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mercoledì 17 novembre 2021

A proposito di Morbo di Parkinson

 15 NOV 2021 17:17 PST

Alfa-sinucleina come biomarcatore per la malattia di Parkinson

SCRITTO DA: Christopher DiMaio

La malattia di Parkinson (MdP) è una malattia neurogenerativa diffusa che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita di una persona. Oltre ai sintomi motori come rigidità e tremore, possono verificarsi anche declino cognitivo e depressione. Circa  60.000 persone negli Stati Uniti viene diagnosticato il morbo di Parkinson ogni anno. Nonostante la nostra comprensione in rapida crescita del morbo di Parkinson, esistono ancora molte lacune nelle nostre conoscenze e una diagnosi accurata e precoce rimane una sfida. Attualmente, non esistono test di laboratorio o di imaging per casi non genetici di malattia di Parkinson. La diagnosi si basa sulla storia clinica e sull'esame, nonché sulla risposta ai farmaci. Varie tecniche di imaging molecolare per tracciare i marcatori associati al morbo di Parkinson sono attualmente in fase di valutazione attraverso studi finanziati dall'Istituto nazionale dei disturbi neurologici e dell'ictus. Tuttavia, i ricercatori stanno anche studiando attivamente la possibilità di utilizzare determinati biomarcatori rilevati in vari fluidi corporei per aiutare nella diagnosi del morbo di Parkinson.

alfa-sinucleina è una proteina ritenuta fondamentale per la patogenesi del PD, sebbene il meccanismo attraverso il quale questa proteina provoca neurotossicità e degenerazione non sia completamente compreso. L'alfa-sinucleina è presente nel liquido cerebrospinale, nella saliva e nel sangue. Tuttavia, i livelli di questa proteina possono variare; pertanto, l'interpretazione dei livelli alterati di alfa-sinucleina può essere problematica. Un'ulteriore limitazione della ricerca disponibile sono le variazioni nelle procedure di test che sono state utilizzate per misurare l'alfa-sinucleina, rendendo difficili i confronti tra gli studi. L'alfa-sinucleina ha forme diverse e la nostra conoscenza dei livelli nei soggetti sani rispetto a quelli con PD è carente. Alcuni studi, tuttavia, hanno prodotto risultati entusiasmanti. Ad esempio, sebbene siano in numero limitato, gli studi che misurano l'alfa-sinucleina nelle biopsie cutanee sono stati coerenti.Inoltre, le biopsie cutanee sono minimamente invasive e facili da eseguire.

Trovare un biomarcatore affidabile per il morbo di Parkinson migliorerebbe significativamente l'accuratezza diagnostica e consentirebbe ai fornitori di monitorare il miglioramento o l'avanzamento della malattia. Potrebbe anche aiutare nella misurazione oggettiva della risposta al trattamento. Saranno necessari studi più ampi con pazienti con PD per ottenere risultati affidabili. L'alfa-sinucleina è un biomarcatore promettente, ma la sua utilità clinica è attualmente limitata. I ricercatori dovrebbero continuare a esplorare l'uso di biomarcatori combinati e biomarcatori di imaging per la diagnosi e la prognosi del morbo di Parkinson.

Fonti: Parkinson's Foundation , Frontiers in Aging Neuroscience

Circa l'autore
  • Il Dr. Christopher DiMaio è uno scrittore scientifico presso Labroots. Ha ricevuto il suo MD dal Penn State College of Medicine nel 2014. I suoi interessi accademici e professionali includono neuroscienze, salute comportamentale, immunologia e miglioramento della sanità, tra gli altri. È parte attiva della sua comunità.

lunedì 1 novembre 2021



IL LATO OSCURO DEL TASSO: VELENOSO SI, MA CON CARATTERE!

(Taxus baccata L., famiglia delle Taxaceae)

Oggi vi parlo di un albero (quando lo diventa) particolare non solo per la sua "natura" ma anche per il significato e le contraddizioni. Il Tasso nella tradizione celtica è estremamente legato al Samhain. Partiamo da quest'ultima...

