Vivere per la proposta di legge Eutanasia Legale

Libertà sessuale, libera sessualità- 1976 - Adele Faccio

Piano improvisation di Salvatore Maresca Serra

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venerdì 4 dicembre 2020

La legge italiana del divorzio, detta Legge Fortuna- Baslini, compie 50 anni

 In occasione del 50° anniversario dall’approvazione della legge sull’istituzione del divorzio in Italia, é stata digitalizzata ed è possibile visionare online  la mostra realizzata trenta anni fa dal Partito Radicale per il ventennale.

 La mostra è consultabile sul sito www.partitoradicale.it




giovedì 13 ottobre 2016

Rileggere la carta d'intenti proposta da PD,PSI e SeL al voto degli italiani.

Ri-leggete ( per molti sarà una lettura ex novo) con attenzione.
Il testo è lunghetto ma si possono fare delle pause di riflessione.

Su questo progetto PD, SeL e PSI hanno chiesto nel 2012 e ottenuto il voto degli italiani.
Presentato il 13 ottobre 2012 dai Capi partito della Sinistra ufficiale italiana ( Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Riccardo Nencini).
In ogni caso si tratta del manifesto con il quale Pd, Sel e Psi si proposero di governare l'Italia nel 2013.

SIAMO NEL 2016: CHE NE PENSATE?

Ecco la carta d'intenti:

"Noi democratici e progressisti ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà. Vogliamo contribuire al cambiamento dell`Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, alla pienezza della sua vita democratica. Per questo promuoviamo le elezioni primarie. Per scegliere il candidato comune dei democratici e dei progressisti alla guida del governo del nostro Paese'.[...]

'La prossima legislatura dovrà affrontare tre compiti decisivi.
Guidare l`economia fuori dalla crisi. 
Ridare autorità, efficienza e prestigio alle istituzioni e alla politica, ripartendo dai principi della Costituzione.
Rilanciare l`unità e l`integrazione politica dell`Unione Europea.
Noi non crediamo alle bugie delle promesse facili, quelle vendute nel decennio disastroso della destra.
Crediamo, invece, in un risveglio della fiducia, a cominciare dai giovani e dalle donne. I problemi sono enormi e il tempo per aggredirli si accorcia. Le scelte da compiere non sono semplici né scontate. Ma la speranza che ci muove vive tutta nella convinzione che si possano combinare cambiamento e affidabilità, uguaglianza e rigore nelle scelte" [...]
Il nostro posto è in Europa. 
-Noi collocheremo sempre più saldamente l`Italia nel cuore di un`Europa da ripensare su basi democratiche. In 'casa' dovremo colmare la faglia che si è scavata tra cittadini e politica. Qui non bastano le parole. Serviranno i comportamenti, le azioni, le coerenze. Faremo in modo che buona politica e riscossa civica procedano affiancate. Il traguardo è ricostruire quel patrimonio collettivo che la destra e i populismi stanno disgregando: la qualità della democrazia, la legalità, la cittadinanza, la partecipazione. La realtà è che mai come oggi nessuno si salva da solo. E nessuno può stare bene davvero, se gli altri continuano a stare male: è questo il principio a base del nostro progetto, sia nella sfera morale e civile che in quella economica e sociale', si legge nella carta d'intenti.

Vogliamo che il destino dell`Italia sia figlio della migliore civiltà europea e vogliamo sentirci vicino a chi nel mondo si batte per la libertà e l`emancipazione di ogni essere umano.
Oggi, in un mondo in subbuglio, pace, cooperazione, accoglienza devono ispirare di nuovo l`agire politico. Nella coscienza delle donne e degli uomini come nella diplomazia degli Stati. Con questa visione noi, democratici e progressisti, ci candidiamo alla guida dell`Italia.

Europa
- La crisi che scuote il mondo mette a rischio l`Europa e le sue conquiste di civiltà. Ma noi siamo l`Europa, nel senso che da lì viene la sola possibilità di salvare l`Italia: le sorti dell`integrazione politica coincidono largamente col nostro destino. Non c`è futuro per l`Italia se non dentro la ripresa e il rilancio del progetto europeo. La prossima maggioranza dovrà avere ben chiara questa bussola: nulla senza l`Europa. Per riuscirci agiremo in due direzioni. In primo luogo, rafforzando la piattaforma dei progressisti europei. Se l`austerità e l`equilibrio dei conti pubblici, pur necessari, diventano un dogma e un obiettivo in sé - senza alcuna attenzione per occupazione, investimenti, ricerca e formazione - finiscono per negare se stessi. Adesso c`è bisogno di correggere la rotta, accelerando l`integrazione politica, economica e fiscale, vera condizione di una difesa dell`Euro e di una riorganizzazione del nostro modello sociale. In secondo luogo, bisogna portare a compimento le promesse tradite della moneta unica e integrare la più grande area economica del pianeta in un modello di civiltà che nessun`altra nazione o continente è in grado di elaborare',

'Salvare l`Europa nel pieno della crisi significa condividere il governo dell`emergenza finanziaria secondo proposte concrete che abbiamo da tempo avanzato assieme ai progressisti europei. Tali proposte determinano una prospettiva di coordinamento delle politiche economiche e fiscali. E dunque nuove istituzioni comuni, dotate di una legittimazione popolare e diretta. A questo fine i progressisti devono promuovere un patto costituzionale con le principali famiglie politiche europee. Anche per l`Europa, infatti, la prossima sarà una legislatura costituente in cui il piano nazionale e quello continentale saranno intrecciati stabilmente. Una legislatura nella quale l`orizzonte ideale degli Stati Uniti d`Europa dovrà iniziare ad acquistare concretezza in una nuova architettura istituzionale dell`eurozona. Qui vive la ragione più profonda che ci spinge a cercare un terreno di collaborazione con le forze del centro liberale. Per questo i democratici e i progressisti s`impegnano a promuovere un accordo di legislatura con queste forze, sulla base della loro ispirazione costituzionale ed europeista e di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l`Italia e l`Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.
Collocare il progetto di governo italiano nel cuore della sfida europea significa costruire un progetto alternativo alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un`Europa democratica, aperta, inclusiva'.

