Vivere per la proposta di legge Eutanasia Legale

Libertà sessuale, libera sessualità- 1976 - Adele Faccio

Piano improvisation di Salvatore Maresca Serra

Alba Montori su Facebook

lunedì 28 settembre 2026

Sostieniamo la VOCE dei sopravvissuti italiani, l\'unico paese in cui Stato e Chiesa non vogliono rendere giustizia

 A differenza di gran parte del resto d’Europa, l’Italia non è stata capace di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e, a quanto pare, non è riuscita nemmeno a sviluppare un’inchiesta giornalistica all’altezza della gravità del fenomeno.


La categoria dei media italiani, in questa vicenda, non si può dire abbia brillato di luce propria. Per questo, grazie soprattutto alle vittime e a chi ha continuato a dare loro voce, una delle poche fonti di informazione costante è stata la Rete L’ABUSO, impegnata da anni su un’inchiesta che la grande informazione ha spesso lasciato ai margini.

In diversi Paesi europei — tra cui Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Germania e Irlanda — il tema degli abusi commessi da membri del clero è stato affrontato attraverso indagini, commissioni, iniziative di riconoscimento delle responsabilità e, in alcuni casi, forme di risarcimento per le vittime.

In Italia, invece, il dibattito continua a essere segnato da una dolorosa distanza tra le parole delle istituzioni, quelle della Chiesa e la voce di chi ha subito gli abusi. Mentre si invoca misericordia per i sacerdoti responsabili, le vittime e i loro familiari continuano a chiedere ascolto, verità e giustizia.

E troppo spesso si trovano a farlo da soli, davanti al silenzio di quel “gregge di Dio” che dovrebbe invece proteggere i più fragili. Anche i propri bambini.

Rete L’ABUSO ha bisogno del tuo sostegno. Non solo di quello economico, ma anche e soprattutto della tua voce.

- Aiutaci a divulgare le notizie, le testimonianze e le inchieste che troppo spesso la grande informazione lascia ai margini, dando spazio prevalentemente alla voce della Chiesa e negando alle vittime il doveroso contraddittorio.

- Condividere significa contribuire a rompere il silenzio. Significa dare spazio a chi per troppo tempo è stato ascoltato troppo poco.


- Sostieni Rete L’ABUSO: informati, condividi sui social e fai conoscere il lavoro di chi continua a dare voce alle vittime.


 

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giovedì 20 agosto 2026

Ci si può difendere dalle campagne di disinformazione ?

A proposito della guerra condotta con la disinformazione, parte della cosiddetta guerra ibrida...

