Vivere per la proposta di legge Eutanasia Legale

Libertà sessuale, libera sessualità- 1976 - Adele Faccio

Piano improvisation di Salvatore Maresca Serra

Alba Montori su Facebook

martedì 6 gennaio 2026

SONO ITALIANO?

Ancora più che mai attuale, per me...

"Mi telefona un tale per dirmi che sta facendo una piccola inchiesta e vorrebbe che gli rispondessi a questa domanda: di che nazionalità vorrei essere se non fossi italiano. Viviamo nel secolo delle domande. Chiudo gli occhi, aspiro profondamente e rispondo: Prima di tutto bisognerebbe provare che sono italiano. 

Vediamo di riuscirci con una dimostrazione per assurdo, ma ne dispero. Dunque, non sono fascista, non sono comunista, non sono democristiano: ecco che mi restano forse venti probabilità su cento di essere italiano. Non scrivo e non parlo il mio dialetto, non adoro la città dove sono nato, preferisco l’incerto al certo, sono di natura dimissionario, detesto il paternalismo, le dittature, gli oratori.

Il gioco del calcio non mi entusiasma, lo sopporterei se sul campo i giocatori fossero ventimila e il pubblico ventidue persone, non ascolto la radio e non guardo la televisione; ignoro perciò gli eroi di questa attività di cui tutti sanno dirvi morte e miracoli. Pago le contravvenzioni, non ho amici negli uffici importanti e mi sarebbe penoso partecipare a un concorso. Non so cantare e non mi piace sentir cantar gli altri, se non a teatro. Non scrivo versi. Sono italiano?

Ho conservato sempre gli stessi amici, mi piace viaggiare per l’Italia e quasi ogni luogo mi incanta e vorrei restarci. Sotto questo aspetto potrei essere un inglese. 

I grandi problemi mondiali mi lasciano perplesso e non ho per ognuno di essi un giudizio preciso e definitivo: sono forse indiano? Così pure mi stimo abbastanza prudente nel giudicare il prossimo e trovo che la maggior parte delle persone che conosco sono ottime e gli auguro ogni bene. Esquimese? 

Leggo libri di autori italiani, classici e moderni e ammiro i nostri artisti e qui potrei dirmi americano. Adoro il sole, il mare, il caldo, l’Etruria e la Campania e in questo potrei riconoscermi tedesco. Se visito un museo non parlo ad alta voce, e se vado in una biblioteca non tento di portarmi via un libro o le sue illustrazioni. Sono forse svedese? 

Non mi interessano i processi, la cronaca nera, la vita mondana. Eremita? Non scrivo il mio nome sulle rovine o sui nomi dei monumenti. Analfabeta? Pago i miei debiti, anche evito di farne, non ammiro le grandi qualità dei popoli che non conosco, la morte non mi spaventa, sto volentieri in piedi la notte, e una compagnia che superi le quattro o cinque persone mi annoia francamente. Spagnolo? 

In treno non racconto episodi della mia vita ad estranei, né do giudizi sull’Italia meridionale, gli uomini mi interessano per il loro carattere, nelle donne ammiro molto anche l’intelligenza, che non mi suscita sentimenti di invidia o di disprezzo.

Tuttavia che io sia italiano potrebbe essere innegabile: infatti mi piace dormire, evitare le noie, lavorare poco, scherzare, e ho un pessimo carattere perlomeno nei miei riguardi. Se non fossi italiano, a questo punto non saprei che farci. Probabilmente sono sarei niente e questo dimostra, in fondo, che sono proprio italiano. Allora? La sua domanda è senza risposta. Si consoli pensando che per molti, l’italiana, non è una nazionalità ma una professione"."

