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lunedì 28 settembre 2026

Sostieniamo la VOCE dei sopravvissuti italiani, l\'unico paese in cui Stato e Chiesa non vogliono rendere giustizia

 A differenza di gran parte del resto d’Europa, l’Italia non è stata capace di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e, a quanto pare, non è riuscita nemmeno a sviluppare un’inchiesta giornalistica all’altezza della gravità del fenomeno.


La categoria dei media italiani, in questa vicenda, non si può dire abbia brillato di luce propria. Per questo, grazie soprattutto alle vittime e a chi ha continuato a dare loro voce, una delle poche fonti di informazione costante è stata la Rete L’ABUSO, impegnata da anni su un’inchiesta che la grande informazione ha spesso lasciato ai margini.

In diversi Paesi europei — tra cui Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Germania e Irlanda — il tema degli abusi commessi da membri del clero è stato affrontato attraverso indagini, commissioni, iniziative di riconoscimento delle responsabilità e, in alcuni casi, forme di risarcimento per le vittime.

In Italia, invece, il dibattito continua a essere segnato da una dolorosa distanza tra le parole delle istituzioni, quelle della Chiesa e la voce di chi ha subito gli abusi. Mentre si invoca misericordia per i sacerdoti responsabili, le vittime e i loro familiari continuano a chiedere ascolto, verità e giustizia.

E troppo spesso si trovano a farlo da soli, davanti al silenzio di quel “gregge di Dio” che dovrebbe invece proteggere i più fragili. Anche i propri bambini.

Rete L’ABUSO ha bisogno del tuo sostegno. Non solo di quello economico, ma anche e soprattutto della tua voce.

- Aiutaci a divulgare le notizie, le testimonianze e le inchieste che troppo spesso la grande informazione lascia ai margini, dando spazio prevalentemente alla voce della Chiesa e negando alle vittime il doveroso contraddittorio.

- Condividere significa contribuire a rompere il silenzio. Significa dare spazio a chi per troppo tempo è stato ascoltato troppo poco.


- Sostieni Rete L’ABUSO: informati, condividi sui social e fai conoscere il lavoro di chi continua a dare voce alle vittime.


 

Effettuando un acquisto di almeno 30 euro noi doneremo 1 euro alla tua non profit preferita. Devi solo scaricare l’App MD e scansionare il QR code presente sullo scontrino.

giovedì 20 agosto 2026

Ci si può difendere dalle campagne di disinformazione ?

A proposito della guerra condotta con la disinformazione, parte della cosiddetta guerra ibrida...

