Vivere per la proposta di legge Eutanasia Legale

Libertà sessuale, libera sessualità- 1976 - Adele Faccio

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sabato 26 marzo 2022

LA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849 COMPIE 150 ANNI.

 A ricordo e celebrazione dei 150  anni della REPUBBLICA ROMANA del 1849 ripubblico integralmente la sua COSTITUZIONE, come spunto di riflessione in questi tempi ancora così lontani da libertà, uguaglianza e solidarietà  democraticamente e pacificamente vissute per tutti i popoli ovunque nel mondo.

E' evidente l'influenza che essa ha esercitato sulla Dichiarazione Universale dei Diriti dell'Uomo e sulla stessa Costituzione della Repubblica Italiana del 1948.

AMg


COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA

(1849)

 

 

PRINCIPII FONDAMENTALI

 

I – La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

II – Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

III – La repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

IV – La repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana.

V – I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

VI – La più equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello stato è la norma del riparto territoriale della repubblica.

VII – Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

VIII – Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.

 

TITOLO I

DEI DIRITTI E DEI DOVERI DE’ CITTADINI

 

Art. 1 – Sono cittadini della Repubblica:

– gli originarii della Repubblica;

– coloro che hanno acquistata la cittadinanza per effetto delle leggi precedenti;

– gli altri Italiani col domicilio di sei mesi;

– gli stranieri col domicilio di dieci anni;

– i naturalizzati con decreto del potere legislativo.

Art. 2 – Si perde la cittadinanza:

– per naturalizzazione, o per dimora in paese straniero con animo di non più tornare;

– per l’abbandono della patria in caso di guerra, o quando è dichiarata in pericolo;

– per accettazione di titoli conferiti dallo straniero;

– per accettazione di gradi e cariche, e per servizio militare presso lo straniero, senza autorizzazione del governo della Repubblica; l’autorizzazione è sempre presunta quando si combatte per la libertà d’un popolo;

– per condanna giudiziale.

Art. 3 – Le persone e le proprietà sono inviolabili.

Art. 4 – Nessuno può essere arrestato che in flagrante delitto, o per mandato di giudice, né essere distolto dai suoi giudici naturali. Nessuna Corte o Commissione eccezionale può istituirsi sotto qualsiasi titolo o nome.

Nessuno può essere carcerato per debiti.

Art. 5 – Le pene di morte e di confisca sono proscritte.

Art. 6 – Il domicilio è sacro: non è permesso penetrarvi che nel casi e modi determinati dalla legge.

Art. 7 – La manifestazione del pensiero, è libera, la legge ne punisce l’abuso senza alcuna censura preventiva.

Art. 8 – L’insegnamento è libero.

Le condizioni di moralità e capacità, per chi intende professarlo, sono determinate dalla legge.

Art. 9 – Il segreto delle lettere è inviolabile.

Art. 10 – Il diritto di petizione può esercitarsi individualmente e col­lettivamente.

Art. 11 – L’associazione senz’armi e senza scopo di delitto, è libera.

Art. 12 – Tutti i cittadini appartengono alla guardia nazionale nei modi e colle eccezioni fissate dalla legge.

Art. 13 – Nessuno può essere astretto a perdere la proprietà delle cose, se non in causa pubblica, e previa giusta indennità.

Art. 14 – La legge determina le spese della Repubblica, e il modo di contribuirvi.

Nessuna tassa può essere imposta se non per legge, né percetta per tempo maggiore di quello dalla legge determinato.

 

TITOLO II

DELL’ORDINAMENTO POLITICO

 

Art. 15 – Ogni potere viene dal popolo. Si esercita dall’Assemblea, dal Consolato, dall’Ordine giudiziario.

 

TITOLO III

DELL’ASSEMBLEA

 

Art. 16 – L’Assemblea è costituita da Rappresentanti del popolo.

Art. 17 – Ogni cittadino che gode i diritti civili e politici a 21 anno è elettore, a 25 è eleggibile.

Art. 18 – Non può essere rappresentante del popolo un pubblico funzionario nominato dai consoli o dai ministri.

Art. 19 – Il numero dei rappresentanti è determinato in proporzione di uno ogni ventimila abitanti.

Art. 20 – I Comizi generali si radunano ogni tre anni nel 21 aprile.

