Vivere per la proposta di legge Eutanasia Legale

Libertà sessuale, libera sessualità- 1976 - Adele Faccio

Piano improvisation di Salvatore Maresca Serra

Alba Montori su Facebook

martedì 10 settembre 2019

In ricordo di Beatrice Cenci

Il prossimo 11 settembre ricorrerà il 420° anniversario della morte di Beatrice Cenci, nobildonna bella e colta, amata dal popolo romano, nata libera e ricchissima ereditiera, imprigionata a lungo tra Castel Sant'Angelo e Tor di Nona, torturata orribilmente e giustiziata a Roma mediante decapitazione assieme alla sua matrigna Lucrezia Petroni e ai suoi fratelli.

Fu costretta a pagare la sua bellezza, la sua fierezza e la sua ricchezza per ordine del papa Clemente VIII con questa sorte orribile che ancora a Roma viene definita "er fattaccio"

La sentenza capitale fu eseguita, senza possibile appello, l'11 settembre 1599 a Roma, al termine di un processo farsa in cui fu giudicata colpevole di aver assassinato suo padre Francesco, ricchissimo e dissoluto figlio del banchiere Cristoforo Cenci, delitto che probabilmente lei e la matrigna non avevano commesso.

Lo scopo del potente pontefice, non dichiarato ma noto a tutti i cittadini romani, fu quello di impossessarsi dell'ingentissima fortuna in proprietà immobili e mobili della famiglia Cenci, che venne infatti distribuita dallo stesso tra il nipote Aldobrandini e i suoi sostenitori e clienti.

Ma non ebbe pace neanche da morta.
Le spoglie di Beatrice, custodite nella cripta del tempietto di San Pietro in Montorio per sua espressa volontà, sono state private della testa, collocata accanto alla bara col corpo, da un ignoto soldato francese al soldo del Papa Pio IX, durante la terribile battaglia in cui cadde la Repubblica Romana del 1949, e mai più ritrovate...


Dedichiamole un pensiero affettuoso e un ricordo.


Di lei ci è giunto forse solo questo ritratto, attribuito a Guido Reni, conservato nella Galleria di Palazzo Barberini


Ma le sue delicate fattezze sono reperibili anche in altri dipinti dell'epoca ..

Santa Caterina d'Alessandria
 dipinto a olio su tela (173x133 cm) realizzato nel 1598-1599 dal  Caravaggio

Maria Maddalena 
Guido Reni 1630 circa 



e in questa stupenda tela del Caravaggio del 1597



Si dice che Caravaggio abbia dipinto il quadro qui sopra pensando alla storia di Beatrice Cenci accusata e riconosciuta colpevole, insieme alla matrigna e al fratello, di aver ucciso il padre, dopo averlo addormentato con l'oppio. Anche per questa ragione la tela è stata ritenuta dipinta nel 1599 circa (anno in cui Beatrice fu giustiziata).

Tuttavia è possibile legarne la commissione a una ricevuta di pagamento, da parte di Ottavio Costa a Caravaggio per un quadro già iniziato, datata 21 maggio 1602.

AMg

lunedì 9 settembre 2019

A 170 anni dalla sua breve esistenza ricordiamo la gloriosa Repubblica Romana del 1948-49


Repubblica Romana – Bandiera

Dopo la prima Repubblica Romana (1798-1799) dell'epoca moderna di impronta francese,  nel 1849 nacque la Seconda Repubblica Romana:  sorta in Italia nell'ambito del Risorgimento a seguito di una rivolta interna nei territori dello Stato Pontificio, ebbe come esito la fuga di papa Pio IX dai suoi poteri temporali. 

Nata il 9 febbraio 1849 a seguito dei grandi moti del 1848,  si configurò in Stato repubblicano indipendenteterminò il 4 luglio 1849 per l'intervento militare della Francia di Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III, che per convenienza politica ristabilì l'ordinamento pontificio, in deroga ad un articolo della costituzione francese.