AMg

Dedico il post agli amici Massimiliano Di Pasquale, Joel Terracina, Nane Cantatore Riserva e Alex Orlowski, "operatori di settore" e ne autorizzo da subito la condivisione, sperando che serva.
Come scrivevo in precedenza, è uscito uno straordinario lavoro di ricerca, concernente uno studio sul reale livello di preparazione, per una nazione democratica occidentale, nel difendersi dalle campagne di disinformazione russe (ed in un futuro prossimo, anche nordcoreane) ,
L'autore è Carlo Kopp, docente presso il Dipartimento di Software, Sistemi e Cybersecurity della Monash University, co-autore, invece, è Callum Jones.
Kopp è un analista della difesa "di lungo corso" e lavora su questa materia da molto tempo, per quanto, in Italia, sia stato, ad oggi, ignorato alla grande, da chiunque si vanti di appartenere al ristretto club degli amichetti di Tizio e di Caia gente che solo per avere migliaia di followers, scrive scemenze assurde senza alcuna competenza reale, spesso corredando di chiappe o piedini i propri posts, con spiagge assolate e tavole di aperisushi.
Già nel 2025 aveva pubblicato un altro saggio, sulla misurazione degli effetti degli attacchi di disinformazione, con particolare riferimento alla situazione in Medio Oriente, ma, ovviamente, non fu mai fatto giungere nella penisola.
Il suo nuovo "modello funzionale", si basa sul Cybersecurity Capacity Maturity Model, sviluppato dal Global Cyber ​​Security Capacity Centre dell'Università di Oxford, che i governi preparati e intelligenti, GIA' utilizzano per valutare la propria preparazione contro le minacce informatiche e contro le fake news, ma, giustamente, Kopp sostiene che Il citato quadro di riferimento, non può essere applicato ANCHE alla disinformazione, senza modifiche, poiché le due minacce differiscono a un livello fondamentale:
-gli attacchi informatici prendono di mira i sistemi informatici,
-la disinformazione si rivolge alle convinzioni umane e, attraverso di esse, al comportamento umano.
Sembra una banalità vero?
Beh, non lo è.
Partiamo da una definizione specifica:
Cos'è la disinformazione?
Significato: "è qualsiasi inganno, con qualsiasi mezzo, inteso a instillare o rafforzare una falsa convinzione in una popolazione bersaglio, per promuovere l'agenda di un aggressore, spesso nell'ambito di una campagna prolungata".
Tale definizione include deliberatamente i casi in cui la persona che diffonde la falsità, un "intermediario", NON è consapevole della sua falsità e non ha alcuna intenzione di ingannare nessuno (il cosiddetto utile idiota).
La ricerca di Kopp, inoltre, distingue la "disinformazione" dalla: -"misinformazione" (contenuto falso condiviso senza intento dannoso)
Esempio: "Attenta Pina, mi hanno detto che nella stazione XX, rubano facilmente le borsette" (l'amica vuole onestamente proteggere la signora Pina, ma le riferisce una notizia falsa),
e dalla
-"malinformazione" (contenuto vero, condiviso specificamente per causare danno),
Esempio: "ieri hanno picchiato Gianni, sarà stato sicuramente un immigrato (la persona riporta un caso reale di crimine, attribuendolo a un soggetto scelto senza prove, ma con un fine preciso, l'odio razziale)
Questa semplice, ma precisa serie di puntualizzazioni, segue un quadro di riferimento pubblicato dal Consiglio d'Europa, non esattamente riportato dalla sciampista mentre fa piega e colore.
Gli "intermediari", sono trattati in modo approfondito nel lavoro di Kopp, le persone diffondono disinformazione per ragioni che hanno poco a che fare con l'obiettivo originale dell'attaccante, tra cui:
-il mantenimento dello status sociale all'interno di un gruppo,
-l'allineamento con una convinzione preesistente,
-la ricerca di interazioni o entrate pubblicitarie,
-essere pagati per farlo senza riguardo per l'accuratezza.
Si aggiungono poi, anche nuove categorie, a questo elenco:
un "proxy" della disinformazione, può anche essere:
-una falsa identità online gestita dalla fonte della disinformazione, -un chatbot basato sull'intelligenza artificiale addestrato, deliberatamente o per negligenza, con dati contaminati.
Gran parte del lavoro, si concentra su COME la disinformazione sfrutti la normale cognizione umana, piuttosto che una vulnerabilità tecnica, pertanto, basandosi sul Ciclo di Boyd: Osservazione-Orientamento-Decisione-Azione (O2DA), Kopp descrive come un'informazione falsa, che contraddice il modello mentale preesistente di una persona, produca dissonanza cognitiva, che le persone risolvono rifiutando la nuova informazione o modificando le proprie convinzioni per accoglierla, a volte incorporando la falsa credenza in modo permanente.
Pertanto, il bias di conferma, è l'effetto Dunning-Kruger, la cognizione motivata, la superiorità illusoria, il falso consenso e l'autoinganno tra gli errori specifici che la disinformazione è progettata per sfruttare, e collega le disfunzioni a livello di gruppo, come il pensiero di gruppo e la polarizzazione, agli stessi meccanismi sottostanti, amplificati dalla connettività dei social network digitali.
