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domenica 13 dicembre 2009

Trasparenza? l'associazionismo non basta

""[...]il Circolo Mario Mieli rinuncia inequivocabilmente a partecipare alla rappresentatività rispetto alla comunità lgbtqi di Roma e, in qualità di associazione privata rende conto del suo operato e delle sue scelte esclusivamente allo strabiliante numero di 297 iscritti (circa…), mentre dei risultati economici e progettuali delle iniziative direttamente o indirettamente gestite (alcune anche con l’essenziale contributo di enti della pubblica amministrazione locale) rende conto solo ai clienti, ai fruitori e ai finanziatori. Pertanto, il Circolo Mario Mieli da oggi è il rappresentante di una porzione esigua della comunità lgbtqi di Roma e non ha alcun titolo a parlare a nome di chiunque altro non sia iscritto e non fruisca dei suoi servizi, tanto meno della comunità lgbtqi[...]

[...]se invece di fare gli stati generali delle associazioni, li facessimo della comunità, come una specie di parlamentino, anzi meglio di agorà? non sarebbe anche meglio? pensa che figata, la costituente lgbtqi di roma... una svolta epocale![...]
""
..................................................................
A proposito ricordo, per chi se ne fosse dimenticat* che:

Sabato 30 settembre 2006 si svolsero a Roma gli Stati Generali del Movimento Glbt c/o il Teatro Colosseo, in via Capo d'Africa 5.
al link potete vedere alcune delle sigle che hanno partecipato...
Tante belle sigle associative. Anche se era stato chiesto da me personalmente di uscire fuori dagli schemi delle associazioni e delle "deleghe"
se volete saperne di più RIleggete qui
e anche QUI

Per cui mi sembra che sia il caso di guardarci in faccia e una buona volta decidere una testa un voto, evitando il sistema sindacale, quando discuteremo il 19 prossimo venturo.
VI ri-spiego perché lo ritengo indispensabile, cari amici LGBTQ.

Voler conciliare l'anarchismo con il centralismo democratico e con la burocrazia è tempo perso: significa rifiutarsi di capirne ( e accettarne) le sostanziali differenze.
Dove accettare non significa subire e capire non significa condividere.

Ricordo che qualcuno ha già tentato(non mancano esempi nella storia anche recente) di dirimere la questione prendendosi il potere togliendo di mezzo chi non era d'accordo.
Ma personalmente non amo soluzioni di questo tipo, anzi cerco di scoraggiarle.

Penso invece che se si vuole davvero uscire dall'empasse bisognerebbe incontrarsi SEMPRE tra persone, se si vuole davvero discutere correttamente: le associazioni sono infatti solo gruppi di persone che si mettono assieme per realizzare scopi particolari e non gruppi di oggetti da utilizzare come pezzi di piombo in una bilancia in cui chi ne ha di più pesa di più quindi ottiene più potere da esercitare su chi ne ha di meno a disposizione.

NON è CHE SE SI è IN NUMERO MAGGIORE, NUMERICAMENTE PARLANDO, SI HA AUTOMATICAMENTE RAGIONE E QUINDI POTERE.
E NEANCHE è CHE CHI STRILLA PIù FORTE HA RAGIONE.

La storia, anche recente, è strazeppa di prove di quanto affermo.
Ma aggiungo anche che il potere del numero ( o maggioranza numerica verificabile) è inutile se quel che il numero vuole è contro gli altri (minoranza numerica verificabile anche di uno solo). Anzi più che inutile è dannoso per tutti, compresi coloro che detengono il potere del numero.

Se vogliamo davvero fare della esistenza di ciascuno di noi LGBTQ un dato politico pro-positivo dobbiamo necessariamente abbandonare le abitudini mentali che sono state già il peggior limite della politica, ovvero quella di pensare di essere e poter realizzare qualcosa solo se abbiamo un seguito, un'associazione, un gruppo o un partito, ovvero molte persone raggruppate ma che non pensano in modo autonomo, o non pensano, perchè hanno affidato a un* o a un piccolo gruppo il compito di pensare/organizzare/decidere.
Ciascun* di noi, anche il meno politicizzato, sa in che tipo di realtà quotidiana vorrebbe vivere, ed è certo che anche con tutte le sfumature di diversità che ci contraddistinguono essa ha comunque alcune caratteristiche comuni a tutti noi. E' da lì che bisogna partire per individuare gli obbiettivi e costruire le strategie per raggiungerli.

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