazione, direzione e finanziamento dell'associazione. Il finanziamento, introdotto dal legislatore nel 2001, deve essere finalizzato al consolidamento ed al mantenimento dell'associazione e non dei singoli consociati, e l'apporto economico deve comunque avere un minimo di consistenza, tale da sostenere l'attività terroristica o la progettazione di attacchi terroristici;
- dall'altro lato, la mera partecipazione, consistente in qualsiasi attività in favore dell'associazione.



Molto interessante come si espresse la Suprema Corte nel 2005:


Cass. pen. n. 35427/2005

L'art. 270 bis, comma terzo, c.p., introdotto con la legge 18 ottobre 2001 n. 374, ha esteso la tutela penale anche agli atti di violenza rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, senza individuare quando un atto di violenza deve ritenersi eseguito per finalità di terrorismo e pertanto tale nozione deve essere ricavata dai principi di diritto interno e internazionale. In particolare, tra le fonti internazionali deve individuarsi la Decisione quadro del consiglio dell'Unione europea pubblicata sulla G.U. della Comunità Europea 22 giugno 2002 n. 164, che individua come compiuti «per finalità di terrorismo» gli atti «diretti a intimidire gravemente la popolazione o costringere indebitamente i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare, distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche o sociali di un paese» e come «reati terroristici» quelli che costituiscono attentati alla vita e alla integrità fisica, sequestri di persona, danneggiamenti di vasta portata di strutture governative, di sistemi di trasporto, di infrastrutture, di sistemi informatici, dirottamenti aerei e navali, fabbricazione, detenzione e acquisto di armi convenzionali, atomiche, chimiche e biologiche. (sentenza emessa prima della introduzione dell'art. 270 sexies c.p., inserito dall'art. 15 D.L. 27 luglio 2005 n. 144, convertito in legge 31 luglio 2005 n. 155).

I ProPal che dicono?

L'Avv.Albanese che dice?
Accetto consigli e interpretazioni opposte, in fondo siamo in democrazia qui, mica in Qatar.


Roberto Casalone

sabato 14 giugno 2025

Da LA RAGIONE 14 Giugno. Distesa di mine

  Droni russi che attendono le vittime e la minaccia che durerà decenni

 di Alla Perdei e Giorgio Provinciali 

 Pryluky –  I russi hanno iniziato a disseminare la regione di Sumy con una moltitudine di droni ‘dormienti’ che le Forze armate ucraine hanno ribattezzato “Zhduna”. 

Si tratta di dispositivi esplosivi delle dimensioni di colpi d’artiglieria allacciati a un piccolo quadricottero alimentato da una o due batterie grandi quanto quelle delle moto, che a sua volta poggia su staffe artigianali realizzate in modo da massimizzare la superficie d’appoggio di quei congegni. Una volta atterrati, gli “Zhduna” possono rimanere in stato di idle anche per lunghi periodi finché uno o più rilevatori di prossimità posti alle loro sommità non registrano un movimento. A quel punto quei droni si ‘svegliano’ ed entrano in modalità predatoria usando telecamere ad alta definizione, microfoni e tutta la sensoristica di cui sono dotati per ingaggiare scontri mortali con gli esseri umani, anche qualora essi siano a bordo di veicoli o biciclette.

 Similmente a quanto descrivemmo riguardo ad altri Uav russi progettati allo stesso scopo, che anziché poggiare a terra fluttuano a diverse decine di metri da terra, anche questi dispositivi sono in grado d’interfacciarsi fra loro organizzando autonomamente azioni coordinate per fuorviare le proprie prede, rendendo praticamente impossibile la fuga. L’elevatissima rapidità di movimento di questi apparecchi (che sono in grado di schizzare da zero a duecento chilometri orari in appena un secondo) e quella di calcolo dei loro processori (che sfruttano reti neurali addestrate a riconoscere umani ed eventuali autoveicoli da essi impiegati) rendono a dir poco impari quegli scontri. 

Se a questo aggiungiamo che buona parte dei campi dell’oblast’ di Sumy sono stati minati prima dagli ucraini, poi dai russi che l’occuparono nel 2022 puntando a Kyiv e poi ancora dagli ucraini per difenderla, è facile comprendere quanto la vita da queste parti sia estremamente difficile. Per queste ragioni non di rado c’è capitato di vedere mietitrebbiatrici saltare in aria nel periodo della raccolta del grano o agricoltori finire mutilati durante la semina. Per quanto essi dispongano di mappe che l’esercito ucraino gli consegna periodicamente affinché possano evitare l’eventualità di finire su un ordigno esplosivo da loro piazzato, la probabilità che s’imbattano in uno russo sono oggi ancor più elevate, ora che gli occupanti ne stanno facendo piovere centinaia dal cielo. 