AMg

Dedico il post agli amici Massimiliano Di Pasquale, Joel Terracina, Nane Cantatore Riserva e Alex Orlowski, "operatori di settore" e ne autorizzo da subito la condivisione, sperando che serva.
Come scrivevo in precedenza, è uscito uno straordinario lavoro di ricerca, concernente uno studio sul reale livello di preparazione, per una nazione democratica occidentale, nel difendersi dalle campagne di disinformazione russe (ed in un futuro prossimo, anche nordcoreane) ,
L'autore è Carlo Kopp, docente presso il Dipartimento di Software, Sistemi e Cybersecurity della Monash University, co-autore, invece, è Callum Jones.
Kopp è un analista della difesa "di lungo corso" e lavora su questa materia da molto tempo, per quanto, in Italia, sia stato, ad oggi, ignorato alla grande, da chiunque si vanti di appartenere al ristretto club degli amichetti di Tizio e di Caia gente che solo per avere migliaia di followers, scrive scemenze assurde senza alcuna competenza reale, spesso corredando di chiappe o piedini i propri posts, con spiagge assolate e tavole di aperisushi.
Già nel 2025 aveva pubblicato un altro saggio, sulla misurazione degli effetti degli attacchi di disinformazione, con particolare riferimento alla situazione in Medio Oriente, ma, ovviamente, non fu mai fatto giungere nella penisola.
Il suo nuovo "modello funzionale", si basa sul Cybersecurity Capacity Maturity Model, sviluppato dal Global Cyber ​​Security Capacity Centre dell'Università di Oxford, che i governi preparati e intelligenti, GIA' utilizzano per valutare la propria preparazione contro le minacce informatiche e contro le fake news, ma, giustamente, Kopp sostiene che Il citato quadro di riferimento, non può essere applicato ANCHE alla disinformazione, senza modifiche, poiché le due minacce differiscono a un livello fondamentale:
-gli attacchi informatici prendono di mira i sistemi informatici,
-la disinformazione si rivolge alle convinzioni umane e, attraverso di esse, al comportamento umano.
Sembra una banalità vero?
Beh, non lo è.
Partiamo da una definizione specifica:
Cos'è la disinformazione?
Significato: "è qualsiasi inganno, con qualsiasi mezzo, inteso a instillare o rafforzare una falsa convinzione in una popolazione bersaglio, per promuovere l'agenda di un aggressore, spesso nell'ambito di una campagna prolungata".
Tale definizione include deliberatamente i casi in cui la persona che diffonde la falsità, un "intermediario", NON è consapevole della sua falsità e non ha alcuna intenzione di ingannare nessuno (il cosiddetto utile idiota).
La ricerca di Kopp, inoltre, distingue la "disinformazione" dalla: -"misinformazione" (contenuto falso condiviso senza intento dannoso)
Esempio: "Attenta Pina, mi hanno detto che nella stazione XX, rubano facilmente le borsette" (l'amica vuole onestamente proteggere la signora Pina, ma le riferisce una notizia falsa),
e dalla
-"malinformazione" (contenuto vero, condiviso specificamente per causare danno),
Esempio: "ieri hanno picchiato Gianni, sarà stato sicuramente un immigrato (la persona riporta un caso reale di crimine, attribuendolo a un soggetto scelto senza prove, ma con un fine preciso, l'odio razziale)
Questa semplice, ma precisa serie di puntualizzazioni, segue un quadro di riferimento pubblicato dal Consiglio d'Europa, non esattamente riportato dalla sciampista mentre fa piega e colore.
Gli "intermediari", sono trattati in modo approfondito nel lavoro di Kopp, le persone diffondono disinformazione per ragioni che hanno poco a che fare con l'obiettivo originale dell'attaccante, tra cui:
-il mantenimento dello status sociale all'interno di un gruppo,
-l'allineamento con una convinzione preesistente,
-la ricerca di interazioni o entrate pubblicitarie,
-essere pagati per farlo senza riguardo per l'accuratezza.
Si aggiungono poi, anche nuove categorie, a questo elenco:
un "proxy" della disinformazione, può anche essere:
-una falsa identità online gestita dalla fonte della disinformazione, -un chatbot basato sull'intelligenza artificiale addestrato, deliberatamente o per negligenza, con dati contaminati.
Gran parte del lavoro, si concentra su COME la disinformazione sfrutti la normale cognizione umana, piuttosto che una vulnerabilità tecnica, pertanto, basandosi sul Ciclo di Boyd: Osservazione-Orientamento-Decisione-Azione (O2DA), Kopp descrive come un'informazione falsa, che contraddice il modello mentale preesistente di una persona, produca dissonanza cognitiva, che le persone risolvono rifiutando la nuova informazione o modificando le proprie convinzioni per accoglierla, a volte incorporando la falsa credenza in modo permanente.
Pertanto, il bias di conferma, è l'effetto Dunning-Kruger, la cognizione motivata, la superiorità illusoria, il falso consenso e l'autoinganno tra gli errori specifici che la disinformazione è progettata per sfruttare, e collega le disfunzioni a livello di gruppo, come il pensiero di gruppo e la polarizzazione, agli stessi meccanismi sottostanti, amplificati dalla connettività dei social network digitali.