Antica festa celtico-pagana, celebrata tra il 31 ottobre e il 1º novembre; conosciuta spesso anche come Capodanno celtico. Risalente al VI secolo a.C. o addirittura prima, il suo nome deriverebbe dall'irlandese antico samain, samuin o samfuin, che si suppone significhi "fine dell'estate" una festa molto importante: è un rito di conclusione, di morte e rinascita (perché ad ogni fine corrisponde un nuovo inizio). I fuochi di Samhain servono a purificare, a bruciare il vecchio, ciò che non serve più, per permettere al nuovo di formarsi. 

Com Samhain celebriamo l’arrivo del buio e del freddo, riconnettendoci a quella rete della vita che ci fa tutti fratelli: onorando gli antenati, gli spiriti defunti, dai più vicini ai più remoti, alle origini della razza umana.

Sovrapporre le festività cattoliche su quelle pagane è stata  una consuetudine, quasi una "strategia" per agevolare la conversione di moltitudini di popoli che non volevano abbandonare le loro ritualità legate ad un Calendario coincidente le ciclicità stagionali della Natura;  ci sarebbe da parlarne, ma non è questo il contesto giusto per farlo. (consiglio la lettura del libro di Alfredo Cattabiani "Calendario").

Tornando al Taxus, nella simbologia nordica è anch'esso legato alla ciclicità morte rinascita anche per alcune sue caratteristiche botaniche molto particolari.

Iniziamo a raccontarlo...

ETIMOLOGIA

Il nome deriva dal greco toxon, che significa “arco”, e ha la stessa radice dell’aggettivo toxicon, velenoso.

In effetti, quasi ogni parte di quest’albero, eccetto l’arillo rosso che circonda lo scuro seme, è velenosa per uomini e animali domestici per via della taxina, uno dei veleni più potenti esistenti in natura, un alcaloide in grado di uccidere tramite collasso cardiovascolare. Gli animali in assoluto più sensibili alla taxina sono i cavalli, a un uomo bastano pochi grammi di veleno per morire, mentre i cervi sembrano potersi nutrire delle velenosissime foglie senza problemi.

Gli uccelli ne mangiano i frutti, consumando l’arillo rosso (chiamato di solito “bacca” impropriamente), restituendo intatto il velenosissimo seme alla terra.

La parte in assoluto più tossica dell’albero sono le foglie, soprattutto quando secche.

Dal suo essere così velenoso deriva in parte un altro nome con cui il Tasso è noto, e cioè: Albero della Morte.



BOTANICA

Il Tasso è una pianta sempreverde appartenente a una famiglia piccola e isolata della gimnosperme, le Taxaceae. Il tronco raramente supera i 15 metri e le foglie assomigliano un po’ a quelle dell’Abete bianco: sono lineari, appiattite, un poco falcate, acuminate ma non pungenti perché tenere, e si distribuiscono a spirale attorno ai rametti.

La sua patria si estende verso nord fino all’Irlanda e alla Norvegia, verso sud fino ai monti dell’Europa meridionale e del Nord Africa e verso est fino all’Asia minore e al Caucaso.

Cresce soprattutto nel sottobosco di faggeti o di boschi frondiferi misti. E’ un albero amante dell’ombra.Gli esemplari selvatici sono stati pesantemente decimati dall’eccessivo sfruttamento dell’uomo e dalla distruzione dei nuovi germogli da parte dei cervi. Il Tasso, come l’Abete rosso, è sensibile alle gelate intense.

Dai tronchi danneggiati crescono nuovi rami verticali che si sviluppano intorno al tronco stesso formando uno pseudo-fusto. Per questa ragione, nella sezione trasversale mancano spesso anelli annuali univoci, complicando la determinazione dell’età. La sua corteccia è bruno-rossastra e tende a disfarsi in scaglie. Ma mentre il nucleo centrale del tronco, con il passare degli anni (si tratta di una pianta particolarmente longeva), lentamente marcisce, strati di nuovo tessuto inglobano il vecchio legno morto proteggendolo e rinforzandolo.