Democrazia -
Dobbiamo sconfiggere l`ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando. E` una strada che l`Italia ha già percorso, e sempre con esiti disastrosi. Per noi il populismo - si legge nella carta d'intenti - è il principale avversario di una politica autenticamente popolare. In questi ultimi anni esso è stato alimentato da un liberismo finanziario che ha lasciato i ceti meno abbienti in balia di un mercato senza regole. La destra populista ha promesso una illusoria protezione dagli effetti del liberismo finanziario innalzando barriere culturali, territoriali e a volte xenofobe. La sola vera risposta al populismo è la partecipazione democratica. La crisi della democrazia non si combatte con 'meno' ma con 'più' democrazia. Più rispetto delle regole, una netta separazione dei poteri, una vera democrazia paritaria e l`applicazione corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate del mondo.
Siamo convinti che il suo progetto di trasformazione civile, economica e sociale sia vitale e per buona parte ancora da mettere in atto. L'autonomia, la responsabilità e la libertà femminile sono una leva per la crescita e una risposta alla crisi democratica. C'è un nesso strettissimo tra il maschilismo e l'offesa alla dignità delle donne incarnati in questi anni dal berlusconismo e il degrado delle istituzioni democratiche. Il riconoscimento della soggettività femminile e l`attuazione del principio della democrazia paritaria sono oggi condizioni essenziali per la ricostruzione del Paese.

Vogliamo dare segnali netti all`Italia onesta che cerca nelle istituzioni un alleato contro i violenti, i corruttori e chiunque si appropri di risorse comuni mettendo a repentaglio il futuro degli altri. Per noi ciò equivarrà alla difesa intransigente del principio di legalità, a una lotta decisa all`evasione fiscale, al contrasto severo dei reati contro l`ambiente, al rafforzamento della normativa contro la corruzione e a un sostegno più concreto agli organi inquirenti e agli amministratori impegnati contro mafie e criminalità, vero piombo nelle ali per l`intero Paese.
Vogliamo contrastare tutte le mafie, reprimendone sia l'azione criminale che l'immensa forza economica. La presenza dei capitali mafiosi, a maggior ragione in un momento di crisi, è un elemento devastante per ogni prospettiva di rilancio del paese. Va reciso ogni legame o sospetto di complicità di alcuni rappresentanti politici.
La rigorosa applicazione del codice etico approvato dalla Commissione antimafia è per noi inderogabile per le candidature a tutti i livelli'. [...]

'Sulla riforma dell`assetto istituzionale, siamo favorevoli a un sistema parlamentare semplificato e rafforzato, con un ruolo incisivo del governo e la tutela della funzione di equilibrio assegnata al Presidente della Repubblica. Riformuleremo un federalismo responsabile e bene ordinato che faccia delle autonomie un punto di forza dell`assetto democratico e unitario del Paese. Sono poi essenziali norme stringenti in materia di conflitto d`interessi, legislazione antitrust e libertà dell`informazione'.

'Daremo vita a un percorso riformatore che assicuri concretezza e certezza di tempi alla funzione costituente della prossima legislatura. Infine, ma non è l`ultima delle priorità, la politica deve recuperare autorevolezza, promuovere il rinnovamento, ridurre i suoi costi e la sua invadenza in ambiti che non le competono. Serve una politica sobria perché se gli italiani devono risparmiare, chi li governa deve farlo di più. A ogni livello istituzionale non sono accettabili emolumenti superiori alla media europea.
Ma anche questo non basta.
Va approvata una riforma dei partiti, che alla riduzione del finanziamento pubblico affianchi una legge di attuazione dell`articolo 49 della Costituzione, che assicuri la democrazia dei e nei partiti, che devono riformarsi per essere strumento dei cittadini e non luogo opaco di interessi particolari.
Bisogna agire per la semplificazione e l`alleggerimento del sistema istituzionale e amministrativo. Occorrono piani industriali per ogni singola amministrazione pubblica al fine di produrre efficienza e risparmio. Riconoscere il limite della politica e dei partiti significa anche aprire il campo alle richieste d`impegno e mobilitazione che maturano nella società ed alle competenze che si affermano. Tutto ciò dovrà essere messo in atto a cominciare dalle nomine in enti, società pubbliche e autorità di sorveglianza e da rinnovati criteri di selezione nelle funzioni di governo'.[...]

Lavoro
- La nostra visione assume il lavoro come parametro di tutte le politiche. Cuore del nostro progetto è la dignità del lavoratore da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa. Questa è anche la premessa per riconoscere la nuova natura del conflitto sociale. Fulcro di quel conflitto non è più solo l`antagonismo classico tra impresa e operai, ma il mondo complesso dei produttori, cioè delle persone che pensano, lavorano e fanno impresa. E questo perché anche lì, in quella dimensione più ampia, si stanno creando forme nuove di sfruttamento. Il tutto, ancora una volta, per garantire guadagni e lussi alla rendita finanziaria. Bisogna perciò costruire alleanze più vaste. La battaglia per la dignità e l`autonomia del lavoro, infatti, riguarda oggi la lavoratrice precaria come l`operaio sindacalizzato, il piccolo imprenditore o artigiano non meno dell`impiegato pubblico, il giovane professionista sottopagato al pari dell`insegnante o della ricercatrice universitaria'.

'Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull`impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Quello successivo è contrastare la precarietà, rovesciando le scelte della destra nell`ultimo decennio e in particolare l`idea di una competitività al ribasso del nostro apparato produttivo, quasi che, rimasti orfani della vecchia pratica che svalutava la moneta, la risposta potesse stare nella svalutazione e svalorizzazione del lavoro. Il terzo passo è spezzare la spirale perversa tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, aiutando le produzioni a competere sul lato della qualità e dell`innovazione, punti storicamente vulnerabili del nostro sistema. Quarto passo è mettere in campo politiche fiscali a sostegno dell`occupazione femminile, ancora adesso uno dei differenziali più negativi per la nostra economia, in particolare al Sud. Serve un grande piano per aumentare e migliorare l`occupazione femminile, contrastare la disparità nei redditi e nelle carriere, sradicare i pregiudizi sulla presenza delle donne nel mondo del lavoro e delle professioni',

'A tale scopo è indispensabile alleggerire la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare, politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido. Anche grazie a politiche di questo tipo sarà possibile sostenere concretamente le famiglie e favorire una ripresa della natalità. Insomma sul punto non servono altre parole: bisogna fare del tasso di occupazione femminile e giovanile il misuratore primo dell`efficacia di tutte le nostre strategie.
Infine, il lavoro è oggi per l`Italia lo snodo tra questione sociale e questione democratica. Fondare sul lavoro e su una più ampia democrazia nel lavoro la ricostruzione del Paese non è solo una scelta economica, ma l`investimento decisivo sulla qualità della nostra democrazia.
Occorre una legge sulla rappresentanza che consenta l'esercizio effettivo della democrazia per chi lavora. Non possiamo consentire né che si continui con l'arbitrio della condotta di aziende che discriminano i lavoratori, né che ci sia una rappresentanza sindacale che prescinda dal voto dei lavoratori sui contratti.[...]

Uguaglianza
- L`Italia è divenuta negli anni uno dei Paesi più diseguali del mondo occidentale. La crisi stessa trova origine - negli Stati Uniti come in Europa - da un aumento senza precedenti delle disuguaglianze. E dunque esiste, da tempo oramai, un problema enorme di redistribuzione che investe il rapporto tra rendita e lavoro, mettendo a rischio i fondamenti del welfare.
 Sull`altro fronte  la ricchezza finanziaria e immobiliare è diventata sempre più inafferrabile, capace com`è di sfuggire a ogni vincolo fiscale e solidale. Non si esce dalla crisi se chi ha di più non è chiamato a dare di più. È la crisi stessa a insegnarci che la giustizia sociale non è pensabile come derivata della crescita economica, ma ne costituisce il presupposto. Ciò significa che la ripresa economica richiede politiche di contrasto alla povertà, anche in un Paese come il nostro dove il fenomeno sta assumendo caratteri nuovi e dimensioni angoscianti. I 'nuovi poveri', per altro, continuano ad assistere allo scandalo di rendite o emolumenti cresciuti a livelli indecenti, a ricchezze e proprietà smodate che si sottraggono a qualunque vincolo di solidarietà. A tutto questo bisogna finalmente mettere un argine'

'Per noi parlare di uguaglianza significa guardare la società con gli occhi degli 'ultimi'. Di coloro che per vivere faticano il doppio: perché sono partiti da più indietro o da più lontano o perché sono persone con disabilità. Se poi guardiamo alle generazioni più giovani, il tema dell`uguaglianza si presenta prima di tutto come possibilità di scelta e parità delle condizioni di accesso alla formazione, al lavoro, a un`affermazione piena e libera della loro personalità.
Superare le disuguaglianze di genere è indispensabile per ricostruire il Paese su basi moderne e giuste. Non a caso, ancora una volta, il simbolo più forte di una riscossa civica e morale è venuto dal movimento delle donne. Su questo piano la politica, il Parlamento e il governo devono assumere la democrazia paritaria come traguardo della democrazia tout court. Nessun discorso sull`uguaglianza sta in piedi se non si rimette il Mezzogiorno al centro dell`agenda. L`Italia è cresciuta quando Sud e Nord hanno scelto di avanzare assieme. Viceversa quando la forbice si è allargata, l`Italia tutta si è distanziata dall`Europa.
Sostenere, come la destra ha fatto per anni, che il Nord poteva farcela da solo si è rivelato un grave errore, che ha impoverito il Sud e il Nord insieme. Tutt`altra cosa è combattere sprechi e inefficienze con una nuova strategia nazionale d`intervento. Il punto è farlo assieme al senso di responsabilità di tante amministrazioni e movimenti meridionali, per correggere le storture di vecchi regionalismi e localismi clientelari e per promuovere legalità, civismo e lavoro.
Infine, al capitolo dell`uguaglianza è legata a filo doppio la questione di una giustizia civile e penale al servizio del cittadino'.
'Su questo piano è superfluo ricordare che gli anni della destra al governo hanno sprangato ogni spiraglio a un intervento riformatore. Diciamo che si sono occupati pochissimo dello stato di diritto e molto del diritto di uno soltanto che si riteneva proprietario dello Stato. Ma così a pagare due volte sono stati i cittadini più deboli: quelli che hanno davvero bisogno di una giustizia civile e penale rapida, imparziale, efficiente. Nella prossima legislatura il tema dovrà essere affrontato dal punto di vista della dignità e dei diritti di tutti e non più dei potenti alla ricerca d`impunità'.[...]