La conclusione ovvia, fredda e realistica, soprattutto per la nostra Italia, è che anche una piccola parte di una popolazione che produce o diffonde inganni può compromettere la cooperazione in un'intera società.
Vi è, poi, una sezione separata, dedicata alla dottrina russa del "Controllo Riflessivo", un concetto di epoca sovietica, ancora attuale, in cui la disinformazione viene utilizzata per influenzare il processo decisionale dell'avversario, a proprio vantaggio, che, a parere mio, si colloca come arma standard, all'interno della più ampia categoria che, nella NATO chiamiamo "guerra ibrida cognitiva".
Un esempio concreto?
Presto fatto.
L'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines nel 2014, oppure le origini del SARS-CoV-2, come realtà recenti, realtà dove abbiamo un nemico che sfrutta una REALE incertezza sui fatti, per sostenere narrazioni contrastanti.
Anche l'ultima nata, fra le armi a disposizione della disinformazione russa, poi, deve essere considerata: la AI, che merita una sezione a sé stante, dove si descrive un nuovo problema, fresco fresco:
La "slopaganda", ovvero:
"contenuti indesiderati generati dall'IA e diffusi per manipolare le convinzioni a fini politici".
Esempi calzanti?
L'intera operazione web condotta da Futuro Nazionale e dai collegati gruppi neofascisti oppure antisemiti.
Esiste, peraltro, una vera "tassonomia" delle allucinazioni presenti AI, output falsi, ma fluidi, che assomigliano agli errori cognitivi osservati negli esseri umani, vi sono, infatti, ricerche che dimostrano come i grandi modelli linguistici, possano mostrare un eccesso di sicurezza, più spesso degli esseri umani, insieme a un bias di conferma verso i propri output precedenti.
Anche qui, esempi?
Il piano, apertamente dichiarato, di un partito russo, di costruire un chatbot addestrato sui discorsi di un politico ultranazionalista (già morto - NDR), per generare commenti politici continui antioccidentali (decadenza, valori arcaici, veterocristianesimo, supremazia razziale e così via)
Un cosiddetto "ordine esecutivo", statunitense, del 2023 sulla sicurezza dell'AI, ad esempio, ha menzionato la disinformazione solo UNA volta, di sfuggita, prima di essere revocato nel gennaio 2025, e afferma che l'AI Act dell'UE, sebbene molto meglio sviluppato, rispetto all'approccio statunitense, presenta ancora significative limitazioni, per affrontare direttamente la disinformazione.
E questo, per le nostre democrazie, è un tallone d'Achille atroce.
Le contromisure utili e necessarie, possono essere ripartite in quattro categorie:
-Le strategie di degradazione, che mirano a ridurre la portata di una fonte di disinformazione, attraverso metodi come il disturbo di trasmissioni ostili, gli attacchi "denial-of-service", ai server che ospitano tale disinformazione o l'inondazione del pubblico con messaggi veritieri concorrenti, sebbene gli attacchi diretti alle infrastrutture (purtroppo), ricadono nei reati informatici.....ahimè.
-Le strategie di corruzione, che smascherano i messaggi falsi di un aggressore, principalmente attraverso la verifica dei fatti.
-Le strategie di negazione, che bloccano l'accesso di un aggressore ai canali di distribuzione.
-Le strategie di immunizzazione, che insegnano alle potenziali vittime a riconoscere autonomamente le tecniche di inganno.
Per illustrare come le politiche nazionali si concretizzino, nella pratica, mi piace portare alla vostra conoscenza il caso svedese, paese il cui governo ha intrapreso una strada interessante, istituendo un'Agenzia per la Difesa Psicologica dedicata, con divisioni operative e di sviluppo delle capacità, separate fra loro, inquadrando esplicitamente la difesa dalla disinformazione, come una responsabilità dell'INTERA società, condivisa da governo, economia e singoli cittadini.
Gli USA, attualmente, NON dispongono di un meccanismo governativo per contrastare la disinformazione: il Global Engagement Center del Dipartimento di Stato, il principale organismo del paese per la lotta alla disinformazione, è stato chiuso alla fine del 2024; un Comitato per la Disinformazione del Dipartimento per la Sicurezza Interna, istituito nel 2022, è stato sospeso, a seguito di critiche sulla sua portata; inoltre, la decisione dell'Agenzia Statunitense per i Media globali (USAID) di chiudere Voice of America e Radio Free Europe/Radio Liberty, entrambe utilizzate da tempo, per contrastare la propaganda russa e cinese, ha suscitato enormi polemiche.
La UE, al contrario, ha costruito una struttura transnazionale che risale a una comunicazione della Commissione Europea del 2018, basata su un Codice di Condotta Volontario sulla Disinformazione e sul Digital Services Act (DSA), purtroppo, tale quadro ha avuto un successo limitato, nel contrastare la propaganda di guerra russa sin dal 2022, per questo si è arrivati al Libro Bianco dell'UE (del novembre 2025) sullo "Scudo Europeo per la Democrazia", ​​che propone un nuovo Centro Europeo per la Resilienza Democratica. per coordinare le attività di individuazione e risposta tra gli stati membri.