Com’è ormai tristemente noto, con oltre 174mila km2 contaminati da esplosivi di vario genere, di fatto l’Ucraina è oggi il campo minato più grande al mondo. 

Già prima che i russi l’infestassero coi droni descritti in quest’articolo, l’Ukrainian Association of Humanitarian Demining aveva stimato che bonificarne i territori richiederà oltre trent’anni. Nel corso d’un interessante scambio a distanza d’esperienze di vita vissuta col reduce della guerra americana nel Vietnam Raymond Hathaway, questi ci ha confidato che, rispetto a quelle attuali in Ucraina, le già orribili minacce che s’è trovato ad affrontare in gioventù sembrano essere molto meno temibili. Il distretto di Krasnopillia è oggi quello maggiormente contaminato dai droni “Zhduna” ma varianti più sofisticate – come quelle descritte nei nostri precedenti dispacci dal fronte – stanno iniziando a comparire lungo strade, sentieri e negli orti dei contadini dei villaggi a Sud di Pysarivka. Con l’incedere degli occupanti verso Sumy, è sempre più probabile che presto anche quel capoluogo diventi inabitabile almeno quanto lo è già Kherson. 

giovedì 30 gennaio 2025

Si festeggi solo che sono vive.

 La prigionia delle israeliane rapite raccontata da loro stesse.

di Nathan Greppi  

Una delle foto che più sono rimaste impresse nella memoria collettiva dei rapimenti del 7 ottobre ritrae la ventenne Naama Levy mentre viene caricata a forza su un furgone. Sui pantaloni spicca una grossa macchia di sangue, probabile conseguenza di una violenza carnale. 

Dopo essere stata recentemente liberata assieme ad altre tre soldatesse rapite (Liri Albag, Karina Ariev e Daniella Gilboa), sono emersi i racconti sulle loro condizioni durante i 477 giorni in cui sono state prigioniere di Hamas. Come spiega il sito israeliano “Ynet”, le storie sono state raccolte dai media presso il Centro medico Rabin di Petah Tiqwa, dove le ragazze stavano affrontando le dovute cure in compagnia dei loro familiari. 

Naama Levy è stata tenuta da sola per un lungo periodo, prima di potersi ricongiungere con le sue amiche. Le quattro giovani donne hanno cercato di passare il tempo tenendosi in esercizio e rimanendo attive, malgrado le condizioni precarie e il cibo scarso. Nonostante i sequestratori non permettessero loro di tenersi per mano né di piangere, sono riuscite comunque a sostenersi a vicenda. 

Daniella Gilboa e Karina Ariev sono state tenute insieme per la maggior parte del tempo e il loro legame, formatosi già nella base di Nahal Oz prima del loro rapimento, è diventato ancora più forte. 

Intervistate dall’emittente televisiva israeliana Keshet 12, le ragazze hanno raccontato che una di loro è rimasta prigioniera per molto tempo in un tunnel senza luce dove era difficile persino respirare. Nel corso della lunghissima prigionia sono state continuamente spostate da un posto all’altro. C’erano periodi in cui non veniva dato loro da mangiare, ma allo stesso tempo erano costrette a cucinare per i terroristi e a pulire le loro toilette. Spesso potevano sentire la radio e più raramente vedere in tv le proteste degli israeliani per chiederne la liberazione. 

Durante la prigionia alcune di loro sono state tenute in ostaggio dentro le case dei civili di Gaza, dove giocavano con i bambini dei carcerieri. 

Non è stato loro concesso di ricevere cure mediche adeguate, comprese quelle per le ferite riportate il 7 ottobre. 

Per lungo tempo non hanno avuto neanche il permesso di farsi una doccia o anche soltanto di lavarsi. 

Ai media israeliani il padre di Naama, Yoni Levy, ha dichiarato: «Per 15 mesi ho parlato con voi giornalisti molte volte. Dal profondo del cuore mi sono rivolto ai politici, ai media, al popolo d’Israele e ai leader mondiali. Li ho supplicati come padre di cercare di salvare mia figlia dall’inferno. Questo momento, qui e oggi, è ciò per cui ho pregato e che ho immaginato e sperato per 477 giorni, non solo per me stesso ma per tutti noi. Il 7 ottobre il nostro Paese si è frantumato in migliaia di pezzi, lasciando le famiglie distrutte per sempre. Quello è stato il momento in cui le nostre vite personali sono state scosse e siamo diventati noti come “la famiglia di Naama Levy, la vedetta rapita”». Yoni Levy ha poi aggiunto: «Ora Naama è al sicuro con noi, circondata da parenti e amici, ma la lotta non è finita. Ci sono ancora 90 ostaggi che dobbiamo riportare a casa. Sono i nostri figli e le nostre figlie, le fondamenta stesse su cui è costruito il nostro Paese. Non ci sarà guarigione né risveglio fino a quando non sapremo che lo Stato d’Israele è il padre e la madre di ognuno di noi»

da il quotidiano LA RAGIONE 30 Gennaio

e aggiungo

Paola Kafira dibatte con filopalestinese di "Free Palestine"

da L'Islam criticato

sabato 14 settembre 2024

Vita da ergastolano (da Nessuno Tocchi Caino)