'Libertà 
- Per noi libertà è anzitutto la possibilità concreta per le giovani generazioni di costruire il proprio progetto di vita e realizzare le proprie vocazioni. Il nostro progetto non sarà retoricamente per i giovani, ma dovrà essere soprattutto di giovani. Quegli stessi che oggi, pur ricchi di talento ed energie, trovano le strade sbarrate e sono sistematicamente esclusi. Il tema del merito non può essere contrapposto a quello dell`eguaglianza delle opportunità. 
Libertà dei progetti di vita  e valorizzazione del merito sono i presupposti di una società più aperta ed eguale.

'Attraverso l`introduzione di misure più incisive, ciò deve valere nel campo delle professioni, della scuola e dell`università, dell`amministrazione pubblica e dell`impresa privata. Negli anni del berlusconismo l`appello alla libertà è stato utilizzato a difesa di privilegi e vantaggi privati. Noi vogliamo liberare le energie della creatività e del merito individuale contro le chiusure corporative e familistiche della società italiana.
Consideriamo essenziali il rispetto della libertà e della responsabilità delle donne. Occorre superare gli aspetti giuridicamente insostenibili della legge 40 in materia di procreazione assistita e garantire piena applicazione alla legge 194 sull`interruzione volontaria di gravidanza'.

'Su temi che riguardano la vita e morte delle persone, la politica deve coltivare il senso del proprio limite e il legislatore deve intervenire sempre sulla base di un principio di cautela e di laicità del diritto. Per evitare i guasti di un pericoloso 'bipolarismo etico' che la destra ha perseguito in questi anni, è necessario assumere come riferimento i principi scolpiti nella prima parte della nostra Costituzione e, a partire da quelli, procedere alla ricerca di punti di equilibrio condivisi, fatte salve la libertà di coscienza e l`inviolabilità della persona nella sua dignità'.

Sapere 
- La dignità del lavoro e la lotta alle disuguaglianze s`incrociano nel primato delle politiche per l`istruzione e la ricerca. Non c`è futuro per l`Italia senza un contrasto alla caduta drammatica della domanda d`istruzione registrata negli ultimi anni. È qualcosa che trova espressione nell`abbandono scolastico, nella flessione delle iscrizioni alle nostre università, nella sfiducia dei ricercatori e nella demotivazione di un corpo insegnante sottopagato e sempre meno riconosciuto nella sua funzione sociale e culturale. In questo caso più che dalle tante indicazioni programmatiche, conviene partire da un principio: nei prossimi anni, se vi è un settore per il quale è giusto che altri ambiti rinuncino a qualcosa, è quello della ricerca e della formazione. Dalla scuola dell`infanzia e dell`obbligo alla secondaria e all`università: la sfida è avviare il tempo di una società della formazione lunga e permanente che non abbandoni nessuno lungo la via della crescita, dell`aggiornamento, di possibili esigenze di mobilità.
Solo così, del resto, si formano classi dirigenti all`altezza, e solo così il sapere riacquista la sua fondamentale carica di emancipazione e realizzazione di sé'.
'A fronte di questo impegno, garantiremo processi di riqualificazione e di rigore della spesa, avendo come riferimento il grado di preparazione degli studenti e il raggiungimento degli obiettivi formativi. La scuola e l`università italiane, già fiaccate da un quindicennio di riforme inconcludenti e contraddittorie, hanno ricevuto nell`ultima stagione un colpo quasi letale. Ora si tratta di avviare un`opera di ricostruzione vera e propria. Nella prossima legislatura partiremo da un piano straordinario contro la dispersione scolastica, soprattutto nelle zone a più forte infiltrazione criminale, dal varo di misure operative per il diritto allo studio, da un investimento sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d`innovazione. Tutto ciò nel quadro del valore universalistico della formazione, della promozione della ricerca scientifica e della ricerca di base in ambito umanistico'.[...]

'Sviluppo sostenibile
- Sviluppo sostenibile per noi vuol dire valorizzare la carta più importante che possiamo giocare nella globalizzazione, quella del saper fare italiano. Se una chance abbiamo, è quella di una Italia che sappia fare l`Italia. Da sempre la nostra forza è stata quella di trasformare con il gusto, la duttilità, la tecnica e la creatività, materie prime spesso acquistate all`estero. Il decennio appena trascorso è stato particolarmente pesante per il nostro sistema produttivo.
L`ingresso nell`euro e la fine della svalutazione competitiva hanno prodotto, con la concorrenza della rendita finanziaria, una caduta degli investimenti in innovazione tecnologica e nella capitalizzazione delle imprese, con l`aumento dell`esportazione di capitali. Anche in questo caso è tempo di cambiare spartito e ridare centralità alla produzione. Una politica industriale 'integralmente ecologica' è la prima e più rilevante di queste scelte. Noi immaginiamo un progetto-Paese che individui grandi aree d`investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell`industria, nell`agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all`arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l`agenda digitale 2.
'Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione'.[...]