La conclusione ovvia, fredda e realistica, soprattutto per la nostra Italia, è che anche una piccola parte di una popolazione che produce o diffonde inganni può compromettere la cooperazione in un'intera società.
Vi è, poi, una sezione separata, dedicata alla dottrina russa del "Controllo Riflessivo", un concetto di epoca sovietica, ancora attuale, in cui la disinformazione viene utilizzata per influenzare il processo decisionale dell'avversario, a proprio vantaggio, che, a parere mio, si colloca come arma standard, all'interno della più ampia categoria che, nella NATO chiamiamo "guerra ibrida cognitiva".
Un esempio concreto?
Presto fatto.
L'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines nel 2014, oppure le origini del SARS-CoV-2, come realtà recenti, realtà dove abbiamo un nemico che sfrutta una REALE incertezza sui fatti, per sostenere narrazioni contrastanti.
Anche l'ultima nata, fra le armi a disposizione della disinformazione russa, poi, deve essere considerata: la AI, che merita una sezione a sé stante, dove si descrive un nuovo problema, fresco fresco:
La "slopaganda", ovvero:
"contenuti indesiderati generati dall'IA e diffusi per manipolare le convinzioni a fini politici".
Esempi calzanti?
L'intera operazione web condotta da Futuro Nazionale e dai collegati gruppi neofascisti oppure antisemiti.
Esiste, peraltro, una vera "tassonomia" delle allucinazioni presenti AI, output falsi, ma fluidi, che assomigliano agli errori cognitivi osservati negli esseri umani, vi sono, infatti, ricerche che dimostrano come i grandi modelli linguistici, possano mostrare un eccesso di sicurezza, più spesso degli esseri umani, insieme a un bias di conferma verso i propri output precedenti.
Anche qui, esempi?
Il piano, apertamente dichiarato, di un partito russo, di costruire un chatbot addestrato sui discorsi di un politico ultranazionalista (già morto - NDR), per generare commenti politici continui antioccidentali (decadenza, valori arcaici, veterocristianesimo, supremazia razziale e così via)
Un cosiddetto "ordine esecutivo", statunitense, del 2023 sulla sicurezza dell'AI, ad esempio, ha menzionato la disinformazione solo UNA volta, di sfuggita, prima di essere revocato nel gennaio 2025, e afferma che l'AI Act dell'UE, sebbene molto meglio sviluppato, rispetto all'approccio statunitense, presenta ancora significative limitazioni, per affrontare direttamente la disinformazione.
E questo, per le nostre democrazie, è un tallone d'Achille atroce.
Le contromisure utili e necessarie, possono essere ripartite in quattro categorie:
-Le strategie di degradazione, che mirano a ridurre la portata di una fonte di disinformazione, attraverso metodi come il disturbo di trasmissioni ostili, gli attacchi "denial-of-service", ai server che ospitano tale disinformazione o l'inondazione del pubblico con messaggi veritieri concorrenti, sebbene gli attacchi diretti alle infrastrutture (purtroppo), ricadono nei reati informatici.....ahimè.
-Le strategie di corruzione, che smascherano i messaggi falsi di un aggressore, principalmente attraverso la verifica dei fatti.
-Le strategie di negazione, che bloccano l'accesso di un aggressore ai canali di distribuzione.
-Le strategie di immunizzazione, che insegnano alle potenziali vittime a riconoscere autonomamente le tecniche di inganno.
Per illustrare come le politiche nazionali si concretizzino, nella pratica, mi piace portare alla vostra conoscenza il caso svedese, paese il cui governo ha intrapreso una strada interessante, istituendo un'Agenzia per la Difesa Psicologica dedicata, con divisioni operative e di sviluppo delle capacità, separate fra loro, inquadrando esplicitamente la difesa dalla disinformazione, come una responsabilità dell'INTERA società, condivisa da governo, economia e singoli cittadini.
Gli USA, attualmente, NON dispongono di un meccanismo governativo per contrastare la disinformazione: il Global Engagement Center del Dipartimento di Stato, il principale organismo del paese per la lotta alla disinformazione, è stato chiuso alla fine del 2024; un Comitato per la Disinformazione del Dipartimento per la Sicurezza Interna, istituito nel 2022, è stato sospeso, a seguito di critiche sulla sua portata; inoltre, la decisione dell'Agenzia Statunitense per i Media globali (USAID) di chiudere Voice of America e Radio Free Europe/Radio Liberty, entrambe utilizzate da tempo, per contrastare la propaganda russa e cinese, ha suscitato enormi polemiche.
La UE, al contrario, ha costruito una struttura transnazionale che risale a una comunicazione della Commissione Europea del 2018, basata su un Codice di Condotta Volontario sulla Disinformazione e sul Digital Services Act (DSA), purtroppo, tale quadro ha avuto un successo limitato, nel contrastare la propaganda di guerra russa sin dal 2022, per questo si è arrivati al Libro Bianco dell'UE (del novembre 2025) sullo "Scudo Europeo per la Democrazia", ​​che propone un nuovo Centro Europeo per la Resilienza Democratica. per coordinare le attività di individuazione e risposta tra gli stati membri.

