Vivere per la proposta di legge Eutanasia Legale

Libertà sessuale, libera sessualità- 1976 - Adele Faccio

Piano improvisation di Salvatore Maresca Serra

Alba Montori su Facebook

mercoledì 21 febbraio 2018

Ciao Marisa !

Apprendo con dolore della morte, il 4 dicembre scorso, di una amica artista e compagna di lotta femminista e di arte, Marisa Poliani.

Assieme, lei i disegni io i testi, realizzammo il primo manualetto di autovisita e informazione sessuale e contraccettiva a fumetti  nel lontano 1975 o 76. 

Assieme andammo ad occupare il Palazzo Nardini a via del Governo Vecchio, comunemente chiamato GovernoVecchio, all'inizio del 1977 per farne la prima Casa delle Donne in Italia,  da cui tante iniziative per la vita e la cultura al femminile che sono naufragate e altre che ancora proseguono.

Assieme ci imbarcammo nell'avventura della prima radio interamente al femminista che durò troppo poco.


http://www.polianim.it/

Ciao Marisa, amica e compagna che sei sparita dalla mia vita tanto tempo fa senza una parola di spiegazione. E anche se credo di sapere perché non me lo potrai più confermare. 

 Ci rimangono le tue immagini e i tuoi oggetti, frutto del tuo particolarissimo senso del colore e della forma gioioso e pieno di vita e di movimento. 

Arrivederci chissà dove !

AMg

giovedì 8 febbraio 2018

Roma non è una città come le altre

da Gemma Guerrini
Vicepres.vicaria del Consiglio Città Metropolitana-Pres.Commiss.Elette-Vicepres.Vicaria Comm.Cultura

“Noi abbiamo avuto il privilegio di nascere a Roma, e io l'ho praticata come si dovrebbe, perché Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”: ALBERTO SORDI.

Per questo non posso condividere la decisione presa dalla Giunta Capitolina con la delibera 11639/2.2.2018, circa l'inclusione delle cosiddette "piazze storiche" fra i siti coinvolti nelle manifestazione dell'Estate Romana 2018
Sono solo convinzioni personali, che ritengo però giusto esplicitare in quanto la nuova delibera non è coerente con quanto stabilito dalla Del.48/18.5.2009 che (pur se variamente "interpretata" dalle diverse amministrazioni), sancisce il principio del rispetto per luoghi e zone la cui identità va esaltata e arricchita e che non meritano di essere ridotte a "location".

Ritengo che questa decisione, inoltre, sottovaluti e non percepisca nella sua complessità e gravità il fenomeno del degrado della vita notturna, semplicisticamente definito "movida", ma vada anzi ad aggravarlo, in quanto dà respiro a una visione della città di cui soffriamo le conseguenze e che dovremmo saper superare.

E RIPROPONGO QUI UNA RIFLESSIONE DI SALVATORE SETTIS del 2017:

«La piazza che diventa location è morta. 

Una nuova barbarie insidia le nostre città: l’etica della location. Imperversa dappertutto, ma colpisce al cuore specialmente la più originale creazione della città italiana, la piazza. Tanto originale, anzi, da avere un ruolo chiave nella ricerca, promossa dall’Istituto Max Planck per la Storia dell’arte e diretta da Alessandro Nova, sul rapporto tra forma della piazza e vita politica delle città. La piazza italiana è l’erede più nobile e più consapevole dell’agorà greca e del foro romano. È luogo di discussione e d’incontro, di commercio e di scontro politico, di festa e di lutto. Teatro di rituali collettivi (come il Palio di Siena), si presta alle manifestazioni civiche, accoglie cerimonie religiose, si trasforma talora in mercato, si circonda di caffé e altri luoghi di conversazione.
A questa densità di significati e di tradizioni pensavano certo i tanti pianificatori di città nuove (per esempio in Orange County, California) che usarono la parola italiana “piazza” per designare spazi pubblici destinati ad accogliere forme di vita civica. Esperimenti che di solito non hanno molto successo, perché replicare la piazza italiana fuori d’Italia è davvero difficile senza la trama urbana che la circonda, la stratificazione storica che l’accompagna, la memoria culturale dei cittadini che vi abitano.