 Tuttavia la Repubblica Romana fu un'esperienza significativa nella storia dell'unificazione italiana, perché vide l'incontro e il confronto di molte figure di primo piano del Risorgimento accorse da tutta la Penisola, fra cui Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli.

Nella sua breve esistenza la Repubblica fu governata da un triumvirato composto da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini, e Aurelio Saffi.
 Inoltre  in questo breve tempo riuscì a promulgare la sua Costituzione, che è alla base di tutte le quelle europee attuali a cominciare da quella Italiana, e a porre quei principi che appaiono ormai irrinunciabili diritti umani, a livello europeo e internazionale.

In meno di 5 mesi Roma passò dalla condizione di Stato tra i più arretrati d'Europa a banco di prova delle nuove idee democratiche, ispirate principalmente al mazzinianesimo, poiché  fondava la sua vita politica e civile su principi altamente rivoluzionari, per allora.

 In primo luogo fu sancito nelle elezioni il suffragio universale: esso fu esercitato solo al maschile ma il suffragio femminile non era vietato dalla Costituzione, e non venne utilizzato dalle donne solo  per consuetudine.

 Sancì anche l'abolizione della pena di morte e la libertà di culto.

Vi invito a far tesoro della sua ri-lettura a 170 anni di distanza. 

AMg




COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA

Data di emanazione in calce: votata ad unanimità dal Campidoglio il 1 Luglio 1849



PRINCIPII FONDAMENTALI

I.
La sovranità è per diritto eterno nel popolo. 
Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

II.
Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità.
Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

III.
La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

IV.
La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana.

V.
I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

VI.
La più equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della Repubblica.

VII.
Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

VIII.
Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.



Titolo I

DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI

Art. 1. — Sono cittadini della Repubblica:

- Gli originarii della Repubblica;
- Coloro che hanno acquistata la cittadinanza per effetto delle leggi precedenti;
- Gli altri Italiani col domicilio di sei mesi;
- Gli stranieri col domicilio di dieci anni;
- I naturalizzati con decreto del potere legislativo.

Art. 2. — Si perde la cittadinanza:

- Per naturalizzazione, o per dimora in paese straniero con animo di non piú tornare;
- Per l’abbandono della patria in caso di guerra, o quando è dichiarata in pericolo;Per accettazione di titoli conferiti dallo straniero;
- Per accettazione di gradi e cariche, e per servizio militare presso lo straniero, senza autorizzazione del governo della Repubblica; l’autorizzazione è sempre presunta quando si combatte per la libertà d’un popolo;
- Per condanna giudiziale.

Art. 3. — Le persone e le proprietà sono inviolabili.

Art. 4. — Nessuno può essere arrestato che in flagrante delitto, o per mandato di giudice, né essere distolto dai suoi giudici naturali. Nessuna Corte o Commissione eccezionale può istituirsi sotto qualsiasi titolo o nome.
 Nessuno può essere carcerato per debiti.

Art. 5. — Le pene di morte e di confisca sono proscritte.

Art. 6. — Il domicilio è sacro: non è permesso penetrarvi che nei casi e modi determinati dalla legge.

Art. 7. — La manifestazione del pensiero è libera; la legge ne punisce l’abuso senza alcuna censura preventiva.

Art. 8. — L’insegnamento è libero.
Le condizioni di moralità e capacità, per chi intende professarlo, sono determinate dalla legge.

Art. 9. — Il segreto delle lettere è inviolabile.

Art. 10. — Il diritto di petizione può esercitarsi individualmente e collettivamente.

Art. 11. — L’associazione senz’armi e senza scopo di delitto, è libera.

Art. 12. — Tutti i cittadini appartengono alla guardia nazionale nei modi e colle eccezioni fissate dalla legge.

Art. 13. — Nessuno può essere astretto a perdere la proprietà delle cose, se non in causa pubblica, e previa giusta indennità.

Art. 14. — La legge determina le spese della Repubblica, e il modo di contribuirvi.
Nessuna tassa può essere imposta se non per legge, nè percetta per tempo maggiore di quello dalla legge determinato.