venerdì 14 agosto 2026

Cos'è la FRATELLANZA MUSULMANA ?

Le regole di codesta "fratellanza" sono chiarissime e note (per chi sa leggere) fin dalla fine degli anni 80. Il suo disegno politico/ culturale è esplicitamente dichiarato e perseguito con continuità e inquietante pervasività e solo chi non vuole intendere ( o è troppo stupido e pensa di poterlo sfruttare) riesce a scambiarlo per strane forme di religione.
"HAMAS E IL SUO PROGETTO PER DISTRUGGERE L’OCCIDENTE 

Una delle manipolazioni più gravi avvenute dopo il 7 ottobre è stata sull'identità di Hamas, su chi è, su cosa rappresenta, su quali siano i suoi veri obiettivi. La si è fatta passare per resistenza, si è alluso a una presunta nascita voluta da Israele, e sono fioriti slogan del tipo "Non è iniziato tutto il 7 ottobre", come se quella data fosse solo l'ultimo capitolo di una storia più lunga e il terrorismo fosse una conseguenza e non una causa. Questa narrazione ha giocato a favore di Hamas, perché ha permesso di nascondere un fatto elementare: Hamas è il nome che la Fratellanza Musulmana ha assunto a Gaza, ma è semplice rebranding, un cambio di etichetta per adattarsi a un contesto geografico diverso. Hamas, ossia la Fratellanza Musulmana, non ha alcun progetto specifico per Gaza o la Palestina: la Palestina è solo un pretesto, un'arena, un episodio in un gioco molto più grande. E la Fratellanza è presente anche da noi, in Europa, con le sue reti, le sue alleanze, le sue strategie di infiltrazione.

Ora, quali sono i progetti reali della Fratellanza? Non sono segreti, teorie del complotto o illazioni. Esistono documenti ufficiali e bozze di programma in cui la Fratellanza Musulmana – al-Ikhwān al-Muslimūn – delinea obiettivi strategici di lungo termine, fa riferimento a un ordine politico islamico globale, e definisce il ruolo delle donne. Sono documenti che sono stati scoperti, analizzati, resi pubblici, e che fotografano con precisione la natura di questa organizzazione. Ecco un riassunto dei principali, reperibili in rete, che chiunque può leggere.

1. «The Project» (Il Progetto) – 1º dicembre 1982
Questo documento di 14 pagine in arabo fu rinvenuto nel 2001 nella villa di Youssef Nada – leader della Fratellanza e direttore della Banca al-Taqwa di Lugano – durante un raid delle autorità svizzere. È una strategia in 12 punti per «stabilire un governo islamico sulla terra». Estratto: «Il Progetto sottolinea anche che è vitale "mantenere lo stato d'animo del Jihad nella umma". [...] L'obiettivo della Fratellanza Musulmana è radicalizzare gli elementi moderati sottolineando la presunta islamofobia dell'Occidente. [...] Il Progetto chiarisce che la Fratellanza Musulmana vorrebbe diventare l'interlocutore indispensabile per i governi occidentali». Non è quindi un'organizzazione caritatevole o un movimento spirituale; è un progetto politico totalitario, che mira a conquistare il potere e a imporre la sua visione del mondo.