 Gioacchino Calabrò*

Sono nato il 2 giugno 1946, proprio il giorno in cui è nata la Repubblica Italiana, in un piccolo paese del profondo sud. Da bambino, quando frequentavo la scuola elementare, avevo un “problema” con un maestro, poiché sbagliavo i verbi e di conseguenza venivo bacchettato. Per ripicca, quando vedevo posteggiata la sua auto, gli bucavo le gomme. Alla fine, l’unica cosa che ho imparato sono state le ritorsioni nei suoi confronti. Allora, in Sicilia c’era una grande ignoranza e tanta miseria. Chi conosce Danilo Dolci sa di cosa parlo. Lo scrittore si è fermato a Trappeto, un luogo situato sulla costa nel Golfo di Castellammare. Racconta di fame, violenza, povertà, mafia e degrado. A scuola andavo male anche perché quando tornavo a casa non avevo tempo per studiare. Andavo a lavorare per imparare il mestiere e all’età di 13 anni guadagnavo come un artigiano di 30. Dopo aver fatto il militare mi sono aperto un’attività tutta mia e la mia fidanzata, poi diventata mia moglie, stava in ufficio e teneva la contabilità.

Andava tutto bene. Poi sono stato attratto dal canto ingannevole delle Sirene e sono stato arrestato all’età di 39 anni per i gravi reati commessi nell’ambito dell’associazione mafiosa. Cosicché ho rovinato la mia vita, quella dei miei cari e, ancora più grave, quella di molte vittime innocenti.

Quando mi hanno arrestato avevo solo la quinta elementare. Per scrivere una lettera consumavo un intero block-notes. All’inizio mi è stato applicato il regime dell’articolo 90, poi quello del 41 bis dove ci sono rimasto per vent’anni. Senza avere la possibilità di frequentare la scuola, ho cercato in tutti i modi di migliorare la mia cultura leggendo tutto ciò che mi capitava e come antidoto alla pazzia scrivevo lettere a destinatari immaginari che poi strappavo.

Dopo vent’anni di questo “tortuoso” regime mi hanno declassificato e sono stato trasferito nel carcere di Biella.

La prima cosa che ho chiesto alla direttrice è di andare a scuola. Qui nasce la mia seconda esperienza scolastica. Non c’era un corso di terza media, ma c’erano delle bravissime professoresse volontarie che mi hanno preso per mano. Pagina dopo pagina, ho apprezzato il fuoco e l’energia che sprigionano un libro. L’ho scoperto con la bontà, l’altruismo e la tenacia delle insegnanti che mi hanno istruito fino a superare, con ottimi voti, l’esame della terza media. Ero orgoglioso, non tanto per me, che ero un ergastolano ostativo, quindi col “fine pena mai”, ma per loro che piangevano di gioia per le risposte sensate che davo alla Commissione. È stato questo il primo passo che ha determinato un’apertura mentale. Avevo spezzato le mie catene.

Poi sono stato trasferito nel carcere di Opera. Anche a Milano la prima cosa che ho chiesto era poter studiare. Prima che arrivasse questa possibilità, sono passati quattro anni. Comunque, anche qui ho scoperto un filone d’oro nello studio, perché apre le porte alla mente, è una luce che giorno dopo giorno illumina sempre più. I professori, oltre alle proprie discipline, hanno insegnato molto di più, mi hanno fatto capire cos’è il bene e il male, cos’è la vita e l’etica. Sono stati e lo sono ancora una fonte di sapere e di amore per il prossimo. Mi hanno trasformato in una persona consapevole.

Oltre alla scuola, frequento il corso di lettura “fine pena ora” ogni giovedì. Raramente salto qualche incontro, perché oltre alla lettura ci ritrovo importanti insegnamenti di vita, di comportamenti, di armonia, di apertura mentale, di giustizia riparativa. Faccio anche teatro. Non avrei mai pensato di esibirmi davanti a un pubblico, eppure ho superato anche questo limite.