Beni comuni 
- Per noi salute, istruzione, sicurezza, ambiente, sono campi dove, in via di principio, non deve esserci il povero né il ricco. Perché sono beni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti.
Sono beni comuni - di tutti e di ciascuno - e definiscono il grado di civiltà e democrazia del Paese. I referendum del 2011 hanno affermato il principio dell`acqua come bene non privatizzabile. L`energia, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione, sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualità delle prestazioni. Per tutto questo introdurremo normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela delle finalità pubbliche dei servizi'.
'In ogni caso non può venir meno una responsabilità pubblica dei cicli e dei processi, che garantisca l`universalità di accesso e la sostenibilità nel lungo periodo.
La difesa dei beni comuni è la risposta che la politica deve a un bisogno di comunità che è tornato a manifestarsi anche tra noi. I referendum della primavera del 2011 ne sono stati un`espressione fondamentale. È tramontata l`idea che la privatizzazione e l`assenza di regole siano sempre e comunque la ricetta giusta.
Non si tratta per questo di tornare al vecchio statalismo o a una diffidenza preventiva verso un mercato regolato. Il punto è affermare l`idea che questi beni riguardano il futuro dei nostri figli e chiedono pertanto una presa in carico da parte della comunità. In questo disegno la maggiore razionalità e la valorizzazione del tessuto degli enti locali sono essenziali, non solo per la funzione regolativa che sono chiamati a svolgere, ma perché il presidio di democrazia, partecipazione e servizi che assicurano è in sé uno dei beni più preziosi per i cittadini. Superare le duplicazioni, riqualificare la spesa, devono perciò accompagnarsi ad un nuovo e rigoroso investimento sul valore dell`autogoverno locale che, soprattutto nella crisi, non va visto, così come ha fatto la destra, come una specie di malattia, ma piuttosto come una possibile medicina. A sua volta l`autogoverno locale deve offrire spazi e occasioni alla sussidiarietà, alle forme di partecipazione civica, ai protagonisti del privato sociale e del volontariato'.[...]

Diritti
- Il principio della dignità inviolabile della persona e il rispetto dei diritti umani fondamentali sono la cornice generale entro cui trovano posto tutte le nostre scelte di programma. In particolare noi ci sentiamo al fianco della lotta di popoli interi per la difesa dei diritti umani, a iniziare da quelli delle donne. Crediamo sia compito dei democratici e dei progressisti affermare l`indivisibilità dei diritti -politici, civili e sociali- e di farlo valorizzando il principio costituzionale della laicità dello Stato. Nel nostro caso questo significa l`impegno a perseguire il contrasto verso ogni violenza contro le donne, un fenomeno che affonda le sue radici in modelli inaccettabili del rapporto tra i generi e che costituisce una vera e propria violazione dei diritti umani.
Sul piano dei diritti di cittadinanza l`Italia attende da troppo tempo una legge semplice ma irrinunciabile: un bambino, figlio d`immigrati, nato e cresciuto in Italia, è un cittadino italiano.
L`approvazione di questa norma sarà simbolicamente il primo atto che ci proponiamo di compiere nella prossima legislatura. Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico.
È inoltre urgente una legge contro l`omofobia. Siamo per il rispetto della vita umana e quindi vogliamo che la condizione dei detenuti sia rispettosa della Costituzione'.[...]

'Responsabilità 
- L`Italia ha bisogno di un governo e di una maggioranza stabili e coesi. Di conseguenza l`imperativo che democratici e progressisti hanno di fronte è quello dell`affidabilità e della responsabilità. Per questa ragione, nel momento stesso in cui chiamiamo a stringere un patto di governo movimenti, associazioni, liste civiche, singole personalità e cittadini che condividono le linee di questo progetto, vogliamo assumere insieme, dinanzi al Paese, alcuni impegni espliciti e vincolanti. Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a: sostenere in modo leale e per l`intero arco della legislatura l`azione del premier scelto con le primarie; affidare a chi avrà l`onere e l`onore di guidare la maggioranza, la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale; vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta; assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all`eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi; appoggiare l`esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell`eurozona'.

mercoledì 9 luglio 2014

Giustizia: io, Ottaviano Del Turco, torturato come Tortora per avere sfidato i potenti

Emidio Novi su  Home


08-07-2014
Ottaviano Del Turco è un uomo che sa sorridere. Vive una delle più incredibili vicende giudiziarie degli ultimi anni. Eppure non smette di scorgere nelle cose il loro verso paradossale. Solo così può accarezzare la vita che a un certo punto lo ha sottoposto a una prova terribile. "Nessuno può avere idea di cosa sia un processo come il mio, se non ci sta dentro. Solo da dentro si vedono tutti i dettagli di una tortura processuale come quella che ho vissuto, anche quelli piccolissimi". Non sono stati anni da incorniciare, questi ultimi sei, per Del Turco.

Ma l'ex numero due della Cgil ("l'immagine a cui tengo di più"), che è stato anche segretario del Psi, parlamentare antimafia, ministro e poi presidente dell'Abruzzo, questo signore contro il quale sei anni fa ci si è avventati con gli artigli della ferocia forcaiola più cieca, non smette di amare i suoi quadri, di passeggiare per la sua Collelongo, di gustarsi la solitudine che è anche benefico distacco.

Né gli costa fatica raccontare i dettagli anche paradossali e comici della sua odissea processuale. Un pezzetto di questa storia è riemerso in tempi recenti: qualche settimana fa (“il Garantista” ne ha parlato domenica scorsa), i PM di Chieti hanno spiegato ai giudici dov'era andato a finire il "tesoro" dell'uomo che accusa Del Turco: Vincenzo Angelini, ex re delle cliniche abruzzesi, la cosiddetta gola profonda che ha raccontato la storia delle tangenti scambiate con sacchi di mele, un uomo accusato di bancarotta per cifre colossali, avrebbe trasferito la bellezza di 100 milioni di euro alle Antille Olandesi.

La Procura spiega di aver trovato le "contabili", cioè le prove certe. Era tutto nell'hard disk di un commercialista, un certo Marco Rovella. Un uomo così pieno di sorprese, Angelini, uno che secondo l'inchiesta di Chieti avrebbe fatto fallire un impero di cliniche private per mettere da parte 100 milioni ai Caraibi, ha goduto di una considerazione assoluta da parte dei giudici di Pescara. Gli hanno creduto e hanno condannato Del Turco in primo grado a 9 anni e 6 mesi. "Quasi come Tortora", fa notare l'ex governatore, uno dei pochi passaggi in cui la voce si fa un po' più arrabbiata.