giovedì 21 maggio 2026

Se con l'AI si può anche far passare per scritto da Woody Allen un testo così graffiante siamo perduti ?

WOODY ALLEN SULL'ANTISEMITISMO

Sapete, ho sempre pensato che il maggior vantaggio di New York fosse che uno poteva essere nevrotico e nessuno se ne accorgeva. In altre città ti mandano dal medico se parli da solo. A Manhattan ti offrono una rubrica su una rivista per questo.
Ieri sono uscito a comprare salmone. A proposito, è l'unica tradizione ebraica stabile che sia sopravvissuta a Babilonia, Roma e alle mie relazioni con le donne.
Camminavo per Brooklyn pensando alla morte. Non perché sia filosofo. Ma perché ho già più di novant'anni, anche se originariamente avevo
 pianificato di arrivare al massimo fino ai settanta.
E all'improvviso — una folla davanti a una sinagoga. All'inizio ho pensato che lì stesse tenendo una conferenza un famoso psicoanalista. A New York la gente fa la fila per ore per ascoltare perché la colpa di tutto è della madre. Anche se gli ebrei lo sanno già senza bisogno di conferenze.
Ma no. Stavano gridando qualcosa su “intifada”. E sapete cosa mi ha sorpreso di più? La quantità di energia che ha quella gente. Da dove la prendono? Io dopo aver salito due rampe di scale già comincio a scrivere il mio testamento. E loro pronti per una rivoluzione senza aver bevuto nemmeno un caffè decente.
Un tizio gridava qualcosa su “decolonizzazione”. Dio mio. Quando ero giovane, “colonizzazione” significava che la zia Frieda occupava il nostro divano per tre mesi e si rifiutava di andarsene. Oggi all'improvviso è una cospirazione sionista.
In generale, l'antisemitismo moderno è diventato troppo intellettuale. Prima ci odiavano e basta. Senza giri di parole. Oggi no.
Oggi qualcuno con una sciarpa, che sembra scriva poesie sulla sua stessa barba, ti spiega con l'aiuto di Heidegger e Nietzsche perché l'esistenza degli ebrei è una forma di aggressione e una minaccia per l'umanità.
E io ero lì a pensare: prima almeno ci picchiavano persone senza laurea. Oggi gli organizzatori di pogrom hanno un diploma della Columbia University.
Poi una ragazza accanto a me ha detto: “Siamo contro il sionismo, non contro gli ebrei”. È come se la mia ex moglie avesse detto: “Non ho niente contro di te. Sono solo contro tutto quello che dici, fai, senti — e specialmente contro il dormire con te”. Il significato è lo stesso.
E poi qualcuno ha gridato: “I sionisti sono nazisti!”. In quel momento ho sentito che mia nonna si sarebbe rivoltata nella tomba così in fretta da poter fornire elettricità a una parte del Queens.
Mia nonna, a proposito, ha vissuto con veri nazisti. Si è nascosta in un seminterrato in Polonia con un uomo che tossiva così forte che i tedeschi avrebbero potuto trovarli solo dal suono bronchiale.
E ora un ragazzo di un'università di élite, il cui trauma più grande nella vita è un caffè freddo di Starbucks, mi spiega cosa significa fascismo.
Realmente vivo in tempi sorprendenti.
Oggi la gente parla come se avesse accidentalmente ingoiato una biblioteca universitaria. Nessuno dice più: “Scusa, sono un idiota”. No. Oggi si dice: “Sto de-costruendo il racconto dominante”.
Ascoltate, io sono cresciuto tra ebrei. Noi non de-costruiamo racconti. Noi creiamo racconti.
Sono arrivato a casa e ho acceso la televisione — perché quando uno ha l'ansia, la televisione sembra un'idea eccellente. È come curare l'alcolismo con un martini con ghiaccio.
Lì Roger Waters stava di nuovo spiegando il mondo. I musicisti rock mi fanno sempre paura quando invecchiano e iniziano a parlare come paranoici che vedono cospirazioni guardando un gatto nero.
Poi è apparso Kanye West. Nella mia infanzia, i matti almeno sembravano matti. Capelli arruffati, cappotto, piccioni, conversazioni con i bidoni della spazzatura. Questo tizio si mette semplicemente una maschera nera e dice che ama Hitler. E lì ho capito: l'umanità ha fatto grandi progressi — da “mai più” a “discutiamo le sfumature”.
E i politici? I politici dicono: “La situazione è complicata”.
No.
Complicato è spiegare a una madre ebrea perché suo figlio di quarant'anni non è ancora sposato.⁹
Ma quando una folla davanti a una sinagoga grida «morte ai sionisti», quella non è complessità. È un remake. E per di più brutto. Senza sceneggiatura originale, ma con un budget enorme per i social media.
E ciò che davvero mi spaventa non sono i radicali. Ai radicali sono abituato. Ho vissuto nella New York degli anni settanta. In quell'epoca si considerava già radicale chiunque diffidasse dell'acqua del rubinetto e lavasse la frutta con il sapone.
Ciò che mi spaventa è la velocità con cui la gente normale inizia a comportarsi come se non stesse succedendo nulla. L'essere umano si adatta incredibilmente bene. Perfino quando a una ragazza ebrea tirano i capelli e a un ragazzo con le payot accecano con luci stroboscopiche.
Ci abituiamo a tutto. Alla guerra. All'odio. Al fatto che un caffè costi nove dollari. A quest'ultimo, a proposito, solo con molta difficoltà.
La notte ero a letto a pensare: forse bisognerebbe non dare tempo libero all'umanità. Perché non appena la gente si annoia, o cerca di salvare il mondo, o si uccide a vicenda, o registra podcast sui benefici del conflitto.
E tuttavia… se domani ci sarà di nuovo qualcuno che grida sulla morte dei sionisti davanti a una sinagoga, uscirò. Non perché sia coraggioso. Sono il tipo di persona che una volta è svenuto mentre gli prelevavano il sangue. Ma perché gli ebrei hanno aspettato troppe volte che la follia svanisse da sola. Non succede mai. Si mette solo un abito, entra all'università e apre un account TikTok.
Ma va bene… prima mi mangerò il mio salmone. Preferirei non morire con lo stomaco vuoto. A mia madre ebrea quello non sarebbe mai sembrato giusto.