Il Tasso si rinnova dall’esterno verso l’interno. 

La crescita tiene il passo con il disfacimento. Raggiunto il disfacimento completo, il Tasso può risorgere. Non ci sono ragioni biologiche per cui un Tasso muoia. Un effetto di questo processo è che nessuna parte di un Tasso è vecchia come l’intero albero, perciò la datazione con il carbonio è impossibile e, non essendoci nemmeno anelli da contare, per lungo tempo la vera età dei Tassi è rimasta avvolta nel mistero e fino agli anni ’80 si riteneva che quest’albero non potesse superare gli 800 anni.

IL TASSO DI FORTINGALL

Quest’ipotesi venne però rivista in seguito alle ricerche di Alan Mitchell e David Bellamy, famoso botanico inglese. A Tantridge, nel Surrey, fu scoperto un Tasso molto antico a circa 8 metri di distanza dalla chiesa locale, che ha fondamenta sassoni. Nella cripta si può chiaramente vedere che la volta di pietra fu costruita dai Sassoni attorno le radici dell’albero. Dopo aver raggiunto la maturità, i Tassi smettono di crescere in altezza e le radici aumentano di diametro in modo straordinariamente lento. Queste scoperte provano non solo il rispetto che i Sassoni avevano per quest’albero ma anche che esso 1000 anni fa era già completamente adulto.

Attualmente si ritiene che abbia più di 2500 anni.Come spiega Fred Hageneder nel suo stupendo libro Lo spirito degli alberi, la rivalutazione dell’età dei Tassi nelle Isole Britanniche è stata coordinata dal Conservation Found di Londra, che ha identificato 413 Tassi che hanno più di 1000 anni. Molti hanno il doppio o il triplo di quest’età, e alcuni hanno un’età di 4-5000 anni. Il più vecchio, il cui seme dev’essere germinato nella tundra post-glaciale circa 8000 anni fa, si trova a Fortingall, in Scozia.

Potrebbe trattarsi dell’albero più antico al mondo.

CONIFERE ERMAFRODITE MA IL TASSO NO

Mentre le conifere sono in genere ermafrodite, i Tassi sono sia di sesso maschile che di sesso femminile, anche se esistono alberi bisessuati, o che a un certo punto della loro vita sviluppano rami su cui crescono fiori di sesso opposto, proprio come nel caso del Tasso di Fortingall, un albero maschio che recentemente ha sviluppato rami su cui crescono fiori femminili e frutti.

Questo ci mostra non solo la grande vitalità e la capacità di rinnovamento di questi alberi, anche se vecchissimi, ma anche la loro capacità di trascendere le categorie, collocandosi al di fuori del tempo. I Tassi sono creature che mutano con il fluire dell’energia, trasformandosi di continuo, lentissimamente.

I fiori maschili sono piccole strutture globulari situate singolarmente sull’ascella della foglia, sotto i rami dell’anno precedente, mentre i fiori femminili, sistemati in una posizione simile, sono fiorellini verdi che si espandono dopo l’impollinazione. Il seme è duro, di colore nero-verde e circondato da un arillo la cui forma ricorda una coppa. Verde all’inizio e rosso brillante a maturazione, l’arillo è polposo, dolce ed è l’unica parte non velenosa dell’albero. I semi vengono propagati dagli uccelli, che mangiano il frutto polposo senza intaccare il seme (velenoso) ma restituendolo alla terra intatto.

Albero dal portamento cespuglioso, che nei rari casi in cui cresce isolato sviluppa una chioma globosa, il Tasso è un albero dall’incredibile vitalità, con varie modalità di riproduzione: in primavera i fiori maschi riempiono l’aria di polline (anch’esso leggermente velenoso) per raggiungere i fiori femminili e inseminarli; il tronco può facilmente produrre nuovi germogli dopo essere stato tagliato o danneggiato da una tempesta e i polloni radicali rappresentano un ulteriore e molto efficace metodo di propagazione.