Professori, tanti volontari, insieme agli educatori del carcere, mi hanno inculcato il diritto. Io sapevo che esiste una Costituzione, ma non avevo mai letto un articolo. La professoressa di diritto, Clementina Staiti, piano piano, mi ha fatto capire il grande lavoro dei nostri padri e madri della Costituzione che si sono messi insieme con rispetto reciproco e lasciandosi alle spalle molti pregiudizi per scrivere questa stupenda carta dove ogni parola è stata cesellata con un lavoro certosino.

Dopo la maturità, nel 2013, i professori mi hanno voluto nel corso di amministrazione finanziaria e marketing. Pochi giorni fa ho ricevuto la pagella con quasi tutti dieci. Alla fine di questo percorso scolastico ho presentato un permesso di poche ore, dato che da 25 anni non faccio colloqui, perché i miei cari non se la sentono di entrare in carcere. Dopo due anni di istruttoria è stato dichiarato inammissibile, perché mancava la relazione del carcere. Poi ne ho presentato un altro e anche questa volta lo hanno dichiarato inammissibile. La sintesi era stata redatta dall’Istituto, però mancava il parere della criminologa.

Chiedo a voi tutti, cari amici: la tortura è solo la fustigazione? Oppure, anche questo continuo rimpallo, può essere una forma di tortura? Alle domande innocenti di tanti studenti dei corsi che ho frequentato, per la prima volta, sono riuscito a rispondere assumendomi in toto le mie responsabilità, cosa che avevo negato ai giudici nei processi. Con i miei 36 anni di pena espiata più altri 5 di liberazione anticipata, poiché non ho mai preso un rapporto, supero i 40 anni di carcerazione.

Oggi, ho quasi ottanta anni. Il rigetto di un piccolo permesso non riguarda più me, quello che sono oggi, ma quello che sono stato.

* Ergastolano detenuto a Opera




giovedì 27 giugno 2024

IRAN IN RIVOLUZIONE INERME! APPELLO

Ricevo da un carissimo amico iraniano che da anni vive in esilio in Italia, punto di riferimento della lotta contro gli ayatollah che hanno ridotto il suo Paese in una prigione per tutti coloro che vogliono poter vivere in uno stato laico, democratico, libero. 
La lotta di liberazione iniziata al grido di DONNA - VITA - LIBERTÀ  continua, malgrado la feroce repressione messa in atto dal regime e dai suoi sostenitori.
Tra giorni ci saranno le elezioni e i democratici iraniani in esilio vogliono far sentire a chi ancora lotta  per la libertà  nel loro Paese tutta la loro vicinanza e chiedono la solidarietà  dei democratici europei, a cominciare fra noi italiani.
La mia solidarietà  c'è tutta, con tutto il ❤️ cuore, e la vostra c'è?
Non siate timidi e contribuite  😉
AMg




 
"Care amiche e cari amici
E’ previsto per il 29 giugno una grandissima manifestazione popolare ed annuale di tutta la diaspora iraniana che si terrà a Berlino. 
E’ prevista, come tutti gli anni, la partecipazione di oltre 100 mila persone provenienti da ogni angolo della terra. 
Anche noi della comunità iraniana (italiana) parteciperemo in massa. Abbiamo bisogno del vostro aiuto economico e morale. 

Chi vuole dare un suo contributo può contattarmi direttamente al numero 3387862297 oppure al numero IBAN di cui sotto riportato.
Anticipatamente ringrazio tutti coloro che vorranno sostenerci per portare in piazza la vera voce del popolo iraniano. 
Grazie ancora, 

Davood  Karimi, presidente dell’associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia 

Iban: IT 13 Z 01030 03240 000000 308357
Davood Karimi 
Monte paschi di Siena ag. 40 via Lanciani Roma
Causale: contributo per la manifestazione del 29 giugno di Berlino "

venerdì 21 giugno 2024

Molte le condanne in Russia per diserzione

di Yurii Colombo 

  da   il quotidiano LA RAGIONE 21 Giugno

I primi numeri, incompleti, sulla fuga dei giovani russi dalla guerra

Mosca – La diserzione, il rifiuto di prestare servizio militare, persino la propaganda disfattista sono fattori ineliminabili all’interno di qualsiasi esercito in guerra. Ci si rifiuta di combattere per motivi religiosi, etici, politici o più semplicemente per paura. In ogni guerra è però la dimensione del fenomeno che ne fa o meno un fattore politico: per questo motivo ogni governo è interessato a rilasciare meno informazioni e dati possibili su queste dinamiche.