ho chiesto a perplexity:
Questo messaggio é autentico o frutto di AI ?

Perplexity risponde:
Sintesi: il testo sembra apocrifo e con tutta probabilità è frutto di scrittura contemporanea/AI, non un discorso autentico di Woody Allen.

Perché:

Stile “alla Woody Allen” ma troppo esplicito su temi e riferimenti post-2022 (intifada nei campus, “decolonizzazione”, Columbia, TikTok, Starbucks freddo, Kanye West con maschera nera, Roger Waters), assemblati come elenco di segni culturali recenti. Allen raramente pubblica monologhi politici così diretti e attuali fuori da interviste o sceneggiature.

Tono da stand-up lineare, con punchline regolari e spiegate; Allen nei suoi scritti usa più ellissi e nevrosi personale, meno slogan esogeni.
 
Ripetizioni e struttura “a blocchi” tipiche di testi virali rielaborati o generati (anche il messaggio che hai incollato contiene il testo duplicato).

Assenza di tracce su pubblicazioni/interviste note di Allen con questo contenuto: non risulta un editoriale, una conferenza o una clip verificabile.

Alcune frasi suonano come calchi traduttivi (“sto de-costruendo il racconto dominante”, “apre un account TikTok”) poco in linea con il suo registro inglese abituale.
 
Contesto utile:

La stampa recente segnala proprio la “ibridazione” del linguaggio antisemita nell’attivismo politico e sui social, tema che il testo sfrutta in chiave comica, ma che è oggetto di analisi serie in rapporti e articoli. 
 
 
 

Conclusione: a meno di una fonte primaria verificabile (video, trascrizione ufficiale, articolo firmato), va considerato non autentico/attribuzione indebita. 

Cercare una fonte originale o l’eventuale prima comparsa online per tracciarne l’origine.

Fonti


sabato 25 aprile 2026

BUON XXV APRILE - Ognuno di noi porta in tasca la pietra che ha frantumato la fronte di Golia".