2. «Memorandum esplicativo sull'obiettivo strategico generale per il gruppo in Nord America» – 19 maggio 1991
Redatto da Mohamed Akram (Adlouni), allora membro del Consiglio della Consulta (Shura) della Fratellanza in Nord America, questo memorandum fu scoperto dall'FBI nel 2004 e ammesso come prova nel processo Holy Land Foundation (2007). L'autore lo presenta come un supplemento al «piano a lungo termine approvato e adottato» dal Consiglio della Shura nel 1987. Estratti fondamentali: «Il rafforzamento dell'Islam in Nord America, ovvero: stabilire un movimento islamico efficace e stabile guidato dalla Fratellanza Musulmana che abbracci le cause dei musulmani a livello nazionale e globale, e che lavori per espandere la base dei musulmani osservanti, miri a unificare e dirigere gli sforzi dei musulmani, presenti l'Islam come alternativa civilizzatrice e sostenga lo stato islamico globale, ovunque esso sia». E ancora: «Il processo di insediamento è un "processo di civilizzazione-jihad" in tutti i sensi della parola. Gli Ikhwan devono capire che il loro lavoro in America è una specie di grande Jihad nell'eliminare e distruggere la civiltà occidentale dall'interno e "sabotare" la sua miserabile casa con le loro mani e con le mani dei credenti, affinché essa venga eliminata e la religione di Dio sia resa vittoriosa su tutte le altre religioni». Parole chiare, senza ambiguità: infiltrarsi, distruggere dall'interno, sostituire la civiltà occidentale con il califfato.

3. Piattaforma politica (bozza) – 2007
Nel 2007 la Fratellanza Musulmana egiziana diffuse una bozza di piattaforma politica (di circa 128 pagine) per un futuro partito. Il documento, pur non essendo mai stato ratificato definitivamente, fu oggetto di ampio dibattito interno ed esterno. La bozza contiene una sezione esplicita che esclude le donne dalla carica di presidente o primo ministro: «Gli oneri della presidenza non devono essere posti sulle spalle di una donna — così come la supervisione e il comando dell'esercito — poiché contraddicono la sua natura e il resto dei suoi ruoli sociali e umanitari». E ancora: «La nostra visione del mondo presuppone la piena uguaglianza nella dignità umana tra uomo e donna, assegnando allo stesso tempo un'importanza cruciale alla distinzione dei loro ruoli sociali e umanitari. [...] Il ruolo della donna in famiglia le affida la responsabilità primaria di educare la prossima generazione». «I doveri e le responsabilità assunti dal capo dello Stato, come il comando dell'esercito, sono in contraddizione con i ruoli socialmente accettabili per le donne». Il documento prevedeva inoltre la creazione di un «Consiglio Supremo dei Chierici» a cui presidente e parlamento avrebbero dovuto far affidamento sulle questioni di shari'a.

4. Costituzione egiziana del 2012
Quando la Fratellanza Musulmana era al potere – presidenza di Mohamed Morsi, 2012-2013 – fu redatta una nuova Costituzione. Sebbene non sia un documento interno della Fratellanza, riflette la sua influenza politica. Articolo 2: «I principi della shari'a islamica sono la principale fonte della legislazione». Un passo verso la teocrazia, che avrebbe aperto la strada a una progressiva islamizzazione delle leggi e della società.

5. Documenti fondativi: Hassan al-Banna
Nei «Messaggi di Hassan al-Banna», il fondatore della Fratellanza, è presente un riferimento esplicito al Califfato (Imamato): «L'Imamato, come usato qui, equivale al Califfato, l'ufficio amministrativo ed esecutivo supremo nello Stato-mondo islamico». Al-Banna descrive inoltre la missione del movimento come un progetto che trascende la politica convenzionale: «Voi non siete un'organizzazione benefica, né un partito politico, né un'associazione locale con obiettivi strettamente limitati. Voi siete piuttosto un nuovo spirito che si fa strada nel cuore di questa nazione e la rivivifica attraverso il Corano». Nella sua critica alla società occidentale, al-Banna menziona la «licenziosità» e la «libertà incondizionata degli istinti inferiori»: «Licenziosità, indecente dedizione ai piaceri, versatilità nell'autocompiacimento, libertà incondizionata per gli istinti inferiori, soddisfacimento delle brame del ventre e dei genitali». È una visione che rifiuta la libertà individuale, l'uguaglianza, la laicità, e che propone un modello di società basato sulla repressione, la gerarchia, e la sottomissione.