Senta Onorevole, è chiaro che non ci sono certezze. Non ce ne sono della sua colpevolezza, non possiamo dire di averne neppure del supposto magheggio caraibico di Angelini. Ma le è mai passato per la testa, in questi anni, che dietro le accuse potesse nascondersi un presunto tesoro?

È stato evidente fin dall'inizio.

Evidente a chi?

A me che gli avevo fatto le leggi contro.

Quali leggi?

Prima che diventassi presidente della Regione, Angelini, proprietario di un gruppo come Villa Pini, stracolmo di convenzioni, riceveva i rimborsi a piè di lista. Diceva di aver erogato prestazioni per un determinato costo, e la Regione pagava.

Poi cos'è successo?

Che le delibere della mia giunta e le leggi approvate in Consiglio regionale hanno messo fine a quella follia. Ed evidentemente gli hanno creato dei problemi.

L'ha accusata per questo?

No. Angelini è stato passato al setaccio dal Nas dei carabinieri alcuni mesi prima che io fossi arrestato. Ai PM l'Arma ha detto: questo signore andrebbe arrestato. Nel momento in cui la Procura di Pescara comincia a mettere sotto torchio Angelini, una perizia accerta che 60 milioni del suo patrimonio sono già stati trasferiti dai conti delle cliniche ad altre imprecisate destinazioni.

Cosa gli succede?

Il procuratore capo Trifuoggi gli dice che tutto appare incomprensibile se non lo si ricollega a un meccanismo esiziale di concussione. Gli dice: lei questi soldi li deve accantonare per la politica, è l'unica spiegazione.

E lì Angelini fa il suo nome.

Macché. Dichiara di non aver mai pagato nessuno. È tutto negli atti processuali, questo scambio tra la Procura e Angelini. Trifuoggi insiste. Cerca di far capire ad Angelini che se lui fa i nomi di chi lo ha concusso rende un grande servizio alla Giustizia.

E quindi lui fa i nomi degli amministratori.

E nemmeno. Se ne torna a casa sua. Parla con il suo avvocato, evidentemente. Dopo 8 giorni si ripresenta in Procura e dice: sono stato concusso. Ho pagato tangenti. Solo a Del Turco ho dato oltre 5 milioni e mezzo.
Questo porta al suo arresto, il 14 luglio del 2008.

Il giorno dopo avremmo approvato una circolare, già pronta. Avrebbe reso ancora più stringenti i criteri per pagare le strutture convenzionate con la sanità regionale.

Quanto tempo ha passato in carcere?

Ci sono stato fino al 28 luglio. Poi sono passato ai domiciliari. Quindi alla fase più umiliante, quella dell'obbligo di dimora. Un confino. Quando avevo bisogno di muovermi dalla mia Collelongo per andare a Roma dovevo chiedere un permesso al gip. Poi avevo bisogno di un'autorizzazione anche per tornare a Collelongo. Di fatto sul Raccordo anulare ero una specie di evaso.

Adesso è in attesa dell'Appello. Secondo il suo avvocato difficilmente se ne parlerà prima del 2015. Nel frattempo è libero.

Ma preferisco confinarmi da solo, a questo punto, a casa mia a Collelongo. Faccio una passeggiata la mattina, prendo un caffè. Una partitella a carte. Poi torno, cerco di non stancarmi. Ho un linfoma. Un tumore non dei più aggressivi, per fortuna. Da alcuni anni sono in cura dal professor Mandelli. E ho smesso di tenere la testa sempre nelle carte del processo.

All'inizio ha studiato come se avesse dovuto difendersi da solo.

Poi i medici mi hanno detto: quello che le hanno fatto passare ha colpito le sue cellule. È come se i segni della sofferenza si vedessero al microscopio, capisce?

Cosa si aspetta dal processo di Appello?

L'assoluzione. E basta. Non voglio le scuse. So che proprio “il Garantista” ha pubblicato le scuse di Marmo alla famiglia Tortora. Non mi interessano. Le scuse le chiedono i magistrati che smettono di fare i magistrati.

Alla fine lei non è stato condannato per concussione.

No. Dopo l'escussione di 140 prove testimoniali tutte chiamate a suffragare la tesi della concussione, all'ultimo minuto è cambiato il capo d'imputazione. Senza che tale ipotesi fosse mai stata avvalorata da un solo testimone. Questo naturalmente è tra i motivi dell'istanza di Appello.

Peseranno anche i 100 milioni trovati alle Antille che, secondo la Procura di Chieti, costituirebbero il tesoro di Angelini?

Possono rafforzare il quadro già abbastanza chiaro emerso nel primo grado. Ma non saranno decisivi.
Cosa ha pensato di fronte alla notizia dei 100 milioni?

Che probabilmente ce ne sono altri. Angelini tende ad accumulare soldi. E ne pretende sempre, anche quando non ne ha diritto.

Cosa intende dire?

Le faccio un altro esempio. Vincenzo Angelini è uno che compra di tutto. A casa aveva centinaia di paia di scarpe, centinaia di magliette Lacoste tutte dello stesso colore. È stato intercettato dai vigili urbani mentre cercava di portar via da casa scatoloni pieni di cose così. Alcuni antiquari romani possono raccontare di aver venduto ad Angelini mobili di grandissimo pregio e valore che non sono mai stati ritirati. Li ha comprati, li ha pagati, ma li lascia lì. A deperire nei depositi. Nelle udienze del processo è capitato che Angelini cominciasse a urlare senza motivo, o che girasse i tacchi e se ne andasse all'improvviso. Tutti questi episodi non hanno mai messo in discussione la sua attendibilità.

Anche lei ama i quadri.

