Mancano ormai poche settimane alla conclusione formale del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La scadenza imminente porta con sé interrogativi cruciali sulla reale capacità del paese di raggiungere in tempo tutti gli obiettivi previsti. Da questo punto di vista, il quadro normativo e operativo presenta ancora alcuni elementi di incertezza. A oggi infatti non è ancora del tutto chiaro come verranno gestiti i progetti finanziati dal piano che al 30 giugno non dovessero essere completati.
È fondamentale quindi capire non solo a che punto sono i cantieri, ma anche quali potrebbero essere le conseguenze legali e finanziarie per i progetti che non risulteranno completati entro il termine stabilito. Allo stato attuale, infatti, non esiste una risposta univoca per tutti i progetti. Tuttavia, analizzando la documentazione ufficiale, è possibile tracciare un perimetro delle regole e dei rischi che attendono i soggetti coinvolti nell’attuazione del piano.
L’Italia ha presentato la settima revisione del Pnrr - La settima richiesta è stata approvata definitivamente dalle istituzioni europee lo scorso 25 marzo. Coinvolte 40 misure del piano. Anche altri paesi hanno operato ulteriori modifiche.Leggi
A che punto sono i progetti Pnrr degli enti territoriali - Spesso indicati tra le principali cause dei ritardi nell’attuazione del piano, regioni, città metropolitane, province e comuni hanno in dotazione ancora una quota massiccia di fondi. La Corte dei conti ha fatto un focus sul loro operato e il quadro che ne emerge è poco incoraggiante.Leggi
I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale.
gli interventi del Pnrr a tema digitalizzazione che abbiamo approfondito. Insieme ad Assonime (Associazione fra le società italiane per azioni) abbiamo avviato un nuovo progetto di monitoraggio del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In questa prima uscita ci siamo dedicati ad alcuni interventi legati alla digitalizzazione della pubblica amministrazione (Polo strategico nazionale, abilitazione al cloud per la Pa e Piattaforma digitale nazionale dati) e alle connessioni per privati e imprese (Piano Italia a 1 giga, Piano Italia 5g e Collegamento isole minori). Gli investimenti monitorati valgono complessivamente 7,12 miliardi di euro.
le pubbliche amministrazioni centrali che, al 30 settembre 2024, avevano migrato almeno un servizio sul Polo strategico nazionale (Psn). Il Psn è un'infrastruttura nazionale per la Pa basata su tecnologie cloud di ultima generazione. Su questo intervento fin dall'inizio si sono riscontrate difficoltà e ritardi. Tanto che, secondo una relazione della Corte dei conti, risultava che a multa 2023 nessuna delle amministrazioni previste era ancora migrata al Psn. Nell'ambito della revisione del piano, il target della misura è stato modificato: entro il 30 settembre 2024, almeno 100 amministrazioni pubbliche dovute dovuto migrare “almeno un” servizio (inclusi i relativi sistemi, dataset e applicativi) al Psn e non più tutti i servizi come originariamente previsti. Alla luce di questa revisione, l'obiettivo risulta raggiunto.
gli enti che hanno aderito alla piattaforma nazionale digitale dati (Pdnd). La Pdnd ha lo scopo di migliorare la gestione e la fruibilità dei dati pubblici e di favorire l'interoperabilità tra le diverse banche dati delle amministrazioni italiane, attuando così il principio del once only (la Pa chiede a cittadini e imprese un documento una sola volta). La stragrande maggioranza degli enti che hanno aderito sono di natura pubblica, tra questi: 6.716 comuni, 21 regioni e province autonome, 154 tra università e Afam e 767 altri enti.
per i piani Italia a 1 giga e Italia a 5g. Gli operatori coinvolti in questi due interventi hanno riscontrato numerosi problemi di natura tecnica, derivanti da significativi errori nelle mappature degli interventi da realizzare, e amministrativa per l'ottenimento dei permessi necessari. Inoltre alcune fragilità economico-finanziarie hanno ulteriormente rallentato i lavori. Anche in questo caso si è provveduto a rivedere gli obiettivi.
le isole minori connesse grazie al Pnrr. L'unica misura che si è già conclusa tra quelle presenti in esame. Il conseguimento del target, originariamente previsto per la fine del 2023 è stato posticipato di un anno. A pesare su questo rinvio sarebbe stata la natura “estremamente aleatoria” dei tempi necessari per le lavorazioni, influenzati dalle condizioni meteo particolarmente avverse verificatesi nel primo periodo di attività. In secondo luogo, anche in questo caso si sono incontrate difficoltà per l'ottenimento dei permessi necessari (tutte le isole interessate sono parchi naturali). In ogni caso gli interventi risultano concludendo rispettando la nuova tempistica.
Lo stato di emergenza è finito ma continuano a proliferare i decreti legge
La parte finale dell’anno si contraddistingue sempre per l’attenzione massima che governo e parlamento rivolgono all’approvazione della legge di bilancio. Tuttavia, le camere erano impegnate nella discussione di questo provvedimento però, il governo Meloni ha continuato a produrre un numero consistente di decreti legge (Dl). Nell’arco di un mese ne ha emanati ben 6 nuovi, per un totale di 84 dal suo insediamento.
Nonostante l’abuso dei decreti legge sia una prassi che accomuna sostanzialmente tutti gli esecutivi, è doveroso sottolineare che la necessità di gestire la pandemia ha comportato un innalzamento della tolleranza da questo punto di vista. Con la fine dello stato di emergenza però non si è tornati agli standard precedenti. L’uso fatto dall’attuale governo dei decreti legge infatti è sostanzialmente allineato a quello dei governi Conte II e Draghi.
Il 2×1000 ai partiti e il problema mai risolto dei decreti omnibus - Il tentativo delle forze politiche di aumentare la soglia a loro riservata attraverso la presentazione di un emendamento a un decreto legge ha costretto il Colle a intervenire. Si ripropone così ancora una volta il tema mai superato dei decreti omnibus.Leggi
I precari equilibri della maggioranza nelle commissioni parlamentari - La recente diatriba sul tentativo della Lega di ridurre il canone Rai ha messo in evidenza ancora una volta quanto siano importanti gli equilibri nelle commissioni. In questi contesti i numeri della maggioranza sono meno solidi di quello che potrebbe sembrare.Leggi