(Ennio Flaiano, "La solitudine del satiro")

lunedì 27 ottobre 2025

«L’ex ostaggio Tal Shoham racconta Hamas e i gazawi»




 
27.10.2025L’ex ostaggio Tal Shoham racconta Hamas e i gazawi
Articolo di Shira Navon

Testata: israele.net
Data: 27 ottobre 2025

Autore: Setteottobre


Per cinquecento giorni prigioniero di Hamas, Tal Shoham ha raccontato una Gaza dove il confine tra civili e terroristi è svanito: insegnanti, medici e professori diventati carcerieri per paura o potere. Hamas recluta attraverso la miseria, razzia gli aiuti umanitari e impone silenzio e complicità. Shoham descrive una società infettata da un’ideologia che ha disumanizzato il nemico

Scrive Shira Navon: Il male travestito da normalità. Per cinquecento giorni Tal Shoham ha vissuto sotto terra, prigioniero di Hamas. Quando è tornato alla luce, ha raccontato qualcosa che ancora oggi molti non vogliono vedere: i suoi carcerieri non erano tutti uomini in uniforme o fanatici armati. Tra loro c’erano insegnanti, medici, professori universitari. Persone che, nella vita civile, curavano, educavano, parlavano di conoscenza e futuro. Poi avevano scelto di servire l’odio.

Shoham, liberato a febbraio, ha descritto ai giornalisti un mondo rovesciato: “Uno dei miei guardiani insegnava in una scuola elementare, un altro era un docente universitario, un altro ancora un medico. Gente normale diventata terrorista.” Non per fede, ha aggiunto, ma per potere, paura, appartenenza. L’islam radicale come coperta ideologica, ma sotto un’altra realtà: l’obbedienza cieca, la corruzione, la sete di dominio.

Il racconto mette a nudo un dato che gli analisti militari e le agenzie umanitarie confermano da mesi: Hamas ha progressivamente reclutato civili, offrendo cibo, denaro e protezione in cambio di fedeltà. In una Gaza distrutta, la miseria è diventata arma di arruolamento. I capi restano nei bunker, mentre il popolo, privato di alternative, viene spinto a fare da scudo o da carnefice.

Shoham ha visto tutto: i carichi di aiuti umanitari razziati dai miliziani, le scatole di cibo e medicine provenienti da Egitto, Turchia, Emirati portate via come bottino di guerra. “Ne celebravano la conquista, ma a noi prigionieri non davano nulla,” ha raccontato. In quei tunnel, l’unico gesto umano che ricorda è un biglietto della moglie, fatto passare di nascosto da uno dei guardiani.

E sopra quei tunnel, in superficie, nessuno parlava. Nessun gazawi ha mai tentato di aiutare gli ostaggi israeliani, che spesso erano nascosti nelle case comuni, accanto ai letti dei bambini o nei sotterranei degli ospedali. Il terrore non lo impone solo chi spara: lo perpetua anche chi tace, chi finge di non sapere.

La catena di comando, ha detto Shoham, era confusa, intermittente. C’erano fanatici e opportunisti, crudeltà e gesti improvvisi di pietà, ma sempre dentro lo stesso recinto morale: l’idea che il nemico non fosse umano.

Un giorno ha visto un palestinese accusato di “comportamento sospetto”: gli hanno sparato alle ginocchia per poi finirlo davanti ai soccorritori.

Così appare oggi la società di Gaza, vista dagli occhi di chi vi è stato sepolto vivo: non una massa di innocenti ostaggi di Hamas, ma un corpo infettato da un’ideologia che ha dissolto il confine tra civile e terrorista. “Hamas non è solo un esercito – ha detto Shoham – È un’idea che ha infettato una generazione.”

(Da: Setteottobre magazine, 18.10.25)

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venerdì 26 settembre 2025

Hamas E' o NON è, per la nostra struttura giuridica, considerata un'organizzazione terrorista?

