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martedì 28 ottobre 2014

Buon compleanno dottor Salk, e grazie.

100° anniversario della nascita di Jonas Salk

Oggi è il 100° compleanno del dottor Salk.
Probabilmente dobbiamo a lui se la specie umana esiste ancora !

  1. Jonas Salk
    Medico
  2. Risultati immagini per Jonas Salk
  3. Jonas Edward Salk è stato un medico e scienziato statunitense, batteriologo e virologo, realizzatore del primo vaccino contro la poliomielite. Wikipedia 
  4. ConiugeFrançoise Gilot (s. 1970–1995), Donna Lindsay (s. 1939–1968)
  5. PremiMedaglia presidenziale della libertà, altri
  6. Jonas Salk


Queste qui sopra sono le note standard ottenute su Google e altro ancora su di lui potete trovare su Wikipedia e altri siti, con notizie dettagliate sulla sua vita e sul suo lavoro, nonché sul vaccino da lui elaborato, che ha salvato un numero incalcolabile di vite, compresa la mia.
Ne segnalo alcuni:



"In Italia furono denunciati 6.000 casi nel 1939, anno in cui si ebbe una grave epidemia. 
Nel 1950 le denunce furono 2.034, e rispettivamente 2.867, 2.708 e 4.995 nel 1951, 1952 e 1953.!"
  
Ora appare evidente che la cifra attribuita al 1951, 1952 e 1953  sono la stessa, il che è quanto meno sospetto di imprecisione... 
Nel 1952/53 ero andata in prima elementare,  a fine anno scolastico dovetti sostenere un esame per accedere alla seconda classe (53/54) e poi via di corsa in vacanza in campagna, dove i miei amichetti e compagni di giochi potevo vederli solo da lontano e di rado perchè erano alle prese con le varie malattie esantematiche, morbillo, varicella, tosse asinina eccetera. Mi ritrovai nel 1954, a sette anni, immersa nell'epidemia di polio, senza rendermene conto, e come me gran parte della popolazione italiana.  A scuola non ne avevo sentito parlare, i grandi non ce ne parlavano, per non spaventarci, suppongo: allora i bambini più ancora che oggi, venivano considerati incapaci di capire  "certe cose" .   Intanto l'atmosfera di preoccupazione cresceva intorno e dentro di noi, ancora di più perché non sapevamo il perché di certi comportamenti dei nostri genitori e in genere dei "grandi" nei nostri riguardi. Una sensazione davvero strana quella. 
 
 Arriva settembre e siamo ancora in campagna, la mamma ed io, non si parla di tornare a Roma, la scuola non si sa se aprirà il primo ottobre ( allora tutte le scuole iniziavano il primo ottobre): chissà quando aprirà e SE aprirà... 
Tutta la gran disponibilità di notizie che c'è oggi non c'era mica, le uniche notizie arrivavano dai giornali e dalla radio Rai. A noi due lì, a tre km dal paese e 2 dalla stazione del treno locale, i giornali non arrivavano proprio e la radio ( eravamo così fortunate da avere una delle primissime radio a pile perché la corrente elettrica non c'è stata fino al 1969) non si riusciva ad ascoltare, l'unico programma Rai disponibile era il terzo e faceva solo musica classica, bellissima  ma solo musica. E anche se ufficialmente la TV nasce in Italia  il 3 gennaio 1954, in Italia esistevano però solo 15 mila televisori, concentrati soprattutto a Torino e Milano, il prezzo di un apparecchio oscillava tra 160 mila lire (il costo di una moto) e 1 milione e 300 mila lire, mentre il reddito medio pro capite annuo era di 258 mila lire; il primo canone di abbonamento a 12.550 lire era il più alto d’Europa e le previsioni di sviluppo del  mezzo, secondo il parere di quasi tutti gli esperti, erano molto scarse.
Perciò ignoravamo quasi del tutto ciò che stava accadendo nel paese e le uniche notizie ci arrivavano da Roma, quando arrivava qualcuno a portarcele... Questa che segue infatti l'ho scoperta ora.

"Nel settembre 1954 si tenne a Roma la III Conferenza Internazionale della Poliomielite, e due furono di particolare interesse: quella del batteriologo e professore di virologia Jonas Edward Salk (scomparso nel 1995), che riferì dei suoi “Studi sui vaccini non infettivi nella poliomielite”; e quella del microbiologo polacco Albert B. Sabin, direttore del Children’s Hospital Research Foundation dell’università di Cincinnati, che riferì sui “Virus non virulenti per l’immunizzazione contro la poliomielite ”."
 
Infatti questi dati, più corretti, mostrano chiaramente lo sviluppo di una autentica epidemia.

Casi di poliomielite verificatisi in Italia dal 1954 al 1962
 
Nord: 9.902   Centro: 6.007   Sud: 14.876
 
Insulare: 5.880  =  Totale: 36.665
 
Nonostante la disponibilità in Europa e in Italia del vaccino orale Sabin, dal 1960 al 1962 si verificarono ben 10.213 casi di poliomielite (fino al 1963 circa 3.000 casi all’anno, con un acme di oltre 8.000 casi nel 1958). Emblematico il caso di Rosanna Benzi (scomparsa alcuni anni fa a causa di un tumore), colpita dal virus a 14 anni nel 1962 (la vaccinazione non era ancora obbligatoria…).
 