Ci riconoscete? Siamo le pecore del ghetto,

tosate per mille anni, rassegnate all’offesa.

siamo i sarti, i copisti ed i CANTORI

appassiti nell’ombra della Croce.

Ora abbiamo imparato i sentieri della foresta,

abbiamo imparato a sparare, e colpiamo diritto.

       Se non sono io per me, chi sarà per me?

       Se non cosi, come? E se non ora, quando?


I nostri fratelli sono saliti al cielo

per i camini di Sobibór e di Treblinka,

si sono scavati una tomba nell’aria.

Solo noi pochi siamo sopravvissuti

per l’onore del nostro popolo sommerso

per la vendetta e la testimonianza.

      Se non sono io per me, chi sarà per me?

      Se non cosi, come? E se non ora, quando?


Siamo i figli di Davide e gli ostinati di Massada.

Ognuno di noi porta in tasca la pietra

che ha frantumato la fronte di Golia.

Fratelli, via dall’Europa delle tombe

saliamo insieme verso la terra

dove saremo uomini fra gli altri uomini.

        Se non sono io per me, chi sarà per me?

        Se non cosi, come? E se non ora, quando?

 

(Primo Levi)






lunedì 27 ottobre 2025

«L’ex ostaggio Tal Shoham racconta Hamas e i gazawi»




 
27.10.2025L’ex ostaggio Tal Shoham racconta Hamas e i gazawi
Articolo di Shira Navon

Testata: israele.net
Data: 27 ottobre 2025

Autore: Setteottobre


Per cinquecento giorni prigioniero di Hamas, Tal Shoham ha raccontato una Gaza dove il confine tra civili e terroristi è svanito: insegnanti, medici e professori diventati carcerieri per paura o potere. Hamas recluta attraverso la miseria, razzia gli aiuti umanitari e impone silenzio e complicità. Shoham descrive una società infettata da un’ideologia che ha disumanizzato il nemico

Scrive Shira Navon: Il male travestito da normalità. Per cinquecento giorni Tal Shoham ha vissuto sotto terra, prigioniero di Hamas. Quando è tornato alla luce, ha raccontato qualcosa che ancora oggi molti non vogliono vedere: i suoi carcerieri non erano tutti uomini in uniforme o fanatici armati. Tra loro c’erano insegnanti, medici, professori universitari. Persone che, nella vita civile, curavano, educavano, parlavano di conoscenza e futuro. Poi avevano scelto di servire l’odio.

Shoham, liberato a febbraio, ha descritto ai giornalisti un mondo rovesciato: “Uno dei miei guardiani insegnava in una scuola elementare, un altro era un docente universitario, un altro ancora un medico. Gente normale diventata terrorista.” Non per fede, ha aggiunto, ma per potere, paura, appartenenza. L’islam radicale come coperta ideologica, ma sotto un’altra realtà: l’obbedienza cieca, la corruzione, la sete di dominio.

Il racconto mette a nudo un dato che gli analisti militari e le agenzie umanitarie confermano da mesi: Hamas ha progressivamente reclutato civili, offrendo cibo, denaro e protezione in cambio di fedeltà. In una Gaza distrutta, la miseria è diventata arma di arruolamento. I capi restano nei bunker, mentre il popolo, privato di alternative, viene spinto a fare da scudo o da carnefice.

Shoham ha visto tutto: i carichi di aiuti umanitari razziati dai miliziani, le scatole di cibo e medicine provenienti da Egitto, Turchia, Emirati portate via come bottino di guerra. “Ne celebravano la conquista, ma a noi prigionieri non davano nulla,” ha raccontato. In quei tunnel, l’unico gesto umano che ricorda è un biglietto della moglie, fatto passare di nascosto da uno dei guardiani.

E sopra quei tunnel, in superficie, nessuno parlava. Nessun gazawi ha mai tentato di aiutare gli ostaggi israeliani, che spesso erano nascosti nelle case comuni, accanto ai letti dei bambini o nei sotterranei degli ospedali. Il terrore non lo impone solo chi spara: lo perpetua anche chi tace, chi finge di non sapere.