Titolo II

DELL’ORDINAMENTO POLITICO

Art. 15. — Ogni potere viene dal popolo. Si esercita dall’Assemblea, dal Consolato, dall’Ordine

Art. 16. — L’Assemblea è costituita da Rappresentanti del popolo.

Art. 17. — Ogni cittadino che gode i diritti civili e politici a 21 anno è elettore, a 25 è eleggibile.

Art. 18. — Non può essere rappresentante del popolo un pubblico funzionario nominato dai consoli o dai ministri.

Art. 19. — Il numero dei rappresentanti è determinato in proporzione di uno ogni ventimila abitanti.

Art. 20. — I Comizi generali si radunano ogni tre anni nel 21 aprile.
Il popolo vi elegge i suoi rappresentanti con voto universale, diretto e pubblico.



Titolo III

DELL'ASSEMBLEA 


Art. 21. — L’Assemblea si riunisce il 15 maggio successivamente all’elezione.
Si rinnova ogni tre anni.

Art. 22. — L’Assemblea si riunisce in Roma, ove non determini altrimenti, e dispone della forza armata di cui crederà aver bisogno.

Art. 23. — L’Assemblea è indissolubile e permanente, salvo il diritto di aggiornarsi per quel tempo che crederà.
Nell’intervallo può essere convocata ad urgenza sull’invito del presidente co’ segretari, di trenta membri, o del Consolato.

Art. 24. — Non è legale se non riunisce la metà, piú uno dei suoi rappresentanti.
Il numero qualunque de’ presenti decreta i provvedimenti per richiamare gli assenti.

Art. 25. — Le sedute dell’Assemblea sono pubbliche.
Può costituirsi in comitato segreto.

Art. 26. — I rappresentanti del popolo sono inviolabili per le opinioni emesse nell’Assemblea, restando inerdetta qualunque inquisizione.

Art. 27. — Ogni arresto o inquisizione contro un rappresentante è vietato senza permesso dell’Assemblea, salvo il caso di delitto flagrante.
Nel caso di arresto in flagranza di delitto, l’Assemblea che ne sarà immediatamente informata, determina la continuazione o cessazione del processo.
Questa disposizione si applica al caso in cui un cittadino carcerato fosse eletto rappresentante.

Art. 28. — Ciascun rappresentante del popolo riceve un indennizzo cui non può rinunziare.

Art. 29. — L’Assemblea ha il potere legislativo: decide della pace, della guerra, e dei trattati.

Art. 30. — La proposta delle leggi appartiene ai rappresentanti e al Consolato.

Art. 31. — Nessuna proposta ha forza di legge, se non dopo adottata con due deliberazioni prese all’intervallo non minore di otto giorni, salvo all’Assemblea di abbreviarlo in caso d’urgenza.

Art. 32. — Le leggi adottate dall’Assemblea vengono senza ritardo promulgate dal Consolato in nome di Dio e del popolo. Se il Consolato indugia, il presidente dell’Assemblea fa la promulgazione.




Titolo IV

DEL CONSOLATO E DEL MINISTERO

Art. 33. — Tre sono i consoli. Vengono nominati dall’Assemblea a maggioranza di due terzi di suffragi.
Debbono essere cittadini della repubblica, e dell’età di 30 anni compiti.

Art. 34. — L’ufficio dei consoli dura tre anni. Ogni anno uno dei consoli esce d’ufficio. Le due prime volte decide la sorte fra i tre primi eletti.
Niun console può essere rieletto se non dopo trascorsi tre anni dacché uscí di carica.

Art. 35. — Vi sono sette ministri di nomina del Consolato:
1. Degli affari interni;
2. Degli affari esteri;
3. Di guerra e marina;
4. Di finanze;
5. Di grazia e giustizia;
6. Di agricoltura, commercio, industria e lavori pubblici;
7. Del culto, istruzione pubblica, belle arti e beneficenza.

Art. 36. — Ai consoli sono commesse l’esecuzione delle leggi, e le relazioni internazionali.