Questa storia secolare vacilla ormai sull’orlo dell’abisso. Da Treviso a Todi, da Pisa a Palermo, da Cagliari a Lecce capita sempre più spesso di vedere meravigliose piazze storiche invase, anzi occultate, da palcoscenici, impalcature, riflettori, sedie per spettatori, barriere, attrezzature sportive, schiere di gabinetti mobili, contenitori di rifiuti, bottiglie rotte per terra e altri detriti. Il fenomeno è così esteso e frequente che è inutile stendere una lista nera, additare al ludibrio sindaci o soprintendenti o descrivere casi singoli. Chiuse al pubblico non pagante, deturpate da invadenti strutture “provvisorie”, che però durano settimane o mesi, le nostre piazze nascondono la loro bellezza e la loro diversità, diventano tutte uguali, accolgono gli stessi concerti dalle Alpi alla Sicilia, perdono forza e carattere, si svendono per trenta denari. Il principio che governa questo degrado, in una cacofonia di rumori che appesta quartieri interi, è l’etica della location. Ma una piazza storica che venga intesa solo come location è già morta. L’idea stessa di location implica che la piazza di per sé non è nulla, non ha una funzione sua propria, a meno che non la si riempia di qualcos’altro, non importa se tornei sportivi, concerti rock, dibattiti culturali o cantanti d’opera. A pagamento, spesso, così la piazza “rende”; mentre la piazza storica, i nostri antenati non l’avevano capito, era uno sbaglio, uno spazio vuoto che di per sé non rende nulla.

Il successo di queste iniziative, tanto più perverse quanto più a lungo durano, si misura sbigliettando, contando presenze e introiti. Nessuno fa i conti di quel che si perde: il turista che in quella piazza entra una volta sola nella vita, e avrebbe il diritto di vederla, ma ne è privato perché le architetture sono nascoste dall’attrezzeria dell’evento di turno; il degrado dell’immagine civica che ne consegue; il progressivo logoramento della stessa idea di città. La piazza fu infatti per secoli il supremo spazio sociale che crea e consolida l’identità civica e la memoria culturale, perché lo scambio di esperienze, di culture e di emozioni vi accade grazie al luogo e non grazie al prezzo. Sta ora diventando, al contrario, un non-luogo (una non-piazza), dove solo il prezzo conta, e la bellezza del luogo è solo uno specchietto per le allodole, si mostra e si nasconde. E questo mentre crescono intorno a noi, in un processo inarrestabile, i nuovi italiani che vengono da altre culture, e a cui dovremmo saper trasmettere valori e comportamenti senza i quali ogni discorso sulla tutela dei centri storici e dei paesaggi presto diventerà lettera morta.

Alla stessa logica, la piazza storica come un invaso vuoto da riempire e “modernizzare”, risponde anche l’incongruo aggeggio installato nel bel mezzo di piazza Sordello a Mantova con la scusa di proteggere resti archeologici. A profanare la celebre piazza, con prevedibile escalation, è stavolta un’architettura non effimera, ma ingombrante e pomposa. Perfino in una delle più preziose città d’Italia le “autorità preposte” hanno dunque perso il senso di che cosa una piazza sia? Ma i mantovani mostrano di capire, e si allunga ogni giorno la lista dei firmatari di una petizione per la pronta demolizione del goffo edificio. L’etica della location è più difficile da battere perché si nasconde dietro eventi effimeri, ma in molte città cresce la protesta e il fastidio. Riusciremo, noi italiani, a ricordarci che una piazza storica deve vivere, mostrare, difendere la propria dignità?»

12 luglio 2017
https://emergenzacultura.org/2017/07/12/salvatore-settis-la-piazza-che-diventa-location-e-morta/
L'immagine può contenere: sMS


L'immagine può contenere: una o più persone e folla

Condivido appieno e rilancio.
 Perché questo tipo di uso, la location di spettacolo di massa, diventa irrispettoso e stravolgente per le piazze e gli spazi storici, perché particolarmente questi siti delle città d'arte vanno invece protetti e vissuti secondo ritmi umani, sia da parte di chi ci vive intorno come di chi ci si reca per turismo.

Perchè invece non si possono destinare per fare location di eventi spettacolari di massa le piazze moderne e generalmente vuote dei quartieri periferici delle città? 

A mio parere potrebbe essere un modo pratico per renderle più vive e vissute, per favorire l'interscambio di cittadini da un'area all'altra della città in occasioni ludiche di massa e culturalmente coinvolgenti, una occasione per aiutare i cittadini a frequentare ed appropriarsi di aree della città di cui magari si sentono dire solo il nome e aiutarli a combattere i pregiudizi che spesso infestano i messaggi dei quotidiani, creando condizioni più favorevoli all'integrazione reciproca. 

Potrebbe essere anche una occasione di riqualificazione vera e vivibile di spazi vuoti che altrimenti al massimo si riempiono talvolta di bancarelle più o meno autorizzate e spesso finiscono per esser ceduti a una catena di supermarket, ma rimangono di fatto spazi vissuti poco o nulla dagli abitanti di aree urbane di nuovo insediamento abitativo che di urbano hanno solo il nome, quasi sempre usate solo come quartieri dormitorio, che talvolta diventano ghetti, con tutto ciò che ne consegue. 