Il popolo vi elegge i suoi rappresentanti con voto universale, diretto e pubblico.

Art. 21 – L’Assemblea si riunisce il 15 maggio successivamente all’elezione.

Si rinnova ogni tre anni.

Art. 22 – L’Assemblea si riunisce in Roma, ove non determini altrimenti, e dispone della forza armata di cui crederà aver bisogno.

Art. 23 – L’Assemblea è indissolubile e permanente, salvo il diritto di aggiornarsi per quel tempo che crederà.

Nell’intervallo può essere convocata ad urgenza sull’invito del presidente co’ segretari, di trenta membri, o del Consolato.

Art. 24 – Non è legale se non riunisce la metà, più uno dei suoi rappresentanti.

Il numero qualunque de’ presenti decreta i provvedimenti per richiamare gli assenti.

Art. 25 – Le sedute dell’Assemblea sono pubbliche.

Può costituirsi in comitato segreto.

Art. 26 – I rappresentanti del popolo sono inviolabili per le opinioni emesse nell’Assemblea, restando interdetta qualunque inquisizione.

Art. 27 – Ogni arresto o inquisizione contro un rappresentante è vietato senza permesso dell’Assemblea, salvo il caso di delitto flagrante.

Nel caso di arresto in flagranza di delitto, l’Assemblea che ne sarà immediatamente informata, determina la continuazione o cessazione del processo.

Questa disposizione si applica al caso in cui un cittadino carcerato fosse eletto rappresentante.

Art. 28 – Ciascun rappresentante del popolo riceve un indennizzo cui non può rinunziare.

Art. 29 – L’Assemblea ha il potere legislativo: decide della pace, della guerra, e dei trattati.

Art. 30 – La proposta delle leggi appartiene ai rappresentanti e al Consolato.

Art. 31 – Nessuna proposta ha forza di legge, se non dopo adottata con due deliberazioni prese all’intervallo non minore di otto giorni, salvo all’Assemblea di abbreviarlo in caso d’urgenza.

Art. 32 – Le leggi adottate dall’Assemblea vengono senza ritardo promulgate dal Consolato in nome di Dio e del popolo. Se il Consolato indugia, il presidente dell’Assemblea fa la promulgazione.

 

TITOLO IV

DEL CONSOLATO E DEL MINISTERO

 

Art. 33 – Tre sono i consoli. Vengono nominati dall’Assemblea a maggioranza di due terzi di suffragi.

Debbono essere cittadini della repubblica e dell’età di 30 anni compiti.

Art. 34 – L’ufficio dei consoli dura tre anni. Ogni anno uno dei consoli esce d’ufficio. Le due prime volte decide la sorte fra i tre primi eletti.

Niun console può essere rieletto se non dopo trascorsi tre anni dacché uscì di carica.

Art. 35 – Vi sono sette ministri di nomina del Consolato:

1) degli affari interni;

2) degli affari esteri;

3) di guerra e marina;

4) di finanze;

5) di grazia e giustizia;

6) di agricoltura, commercio, industria e lavori pubblici;

7) del culto, istruzione pubblica, belle arti e beneficenza.

Art. 36 – Ai consoli sono commesse l’esecuzione delle leggi, e le relazioni internazionali.

Art. 37 – Ai consoli spetta la nomina e revocazione di quegli impieghi che la legge non riserva ad altra autorità; ma ogni nomina e revocazione deve esser fatta in consiglio de’ ministri.

Art. 38 – Gli atti dei consoli, finché non sieno contrassegnati dal ministro incaricato dell’esecuzione, restano senza effetto. Basta la sola firma del consoli per la nomina e revocazione dei ministri.

Art. 39 – Ogni anno, ed a qualunque richiesta dell’Assemblea, i consoli espongono lo stato degli affari della Repubblica.

Art. 40 – I ministri hanno il diritto di parlare all’Assemblea sugli affari che li riguardano.

Art. 41 – I consoli risiedono nel luogo ove si convoca l’Assemblea, né possono escire dal territorio della Repubblica senza una risoluzione dell’Assemblea sotto pena di decadenza.

Art. 42 – Sono alloggiati a spese della Repubblica, e ciascuno riceve un appuntamento di scudi tremila e seicento.

Art. 43 – I consoli e i ministri sono responsabili.