Art. 37. — Ai consoli spetta la nomina e revocazione di quegli impieghi che la legge non riserva ad altra autorità; ma ogni nomina e revocazione deve esser fatta in consiglio de’ ministri.

Art. 38. — Gli atti dei consoli, finché non sieno contrassegnati dal ministro incaricato dell’esecuzione, restano senza effetto. Basta la sola firma dei consoli per la nomina e revocazione dei ministri.

Art. 39. — Ogni anno, ed a qualunque richiesta dell’Assemblea, i consoli espongono lo stato degli affari della Repubblica.

Art. 40. — I ministri hanno il diritto di parlare all’Assemblea sugli affari che li risguardano.

Art. 41. — I consoli risiedono nel luogo ove si convoca l’Assemblea, né possono escire dal territorio della Repubblica senza una risoluzione dell’Assemblea sotto pena di decadenza.

Art. 42. — Sono alloggiati a spese della Repubblica, e ciascuno riceve un appuntamento di scudi tremila e seicento.

Art. 43. — I consoli e i ministri sono responsabili.

Art. 44. — I consoli e i ministri possono essere posti in stato d’accusa dall’Assemblea sulla proposta di dieci rappresentanti. La dimanda deve essere discussa come una legge.

Art. 45. — Ammessa l’accusa, il console è sospeso dalle sue funzioni. Se assoluto, ritorna all’esercizio della sua carica, se condannato, passa a nuova elezione.




Titolo V

DEL CONSIGLIO DI STATO

Art. 46. — Vi è un consiglio di stato, composto da quindici consiglieri nominati dall’Assemblea.

Art. 47. — Esso deve essere consultato dai Consoli, e dai ministri sulle leggi da proporsi, sui regolamenti e sulle ordinanze esecutive; può esserlo sulle realzioni politiche.

Art. 48. — Esso emana que’ regolamenti pei quali l’Assemblea gli ha dato una speciale delegazione. Le altre funzioni sono determinate da una legge particolare.



Titolo VI

DEL POTERE GIUDIZIARIO

Art. 49. — I giudici nell’esercizio delle loro funzioni non dipendono da altro potere dello Stato.

Art. 50. — Nominati dai consoli ed in consiglio de’ ministri sono inamovibili, non possono essere promossi, né trasclocati che con proprio consenso, né sospesi, degradati, o destituiti se non dopo regolare procedura e sentenza.

Art. 51. — Per le contese civili vi è una magistratura di pace.

Art. 52. — La giustizia è amministrata in nome del popolo pubblicamente; ma il tribunale, a causa di moralità, può ordinare che la discussione sia fatta a porte chiuse.

Art. 53. — Nelle cause criminali al popolo appartiene il giudizio del fatto, ai tribunali l’applicazione della legge. La istituzione dei giudici del fatto è determinata da legge relativa.

Art. 54. — Vi è un pubblico ministero presso i tribunali della Repubblica.

Art. 55. — Un tribunale supremo di giustizia giudica, senza che siavi luogo a gravame, i consoli ed i ministri messi in istato di accusa. Il tribunale supremo si compone del presidente, di quattro giudici piú anziani della cassazione, e di giudici del fatto, tratti a sorte dalle liste annuali, tre per ciascuna provincia.
L’Assemblea designa il magistrato che deve esercitare le funzioni di pubblico ministero presso il tribunale supremo.
È d’uopo della maggioranza di due terzi di suffragi per la condanna.



Titolo VII

DELLA FORZA PUBBLICA

Art. 56. — L’ammontare della forza stipendiata di terra e di mare è determinato da una legge, e solo per una legge può essere aumentato o diminuito.

Art. 57. — L’esercito si forma per arruolamento volontario, o nel modo che la legge determina.

Art. 58. — Nessuna truppa straniera può essere assoldata, né introdotta nel territorio della Repubblica, senza decreto dell’Assemblea.

Art. 59. — I generali sono nominati dall’Assemblea sopra proposta del Consolato.