L’agenzia di stampa di opposizione russa “Mediazona” è riuscita qualche giorno fa a mettere le mani sui dati dei casi penali intentati dai tribunali russi contro militari accusati di essersi rifiutati di prestare servizio dal gennaio 2022 a oggi e che forniscono un quadro, allarmante, della situazione al fronte e nelle caserme. Da quella data i tribunali militari russi hanno ricevuto 10.025 casi penali di rifiuto di servire sotto le armi. “Mediazona” ha raccolto informazioni sui casi apparsi sui siti web dei tribunali militari. «In realtà sono molti di più» afferma un giornalista dell’agenzia. «In primo luogo non è detto che siamo riusciti a ‘pettinare’ fino in fondo il web, in secondo luogo una serie di casi potrebbero non essere stati pubblicizzati». Questo avviene soprattutto quando i soldati fuggono direttamente dal fronte, si danno alla macchia e si rifugiano in un Paese vicino.

Da quando nel settembre 2022 è stata annunciata la ‘mobilitazione parziale’, i tribunali hanno ricevuto 9.059 casi di abbandono non autorizzato dell’unità (art. 337 del Codice penale della Federazione Russa), 627 casi di mancata esecuzione degli ordini (art. 332 del Codice penale) e 339 casi di diserzione (art. 338 del Codice penale). Complessivamente si tratta di 10.025 persone, 8.589 delle quali sono già state condannate. La pubblicazione osserva anche che prima dell’annuncio della mobilitazione e dell’inasprimento delle pene in base agli articoli ‘militari’ del Codice penale nell’autunno del 2022, i militari russi non erano stati praticamente mai perseguiti per il rifiuto di prestare servizio. Poi nel settembre 2022 il presidente Vladimir Putin, poco dopo l’annuncio della mobilitazione, ha firmato una legge che inaspriva la pena per l’abbandono non autorizzato di un’unità durante la mobilitazione o la legge marziale. Adesso la diserzione comporta una pena fino a dieci anni di reclusione.

Malgrado questo i casi hanno continuato ad aumentare: dai poco più di 100 del gennaio 2023 agli oltre 500 mensili registrati in questa prima parte del 2024. Un’accelerazione del fenomeno che si è notata anche direttamente nelle aule dei tribunali: nel marzo scorso i giudici militari hanno emesso 684 sentenze per casi di abbandono non autorizzato dell’unità e nel mese successivo hanno ricevuto 929 casi penali di questo tipo. Alla fine di aprile i tribunali emettevano 34-35 sentenze al giorno. Tuttavia il più delle volte queste prevedevano la sospensione della pena se il condannato accettava di ritornare al fronte.


Da quando la Russia ha iniziato la guerra, oltre 3.100 ufficiali, di cui 379 con il grado di tenente colonnello o superiore, sono stati uccisi in combattimento in Ucraina. Quasi 5.354 vittime sono state contate tra i soldati russi appena reclutati.

 Le stime totali delle vittime variano molto a seconda della fonte: alti funzionari della Difesa statunitense stimano che finora siano stati uccisi o feriti circa 315.000 soldati russi. Al 18 febbraio, lo Stato maggiore delle forze armate ucraine afferma che la Russia ha perso 402.430 soldati.

venerdì 1 marzo 2024

Io non dimentico

 NO cari, io non dimentico.

Non dimentico le migliaia di abitanti di Gaza e dintorni che hanno lasciato che degli assassini gli costruissero con il denaro dell'UE  interi sistemi di gallerie sotto casa fin sotto il territorio di Israele, fornite di ogni tipo di supporti ed armi, che hanno lasciato che i loro ospedali, le loro scuole e i loro edifici religiosi diventassero depositi di armi, fabbriche e rampe di lancio di missili scagliati contro i loro vicini per anni.

 Non dimentico che i loro governanti mafiosi dell'OLP, diventata ANP e poi Hamas, invece di usare i  cospicui aiuti che noi italiani ed europei, assieme all'ONU, agli stessi  israeliani, all'Iran, all'URSS prima e alla Russia di Putin poi, gli abbiamo mandati per anni (togliendoli di tasca  ai nostri concittadini) per migliorare la vita dei figli di tutti gli abitanti della Striscia,  li hanno usati solo per acquistare armi e mantenersi nel lusso piu' sfacciato, lasciando i loro amministrati con le briciole, a morire di fame e a mendicare da Israele quel che avrebbero dovuto e potuto produrre da soli per la loro alimentazione.




Non dimentico che troppi di loro hanno fatto e allevato figli per farne  o attentatori prezzolati in nome di allah, o scudi umani  contro le rare controffensive israeliane ai loro lanci continui di missili che danneggiavano cose e  persone ( ma i bunker di protezione domestica sono in funzione da anni) o venivano neutralizzati dai sistemi di sicurezza dell'IDF.