Il Tasso però ha anche una terza forma di riproduzione, molto rara in piante non tropicali, e cioè la margottatura. Un ramo di qualsiasi dimensione può estendersi fino al terreno e mettere radici. La funzione di questo processo sarebbe quella di fornire un sostegno ai rami in continua crescita, ma la nuova radice produce anche giovani germogli, che si dirigono verso l’alto divenendo essi stessi nuovi alberi. Questo accade in tutte le direzioni, cosicché intorno all’albero madre si forma un anello o un boschetto di nuovi alberi facenti tutti parte della pianta originaria.

Questa caratteristica rende il Tasso un albero particolarissimo, dotato di un Io plurale; una creatura antichissima che si muove e cresce con tempi quasi più simili al quelli dei minerali che della materia organica. E come Gaia, il Tasso può non morire mai (a meno che una disgrazia o l’uomo non ci metta lo zampino), ma rinnovarsi di continuo e cambiare attraverso le ere.

MITOLOGIA E STORIA

Il Tasso è albero celebre sin dall’antichità, e da sempre è stato associato dall’uomo ai concetti di morte e, al tempo stesso, di eternità. I due concetti solo apparentemente opposti nel Tasso si fondono e vengono trascesi: la morte diviene un momento di buio e di passaggio verso la rinascita. La morte è un cambiamento di forma.

Albero spesso presente presso i siti sacri dei Celti (Fortingall, Carn nam Marbh, Newgrange, Stonhenge, Avebury), diviene in epoca cristiana anche un ospite quasi fisso dei cimiteri, o meglio, molte chiese e cimiteri vengono costruiti nei pressi di uno o più Tassi perché, consapevolmente o meno, gli uomini sentivano il messaggio di questi alberi, che contribuiscono a catalizzare l’energia sacra dei luoghi in cui scelgono di crescere.

LE LANCE DI TASSO DI 152.000 ANNI.

Il manufatto ligneo più antico del mondo è una lancia in legno di Tasso rinvenuta a Clacton, nell’Essex, e che risale approssimativamente al 150.000 a.C.

Un’altra lancia di Tasso, risalente circa al 90.000 a.C., è stata trovata tra le costole di un mammut in Bassa Sassonia. Il legno dell’arco, forte e al tempo stesso flessibile, fu ampiamente utilizzato in passato e fino a tutto il Medioevo per la costruzione di archi, e quest’usanza contribuì grandemente a decimare il numero di questi alberi, che un tempo erano molto più diffusi di oggi.

E’ in legno di Tasso l’arco del celebre “Uomo venuto dal ghiaccio” o “Otzi”, la cui mummia venne trovata al confine tra Italia e Austria, sulle Alpi Venoste, vicino al ghiacciaio del Similaun, nel 1991.Si tratta del corpo di un essere umano di sesso maschile risalente a un’epoca tra il 3300 e il 3100 a.C. (Età del Rame), conservatosi grazie alle particolari condizioni climatiche presenti all’interno del ghiacciaio. L’uomo è alto 1.55 m, con il corpo coperto da tatuaggi che sembrano percorrere la mappa dei meridiani della medicina tradizionale cinese.

Il suo arco di Tasso misura invece 1.80 m.

Oltre ad archi e lance, scavi archeologici condotti in siti di varie epoche (dall’Eta del Bronzo al Medioevo) hanno riportato alla luce talismani in legno di Tasso, alcuni dei quali recanti formule di protezione.

Cesare, nel Libro VI del De Bello Gallico racconta che Catuvolco, capo della tribù degli Eburoni (che significa “popolo del Tasso”), sfinito dagli anni e dalla guerra si tolse la vita con il veleno di Tasso.Shakespeare nel Macbeth (atto terzo, scena prima) nel diabolico intruglio che le streghe stanno preparando fa mettere

“…talee di Tasso/colte mentre le Luna è in eclisse…”;

e sempre dal Tasso proviene il veleno che nell’Amleto Claudio versa nell’orecchio del re suo fratello per farlo morire.

LA RUNA EIHWAZ

La runa norrena Eihwaz rappresenta il Tasso (soltanto un’altra runa è collegata così strettamente a un albero: Berkana, la Betulla).