Art. 60. — La distribuzione dei corpi di linea e la forza delle interne guarnigioni sono determinate dall’Assemblea, né possono subire variazioni, o traslocamento anche momentaneo, senza di lei consenso.

Art. 61. — Nella guardia nazionale ogni grado è conferito per elezione.

Art. 62. — Alla guardia nazionale è affidato principalmente il mantenimento dell’ordine interno e della costituzione.



Titolo VIII

DELLA REVISIONE DELLA COSTITUZIONE


Art. 63. — Qualunque riforma di costituzione può essere solo domandata nell’ultimo anno della legislatura da un terzo almeno dei rappresentanti.

Art. 64. — L’Assemblea delibera per due volte sulla domanda all’intervallo di due mesi. Opinando l’Assemblea per la riforma alla maggioranza di due terzi, vengono convocati i comizii generali, onde eleggere i rappresentanti per la costituente, in ragione di uno ogni 15 mila abitanti.

Art. 65. — L’Assemblea di revisione è ancora assemblea legislativa per tutto il tempo in cui siede, da non eccedere tre mesi.




DISPOSIZIONI TRANSITORIE

Art. 66. — Le operazioni della costituente attuale saranno specialmente dirette alla formazione della legge elettorale, e delle altre leggi organiche necessarie all’attuazione della costituzione.

Art. 67. — Coll’apertura dell’Assemblea legislativa cessa il mandato della costituente.

Art. 68. — Le leggi e i regolamenti esistenti restano in vigore in quanto non si oppongono alla costituzione, e finché non sieno abrogati.

Art. 69. — Tutti gli attuali impiegati hanno bisogno di conferma.




Il Presidente
G. Galletti

I Vice-Presidenti

A. Saliceti – E. Alloccatelli

I Segretari
G. Pennacchi – G. Cocchi -- A. Fabretti – A. Zambianchi

venerdì 23 agosto 2019

Quantità o qualità? Questo è il dilemma.

La rappresentanza popolare nelle istituzioni non dipende dal numero ma dalla possibilità di scegliere più direttamente possibile (e poter conoscere e controllare) chi scegli a  rappresentarti, te, i tuoi bisogni, le tue legittime aspirazioni di vita.
Cioè non è la quantità che deve contare, ma la qualità della rappresentanza  eletta.

La storia che più siamo più contiamo, come che chi strilla più forte ha ragione, è una favola di democrazia  che poco ha a vedere con l'autentica prassi  (pratica) democratica. Alimentare meccanismi del genere, oltre ad essere politicamente, culturalmente e costituzionalmente scorretto, tende piuttosto a incrementare la demagogia, creando all'interno delle istituzioni e dei partiti stessi dei capibastone che danno ordini ai peones che li devono eseguire, vanificando di fatto l'espressione della volontà popolare per sostituirla con quella di gruppi di potere e potentati vari, mafia compresa. 
Andazzo molto pericoloso, difficile da controllare e impedire, e che per giunta legifera indisturbato sui propri privilegi, attribuendosene di sempre nuovi e sempre più costosi per la cittadinanza, come abbiamo potuto verificare fin dalla metà degli anni 60, senza riuscire ovviamente né a porvi fine, né a ottenere risultati di efficienza e buon governo  come è stato più volte denunciato.

Con le ultime elezioni legislative i cittadini stufi, con il M5S,  hanno tentato di rovesciare questa prassi consolidata, di fatto profondamente antidemocratica, per restituire la sovranità al popolo, come già tentarono inutilmente i Radicali nel 1976. Ma prevedendo tale possibilità i partiti e i potentati presenti nella precedente legislatura si sono accordati per approvare una legge elettorale (il famigerato rosatellum) che garantisse la vittoria solo a chi si consorziava con altri, gestendo le proprie clientele in cambio ovviamente di favori e propaganda. 
Un metodo di tipo mafioso che di fatto ha penalizzato nei numeri degli eletti il gruppo che  ha corso da solo, pur se è risultato il più votato dai cittadini, ponendosi come antitesi a tali pratiche antidemocratiche.
Da qui le attuali difficoltà politiche.