Come non dimentico e non dimenticherò mai le migliaia di persone in festa il 7 ottobre 2023 in Israele, violentate, rapite e sterminate nei modi piu' orribili, persone di tutte le età  di cui non sappiamo quante ancora sono ostaggi,  vivi o addirittura morti nelle mani degli aggressori.

Proprio come non dimentico i milioni di persone dei vari paesi europei rapite violentate e sterminate nei modi piu' orribili tra il 1933 e il 1945 dai nazisti, dai fascisti e dai sovietici solo per morivi eugenetici, razziali, sessuali, religiosi, politici ed etnici.

Non dimentico e non ignoro i "poveri palestinesi" affamati dai loro capi che li hanno piantati in asso per vivere nel lusso  in Yemen, in Egitto o addirittura a Parigi,  poveracci che assaltano i camion degli aiuti alimentari (di Israele) e si avventano gli uni contro gli altri per impossessarsi di un po' piu' di cibo, accusando i soldati dell'IDF  di ammazzarli solo perché vorrebbero poter distribuire equamente gli aiuti. Ma la folla inferocita e violenta diventa sempre assassina di se stessa e trova comodo accusare gli altri di ciò che fa da se, per ottenere credito...

Non dimentico e non ignoro neanche, come fai invece tu, che anche mentre noi stiamo disquisendo, costoro in Israele e non solo, purtroppo, continuano ad assalire e uccidere persone inermi per strada, alla fermata dell'autobus, davanti ai negozi o alle stazioni di servizio, ferendo, uccidendo e infierendo in nome di allah finché non vengono fermate e messe in condizione di non nuocere. E tu non lo sai perché queste notizie sui tuoi media cattotalebani di regime (antisemiti e antisionisti e fintamente antirazzisti) non vengono pubblicate, mentre quelle "palestinesi" lo sono sempre, anche quelle palesemente false.

 Non dimentico e non ignoro i "poveri palestinesi" che NON FANNO l'unica cosa utile a far cessare la distruzione, ovvero CONSEGNARE IMMEDIATAMENTE TUTTI GLI OSTAGGI, abbandonare tutte le armi e ogni azione offensiva e arrendersi.

Così non dimentico e non ignoro affatto che dal momento che non lo fanno quei "poveri palestinesi" sono a tutti gli effetti complici dei loro governanti mafiosi e feroci e si dimostrano uguali a loro:  come tali DEVONO essere messi in condizione di non nuocere, anche per proteggere la vita delle loro donne e dei loro stessi figli (messi al mondo e allevati per farne terroristi e carne da macello), oltre che della gente di Israele.

IO NON DIMENTICO 

mercoledì 28 febbraio 2024

, IL FEROCE OMICIDIO DI UN EROE DELLA NONVIOLENZA

 Uccidere uno spirito libero non uccide la libertà, anzi.

E uccidere un nonviolento porta sempre molto male a chi lo fa.

AMg


PUTIN HA UCCISO NAVALNY

Ho solo letto la notizia, come tutti. Non so e non voglio approfondire quale siano state le cause della morte del dissidente russo Alexei Navalny. In ogni caso non possono essere “cause naturali”. Non c’è nulla di naturale in tutto ciò che avviene in Russia, meno che mai in un luogo di privazione della libertà dove tutto è strutturalmente innaturale, concepito e realizzato contro la natura umana e il senso di umanità.

Mai come in questo caso può valere la massima che molti attribuiscono, oltre che a Voltaire, proprio a due grandi della storia e della letteratura russa, Tolstoj e Dostoevskij: se vuoi misurare il grado di civiltà di un Paese vai a vedere cosa accade nelle sue carceri.

Non solo in Russia, una morte in carcere non può essere mai un evento naturale, ma solo un atto criminale. La morte di Navalny è un atto omicida del regime russo che ha mostrato così la sua vera faccia, un volto feroce e spietato.

Può accadere che un oppositore politico decida di fare una lotta di liberazione violenta nei confronti del regime e quindi mette nel conto le conseguenze di questa sua azione. Nel caso di Navalny parliamo di una persona forte e mite, col carattere di acciaio e un corpo lieve come una piuma.

Di anno in anno, di lotta in lotta, da un digiuno all’altro, da una prigione all’altra, da una cella di isolamento all’altra, di tortura in tortura, il corpo di Navalny ha perso peso, è stato scavato e levigato fino a scomparire in esso ogni traccia di materia.

Come in un processo omeopatico, di diluizione in diluizione, della materia originaria di cui era fatto Navalny era rimasta l’essenza, il principio attivo, quello della coscienza. Hanno ucciso un obiettore di coscienza. Nel senso che hanno ucciso un uomo che era diventato un tutt’uno con la sua coscienza. Non hanno ucciso Navalny, hanno ucciso la sua coscienza, l’essenza di tutto ciò che di lui era rimasto.