Art. 44 – I consoli e i ministri possono essere posti in stato d’accusa dall’Assemblea sulla proposta di dieci rappresentanti. La dimanda deve essere discussa come una legge.

Art. 45 – Ammessa l’accusa, il console è sospeso dalle sue funzioni. Se assoluto, ritorna all’esercizio della sua carica, se condannato, passa a nuova elezione.

 

TITOLO V

DEL CONSIGLIO DI STATO

 

Art. 46 – Vi è un consiglio di stato, composto di quindici consiglieri nominati dall’Assemblea.

Art. 47 – Esso deve essere consultato dai Consoli, e dai ministri sulle leggi da proporsi, sui regolamenti e sulle ordinanze esecutive; può esserlo sulle relazioni politiche.

Art. 48 – Esso emana que’ regolamenti pei quali l’Assemblea gli ha dato una speciale delegazione. Le altre funzioni sono determinate da una legge particolare.

 

TITOLO VI

DEL POTERE GIUDIZIARIO

 

Art. 49 – I giudici nell’esercizio delle loro funzioni non dipendono da altro potere dello Stato.

Art. 50 – Nominati dai consoli ed in consiglio de’ ministri sono inamovibili, non possono essere promossi, né traslocati che con proprio consenso, né sospesi, degradati, o destituiti se non dopo regolare procedura e sentenza.

Art. 51 – Per le contese civili vi è una magistratura di pace.

Art. 52 – La giustizia è amministrata in nome del popolo pubblicamente; ma il tribunale, a causa di moralità, può ordinare che la discussione sia fatta a porte chiuse.

Art. 53 – Nelle cause criminali al popolo appartiene il giudizio del fatto, ai tribunali l’applicazione della legge. La istituzione dei giudici del fatto è determinata da legge relativa.

Art. 54 – Vi è un pubblico ministero presso i tribunali della Repubblica.

Art. 55 – Un tribunale supremo di giustizia giudica, senza che siavi luogo a gravame, i consoli ed i ministri messi in istato di accusa. Il tribunale supremo si compone del presidente, di quattro giudici più anziani della cassazione, e di giudici del fatto, tratti a sorte dalle liste annuali, tre per ciascuna provincia.

L’Assemblea designa il magistrato che deve esercitare le funzioni di pubblico ministero presso il tribunale supremo.

È d’uopo della maggioranza di due terzi di suffragi per la condanna.

 

TITOLO VII

DELLA FORZA PUBBLICA

 

Art. 56 – L’ammontare della forza stipendiata di terra e di mare è determinato da una legge, e solo per una legge può essere aumentato o diminuito.

Art. 57 – L’esercito si forma per arruolamento volontario, o nel modo che la legge determina.

Art. 58 – Nessuna truppa straniera può essere assoldata, né introdotta nel territorio della Repubblica, senza decreto dell’Assemblea.

Art. 59 – I generali sono nominati dall’Assemblea sopra proposta del Consolato.

Art. 60 – La distribuzione dei corpi di linea e la forza delle interne guarnigioni sono determinate dall’Assemblea, né possono subire variazioni, o traslocamento anche momentaneo, senza di lei consenso.

Art. 61 – Nella guardia nazionale ogni grado è conferito per elezione.

Art. 62 – Alla guardia nazionale è affidato principalmente il mantenimento dell’ordine interno e della costituzione.

 

TITOLO VIII

DELLA REVISIONE DELLA COSTITUZIONE

 

Art. 63 – Qualunque riforma di costituzione può essere solo domandata nell’ultimo anno della legislatura da un terzo almeno dei rappresentanti.

Art. 64 – L’Assemblea delibera per due volte sulla domanda all’intervallo di due mesi. Opinando l’Assemblea per la riforma alla maggioranza di due terzi, vengono convocati i comizii generali, onde eleggere i rappresentanti per la costituente, in ragione di uno ogni 15 mila abitanti.

Art. 65 – L’Assemblea di revisione è ancora assemblea legislativa per tutto il tempo in cui siede, da non eccedere tre mesi.

 

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

 

Art. 66 – Le operazioni della costituente attuale saranno specialmente dirette alla formazione della legge elettorale, e delle altre leggi organiche necessarie all’attuazione della costituzione.