 Grazie all'Amico Vittorio Tozzini che, ieri sera, mi ha fatto ricordare che possiedo ancora una Laurea in Giurisprudenza (nello specifico in Diritto Penale Militare) e che, anche se da tempo non apro più un libro per farne un utilizzo specifico, a causa di una guerra in corso (lo so perdonatemi), l'accensione dell'interruttore "on" mi ha fatto risvegliare da un sonno millenario.

La quaestio è:
Hamas E' o NON è, per la nostra struttura giuridica, considerata un'organizzazione terrorista? 

Se è vero, come ha pubblicato sul "Il Tempo", il direttore Cerno (mirabile esempio di giornalista che passa dal dirigere testate di estrema sinistra a quella di destra, destreggiandosi meglio di Valentina Nappi in una gangbang) che la base di finanziamento, organizzazione logistica e reclutamento della Scemud Flotilla è riconducibile a soggetto affiliato DIRETTAMENTE ad Hamas,
Allora......
allora esiste l'Art.270 bis del Codice Penale, applicabile e perseguibile peraltro d'ufficio, che cita:

"Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni.

Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego"

Nel dispositivo, inoltre, al pari dell'art. 270, vengono considerate diverse condotte, suddivise in ruoli di cosiddetto rango superiore come quelle di costituzione, organizzazione, direzione, punite per questo più severamente, e il ruolo di semplice partecipe, che configura un'autonoma ipotesi di reato. Tra queste, dal 2001, rientra anche la condotta di "finanziamento", che principalmente si rifà a fenomeni di terrorismo internazionale. Tutte queste devono essere poste in essere da un'associazione il cui scopo è quello di porre in essere un preciso programma di violenza con fini di versione dell'ordine democratico o di terrorismo.

Similmente a quanto previsto dall'art. 270, trattasi di reato di pericolo, per la cui configurabilità occorre, l'esistenza di una struttura organizzata, anche elementare, che presenti un grado di effettività tale da rendere almeno possibile l'attuazione del progetto criminoso e tale da giustificare la valutazione di pericolosità.

Per contro, non è indispensabile che il programma di violenza con finalità di terrorismo sia effettivamente realizzato o che qualcuno degli affiliati abbia dato inizio all'esecuzione.

Il delitto si consuma, quindi, in due ipotesi:

- da un lato, la promozione, costituzione, organizzazione, direzione e finanziamento dell'associazione. Il finanziamento, introdotto dal legislatore nel 2001, deve essere finalizzato al consolidamento ed al mantenimento dell'associazione e non dei singoli consociati, e l'apporto economico deve comunque avere un minimo di consistenza, tale da sostenere l'attività terroristica o la progettazione di attacchi terroristici;
- dall'altro lato, la mera partecipazione, consistente in qualsiasi attività in favore dell'associazione.



Molto interessante come si espresse la Suprema Corte nel 2005:


Cass. pen. n. 35427/2005

L'art. 270 bis, comma terzo, c.p., introdotto con la legge 18 ottobre 2001 n. 374, ha esteso la tutela penale anche agli atti di violenza rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, senza individuare quando un atto di violenza deve ritenersi eseguito per finalità di terrorismo e pertanto tale nozione deve essere ricavata dai principi di diritto interno e internazionale. In particolare, tra le fonti internazionali deve individuarsi la Decisione quadro del consiglio dell'Unione europea pubblicata sulla G.U. della Comunità Europea 22 giugno 2002 n. 164, che individua come compiuti «per finalità di terrorismo» gli atti «diretti a intimidire gravemente la popolazione o costringere indebitamente i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare, distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche o sociali di un paese» e come «reati terroristici» quelli che costituiscono attentati alla vita e alla integrità fisica, sequestri di persona, danneggiamenti di vasta portata di strutture governative, di sistemi di trasporto, di infrastrutture, di sistemi informatici, dirottamenti aerei e navali, fabbricazione, detenzione e acquisto di armi convenzionali, atomiche, chimiche e biologiche. (sentenza emessa prima della introduzione dell'art. 270 sexies c.p., inserito dall'art. 15 D.L. 27 luglio 2005 n. 144, convertito in legge 31 luglio 2005 n. 155).