Questi documenti mostrano la vera natura della Fratellanza Musulmana: un movimento totalitario, che ha come obiettivo la conquista del potere globale, usa la religione come strumento politico e non ha alcuna intenzione di integrarsi nelle democrazie occidentali se non per distruggerle dall'interno. E chi, dopo aver letto queste parole, può ancora sostenere che Hamas sia resistenza? Chi può ancora dire che la Fratellanza sia un movimento moderato? Chi può ancora fingere che il 7 ottobre sia stato solo un atto di disperazione? La verità è scritta, documentata e disponibile. Basta avere il coraggio di leggerla. E di agire di conseguenza. Perché la Fratellanza Musulmana sta giocando una partita molto seria, e noi stiamo ancora cercando di capire quali siano le regole. Ma le regole, per loro, sono chiare: vincere, a qualsiasi costo. E noi, se non ci svegliamo, saremo gli sconfitti."

domenica 12 luglio 2026

scienza o teologia ?

C'è un problema mai discusso — o almeno raramente affrontato da noi con la lucidità che merita — che spiega perché oggi il mondo maomettano, nel suo complesso, non solo non proponga un metodo o un sapere scientifico autonomo e competitivo, ma vi si opponga in modo strutturale. E il punto è che oggi il mondo sunnita è dominato dalla teologia ash'arita, una scuola teologica nata nel X secolo che ha finito per definire l'ortodossia di gran parte dell'Islam.
Secondo la teologia ash'arita, Allah è la causa diretta di ogni evento. Ciò significa che il fuoco non brucia perché possiede una proprietà naturale intrinseca: brucia perché Allah crea continuamente l'evento della combustione in ogni istante. Questa dottrina è chiamata occasionalismo. Da questa prospettiva, quelle che noi chiamiamo «leggi della natura» sono semplicemente l'abitudine (ʿāda) con cui Allah governa il mondo, non forze autonome che lo vincolino.
Per esempio:
 • il sole sorge ogni mattina perché Allah lo fa sorgere ogni mattina ;
 • una pietra cade perché Allah crea ogni volta la sua caduta;
 • il fuoco brucia il cotone perché Allah crea la combustione in quell'istante.
Questo non significa che il mondo sia caotico: Allah normalmente agisce in modo regolare, e proprio questa regolarità rende possibile la vita pratica, il commercio, la medicina empirica. Tuttavia, in linea di principio, Allah potrebbe agire diversamente in qualsiasi momento, dando luogo a un miracolo. Non c'è necessità naturale: c'è solo volontà divina, istantanea, incessante.

Filosofi del passato come Avicenna (Ibn Sīnā) e Averroè (Ibn Rushd), influenzati dalla filosofia aristotelica, ritenevano che la natura avesse cause e leggi reali, pur dipendendo in ultima istanza da Allah. Per Avicenna, ogni ente naturale ha una natura propria, una struttura causale che opera secondo necessità. Per Averroè, il mondo è eterno e le sue leggi sono immutabili, anche se originate da Dio.
Al-Ghazālī, il teologo più influente dell'Islam sunnita, criticò duramente questa impostazione. Nel Tahāfut al-falāsifa (L'incoerenza dei filosofi), sostenne che attribuire un'efficacia causale autonoma alla natura limitasse l'onnipotenza divina. Se il fuoco bruciasse per sua propria natura, se la pietra cadesse per gravità, se il sole sorgesse per meccanica celeste — allora Alllah sarebbe vincolato, non libero. E un Allah vincolato non sarebbe Allah.
La vittoria di Al-Ghazālī fu totale e duratura. L'ash'arismo divenne la teologia ufficiale delle scuole sunnite, specialmente attraverso l'opera di Fakhr al-Dīn al-Rāzī e, più tardi, delle università ottomane. E così la filosofia naturale — la ricerca di leggi autonome, necessarie, sperimentalmente verificabili — fu marginalizzata, sospetta, infine abbandonata.