Art. 67 – Coll’apertura dell’Assemblea legislativa cessa il mandato della costituente.

Art. 68 – Le leggi e i regolamenti esistenti restano in vigore in quanto non si oppongono alla costituzione, e finché non sieno abrogati.

Art. 69 – Tutti gli attuali impiegati hanno bisogno di conferma.

 

Il Presidente

G. Galletti

I Vice-Presidenti

A. Saliceti

E. Alloccatelli

I Segretari

G. Pennacchi

G. Cocchi

A. Fabretti

A. Zambianchi

 

 


 


venerdì 26 marzo 2021

 Dal Comitato Gianicolo:





vi segnaliamo la nostra manifestazione/testimonianza del 17 marzo al Gianicolo in occasione della ricorrenza dell’Unità d’Italia, di fatto annullata per la non autorizzata presenza di pubblico -causa COVID-

Una ricorrenza che abbiamo voluto tuttavia ricordare nei modi possibili, e di cui siamo grati in particolare:

  • al Municipio Roma I Centro che, pur in solitudine, è riuscito a celebrare l’evento portando la corona al monumento di Garibaldi;
  • al prof. Carmine Pinto che ha voluto confermare la sua adesione alla nostra iniziativa inviando un saluto assai gentile.

<< leggi cliccando qui >>

Seguiteremo a tenervi informati delle nostre attività didattiche e storiche - 

il 18 vi segnaliamo la ricorrenza del 150° della Comune di Parigi - e ci auguriamo di potervi presentare quanto prima la nostra pubblicazione:

“La Repubblica Romana del 1849 non più sconosciuta

 - IL TERRITORIO visto da NOI per Voi (1999-2020)”

Cercheremo di farvela conoscere attuando modalità di incontro consentite e per noi possibili…..

Cordiali saluti
Enrico Luciani
Presidente APS A. Cipriani e Comitato Gianicolo
mail@comitatogianicolo.it 3284542840

Ricordo che leggendo sul nostro sito la nostra attività    https://comitatogianicolo.it/attivita  siete in grado di leggere i nostri Bilanci e tutte le nostre iniziative, addirittura anno per anno, da ormai più di venti anni e che perciò siete in grado di valutare se la nostra associazione vada sostenuta con il vostro riconoscimento del 5 per mille, scrivendo tra le associazioni di volontariato e di promozione sociale il nostro codice fiscale 97043950589

Per coloro che fossero già impegnati con altre associazioni per il 5xmille si ricorda che è possibile aiutarci con un libero contributo, peraltro in parte deducibile in sede di denuncia IRPEF,  tramite IBAN IT65 J076 0103 2000 0007 2828 650 o tramite c/c postale 72828650

martedì 10 settembre 2019

In ricordo di Beatrice Cenci

Il prossimo 11 settembre ricorrerà il 420° anniversario della morte di Beatrice Cenci, nobildonna bella e colta, amata dal popolo romano, nata libera e ricchissima ereditiera, imprigionata a lungo tra Castel Sant'Angelo e Tor di Nona, torturata orribilmente e giustiziata a Roma mediante decapitazione assieme alla sua matrigna Lucrezia Petroni e ai suoi fratelli.

Fu costretta a pagare la sua bellezza, la sua fierezza e la sua ricchezza per ordine del papa Clemente VIII con questa sorte orribile che ancora a Roma viene definita "er fattaccio"

La sentenza capitale fu eseguita, senza possibile appello, l'11 settembre 1599 a Roma, al termine di un processo farsa in cui fu giudicata colpevole di aver assassinato suo padre Francesco, ricchissimo e dissoluto figlio del banchiere Cristoforo Cenci, delitto che probabilmente lei e la matrigna non avevano commesso.

Lo scopo del potente pontefice, non dichiarato ma noto a tutti i cittadini romani, fu quello di impossessarsi dell'ingentissima fortuna in proprietà immobili e mobili della famiglia Cenci, che venne infatti distribuita dallo stesso tra il nipote Aldobrandini e i suoi sostenitori e clienti.

Ma non ebbe pace neanche da morta.
Le spoglie di Beatrice, custodite nella cripta del tempietto di San Pietro in Montorio per sua espressa volontà, sono state private della testa, collocata accanto alla bara col corpo, da un ignoto soldato francese al soldo del Papa Pio IX, durante la terribile battaglia in cui cadde la Repubblica Romana del 1949, e mai più ritrovate...