Perciò ritengo indispensabile oltre alla ridefinizione del numero dei parlamentari e dei collegi dei votanti, la sostituzione del rosatellum con una legge elettorale di tipo maggioritario diretto, in cui i cittadini, tutti e in tutto il Paese, possano votare per il candidato, sia pure presentato da un qualsiasi partito, che vogliono li rappresenti in Parlamento.

Perchè  voglio ricordare che gli eletti in Parlamento, nel nostro ordinamento costituzionale, una volta eletti rappresentano TUTTI i cittadini, non (solo) i partiti che li hanno messi in lista. E devono rispondere del loro operato ai cittadini, TUTTI, non ai soli partiti.

Ma questa (sotto)cultura è sommamente difficile scardinarla, in un paese in cui la scuola pubblica è stata progressivamente svuotata della sua libertà culturale, della professionalità dei suoi docenti e dirigenti, di qualità di preparazione richiesta agli studenti, togliendole  fondi, perfino per la manutenzione degli edifici pubblici, a favore delle scuole private parificate, generalmente confessionali.

Il nostro bellissimo Paese è  dominato ancora da poche famiglie che accentrano le "loro" ricchezze nelle banche private o nei paradisi fiscali, da chiese che sono potentissime  multinazionali della superstizione, da potentati avidi e spietati che gestiscono sia la cosa pubblica, sia la produzione/distribuzione dei prodotti, le costruzioni, e i trasporti, la droga, la tratta degli schiavi, la prostituzione e il gioco d'azzardo.  Tutti costoro hanno  a disposizione e utilizzano, per mantenere e incrementare i loro poteri, mezzi di propaganda pervasivi, che solo loro controllano,  e per giunta la Giustizia è ostaggio di una magistratura la cui lentezza e inefficienza è diventata una barzelletta internazionale.

Le sfide per ridare al Popolo quella Sovranità che dice la Costituzione,  che gli è stata tolta, senza che l' abbia davvero avuta altro che forse nel 1946-47-48, sono grandi e davvero difficili.
Ma i cittadini perbene, anche quelli che hanno smesso di andare a votare, perché nessuno a loro avviso li rappresenta, dovranno seriamente schierarsi e collaborare con pazienza e determinazione a vincere qualcuna di queste sfide.

Se vogliono sul serio riprendersi la loro sovranità democratica dovranno smettere di passare il tempo a recriminare, lamentarsi e inveire contro tutto e tutti, sognando rivoluzioni, ghigliottine e patiboli e decidersi a collaborare personalmente in opere, denari e supporto, ovunque  si trovino e possano, con chi sta, forse un po’ ingenuamente, provando a cambiare l’andazzo troppo a lungo corrente.

Alba Montori

giovedì 22 agosto 2019

Inizia la BATTAGLIA d'ITALIA?

Attenzione, la guerra psicologica contro Giovanni Conte e un suo possibile reincarico a formare il Governo,  già accennata all'inizio del suo mandato un anno fa, sta riprendendo più subdolamente e pericolosamente.
Stanno prendendo corpo e moltiplicandosi specie tramite social, false "informazioni" su di lui e la sua storia professionale politica.
La pratica di screditare un avversario presso i suoi sostenitori attraverso voci e rumors non documentati nè documentabili, la costruzione e diffusione con ogni media, compresi i social, di trame abilmente e credibilmente  inventate a supporto di affermazioni denigratorie, è una pratica di costruzione del consenso/dissenso ben sperimentata da nazisti e  comunisti nel secolo scorso, studiata e applicata dalle scuole di marketing, propaganda e  giornalismo.
Ma attenti, non è un gioco di ruolo: equivale al terrorismo armato, come effetti, ma è ancora più pericolosa perchè può minare pesantemente e quasi sempre in modo indelebile la fiducia e la collaborazione socio-politica nelle istituzioni democratiche della gente semplice e perbene  che su di essa si fonda, con effetti destabilizzanti per l'intero sistema sociopolitico; effetti  possono essere  difficilmente bloccati e/o neutralizzati, poichè la causa è invisibile ai più che ne sono l'oggetto privilegiato, e  mirano direttamente a scardinare l'assetto democratico delle istituzioni, fondato sulla fiducia nei propri rappresentanti scelti democraticamente, sostituendolo con un terrore subliminale diffuso che favorisce, anzi promuove, la sostituzione del regime democratico, parlamentare, costituzionale, con  un regime  "presidenziale", ovvero dittatoriale, autoritario e assolutista.
Anche in Italia, non solo in SudAmerica, sono molti e potenti i fautori del "presenzialismo " o "Governo nominato/eletto direttamente dal POPOLO...
E di tali forme di regime ne abbiamo esempi in atto in Russia, Turchia, Iran ecc.