Me li vendo. Quelli che ho se ne vanno, uno dopo l'altro. Li vendo per vivere, per pagare gli avvocati. Ho speso decine di migliaia di euro, per difendermi. A casa avevo, ne ho ancora qualcuna, opere di grandi maestri, di alcuni di loro sono stato amico. La pittura per me è tutto. Ma devo vendere i quadri. Ne ho venduti di Schifano, di Guttuso.


Lei è stato tra i fondatori del Pd. Da quel partito le arrivano attestati di solidarietà?

Quasi mai. Tra un fragile impianto accusatorio e un vecchio militante hanno scelto la Procura.


Perché? Paura?

Sì, paura. Ne sono convinto.

Perché le è successo tutto questo?

Perché ho tagliato i costi della sanità. Perché chi ha governato la Regione dopo di me ha potuto completare il rientro dal dissesto grazie alle mie leggi. Perché mi sono messo contro i potenti. Toto, per esempio, il fondatore di Air One. Gestiva in società con Benetton la Autostrada dei Parchi, la Pescara-Roma. Una sera con una nevicata terribile tralasciano di spargere il sale. Muoiono cinque persone, altre centinaia di abruzzesi a pochi chilometri da Roma trovano i caselli chiusi e sono costretti a tornare indietro. Ha trattato quel manto stradale come se fosse la robba di Mazzarò. Lo attaccai con grande durezza.

Qual è il limite più grave della giustizia italiana?

Nel 1993 i processi di Mani pulite hanno messo in moto la valanga che avrebbe travolto il sistema delle garanzie processuali. Ma non ci metto più la testa. Devo avere rispetto per la mia salute, ora.

(da “Il Garantista”)

domenica 23 agosto 2009

Un tentativo di ricapitolazione imperniato sui tempi e sui costumi

da L'Avvenire dei lavoratori

L'immagine è la dialettica in arresto [Walter Benjamin]

Prima dell'imminente pausa estiva, che abbiamo posticipato a causa di una panne informatica, vorrei misurarmi con un compito facile in apparenza. Vorrei interrogarmi sui tempi in cui viviamo.
Importanti scuole di pensiero disputano circa la possibilità di conoscere i "tempi", non da ultimo perché questi ci si muovono sotto il naso, continuamente. E si tratta di un movimento magico, a ben vedere, dato che la dinamica dei "tempi" evolve in funzione dei pensieri che produciamo, e delle loro conseguenze.
Per una magia (una grande magia, l'unica vera a me nota) sembra che noi influenziamo i tempi in cui viviamo, e viceversa.
Noi stiamo di fronte ai nostri tempi come dinanzi a uno specchio vertiginoso, nel quale troviamo riflesso il nostro Esserci. E d'altronde, se la parola "tempo" è un altro nome per "esistenza", pare fin quasi ovvio che i tempi in cui viviamo ci rimandino a noi stessi. Il che potrebbe facilitare le cose; se non le complicasse. A ragione, infatti, gli studiosi dell'animo umano ci ammoniscono sull'opacità dell'Io, che nel caso specifico è l'opacità di tutti noi rispetto a noi stessi.
Non è dunque facile districare i termini della questione. Ma anche se lo fosse, e se il tempo e la vita e noi medesimi ce ne stessimo immobili, come le belle statuine, a recitare un fermo immagine assolutamente chiaro e nitidissimo, beh, anche in tale ipotesi assurda, chi mai potrebbe dire qual razza di epoca è quella in cui siamo capitati?!
Per esempio, negli ultimi venticinque anni un’intera generazione, proclamatasi libertaria nella sua rivolta tardo-adolescenziale meglio nota sotto il nome di "Sessantotto", si è convertita in massa, o quasi, al liberismo selvaggio: ora va in quiescenza tra le molte macerie, inscritte in una trista parabola dominata dall'avidità. Persino a sinistra (o, se si preferisce, nel centrosinistra) il ben noto entusiasmo dei neofiti ha scatenato un'onda di nuovismo cinico. Questo è accaduto, non solo in Italia, ma in mezzo mondo.
Ieri burocrati moscoviti, oggi boss multimiliardari: ecco la Russia post-comunista. Dall'altra parte dello stretto di Bering il far west dell'edonismo finanziario è giunto allo strapiombo: ecco l'America para-liberale. E intanto nella Commissione di Bruxelles (a egemonia para-socialista e a guida prodiana, ahinoi) si puntava sul lucroso allargamento a est, suicidando la costituzione europea.

Macerie su macerie.
Mentre nell’ultimo quarto di secolo assistevamo attoniti a questo spettacolo, i problemi demografici, ecologici, sociali, economici, politici e strategici seguivano il loro corso. Siamo così capitati in questi nostri tempi di grandi aumenti. Aumenta la popolazione terrestre, aumenta la temperatura globale, aumentano le ricchezze dei ricchi e il numero degli affamati, aumentano qua e là i timori, le paure, le tensioni, i conflitti. Aumenta anche lo stupore verso la generazione di Woodstock, e mi ci metto dentro anch'io, che gestisce decine e decine di interventi militari ovunque nel mondo. Quante floride occasioni di profitto per la mafia delle armi, della droga e dei clandestini!
Insomma, le risorse morali e naturali sono quel che sono, per lo meno nel cosiddetto Occidente, sia esso di vecchio o di nuovo conio. Dobbiamo confessarlo con un granello di sincerità: le nostre prospettive non paiono propriamente rosee. Ma tant'è, cosiffatta si presenta la situazione dei tempi in cui viviamo. Fino a prova contraria.
Va da sé che sarebbe consigliabile uscire da questa situazione, e in fretta. Non è facile, ma almeno un’epoca del consenso ipnotico, dominata dal liberismo selvaggio, è finita (con la nazionalizzazione delle banche, quelle non fallite), mentre affondava nell'ignominia l'Armada Invencible di pennivendoli che ci hanno ripetuto fin oltre la nausea che il "libero" mercato si regola benissimo da sé... quanto meno fino a quando non servono le montagne di pubblico danaro per riempire spaventose voragini speculative.