Navalny è stato, continua a essere testimone e simbolo della resistenza al regime, a tutti i regimi, “incarnazione” spirituale di una visione diversa, quella della coscienza, dell’armonia, della fratellanza, dell’amore universali. Navalny è stato un essere di luce che, anche nel silenzio e nel buio di una galera, ha illuminato e continua a illuminare la via per creare un nuovo mondo.

E’ già successo nella storia russa, che la speranza di un ordine nuovo nascesse proprio nel sottosuolo del regime, e di un regime come quello sovietico, nei gulag e nelle prigioni di Stalin. Era incarnata da uomini e donne come Navalny, dai perseguitati, dai prigionieri e dai deportati sui quali era comunque sceso lo spirito creatore di un ordine superiore che non sarebbe tardato a venire. Ci è voluto tempo, eppure, contro ogni speranza, la loro forza “religiosa”, letteralmente, di relazione, pur nell’isolamento dal mondo, è riuscita a cambiare il mondo e i suoi confini.

Alexei Navalny ha provato che quel che si vive nel proprio mondo interiore è indistruttibile, può risuonare oltre le mura della prigione più isolata, cupa, blindata. Non bisogna essere in miliardi, in milioni, in migliaia e neanche centinaia per cambiare il mondo.

Anche pochi, rari, uomini soli possono creare il cambiamento: la loro coscienza, il loro amore e la coerenza del loro modo di pensare, di sentire e di agire e il metodo della nonviolenza, possono creare il nuovo possibile. Coscienza, amore, nonviolenza sono la forma delle cose, il principio d’ordine da cui tutto origina, che tutto lega e a cui tutto tende.

Alexei Navalny ha amato a tal punto il suo Paese da decidere, da libero, di ritornare nel luogo che sarebbe stato per lui di prigionia, di tortura e di morte. Questo significa amare. È in questo che si misura il valore della nonviolenza. Sentirsi profondamente responsabili di ciò che si ama, responsabili financo della vita del proprio nemico.

Il corpo di Navalny è stato, dal suo nemico, fatto prigioniero, isolato, torturato, umiliato, ucciso. Ma il suo spirito irriducibile non morirà mai, continuerà a illuminare e orientare la vita russa, l’istanza di libertà, di diritto, di democrazia di milioni di russi, e non solo.

Sergio D’Elia  /NTC) su L’Unità del 17 febbraio 2024

sabato 25 novembre 2023

Violenza di genere: come contrastarla ?

 

sabato 16 settembre 2023

Caccia: Governo pronto ad avvelenarci col piombo...

 


 Da LIPU

 ....PUR DI INGRAZIARSI CACCIATORI E ARMIERI CON UN EMENDAMENTO A UNO DEI DL IN CONVERSIONE IN PARLAMENTO


Le associazioni Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF Italia denunciano la continua azione del governo contro la Natura (e la salute dei cittadini). Alla vigilia della sessione di bilancio, quando si dovrebbe essere concentrati sulle decisione che riguardano famiglie e imprese, il governo trova il tempo per organizzare riunioni segrete con i cacciatori, per concordare le modalità con cui aggirare il Regolamento europeo 2021/57, la cui portata è già stata fortemente ridotta a livello europeo proprio a causa delle pressioni della lobby delle armi, che per tutelare la salute di ambiente, animali e comunità umane, inclusi gli stessi cacciatori, dispone il divieto di utilizzo delle tossiche munizioni di piombo nelle zone umide.

Il governo aveva già tentato di risolvere la questione con una circolare interministeriale che, per quanto emerge da pubbliche dichiarazioni, è stata scritta direttamente da esponenti del mondo venatorio ai quali ormai il ministro Lollobrigida ha da tempo affidato le chiavi del Ministero dell'agricoltura.

La circolare, che si pone in palese violazione con il Regolamento europeo, è stata, di fatto, dichiarata carta straccia dal TAR Lazio grazie al ricorso delle associazioni ambientaliste.

Per questa ragione - nonostante proprio a causa della emanazione della circolare, la Commissione Europea abbia già aperto una procedura EU Pilot nei confronti dell'Italia, prospettando il serio rischio d'infrazione - il Governo ha ceduto alla pressione ed ai ricatti di cacciatori e armieri ed ha concordato con loro un emendamento da inserire in un decreto attualmente in discussione in Parlamento che si occupa di tutt'altro, riproponendo la grave irregolarità parlamentare compiuta con l'emendamento "caccia selvaggia".