Dunque, nella teologia islamica dominante, quella ash'arita, le leggi della natura non sono considerate necessarie o autonome, ma espressioni della volontà costante di Allah. Non so se ci si renda conto di cosa questo implichi e di quale atteggiamento antiscientifio inneschi.
L'idea è che esista un comportamento ricorrente, non una legge. Che Allah possa cambiare tutto a piacimento. Che l'indagine causale sia, in fondo, superflua: perché cercare la causa naturale del fuoco, se il fuoco brucia solo perché Allah lo vuole in quel momento? Perché formulare ipotesi predittive, se la previsione non si fonda su leggi necessarie ma su abitudini divine che possono interrompersi? Perché costruire un metodo sperimentale, se l'esperimento non rivela una natura stabile ma solo una volontà inscrutabile?
Questo porta all’idea di un'inutilità strutturale dello studio per cambiare ciò che potrebbe essere cambiato. La scienza moderna nasce quando l'uomo concepisce la natura come un meccanismo regolato da leggi immutabili, che può scoprire, descrivere, utilizzare. Nasce quando si separa la sfera naturale dalla sfera miracolosa, quando si assume che il mondo funzioni secondo cause secondarie stabili, quando si considera l'intervento divino come eccezione, non come regola. Tutto questo — la natura come sistema chiuso di cause, la legge come necessità, l'esperimento come rivelazione di strutture autonome — è esattamente ciò che l'ash'arismo nega.

Non è un caso che la rivoluzione scientifica sia avvenuta in Europa cristiana, non nel mondo maomettano. La teologia cristiana medievale — specialmente quella tomistica — aveva conservato l'idea aristotelica di natura come struttura causale autonoma, creata da Dio ma dotata di proprie leggi. Il miracolo era possibile, ma eccezionale. Il mondo era, in fondo, affidabile. E questa affidabilità rendeva legittima l'indagine scientifica, la sperimentazione, la matematizzazione della natura.
Nel mondo sunnita, dopo Al-Ghazālī, questa strada fu chiusa. I filosofi furono emarginati, le scuole di medicina e astronomia continuarono a esistere — ma come arti pratiche, non come ricerca teorica. La madrasa insegnava diritto e teologia, non fisica. L'osservazione empirica serviva alla tecnica, non alla scienza. E quando l'Occidente esplose scientificamente, il mondo islamico non ebbe gli strumenti concettuali per reagire, per competere, per capire.

Oggi, quando i paesi maomettani investono in scienza — e alcuni lo fanno, con risorse ingenti — importano tecnologie, non producono metodo. Comprano reattori, non formulano teorie. Finanziano ricercatori stranieri, non creano scuole. Perché il problema non è economico: è epistemologico, teologico, strutturale.
E finché l'ash'arismo resterà la teologia dominante — e oggi lo è più che mai, grazie al finanziamento saudita, alla diffusione globale del salafismo, alla marginalizzazione dei mutaziliti e di ogni altra scuola «razionalista» — il mondo sunnita non produrrà scienza autonoma. Non perché manchi di intelligenze — ce ne sono, eccome — ma perché manca della premessa filosofica che rende la scienza possibile: l'idea che la natura abbia leggi proprie, stabili, immutabili, che l'uomo possa scoprire senza usurpare l'onnipotenza divina.
È un problema che non si risolve con fondi, università, incentivi. Si risolve — se mai si risolverà — con una riforma teologica. Con la possibilità di pensare che Allah abbia creato un mondo che funziona da sé, senza bisogno del suo intervento continuo. Con l'accettazione che la scienza non sia ateismo, ma contemplazione dell'ordine creato.
Ma questa riforma, oggi, sembra lontanissima. E il divario scientifico, di conseguenza, si allarga. Non per colpa dell'Occidente. Non per colpa del colonialismo. Per una scelta teologica fatta mille anni fa, e mai più messa in discussione.

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