Ehiwaz ha forma di gancio, e rappresenta il passaggio tra un mondo e l’altro, il viaggio sciamanico, il collegamento fra le dimensioni dell’essere, e al tempo stesso l’inverno, la ferita inguaribile, la prova iniziatica.

Si tratta di una runa dal significato complesso, che ci parla di perseveranza e pazienza, rappresentando in un certo senso la discesa agli inferi (che non sono altro che il nostro lato oscuro) e l’incontro con le avversità. Solo imparando a trasformare le difficoltà in qualcosa di positivo, trovando nuove soluzioni a problemi vecchi, potremo infatti riuscire a integrare il nostro lato oscuro, attraversano il gelido inverno e tornando alla luce completamente rinnovati e al tempo stesso nutriti dalla stessa antichissima radice.

ALBORETO SELVATICO

(Mario Rigoni Sten)

Nel suo libro Arboreto salvatico, Mario Rigoni Stern racconta di una costa scoscesa, alta sopra il mare di Liguria, ove un suo amico un giorno, andando alla ricerca di fossili, ha scoperto tra le cavità di una roccia un minuscolo bosco di una trentina di Tassi che vivono con qualche goccia d’acqua su pochissima terra e non raggiungono l’altezza di quaranta centimetri ma i cui tronchi, esaminati, hanno dimostrato di avere centocinquanta anni!

IL TASSO E IL SOLSTIZIO D'INVERNO

Il Tasso è da sempre associato all’Inverno, oltre alla festa di Samhain, anche al periodo del Solstizio: il momento più scuro dell’anno, in cui la Natura sembra morta e il Sole piccolo e debole. La forza e la resilienza del Tasso, albero amante dell’ombra e dell’oscurità, da sempre visto come custode dei morti, ci forniscono una lezione preziosissima su come affrontare il nostro buio; le sue bacche rosse nutrono gli uccelli e occhieggiano dai rami verde scuro segnalando l’energia di fuoco distillata dall’albero come una promessa di rinascita.Il Tasso rappresenta il momento più buio dell’anno, il periodo più oscuro della nostra vita, il nostro lato ombra. Tutto ciò che crediamo di non poter accettare, tutto ciò che condanniamo e che ci avvelena dentro. Il Tasso rappresenta innanzitutto la paura di morire, madre di tutte le nostre paure, e al tempo stesso rappresenta l’antidoto definitivo alla morte.

FITOTERAPIA; VELENOSO  MA...

Governato dall’energia di Saturno, il Tasso è conosciuto per la sua tossicità. I principi tossici sono localizzati principalmente nei semi e sono costituiti da alcaloidi: la taxina e, in tracce, l’efedrina.

Quale proprietà potrebbe essere più appropriata, per un albero della morte in molti sensi, che la capacità di combattere il cancro, impedendo alle cellule tumorali di riprodursi?

Il Tasso ci aiuta ad attraversare i momenti più oscuri della vita, affrontando i mostri. Ci insegna che non esiste nulla a cui non si possa sopravvivere, cambiando forma, rinnovandosi. Se il tuo Io è malato, dai vita a un altro Io. Questo ci dice il Tasso. Ci dice che è possibile, su una radice antica, continuare a rinascere.

Negli ultimi anni la ricerca è riuscita a isolare dalla corteccia del fusto del Taxus brevifolia Nutt. alcuni diterpeni, tra cui il taxolo, che ha dimostrato di possedere un’elevata attività antimitotica. Il taxolo si è dimostrato utile contro un ampio spettro di malattie tumorali umane (leucemia, melanoma, cancro mammario, ovarico e polmonare).

Questo composto a base di taxolo, conosciuto come paclitaxel, ha dimostrato di contribuire significativamente nella terapia del carcinoma ovarico epiteliale.Attualmente però, sia per ragioni ecologiche (ridottissima quantità di taxolo presente nella corteccia = elevata quantità di alberi da abbattere), sia per problemi tossicologici (reazioni di ipersensibilità al prodotto, ulcerazioni del tubo digerente,…), si è riusciti a sintetizzare il principio attivo partendo da un suo precursore naturale estraibile dalle foglie rinnovabili di Taxus baccata: il docetaxel.