Evidentemente tali germi di distruzione/distrazione di consenso di massa sono già ben presenti e potenti nel post allegato, che sta girando su Messenger e Facebook tra molti dei miei contatti personali, e invito a leggere prendendo le dovute distanze...

《Dunque.
Ieri ho fatto notare alcuni passaggi di Conte, stamani ho ricordato che Conte era il professore di Bonafede.
Ma grazie all'amica Pat, ho avuto modo di fare ulteriori approfondimenti, trovo giusto condividerli.
Nel 2013-2014 Giudo Alfa, famoso avvocato del prestigioso omonimo studio genovese, si interessa all'ascesa di Renzi, che all'epoca si stava facendo strada come rottamatore.
Fa di tutto per organizzare un incontro e ci riesce, aprendo la strada a contatti e collaborazione con il giglio magico di Firenze.
Questo incontro avviene per il tramite della BOSCHI, avvocato di Firenze (in molti la conosceranno ahimè bene in seguito).
Ma unisce i tasselli?
Giudo Alfa è il DOMINUS di GIUSEPPE CONTE: grazie a lui e all'intervento del suo assistente ALFONSO BONAFEDE, avvocato di Firenze, avviene tale incontro (supportato anche da LEONARDO PUCCI, poi vicecapo di gabinetto di Bonafede.
Si, in quegli anni è iniziato il rapporto stretto tra Conte ed il mondo RENZIANO.
Renzi rammenta i messaggi di lode da lui ricevuti e non si spiega la campagna d'odio dei 5S... ma sottolinea: Conte per noi non era uno sconosciuto, abbiamo ancora i suoi messaggini di lode per il nostro governo.
Bene, ancora dubbi?
L'inciucio 5S-PD di Renzi ha origini MOLTO LONTANE.》

{ https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1264368420412207&id=327126034136455 }

Dobbiamo avere paura?
No, la verità, documentata e testimoniata dalle azioni trasparenti assunte in prima persona, fa paura solo ai mascalzoni.
No, dobbiamo  solo "fare bene", seguire cioè applicare puntualmente  le indicazioni dei nostri Padri/Madri Costituenti.

Quanto si tenta per distruggere la figura e l'operato del prof. Giovanni Conte e di chi lo sostiene significa però anche che è inviso a molti che hanno in mano già troppi poteri, ma non tutti, e sanno che anche solo per mantenerseli è urgente e indispensabile neutralizzarlo.

Perciò, come fu già per la gente britannica quando i nazisti scatenarono la  Battaglia d'Inghilterra,  per noi Italiani che abbiamo cara la nostra libertà e la nostra democrazia parlamentare e costituzionale, il rispetto dei diritti di ciascun* e di tutt**, il benessere e l' amore, la felicità di tutt** e di ognun*, ciò significa che è iniziata la "battaglia d'Italia".

Bisogna studiare, organizzarci, difenderci, e lottare a 360 gradi, non solo a parole ma concretamente e senza distrarci, ciascun* come può e sa.
DOBBIAMO conVINCERE e VINCERE.
L'Italia s'è dèsta?

Alba Montori