Dedichiamole un pensiero affettuoso e un ricordo.


Di lei ci è giunto forse solo questo ritratto, attribuito a Guido Reni, conservato nella Galleria di Palazzo Barberini


Ma le sue delicate fattezze sono reperibili anche in altri dipinti dell'epoca ..

Santa Caterina d'Alessandria
 dipinto a olio su tela (173x133 cm) realizzato nel 1598-1599 dal  Caravaggio

Maria Maddalena 
Guido Reni 1630 circa 



e in questa stupenda tela del Caravaggio del 1597



Si dice che Caravaggio abbia dipinto il quadro qui sopra pensando alla storia di Beatrice Cenci accusata e riconosciuta colpevole, insieme alla matrigna e al fratello, di aver ucciso il padre, dopo averlo addormentato con l'oppio. Anche per questa ragione la tela è stata ritenuta dipinta nel 1599 circa (anno in cui Beatrice fu giustiziata).

Tuttavia è possibile legarne la commissione a una ricevuta di pagamento, da parte di Ottavio Costa a Caravaggio per un quadro già iniziato, datata 21 maggio 1602.

AMg

sabato 17 novembre 2018

LA SCHIAVITÙ INVISIBILE E IL BUSINESS DELLA PROSTITUZIONE

 CAMPIDOGLIO -  25 novembre 2018   H.9/18
Sala della Protomoteca 

  ore  9, 30 - 13, 00 

h. 9, 30 - 10, 30:  
Saluti e apertura dei lavori 
Introduce e coordina:
Gemma Guerrini,
Presidente della Commissione Capitolina delle Pari Opportunità

VIRGINIA RAGGI,
Sindaca di Roma Capitale

FLAVIA MARZANO,
Assessora di Roma Capitale per Roma Semplice e Pari Opportunità

LAURA BALDASSARRE,
Assessora di Roma Capitale per la Persona, la Scuola e la Comunità solidale

FABIO MASSIMO CASTALDO,
Vice Presidente Parlamento Europeo

Sono stati invitati

VINCENZO SPADAFORA,
Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, delegato alle Pari opportunità, politiche giovanili e servizio civile universale

MARIA EDERA SPADONI,
Vice Presidente della Camera dei Deputati

 h. 10, 30 - 13, 00: Interventi

10, 30-ALESSANDRA MAIORINO
(Senato della Repubblica, Comm.ne tutela e promozione diritti umani),
Donne, prostitute e schiave? 

10, 45-FABIANA DADONE
(Camera dei Deputati, Comm.ne inchiesta mafie e associazioni criminali),
Mafie, migranti e tratta di esseri umani: nuove forme di schiavitù 

11, 00-MARIA GRAZIA GIAMMARINARO
(Relatrice Speciale ONU),
I diritti umani delle donne soggette alla tratta per fini di sfruttamento sessuale: politiche di prevenzione e di empowerment

11, 15-JACOPO MARZETTI
(Garante infanzia e adolescenza Regione Lazio),
Azioni a contrasto e prevenzione della prostituzione minorile 

11, 30-MONICA ROSSI 
(Ufficio Speciale Rom – Roma Capitale),
La trappola dell'etnicità: gabbia e risorse

11, 45-SUOR EUGENIA BONETTI
(Ass.ne “Slaves No More”),
Luci e ombre della donna africana tra passato e presente: aspetti socio-culturali e religiosi della donna nigeriana

12, 00-IRENE CIAMBEZI
(Ass.ne “Papa Giovanni XXIII”),
Tratta e differenze culturali: un approccio relazionale per la tutela delle vittime. L'esperienza di Apg23 

12, 15-ORIA GARGANO
(Presidente “Ass.ne Be Free”),
La tratta a scopo di sfruttamento sessuale: una violazione dei diritti umani

12, 30-ROBERTA PETRILLO
(Ass.ne “Save the Children”),
Piccoli schiavi invisibili. Minori vittime di tratta e grave sfruttamento in Italia 