Questo derivato dimostra di essere particolarmente efficace nel trattamento del cancro mammario metastatizzato resistente alle antracicline.

In caso di intossicazione da taxina, appaiono in una prima fase sintomi digestivi (vomito e diarrea), sintomi nervosi (tremori, alterazioni della vista, midriasi, vertigini) ed ecchimosi; compare quindi eccitazione seguita da depressione, dispnea ingravescente, ipotensione e bradicardia, infine coma con segni convulsivi e collasso cardiovascolare (il tutto in 30 minuti dall’inizio delle manifestazioni).

L'ENERGIA DEL TASSO

L’energia del Tasso è sottile e non immediata da cogliere, o almeno così è stato per me. Come se si trattasse di un animale gigantesco che si muove lentissimamente, come una creatura connessa ad altre dimensioni dell’Essere, a un’altra forma di tempo, e che comunica con un linguaggio lontanissimo.Ma una volta entrati in contatto, una volta connessi all’energia del Tasso, questa non ci lascerà più. Continuerà a lavorare con noi e in noi anche nei giorni a seguire, nelle settimane, come una voce che ci sussurra dentro il suo messaggio.

L'ALBERO DELLA TRASFORMAZIONE

Il Tasso ci parla di morte e rinascita in un modo unico e profondamente trasformante. La morte per quest’albero non è un fatto che accade in un preciso punto del tempo, ma un processo diffuso, prolungato, che pervade ogni aspetto della vita.

Così in effetti è la morte per tutti, solo che noi tendiamo invece, come sempre, a suddividere tramite la mente razionale, confinando l’evento morte in un istante determinato.La morte è la vita che si trasforma.

Questo ci dice il Tasso, ma non solo.

Il Tasso ci parla anche di un senso più ampio di intendere la morte, simbolico e psicologico.

All’ombra dei Tassi, avvolti dalla sua energia venefica e indecifrabile, ci troviamo di fronte al nostro lato oscuro: quella parte buia di noi, l’inverno dei nostri cuori che abbiamo sempre scelto di evitare o ignorare o rifiutare.Il nostro lato oscuro, tutto ciò che noi non possiamo accettare di noi stessi, il veleno che ci fa paura, è l’inferno spalancato dentro di noi. E ognuno di noi, prima o poi, durante il suo percorso di vita e di crescita si troverà a dover affrontare il suo viaggio agli inferi, alla scoperta della morte che regna nel suo Io.

IL TASSO E LE GRANDE DEE MADRI

Inanna, dea sumera che affrontò la discesa nell’Ade.

La discesa nell’Ade tanto sovente rappresentata nella mitologia e nella letteratura altro non è, su un piano metaforico, che una discesa dentro i lati oscuri del proprio Sé, alla scoperta degli archetipi rigettati, dimenticati, condannati. Scendiamo negli inferi per incontrare la nostra metà della mela, ovvero non qualcun altro ma esattamente noi stessi, quella parte di noi che ci manca per essere completi. Quando ci troviamo di fronte al nero specchio che il nostro lato oscuro ci pone di fronte, sta a noi scegliere cosa fare.

Se scappare e continuare a vagare nel limbo, se spaccare lo specchio e distruggere così anche noi stessi, o se guardarci negli occhi, guardare negli occhi la nostra metà orribile (che è divenuta tale solo per mancanza di amore e accettazione) e riconoscerla come parte di noi.

La luce non può esistere senza l’ombra. Perché continuiamo a dimenticarcene?

IL LATO OSCURO

Il lato oscuro è parte fondamentale di un essere completo, è la sua metà, è funzionale al suo benessere, è il corpo dell’iceberg sommerso, che permette alla punta di galleggiare.Incontrare il proprio lato oscuro è un’esperienza profonda e difficile. E il Tasso ci offre ancora, con la sua energia nera e splendente, la chiave per comprendere come attraversare gli inferi.