“Nel gennaio 1962 - ha raccontato più volte, anche in una sua autobiografia - avevo portato mio fratello a farsi vaccinare contro la poliomielite. Lo feci contro il parere dei miei genitori e di mezzo Morbello (un paesino della provincia di Alessandria, di cui era originaria, ndr). Erano i primi vaccini che arrivavano lassù e la gente, un po’ ingenua e molto ignorante, non li vedeva di buon occhio. Mio fratello aveva due anni, e il fatto che fosse così piccolo aumentava l’apprensione di mia madre. “Guai a te se fai una cosa del genere!”, minacciava. Io non mi feci vaccinare e nessuno mi prestò troppa attenzione perché ero grande: avevo 14 anni! ”. Il 16 marzo, Rosanna Benzi accusava i primi sintomi di paralisi poliomielitica: da quel momento ha vissuto 29 anni rinchiusa nel polmone d’acciaio in una camera dell’ospedale San Martino di Genova.
 
In Italia la vaccinazione antipoliomielitica con virus inattivato con formaldeide  (Salk) fu introdotta come vaccinazione volontaria nel 1958-59, e purtroppo i casi  annui di poliomielite sono aumentati ulteriormente: da 4.452 nel 1957 a 8.152 nel 1958. Quella di Sabin fu introdotta solo nel 1963, e obbligatoriamente tre anni più tardi con la legge n. 51 del 4 febbraio 1966. Questi ritardi costarono all’Italia in totale quasi 10 mila casi di poliomielite, che provocarono più di 1.000 decessi e più di 8.000 paralisi.

Si potrà così constatare come certi comportamenti nella nostra classe ( qualcuno dice casta) politica siano evidentemente endemici e si propaghino attraverso il tempo praticamente intatti a dispetto del ricambio generazionale senza perdere nulla della loro virulenza e della loro pericolosità anche per le tasche dei cittadini.

Ma vorrei tornare al ricordo di quegli anni. 
 A scuola poi ci tornai, assieme alle mie compagnette di classe, e a scuola il primo grande dolore: la mia amichetta del cuore morta di polio, quella più bella e più amata, Viviana detta Vivi.  
 Il pericolo era lì, intorno a noi, ci tenevano tutti d'occhio in modo talvolta un po' imbarazzante, ogni più piccolo malessere era oggetto di grande attenzione e di visite, a scuola dalla vigilatrice scolastica, che era anche la mamma di Vivi, a casa da parte di tutto il parentado e del dottore di famiglia. 

Insomma fine della libertà assoluta, ed io che ero abituata ad andare e venire da sola o al massimo con qualche compagnetta a piedi da scuola e in giro per la città in esplorazione e senza controllo alcuno, mi ritrovavo spesso e volentieri mio padre che con l'aria di esser capitato per caso mi aspettava fuori di scuola con l'auto per portarmi a casa o con lui a visitare qualche posto speciale o a disegnare/dipingere all'aperto assieme... Ora capisco che era il suo modo non aggressivo per tenermi sotto controllo senza parere e far stare tranquilla mia madre...

 Ero rimasta sconvolta dalla morte di Vivi,  ma ormai "ero grande" secondo mia madre  che mi aveva proclamato maggiorenne al mio ottavo compleanno. Probabilmente lei voleva solo produrre in me una reazione di orgoglio e di autostima, strapparmi un po' al mio dolore dandomi fiducia, ma me lo ricordo ancora come uno chock tremendo e al momento piuttosto incomprensibile.

 Poi, nel '56 la prima grande stupenda neve di compleanno della mia vita, che bloccò Roma e tutto il centro Italia in una morsa di ghiaccio per giorni, interruppe le strade e le ferrovie, ovviamente chiuse le scuole per giorni e giorni e ci isolò, per così dire, naturalmente. Mi aiutò a riflettere. 
 Ho capito allora che il tenere isolati noi bambini era l'unico modo per riuscire ad arginare questa malattia terribile e insidiosa mentre nel frattempo qualcuno studiava e studiava per trovare il modo di proteggerci, di sconfiggere questo male orribile che se non ti uccideva tra gli spasimi ti trasformava in un orrendo storpio o in un vegetale.
 Insomma DISTRUGGEVA LA BELLEZZA, quella più bella perché inconsapevole e indifesa, quella dei bambini.... 

  Dovevamo essere tutti terrorizzati, ma non bisognava cedere alla paura, sapevamo che qualcuno da qualche parte stava lavorando e pregavamo che trovasse presto, prestissimo una medicina, un vaccino.
 E probabilmente con le mie compagne di scuola fummo tra i primi ad esser vaccinati, con il vaccino di Salk: nel gennaio o febbraio del 1956 venne attuata a richiesta nella scuola elementare Giuseppe Garibaldi di Roma una profilassi generalizzata direttamente  nella sede scolastica  e ancora ricordo il misto di timore e curiosità assieme a una bella dose di orgoglio nel sentimi partecipe (e un po' cavia) di questa iniziativa, assieme col dispiacere che non ci fosse più Vivi lì con me in questa avventura!
Poi dovemmo fare i successivi richiami con il vaccino Sabin, ma quando andai alla scuola media  nel 57 per me e i miei compagni la grande paura era già passata: potevamo tornare a frequentarci senza paura di farci del male...almeno a Roma.

 Tuttavia mia madre aveva ragione: quella esperienza si è portata via la mia infanzia assieme a quella della mia generazione. 
 Considero assolutamente Salk con affetto, oltre che con ammirazione scientifica, un po' come un secondo padre: potreste darmi torto?

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