12, 45-SANDRA ABBONDANDOLO
(Tutrice minori stranieri non accompagnati),
La legge n. 47/2017: l'esperienza del tutoraggio dei minori vittime di tratta

h. 13, 00 - Conclusioni GEMMA GUERRINI,
Presidente Commissione Capitolina delle Pari Opportunità

PAUSA 

TI AMO DA VIVERE  ore 14, 30 - 17, 00 

Introduce e coordina: FLAVIA MARZANO,
Assessora di Roma Capitale per Roma Semplice e per le Pari Opportunità

MARCO PICISTRELLI, Mostra fotografica sul femminicidio 

TANI NEFER, psicologa, Cos’è il femminicidio 

LOREDANA NABORRI, Letture di brani poetici 

DANIELA MOCCIA, interpretazione del monologo Nannarella di Giulia Ricciardi e del monologo Finché morte non ci  separi di  Francesco Olivieri
Le interpretazioni saranno accompagnate da brani musicali e intervallate da video realizzati da MARCO PICISTRELLI

giovedì 8 febbraio 2018

Roma non è una città come le altre

da Gemma Guerrini, 
Vicepres.vicaria del Consiglio Città Metropolitana-Pres.Commiss.Elette-Vicepres.Vicaria Comm.Cultura

“Noi abbiamo avuto il privilegio di nascere a Roma, e io l'ho praticata come si dovrebbe, perché Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”: ALBERTO SORDI.

Per questo non posso condividere la decisione presa dalla Giunta Capitolina con la delibera 11639/2.2.2018, circa l'inclusione delle cosiddette "piazze storiche" fra i siti coinvolti nelle manifestazione dell'Estate Romana 2018. 
Sono solo convinzioni personali, che ritengo però giusto esplicitare in quanto la nuova delibera non è coerente con quanto stabilito dalla Del.48/18.5.2009 che (pur se variamente "interpretata" dalle diverse amministrazioni), sancisce il principio del rispetto per luoghi e zone la cui identità va esaltata e arricchita e che non meritano di essere ridotte a "location".

Ritengo che questa decisione, inoltre, sottovaluti e non percepisca nella sua complessità e gravità il fenomeno del degrado della vita notturna, semplicisticamente definito "movida", ma vada anzi ad aggravarlo, in quanto dà respiro a una visione della città di cui soffriamo le conseguenze e che dovremmo saper superare.

E RIPROPONGO QUI UNA RIFLESSIONE DI SALVATORE SETTIS del 2017:

«La piazza che diventa location è morta. 

Una nuova barbarie insidia le nostre città: l’etica della location. Imperversa dappertutto, ma colpisce al cuore specialmente la più originale creazione della città italiana, la piazza. Tanto originale, anzi, da avere un ruolo chiave nella ricerca, promossa dall’Istituto Max Planck per la Storia dell’arte e diretta da Alessandro Nova, sul rapporto tra forma della piazza e vita politica delle città. La piazza italiana è l’erede più nobile e più consapevole dell’agorà greca e del foro romano. È luogo di discussione e d’incontro, di commercio e di scontro politico, di festa e di lutto. Teatro di rituali collettivi (come il Palio di Siena), si presta alle manifestazioni civiche, accoglie cerimonie religiose, si trasforma talora in mercato, si circonda di caffé e altri luoghi di conversazione.
A questa densità di significati e di tradizioni pensavano certo i tanti pianificatori di città nuove (per esempio in Orange County, California) che usarono la parola italiana “piazza” per designare spazi pubblici destinati ad accogliere forme di vita civica. Esperimenti che di solito non hanno molto successo, perché replicare la piazza italiana fuori d’Italia è davvero difficile senza la trama urbana che la circonda, la stratificazione storica che l’accompagna, la memoria culturale dei cittadini che vi abitano.