Come è possibile non morire mai se, in effetti, ogni giorno moriamo un po’?

Il Tasso ci risponde, con voce sussurrata e roca, che la morte non esiste, almeno non così come la intendiamo noi.

La morte è trasformazione.

Noi temiamo la morte perché pensiamo di essere un Io individuale e ci identifichiamo con la nostra personalità singolare, che riteniamo unica. Il punto è proprio qui: noi siamo plurali. E a dircelo è proprio il lato oscuro, che ci mostra come al di sotto del pelo dell’acqua ci sia il regno del caos, popolato da migliaia di voci e forme possibili. Tutto questo siamo noi e anche di più.

Noi siamo fatti della stessa sostanza di Akasha, il campo di informazioni cosmico ove è registrato ogni evento, ogni cellula, ogni frequenza dall’inizio dei tempi, se mai vi fu un inizio.

Nelle nostre cellule è contenuta una capacità di rinnovamento che va oltre i limiti della nostra immaginazione.

Quando ci troviamo a confronto con il nostro lato oscuro dobbiamo abbracciarlo, anche se ciò ci disgusta, perché sarà proprio lui a innescare il processo di trasformazione che ci farà rinascere. Lasciamo crescere più parti di noi, sviluppiamo i getti più giovani, e piano piano alleggeriamo il nostro cuore, fino a che dentro saremo cavi, vuoti come il tronco di un Tasso millenario, aperto al vento, alla luce, cassa armonica per la sinfonia delle stelle.Radici antiche, fusti sempre nuovi, un Io plurale eternamente giovane e la consuetudine al veleno, che ci protegge e combatte la morte a sua volta.

Soltanto divenendo come il Tasso, provando a sintonizzarci sull’enormità della sua percezione del tempo, potremo giungere a immaginare come deve essere la vita di Gaia, la biosfera, quell’enorme animale che da miliardi di anni vive in simbiosi con il pianeta Terra.

Quell’animale di cui noi stessi facciamo parte, come estreme propaggini sensoriali e cognitive, collaborando insieme al resto dell’organismo all’evoluzione della coscienza planetaria.

Il Tasso è un albero di grande saggezza e comprensione.

La sua è un’energia difficile.

Non per niente le rune norrene associano Eiwhaz al viaggio sciamanico, al passaggio tra le diverse dimensioni e alla ferita primordiale, ovvero quella ferita che ogni vero sciamano reca nel corpo o nell’anima, una ferita inguaribile che causa dolore ma al tempo stesso costituisce un’apertura, un ingresso magico alla coscienza cosmica.?Non siamo noi a scegliere il Tasso, è lui a scegliere noi. A un certo punto della nostra vita lo incontreremo e da quel momento in avanti nulla sarà più lo stesso. Per fortuna. Tutto assumerà una profondità che prima non sospettavamo, anche grazie al dolore e all’ombra che invaderà i nostri occhi.

Quando ci troveremo in quel luogo, potremo chiedere aiuto al Tasso e ispirarci al suo messaggio: nulla muore, tutto si trasforma, il lato oscuro è la parte più viva della vita, la morte è una terra misteriosa, un’avventura che ci conduce a una nuova vita, in una nuova forma.

Finché non accetteremo questo, non potremo andare avanti e gli stessi errori, lo stesso percorso continuerà a riproporsi sempre. Il lato oscuro è la via obbligata alla luce.

Susanna Vecchioni.

BIBLIOGRAFIA

-Adams M., The Wisdom of Trees, Head of Zeus Ltd, London 2014

-Angelini A., Il serto di Iside, Kemi, Milano 2008-Brosse J., Mitologia degli alberi, Rizzoli, Milano1991

-Campanini E., Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, Milano 2004

-Cattabiani A., Florario, Mondadori, Milano 2013

-Frazer J., Il ramo d’oro, Bollati Boringhieri, Torino 2012

-Gaio Giulio Cesare, Le Guerre in Gallia

– De Bello Gallico, Mondadori, Milano 1992

-Graves R., La Dea Bianca, Adelphi, Milano 2001

-Hageneder F., Lo spirito degli alberi, Crisalide, Latina 2001 REPORT THIS AD

-Hidalgo S., The healing power of Trees, Llewellyn Publications, Woodbury 2014

-Paterson J.M., Tree Wisdom, Thorsons, London 1996-Rigoni Stern M., Arboreto salvatico, Einaudi, Torino 1996