Trasformare gli spazi periferici vuoti in location potrebbe essere a buon diritto una ipotesi di lavoro utilizzabile per ri-stabilire un rapporto di interscambio corretto tra città antica - storica da fruire come tale-  e piazze e spazi moderni da vivere e trasformare di volta in volte in palcoscenici. Lo stesso dicasi per le chiese e gli edifici di grandi dimensioni, che ci sono e spesso abbandonati al degrado. 

Del resto gli illustri precedenti di una operazione di questo tipo non mancano: la Controriforma cattolica a Roma, ma non solo, si espresse nella sua dimensione celebrativa e ludica popolare non nei luoghi dell'antichità classica (troppo pericolosi per gli ideali della Controriforma e difficili da restaurare, semmai ottimi da imitare e/o vampirizzare per il riuso dei materiali e delle emergenze artistiche) ma nei nuovi spazi urbanizzati barocchi. 
Così la Città papalina dalla seconda metà del 500 cominciò ad espandersi, in corrispondenza con le ricostruzione e l'ampliamento di san Pietro e delle altre basiliche Con gli ampliamenti si costruirono i suoi nuovi quartieri, con nuove piazze e spazi appositi (oratori e chiese), talvolta anche fagocitando gli antichi rioni e "modernizzando" le basiliche paleocristiane e rinascimentali, inadatte agli scopi manifesti della Propaganda controriformista, che necessitava di aree e spazi appositamente attrezzati per la propaganda fide, come egregiamente teorizzato e realizzato scientificamente dai Domenicani e poi dai .Gesuiti.
I maggiori architetti e artisti della storia, da Bramante e  Raffaello in poi, in questo si sono cimentati, nell'andar trasformando spazi semi- periferici o periferici inutilizzati o diruti in nuovi centri di vita urbana, dove la religione cattolica e la Chiesa fossero il paradigma di vita singola e collettiva, secondo le intenzioni del Papato.
E ci hanno dato il Centro urbano più imitato e visitato al mondo, quello del Classicismo Romano, del Barocco di Borromini e Bernini, quello che proprio la mania della trasformazione in location ha già snaturato privandolo delle sue botteghe artigiane, dei suoi mercati rionali, dei suoi artisti e mestieranti, della sua popolazione originaria e originale, romana,  riempiendolo di uffici istituzionali e banche e sedi consolari e ambasciate come di case di moda prestigiose, come di negozi e fast food o bar/pub tutti uguali e tutti che vendono le stesse paccottiglie o quasi. Altra questione da ridimensionare...

Perché non potremmo utilizzare un metodo analogo a quello usato dai furbi Gesuiti per rendere davvero parte di Roma proprio le nostre periferie che sono quanto di più lontano culturalmente dal centro?
Magliana, Nuova Ostia, Casalotti o il Trullo, torre Maura o Vitinia e l'Infernetto, o anche Colli Aniene e Fidene, solo per citare le prime che mi vengono in mente,  sono parte importante della città, importante per numeri dei cittadini e relativi bisogni sociali:  perché allora non farne location di eventi prestigiosi, di massa, tali che riescano a riunire tanti cittadini di quella periferia assieme a quelli di altre e a gente in visita alla città in eventi che permettano loro di conoscersi, di interagire, attraverso la cultura popolare, lo spettacolo, la musica e gli eventi ludici e lasciare o meglio restituire al centro storico le sue caratteristiche uniche di museo vivo aperto a disposizione della visione e della vita quotidiana della città e dei turisti ? 

Ovviamente occorrerebbe la collaborazione dei municipi e qualche minimo adeguamento dei luoghi-location, ma sarebbe una bella sfida non solo per la creatività, ma anche e sopratutto per portare fuori dal centro nuove forme di lavoro e attività, mettere strumenti di cultura davvero a disposizione se non di tutti, almeno di gran parte dei gruppi sociali che troppo spesso ne sono esclusi in tutto o in parte. 

Alba Montori

martedì 30 gennaio 2018

Il sessismo vive e lotta contro la libertà delle donne

...e  si accanisce ancora contro la libertà delle donne, persino di affermare:
L'UTERO È MIO E ME LO GESTISCO IO!

Bannata da un  "amico" frocio e impedita conseguentemente per 24 ore di pubblicare alcunchè o ricevere messaggi  su Facebook o SMS per una storica frase femminista Facebook!
Oggi, 2 ore fa circa, martedì 30 gennaio 2018 dell'Era Volgare.
Prima o poi doveva succedere e le premesse c'erano...