I ProPal che dicono?

L'Avv.Albanese che dice?
Accetto consigli e interpretazioni opposte, in fondo siamo in democrazia qui, mica in Qatar.


Roberto Casalone

martedì 9 settembre 2025

1.124.513 firme verificate Consegnate in Commissione europea: l’Italia protagonista di My Voice My Choice



Lunedì è stata una giornata incredibile: ho avuto l’onore e la responsabilità – quella bella, che ti fa sentire parte di qualcosa di davvero grande – di rappresentare l’Italia a Bruxelles, nel giorno in cui abbiamo consegnato ufficialmente alla Commissione europea 1.124.513 firme verificate a sostegno dell’Iniziativa dei Cittadini Europei My Voice My Choice. L’Italia ha dato un contributo decisivo a questo risultato storico, con 161.254 firme verificate, fondamentali per il successo dell’iniziativa a livello europeo.

È stata un’esperienza intensa e indimenticabile, con una manifestazione davanti al Parlamento e alla Commissione, seguita da una conferenza stampa internazionale e il mio intervento che puoi rivedere cliccando sul video qui sotto:

Un vortice di emozioni mi ha accompagnata: entusiasmo, orgoglio e la consapevolezza di portare con me non solo dei numeri, ma il valore di ogni firma raccolta, di ogni ora trascorsa ai tavoli, di ogni gesto di attivisti e volontari, e di una rete senza precedenti che ha reso possibile tutto questo. 

Nel corso della conferenza stampa è stato ricordato un impegno espresso già nel 2019 dalla Presidente Ursula von der Leyen: “Il compito della Commissione europea in questo ambito è fornire pieno sostegno agli sforzi degli Stati membri per l’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, rilevanti per la salute delle donne, l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva, alla pianificazione familiare e all’educazione.”


Parole importanti, che oggi – grazie ad oltre un milione di firme raccolte – chiediamo diventino finalmente azioni concrete

Da oggi si apre una fase cruciale che nei prossimi mesi vedrà tre appuntamenti fondamentali:

  • Ottobre 2025 – Audizioni presso la Commissione europea
    Sarà il primo momento ufficiale di confronto con i Commissari europei. Lì presenteremo nel dettaglio la nostra proposta.

  • Dicembre 2025 – Hearings al Parlamento europeo
    L’iniziativa sarà discussa in un’audizione pubblica con eurodeputati e gruppi politici. Sarà un’occasione fondamentale per mettere il tema dei diritti riproduttivi al centro dell’agenda politica europea e raccogliere sostegno trasversale.

  • Entro marzo 2026 – Risposta ufficiale della Commissione europea
    La Commissione dovrà poi esprimersi formalmente sull’iniziativa, fornendo una risposta motivata: accettare o meno la proposta e, in caso positivo, avviare l’iter legislativo. Sarà il momento della verità, quello in cui capiremo se le oltre un milione di voci raccolte saranno ascoltate con serietà e responsabilità.

Alba, per la prima volta, il diritto all’aborto sarà discusso con una proposta legislativa concreta dei cittadini e delle cittadine all’interno delle istituzioni europee e come Associazione Luca Coscioni faremo tutto il possibile perchè la politica - italiana ed europea - ascolti davvero la volontà e le voci di oltre 1 milione di persone.

Non possiamo fermarci adesso. Dobbiamo mantenere viva l’attenzione, continuare a mobilitarci e portare ovunque questa voce che viene dal basso, dall’Europa reale, dalle persone.

Abbiamo scritto insieme una pagina di storia. Ma questa storia continua, e ha bisogno di te e di tutte e tutti noi per andare avanti.

Con orgoglio e gratitudine,

Alice Spaccini
Coordinatrice mobilitazione italiana – My Voice My Choice