-Sentier E., Trees of the Goddess, Moon Books, Hants 2014

-Shakespeare W., Amleto, Garzanti, Milano 1993

-Spohn M. e R., Guida agli alberi d’Europa, Franco Muzzio, Roma 2011

(Le foto da me scattate mostra uno dei Taxus di Carpineto Romano - Area Metropolitana di Roma)

sabato 30 ottobre 2021

INVENZIONI GIAPPONESI ...

  Intelligenza e tecnologia al servizio della vita quotidiana ?

Geniali invenzioni

Mascherina Intelligente che Traduce

Cos’è: Una mascherina che traduce la lingua
Inventato: 2020
Prezzo Medio: $50* 

Le coperture per il viso e le mascherine ora sono comuni in tutto il mondo, quindi ha senso che un’azienda faccia profitto di questa necessità. La C-Face Smart Mask copre il volto di chi l’indossa, amplificando e traducendo la voce della persona in otto lingue diverse. 

Translating Smart Mask @Sharjah24 News / Youtube.comTranslating Smart Mask @Sharjah24 News / Youtube.com

I potenziali usi di questa geniale invenzione sono davvero infiniti (e ne vale il prezzo). Dalla diplomazia al turismo, una mascherina che traduce attivamente le tue parole non è solo un modo intelligente per aggiornare la tua mascherina facciale, ma potrebbe anche aiutarti ad interagire con tutti i tipi di nuove persone lungo il cammino.

 Barattolo Giapponese per Urlare

Cos’è: Barattolo insonorizzato in cui puoi urlare per scaricare lo stress
Inventato: 2016
Prezzo Medio: $81.72*

Tutti sono stressati, ma non tutti sono nelle possibilità d’urlare a qualcuno quando sono stressati. Il Banraishop Scream Jar Voice Silencer è pronto per alleviare lo stress. Porta il barattolo alla bocca e urlaci dentro. È insonorizzato, pertanto ne esce solo un piccolo sussurro.

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Il Voice Silencer è anche buono per il karaoke o per cantare, ma, a giudicare dalle recensioni, le persone lo usano per lo più per urlare di rabbia. Oppure lo danno ai loro figli per urlare in modo che non siano così fastidiosi. Costa circa $ 82 ed è disponibile su Amazon

giovedì 28 ottobre 2021

DDL Zan affossato: i parlamentari italiani sono in maggioranza omolesbotransbifobici.

Ancora una volta la politica dei giochi di palazzo, anzi di bottega, ha ricacciato l’Italia dei cittadini perbene indietro di anni rispetto all'Europa dei Diritti e del Rispetto Umano.

 

Personalmente sono indignata non sorpresa, e comprendo la rabbia, ma andare a urlare in piazza è un inutile spreco di energie e serve solo a sfogarla inutilmente...

Raccogliamo invece tutte le nostre migliori energie intellettuali e fisiche per inventarci mille modi per  rendere difficile, difficilissima la loro vita di gente di potere, ogni giorno, cento volte al giorno.

Dobbiamo riuscire a rendergli la loro vita difficile almeno quanto la nostra, dobbiamo farglielo provare sulla loro stessa pelle, dimostrandogli come ci trova senza difesa ad essere apostrofati e attaccati come è pratica comune dei loro accoliti con la nostra gente. 

Dopotutto ognuno secondo loro ha diritto a esprimere liberamente le sue opinioni, lo hanno detto, ribadito e pure votato !

Perciò se proprio vogliamo urlare la nostra indignazione contro costoro, facciamolo dovunque, da soli o in pochi, non solo nei luoghi che ormai tradizionalmente sono "nostri", e chiediamo a tutta la gente di buona volontà e intelletto d'amore di fare altrettanto.