La catena di comando, ha detto Shoham, era confusa, intermittente. C’erano fanatici e opportunisti, crudeltà e gesti improvvisi di pietà, ma sempre dentro lo stesso recinto morale: l’idea che il nemico non fosse umano.

Un giorno ha visto un palestinese accusato di “comportamento sospetto”: gli hanno sparato alle ginocchia per poi finirlo davanti ai soccorritori.

Così appare oggi la società di Gaza, vista dagli occhi di chi vi è stato sepolto vivo: non una massa di innocenti ostaggi di Hamas, ma un corpo infettato da un’ideologia che ha dissolto il confine tra civile e terrorista. “Hamas non è solo un esercito – ha detto Shoham – È un’idea che ha infettato una generazione.”

(Da: Setteottobre magazine, 18.10.25)

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martedì 9 settembre 2025

1.124.513 firme verificate Consegnate in Commissione europea: l’Italia protagonista di My Voice My Choice



Lunedì è stata una giornata incredibile: ho avuto l’onore e la responsabilità – quella bella, che ti fa sentire parte di qualcosa di davvero grande – di rappresentare l’Italia a Bruxelles, nel giorno in cui abbiamo consegnato ufficialmente alla Commissione europea 1.124.513 firme verificate a sostegno dell’Iniziativa dei Cittadini Europei My Voice My Choice. L’Italia ha dato un contributo decisivo a questo risultato storico, con 161.254 firme verificate, fondamentali per il successo dell’iniziativa a livello europeo.

È stata un’esperienza intensa e indimenticabile, con una manifestazione davanti al Parlamento e alla Commissione, seguita da una conferenza stampa internazionale e il mio intervento che puoi rivedere cliccando sul video qui sotto:

Un vortice di emozioni mi ha accompagnata: entusiasmo, orgoglio e la consapevolezza di portare con me non solo dei numeri, ma il valore di ogni firma raccolta, di ogni ora trascorsa ai tavoli, di ogni gesto di attivisti e volontari, e di una rete senza precedenti che ha reso possibile tutto questo. 

Nel corso della conferenza stampa è stato ricordato un impegno espresso già nel 2019 dalla Presidente Ursula von der Leyen: “Il compito della Commissione europea in questo ambito è fornire pieno sostegno agli sforzi degli Stati membri per l’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, rilevanti per la salute delle donne, l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva, alla pianificazione familiare e all’educazione.”


Parole importanti, che oggi – grazie ad oltre un milione di firme raccolte – chiediamo diventino finalmente azioni concrete. 

Da oggi si apre una fase cruciale che nei prossimi mesi vedrà tre appuntamenti fondamentali:

  • Ottobre 2025 – Audizioni presso la Commissione europea
    Sarà il primo momento ufficiale di confronto con i Commissari europei. Lì presenteremo nel dettaglio la nostra proposta.

  • Dicembre 2025 – Hearings al Parlamento europeo
    L’iniziativa sarà discussa in un’audizione pubblica con eurodeputati e gruppi politici. Sarà un’occasione fondamentale per mettere il tema dei diritti riproduttivi al centro dell’agenda politica europea e raccogliere sostegno trasversale.

  • Entro marzo 2026 – Risposta ufficiale della Commissione europea
    La Commissione dovrà poi esprimersi formalmente sull’iniziativa, fornendo una risposta motivata: accettare o meno la proposta e, in caso positivo, avviare l’iter legislativo. Sarà il momento della verità, quello in cui capiremo se le oltre un milione di voci raccolte saranno ascoltate con serietà e responsabilità.

Alba, per la prima volta, il diritto all’aborto sarà discusso con una proposta legislativa concreta dei cittadini e delle cittadine all’interno delle istituzioni europee e come Associazione Luca Coscioni faremo tutto il possibile perchè la politica - italiana ed europea - ascolti davvero la volontà e le voci di oltre 1 milione di persone.

Non possiamo fermarci adesso. Dobbiamo mantenere viva l’attenzione, continuare a mobilitarci e portare ovunque questa voce che viene dal basso, dall’Europa reale, dalle persone.

Abbiamo scritto insieme una pagina di storia. Ma questa storia continua, e ha bisogno di te e di tutte e tutti noi per andare avanti.

Con orgoglio e gratitudine,

Alice Spaccini
Coordinatrice mobilitazione italiana – My Voice My Choice