L'emendamento, secondo quanto trapelato da fonti venatorie, prevedrebbe, tra le altre cose, la trasformazione della sanzione da applicare per chi viola i divieti del Regolamento, da penale ad amministrativa. In altre parole, l'obiettivo del Governo è rassicurare i cacciatori che in caso di violazione i rischi sarebbero minimi o nulli.


È davvero incredibile che il governo continui ad anteporre le richieste della lobby dei cacciatori e dei produttori di armi a diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione come salute e ambiente. Il problema dell’inquinamento da piombo è, infatti, una minaccia diretta sia alla biodiversità che alla salute delle persone, in primis dei cacciatori che mangiano carne infarcita di piombo, ed è assurdo che proprio loro non se ne rendano conto.

Le associazioni rivolgono, quindi, un appello a tutte le forze politiche e ai parlamentari affinché non si rendano complici e blocchino questo scempio.


Roma, 14 settembre 2023





martedì 4 luglio 2023

ISRAEL

 "Sono nato millenni prima di essere rinominato Palestina dai conquistatori romani, prima che Maometto emettesse il suo primo respiro, e prima che l'ONU decidesse di dividermi a metà e mi togliesse le mie terre orientali creando la Giordania . Il mio popolo, gli ebrei , mantennero qui comunità per 3000 anni, cioè fino a quando gli arabi decisero di massacrarli senza ragione alcuna nel 1920 e nel 1929. Centinaia di civili furono uccisi, la maggior parte dei quali erano donne e bambini. Nel frattempo, gli stati dei loro fratelli massacrarono o esiliarono 1.000.000 di ebrei dalle loro terre - cancellando la loro storia plurimillenaria.

Io sono Israele. Sono stato attaccato quattro volte da eserciti arabi da quando dichiarai l'indipendenza nel 1948. Sin da allora invitai gli arabi che vivevano sulla mia terra a rimanere, ma fu detto loro dagli stati limitrofi di lasciare temporaneamente le loro case mentre gli ebrei venivano "gettati in mare". 

Offrii un messaggio di pace dal giorno in cui nacqui, ma i miei nemici risposero solo con i proiettili. Io sono un sopravvissuto - ho vinto ogni guerra. Rendendosi conto che non potevano sconfiggermi con le armi, i miei nemici si sono rivolti ad una propaganda menzognera ...

Io sono Israele - più e più volte, il mio nome è stato infangato e anche se ciascuna di queste bugie è poi stata smentita, i miei nemici continuano a rivendicare che sto commettendo un genocidio.

Dare opportunità educative ai palestinesi è forse "genocidio" ? Il 20 % degli studenti dell'Università di Haifa sono arabi. Se io sono un aggressore che ha esiliato tutti gli arabi nel 1948 , perché il 20 % dei miei cittadini sono arabi con pieni diritti ? Sono forse apparsi magicamente dal nulla ? Mi sono ritirato dall'intero Sinai e dalla striscia di Gaza , sradicando la mia gente dalle loro case , solo per la speranza di pace !!!

Io sono Israele - In combattimento, io rischio la vita dei miei figli adolescenti al fine di minimizzare le perdite civili palestinesi. Faccio ogni tentativo di colpire solo i combattenti , mettendo per questo spesso i miei soldati in pericolo. In tempo di guerra , faccio cadere volantini sulle aree che debbono essere attaccate, avvertendo i civili di evacuare. Qualsiasi altro esercito nella storia dell'umanità ha fatto questo per il suo nemico? Ho aspettato 8 anni per fermare Hamas dal suo lancio di razzi quotidiani sui miei asili e i miei ospedali. Io sono paziente , ma la mia pazienza non è infinita ...

Io sono Israele - ho creato Intel, Microsoft NT e tecnologia cellulare, la medicina per malattie devastanti, e ho il maggior numero al mondo in pubblicazioni scientifiche pro capite.  Mando missioni umanitarie nei paesi in via di sviluppo, compresi i paesi musulmani. Ho assorbito centinaia di rifugiati musulmani che hanno affrontato il genocidio in Darfur - i rifugiati che nessun Stato musulmano prenderebbe ...

Io sono Israele - Io sono uno dei paesi più piccoli al mondo, e probabilmente il più testardo, mi rifiuto di rinunciare alla speranza di pace . I miei amici mi sostengono non a causa di una lobby, ma perché vedono la verità - io sono il cuore del Medio Oriente, e la speranza per il suo futuro. Il mio profeta disse: "Nessuna nazione alzerà più la spada contro un altro popolo ", e cercherò, e tenterò fino a quando queste parole non si avvereranno...

Perché io sono Israele ...."

(Ebreo anonimo americano, cit.)