Questa storia secolare vacilla ormai sull’orlo dell’abisso. Da Treviso a Todi, da Pisa a Palermo, da Cagliari a Lecce capita sempre più spesso di vedere meravigliose piazze storiche invase, anzi occultate, da palcoscenici, impalcature, riflettori, sedie per spettatori, barriere, attrezzature sportive, schiere di gabinetti mobili, contenitori di rifiuti, bottiglie rotte per terra e altri detriti. Il fenomeno è così esteso e frequente che è inutile stendere una lista nera, additare al ludibrio sindaci o soprintendenti o descrivere casi singoli. Chiuse al pubblico non pagante, deturpate da invadenti strutture “provvisorie”, che però durano settimane o mesi, le nostre piazze nascondono la loro bellezza e la loro diversità, diventano tutte uguali, accolgono gli stessi concerti dalle Alpi alla Sicilia, perdono forza e carattere, si svendono per trenta denari. Il principio che governa questo degrado, in una cacofonia di rumori che appesta quartieri interi, è l’etica della location. Ma una piazza storica che venga intesa solo come location è già morta. L’idea stessa di location implica che la piazza di per sé non è nulla, non ha una funzione sua propria, a meno che non la si riempia di qualcos’altro, non importa se tornei sportivi, concerti rock, dibattiti culturali o cantanti d’opera. A pagamento, spesso, così la piazza “rende”; mentre la piazza storica, i nostri antenati non l’avevano capito, era uno sbaglio, uno spazio vuoto che di per sé non rende nulla.

Il successo di queste iniziative, tanto più perverse quanto più a lungo durano, si misura sbigliettando, contando presenze e introiti. Nessuno fa i conti di quel che si perde: il turista che in quella piazza entra una volta sola nella vita, e avrebbe il diritto di vederla, ma ne è privato perché le architetture sono nascoste dall’attrezzeria dell’evento di turno; il degrado dell’immagine civica che ne consegue; il progressivo logoramento della stessa idea di città. La piazza fu infatti per secoli il supremo spazio sociale che crea e consolida l’identità civica e la memoria culturale, perché lo scambio di esperienze, di culture e di emozioni vi accade grazie al luogo e non grazie al prezzo. Sta ora diventando, al contrario, un non-luogo (una non-piazza), dove solo il prezzo conta, e la bellezza del luogo è solo uno specchietto per le allodole, si mostra e si nasconde. E questo mentre crescono intorno a noi, in un processo inarrestabile, i nuovi italiani che vengono da altre culture, e a cui dovremmo saper trasmettere valori e comportamenti senza i quali ogni discorso sulla tutela dei centri storici e dei paesaggi presto diventerà lettera morta.

Alla stessa logica, la piazza storica come un invaso vuoto da riempire e “modernizzare”, risponde anche l’incongruo aggeggio installato nel bel mezzo di piazza Sordello a Mantova con la scusa di proteggere resti archeologici. A profanare la celebre piazza, con prevedibile escalation, è stavolta un’architettura non effimera, ma ingombrante e pomposa. Perfino in una delle più preziose città d’Italia le “autorità preposte” hanno dunque perso il senso di che cosa una piazza sia? Ma i mantovani mostrano di capire, e si allunga ogni giorno la lista dei firmatari di una petizione per la pronta demolizione del goffo edificio. L’etica della location è più difficile da battere perché si nasconde dietro eventi effimeri, ma in molte città cresce la protesta e il fastidio. Riusciremo, noi italiani, a ricordarci che una piazza storica deve vivere, mostrare, difendere la propria dignità?»

12 luglio 2017
https://emergenzacultura.org/2017/07/12/salvatore-settis-la-piazza-che-diventa-location-e-morta/
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Condivido appieno e rilancio.
 Perché questo tipo di uso, la location di spettacolo di massa, diventa irrispettoso e stravolgente per le piazze e gli spazi storici, perché particolarmente questi siti delle città d'arte vanno invece protetti e vissuti secondo ritmi umani, sia da parte di chi ci vive intorno come di chi ci si reca per turismo.

Perchè invece non si possono destinare per fare location di eventi spettacolari di massa le piazze moderne e generalmente vuote dei quartieri periferici delle città? 

A mio parere potrebbe essere un modo pratico per renderle più vive e vissute, per favorire l'interscambio di cittadini da un'area all'altra della città in occasioni ludiche di massa e culturalmente coinvolgenti, una occasione per aiutare i cittadini a frequentare ed appropriarsi di aree della città di cui magari si sentono dire solo il nome e aiutarli a combattere i pregiudizi che spesso infestano i messaggi dei quotidiani, creando condizioni più favorevoli all'integrazione reciproca. 