La gente cosiddetta gay con le sue associazioni di scopo, che pretendono di "difendere i diritti lgbt" (ma i diritti lgbt non sono forse diritti umani, di tutti?)  sta conducendo una indegna guerra moralistica alla GPA (Gestazione Per Altri), peggiore ancora di quella messa in atto dalle frange più oltranziste dei catto-talebani  e talebani tout court.
Partendo da posizioni apparentemente opposte e contrapposte, questi diversi gruppi tentano ( in modo diretto o indiretto ) di promuovere leggi che NEGHINO IL DIRITTO DI OGNI DONNA a disporre SEMPRE del controllo e della scelta nell'uso del proprio corpo e della propria attività sessuale e/o procreativa.
Posizioni che, se non hanno troppo spesso nulla da invidiare a quelle tristemente famose diventate leggi di "difesa della razza", sono in ogni caso un pesante tentativo di condizionare la vita delle donne, viste non come cittadini liberi di un paese civile e rispettoso delle loro libertà, ma  pressochè esclusivamente come oggetti sessuali/procreativi, reificando e svilendo persino la loro disponibilità volontaria e gratuita  a mettere a disposizione delle coppie sterili le loro capacità riproduttive.

Sono veramente INDIGNATA, OFFESA e assolutamente determinata a proseguire nella mia lotta per l'affermazione del DIRITTO DELLE DONNE, DI QUALSIASI DONNA, A DISPORRE  LIBERAMENTE DEL.PROPRIO CORPO, (organi sessuali e procreativi compresi) E SENZA RESTRIZIONE  nè  personale, nè politica o religiosa DA PARTE DI ALCUNO, NÈ SINGOLO, NÈ GRUPPO, NÈ STATO.

Il fatto di essere omosessuale evidentemente non significa non poter esercitare automaticamente comportamenti maschilisti e misogini.
Ma altrettanto evidentemente molti omosessuali che tentano per convenienza o somiglianza di obbiettivo socio-politico di spacciarsi per  difensori dei diritti delle donne ad autodeterminarsi nei fatti fanno tutto il contrario.

Il post a cui ho risposto come sopra e che mi è valso l'esclusione da Facebook per ancora 22 ore è al link

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10155136852055703&id=550185702

Leggetevi i commenti e riflettete, grazie.Magari fatemi sapere, qua a commento.

La lotta delle Donne per la loro liberazione è ancora lunga, non facciamoci illusioni e non fidiamoci dei falsi amici, neanche delle false amiche.... 

Io le illusioni è un pezzo che non me ne faccio, ma voi?
NO, NO, LA LOTTA VA AVANTI!
CONTINUIAMO A LOTTARE
FINO ALLA VITTORIA.

P. S. La mia risposta su facebocco (come lo chiama Laura Arconti)

Vi pregherei, cari maschietti, di piantarla di dare istruzioni alle signore sull'uso di  cose che voi non avete in dotazione.

-L'utero è mio e me lo gestisco io. E altrettanto facciano le altre signore. E se voi maschi ancorché froci pretendete di impormi cosa farne o non farne vi pregherei di andare a farvi un giro in sauna per darvi una calmata . :P

8://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10156050595598609&id=725928608

mercoledì 24 gennaio 2018

Giornata della Memoria - C'è chi ce l'ha ( la memoria) e chi no.

Un caro amico pubblica una terribile testimonianza di STORIA VERA ancorchè dimenticata e rimossa, ma comunque ricordata - documentata e che potete leggere qui sotto.

Perchè qualcuno è riuscito a ritrovare i documenti, di alcuni di quegli invisibili e inesistenti fantasmi.

Ma quanti e quante non sono mai stati ricordati e perciò non esistono come non fossero mai esistiti con buona pace delle coscienze di troppi ?
Me lo stavo chiedendo perché in questo paese dove abito, a 60 km da Roma, non sono riuscita in 34 anni a sapere se ci siano stati ebrei ( oltre una carissima amica mia coetanea, nata cioè dopo la guerra come me) e se ci siano stati deportati. E non è che non ho indagato eh, ma ..vuoto pneumatico.

 Pare che nessuno ne sappia nulla... anzi mi guardano tra lo stupito e il seccato quando gli faccio presente quanto questa assenza sia improbabile e inquietante.

E chissà in quanti altri luoghi della nostra bella Itaglia c'è la stessa assenza di memoria - manco fossero tutti affetti da Alzeimer - per la buona pace di spirito dei paesani.

