Se non fosse stata uccisa quel 12 maggio 1977, Giorgiana Masi ora avrebbe 61 anni....
E ancora a 42 anni di distanza da quel 12 maggio non ci è consentito sapere la verità, ovvero chi l'ha ammazzata.
Il perché invece lo sappiamo, anche lei come tanti altri era scesa in piazza pacificamente, per firmare gli "8 referendum contro il regime" quelli cioè con cui i cittadini intendevano chiedere
l'abrogazione del Concordato,
l'abolizione dei tribunali militari,
l'abolizione dei reati d'opinione contenuti nel Codice penale,
l'eliminazione di parti della legge manicomiale,
l'abrogazione della legge che attribuisce alla polizia poteri speciali in materia di arresto, perquisizione e intercettazioni telefoniche, nonché
l'abrogazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti,
l'abrogazione della "Commissione inquirente" - speciale "tribunale" composto da parlamentari per il giudizio preventivo sui reati compiuti dai ministri.
Tutte questioni sono ancora e pesantemente in primo piano nella politica italiana, alcune modificate in peggio, altre volutamente ignorate, altre rimaste di inquietante attualità.
Giorgiana Masi, ragazza giovanissima ma attenta a questi temi di libertà, era venuta in piazza assieme a tanti altri cittadini e cittadine per partecipare alla festa dell'anniversario della grande vittoria laica nel referendum sul divorzio del 1974, per sostenere con la sua firma la richiesta degli "8 referendum contro il regime".
Come tanti altri assieme a lei trovò invece un ingiustificabile inferno di violenza da parte di chi avrebbe dovuto proteggere il suo diritto a partecipare pacificamente alla manifestazione.
I manifestanti, scacciati dalla piazza Navona a suon di lacrimogeni si rifugiarono in Campo de'Fiori e zone circostanti da cui cercarono la fuga verso il fiume. E il ponte Garibaldi li portava verso Trastevere, mentre l'altra direzione era pericolosamente preclusa da reparti di polizia armati e minacciosi, che continuavano a saturare l'aria di gas lacrimogeni. E oltre ai lacrimogeni fischiavano anche i proiettili.
Giorgiana fu raggiunta da uno di quei proiettili proprio mentre dal ponte stava per arrivare a piazza Sonnino.
Dopo 42 anni ancora dobbiamo conoscere la verità vera su questo omicidio assurdo e crudele.
Eppure i dati non mancano:
http://www.centrodonnalisa.it/materiali/giorgiana%20masi.htm
Come e perché è stato possibile che un omicidio così sia potuto accadere in uno Stato che pretendeva e pretende di essere civile e democratico?
Come e perché è stato possibile che un omicidio così sia potuto accadere in uno Stato che pretendeva e pretende di essere civile e democratico?
Continuo ancora a chiedermi se potrebbe succedere di nuovo.
Probabilmente chi sapeva allora, chi ha premuto il grilletto allora, chi li ha coperti allora, magari ormai è morto.
Credo sia una incancellabile e pesante sconfitta per lo Stato, per la democrazia di questa Repubblica italiana fondata sul lavoro, che ha la Costituzione più bella del mondo, il fatto che nessuno sia stato in grado, in 42 anni, di individuare, giudicare, condannare e punire a norma di legge l'assassino di Giorgiana.
Quali garanzie abbiamo, come cittadini, da uno Stato così, di poter manifestare pacificamente le nostre idee, le nostre posizioni politiche, senza essere sparati casualmente da non si sa chi mentre stiamo facendolo?
"... se la rivoluzione d’ottobre
fosse stata di maggio,
se tu vivessi ancora,
se io non fossi impotente
di fronte al tuo assassinio,
se la mia penna fosse un’arma vincente,
se la mia paura esplodesse nelle piazze ,
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,
se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita
nella nostra morte diventassero ghirlande
della lotta di noi tutte, donne,
se .....
non sarebbero le parole a cercare d’affermare la vita
ma la vita stessa, senza aggiungere altro."
fosse stata di maggio,
se tu vivessi ancora,
se io non fossi impotente
di fronte al tuo assassinio,
se la mia penna fosse un’arma vincente,
se la mia paura esplodesse nelle piazze ,
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,
se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita
nella nostra morte diventassero ghirlande
della lotta di noi tutte, donne,
se .....
non sarebbero le parole a cercare d’affermare la vita
ma la vita stessa, senza aggiungere altro."
Ancora una volta oggi, 12 maggio 2019, saremo lì, a Ponte Garibaldi, col pensiero a quel giorno terribile di 42 anni fa, con immutato affetto, per onorare nostra sorella Giorgiana.
Non mi stancherò di chiedere, di esigere verità e giustizia per la sua morte assurda e visto che lo Stato è stato finora incapace o impotente a trovarle, almeno le scuse per esser venuto meno al suo compito di proteggerla, di proteggere la sua libertà.
Alba Montori
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