Potrebbe essere anche una occasione di riqualificazione vera e vivibile di spazi vuoti che altrimenti al massimo si riempiono talvolta di bancarelle più o meno autorizzate e spesso finiscono per esser ceduti a una catena di supermarket, ma rimangono di fatto spazi vissuti poco o nulla dagli abitanti di aree urbane di nuovo insediamento abitativo che di urbano hanno solo il nome, quasi sempre usate solo come quartieri dormitorio, che talvolta diventano ghetti, con tutto ciò che ne consegue. 

Trasformare gli spazi periferici vuoti in location potrebbe essere a buon diritto una ipotesi di lavoro utilizzabile per ri-stabilire un rapporto di interscambio corretto tra città antica - storica da fruire come tale-  e piazze e spazi moderni da vivere e trasformare di volta in volte in palcoscenici. Lo stesso dicasi per le chiese e gli edifici di grandi dimensioni, che ci sono e spesso abbandonati al degrado. 

Del resto gli illustri precedenti di una operazione di questo tipo non mancano: la Controriforma cattolica a Roma, ma non solo, si espresse nella sua dimensione celebrativa e ludica popolare non nei luoghi dell'antichità classica (troppo pericolosi per gli ideali della Controriforma e difficili da restaurare, semmai ottimi da imitare e/o vampirizzare per il riuso dei materiali e delle emergenze artistiche) ma nei nuovi spazi urbanizzati barocchi. 
Così la Città papalina dalla seconda metà del 500 cominciò ad espandersi, in corrispondenza con le ricostruzione e l'ampliamento di san Pietro e delle altre basiliche Con gli ampliamenti si costruirono i suoi nuovi quartieri, con nuove piazze e spazi appositi (oratori e chiese), talvolta anche fagocitando gli antichi rioni e "modernizzando" le basiliche paleocristiane e rinascimentali, inadatte agli scopi manifesti della Propaganda controriformista, che necessitava di aree e spazi appositamente attrezzati per la propaganda fide, come egregiamente teorizzato e realizzato scientificamente dai Domenicani e poi dai .Gesuiti.
I maggiori architetti e artisti della storia, da Bramante e  Raffaello in poi, in questo si sono cimentati, nell'andar trasformando spazi semi- periferici o periferici inutilizzati o diruti in nuovi centri di vita urbana, dove la religione cattolica e la Chiesa fossero il paradigma di vita singola e collettiva, secondo le intenzioni del Papato.
E ci hanno dato il Centro urbano più imitato e visitato al mondo, quello del Classicismo Romano, del Barocco di Borromini e Bernini, quello che proprio la mania della trasformazione in location ha già snaturato privandolo delle sue botteghe artigiane, dei suoi mercati rionali, dei suoi artisti e mestieranti, della sua popolazione originaria e originale, romana,  riempiendolo di uffici istituzionali e banche e sedi consolari e ambasciate come di case di moda prestigiose, come di negozi e fast food o bar/pub tutti uguali e tutti che vendono le stesse paccottiglie o quasi. Altra questione da ridimensionare...

Perché non potremmo utilizzare un metodo analogo a quello usato dai furbi Gesuiti per rendere davvero parte di Roma proprio le nostre periferie che sono quanto di più lontano culturalmente dal centro?
Magliana, Nuova Ostia, Casalotti o il Trullo, torre Maura o Vitinia e l'Infernetto, o anche Colli Aniene e Fidene, solo per citare le prime che mi vengono in mente,  sono parte importante della città, importante per numeri dei cittadini e relativi bisogni sociali:  perché allora non farne location di eventi prestigiosi, di massa, tali che riescano a riunire tanti cittadini di quella periferia assieme a quelli di altre e a gente in visita alla città in eventi che permettano loro di conoscersi, di interagire, attraverso la cultura popolare, lo spettacolo, la musica e gli eventi ludici e lasciare o meglio restituire al centro storico le sue caratteristiche uniche di museo vivo aperto a disposizione della visione e della vita quotidiana della città e dei turisti ? 

Ovviamente occorrerebbe la collaborazione dei municipi e qualche minimo adeguamento dei luoghi-location, ma sarebbe una bella sfida non solo per la creatività, ma anche e sopratutto per portare fuori dal centro nuove forme di lavoro e attività, mettere strumenti di cultura davvero a disposizione se non di tutti, almeno di gran parte dei gruppi sociali che troppo spesso ne sono esclusi in tutto o in parte. 

Alba Montori