Quanto tempo sprecato!
Beninteso, il mercato non può essere facilmente regolato, nemmeno a volerlo, perché il sistema d’interscambi ha carattere mondiale mentre i possibili meccanismi di controllo raggiungono (al più) il livello continentale. Ma si sa da un bel po' che l'anarchia capitalista agisce come una variabile impazzita, protesa a saccheggiare le risorse planetarie (di tutti) trasformandole nella ricchezza (di pochissimi).
Dunque, la necessità di un'istanza capace di regolare il "libero" mercato, prima che esso ci ammazzi tutti, si riassume nel "problema cosmopolitico": articolare una governance del mondo globalizzato. Vogliamo ricominciare a parlarne?
Ci fu un'Età dei Lumi nella quale il sommo Kant arditamente teorizzava una federazione cosmopolita delle nazioni a tutela della pace. Oggi la necessità di rafforzare l'ONU si direbbe un'evidenza piuttosto diffusa. In questo senso la costruzione europea potrebbe rivelarsi una miniera di tecnologie istituzionali assai utili alla Cosmopolis. E chissà che un asse USA-Cina non possa svolgere nel mondo un ruolo propulsivo analogo a quello franco-tedesco nell'Europa del Dopoguerra. Auguriamoci che i due giganti del Pacifico si accordino per contenere le emissioni di gas serra. Perché il tempo vola.
Sul sito di Radio Radicale (www.radioradicale.it/scheda/277812?format=32), è disponibile la registrazione del discorso tenuto da Carlo d'Inghilterra a Monte Citorio circa l'urgenza di evitare l’irreversibilità del surriscaldamento climatico. Nel discorso (durato non più di mezz'ora) viene sottolineato che restano circa novanta mesi per agire: novanta mesi votati (comunque) a cambiare il mondo.
Una delle possibili misure riparatorie sta verosimilmente nella produzione di energia tramite impianti solari da costruire nei deserti. Un'altra tecnica potrebbe venire dall'immissione nell'atmosfera di scudi nuvolosi capaci di schermare parte dell'irradiazione termica. Alcuni studiosi propongono poi una massiccia coltivazione di alghe marine atte ad assorbire grandi quantità di anidride carbonica. La lista delle tecniche finalizzate a contenere il surriscaldamento è destinata ad allungarsi, ma il primo posto in classifica rimarrà saldamente riservato a una techne molto speciale, che gli antichi chiamavano politikè.
Ricordiamolo: l'arte della politica è rimasta al centro della polis – prima, durante e dopo la lunga transizione storica dalla città-stato allo stato nazionale. E così sarà anche nella Cosmopolis, se Cosmopolis sarà.
Arte politica – o per meglio dire: cosmopolitica – significa capacità, necessariamente collettiva, di costruire una grandissima rete che però non si smaglia: capacità cioè di sviluppare un ragionevole grado di coordinazione generale umana, nel rispetto delle realtà locali e della pluralità culturale, pena il conflitto e quindi la catastrofe (perché il tempo fugge).

"Noi, il genere umano, siamo giunti ad un momento decisivo", diceva qualche tempo fa Al Gore, già vice presidente degli USA e premio Nobel per la pace: "È inaudito, e fa perfino ridere, pensare di poter davvero compiere delle scelte in quanto specie, ma è proprio questa la sfida che ci troviamo davanti".
E allora la domanda che, per concludere, ci poniamo riguarda la soggettività di questo grande discorso (e percorso) di scelte collettive a venire. Si dirà che il soggetto è qui il genere umano, il quale però non entra in scena come un soggetto "già dato". L'Umanità è il fine, la sfida, il compito. L'Umanità come soggetto politico si compie con il costituirsi della Cosmopolis. Ma lì bisogna prima arrivarci.
E dunque domandiamocelo: quali soggetti avrebbero la capacità di sostenere questo cammino verso l'Umanità? Poiché stiamo parlando di soggetti a dimensione internazionale, potremmo elencare: la comunità economico-finanziaria, le grandi religioni e la comunità scientifica. Tuttavia, queste comunità non s'intendono propriamente come soggetti politici.
Al più tardi a questo punto, constatiamo che è del tutto impossibile rimuovere dal video il maggior raggruppamento umano organizzato, la cui soggettività nacque un secolo e mezzo fa con chiara vocazione politica globale: Workers of all countries unite! – "Lavoratori di tutto il mondo unitevi!".
Girate pure la scacchiera come vi pare, il soggetto centrale della Cosmopolis sono le lavoratrici e i lavoratori con le loro organizzazioni. Oggi più che mai. Questa tesi sorprende anche me, tanto sembra polverosa. E mi rendo ben conto che non può destare l'entusiasmo né del sistema mediatico-pubblicitario-finanziario né delle varie caste sacerdotali di cui abbondiamo ovunque nel mondo. E però così è. Fino a prova contraria.
Molte esperienze storiche, esaltanti e terribili, si sono susseguite nell'alveo dell'Associazione Internazionale dei lavoratori sorta nel 1864 a Londra per iniziativa di Karl Marx. Quella soggettività si articola oggi in una vastissima rete globale di sindacati operai, partiti socialisti e democratici, movimenti cooperativi, fondazioni politico-culturali e mille altre istituzioni.
Folle sarebbe pensare che la Cosmopolis possa costituirsi senza le lavoratrici e i lavoratori di tutto il mondo. Perché il tempo incalza.

di Andrea Ermano

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