Alba Montori

GIORNATA DELLA MEMORIA
Il più piccolo aveva poco più di un anno. Ma nessuno dei vecchi sembra ricordare. Almeno 11 persone. Eppure, tutti gli anziani a cui ho chiesto al mio paese natio nel corso degli anni mi han sempre detto che mai, MAI, c'erano stati ebrei a Cassano d'Adda.
Ho cercato testimonianze tra chi aveva ricordi della guerra, in quel grosso villaggio, ma nessuno ha mai visto quelle undici persone, in un centro abitato dove ancora oggi tutti san tutto di tutti, ma non degli ebrei. Perché? Semplice: gli ebrei non ci sono mai stati, e quindi non sono mai stati perseguitati, a Cassano d'Adda. Tutti italiani brava gente a Cassano d'Adda, come nel resto della nazione immagino, in fondo.
Ma poi uno trova i documenti, che si possono toccare, odorare e vedere, nella loro carta ingiallita: documenti fascisti e testimonianze di sopravvissuti che inevitabilmente riconducono a Cassano d'Adda.
Parlano di dieci persone arrestate e di una ammazzata sul posto, non native del luogo ma lì residenti in modo stabile. Ad esse aggiungerei altre persone (invisibili anche loro perché ebree?) per le quali esiste solo una testimonianza orale rilasciata anni fa: queste a quel che pare da sempre nel paese, ma scappate nella speranza di riparare in Svizzera.
Eppure i vecchi me lo hanno giurato, e io devo credere ai vecchi: gli ebrei a Cassano d'Adda non ci sono mai stati, sono io che ho letto male, mi sto inventando tutto, sono dicerie. Me lo disse pure un anziano parroco con il pallino della storia locale: no, son tutte fesserie, occupati di quadri del Seicento.
Eccole qui, le undici persone invisibili attestate da quei fogli ingialliti riportati alla luce dalla Fondazione CDEC e dallo Yad Vashem (mancano quelle per cui non sopravvive neppure un pezzo di carta):
Alberto Foà, arrestato a Cassano d'Adda il 31/10/1943, giunto ad Auschwitz il 06/08/1944, non sopravvissuto;
Giorgina Morais, arrestata a Cassano d'Adda nell'11/1943, giunta ad Auschwitz il 11/12/1943, non sopravvissuta;
Leonello Morais, arrestato a Cassano d'Adda nell'11/1943, giunto ad Auschwitz il 11/12/1943, non sopravvissuto;
Augusto Luisada, arrestato a Cassano d'Adda il 17/11/1943, giunto ad Auschwitz il 11/12/1943, non sopravvissuto;
Clara Luisada, arrestata a Cassano d'Adda il 17/11/1943, giunta ad Auschwitz il 11/12/1943, non sopravvissuta;
Franco David Luisada, arrestato a Cassano d'Adda il 17/11/1943, giunto ad Auschwitz il 11/12/1943, non sopravvissuto;
Piero Luisada, arrestato a Cassano d'Adda il 17/11/1943, giunto ad Auschwitz il 11/12/1943, non sopravvissuto;
Greca Nella Finzi, arrestata a Cassano d'Adda il 17/11/1943, giunta ad Auschwitz il 11/12/1943, non sopravvissuta;
Gina Della Rocca, arrestata a Cassano d'Adda il 17/11/1943, giunta ad Auschwitz il 11/12/1943, non sopravvissuta;
Ida Gina Carmi, arrestata a Cassano d'Adda il 17/11/1943, giunta ad Auschwitz il 06/08/1944, non sopravvissuta;
Nella Finzi, uccisa a Cassano d'Adda nell'11/1943;
Uno potrebbe avanzare ancora dubbi, in fondo i vecchi hanno sempre ragione ed in fondo l'Italia è un paese dove c'è ancora gente convinta che le Leggi Razziali (volute dall'infame Mussolini e firmate da quel vigliacco di Vittorio Emanuele III) fossero una pura formalità per dare un contentino (per altro non richiesto) a Hitler. Peccato sbaglino e siano in cattiva coscienza. E peccato che poi ci pensino gli americani ad avere più memoria di noi, pubblicando qua e là una tesi di laurea, un articoletto, una notina chissà dove, per parlare degli ebrei che invisibilmente i cassanesi si facevano passare davanti. E così si scopre che finita la guerra Giuseppina Morais Finzi, il 7/1/1946, presso la Corte Civile di Milano, chiedeva di poter tornare in possesso dei beni superstiti della famiglia conservati - si noti bene - presso l'edificio del municipio di Cassano d'Adda (A.G. 5HB, n.s., Fasc. Famiglia Morais). Evidentemente anche quei mobili erano invisibili. Sul fiume Adda scivolano i ricordi e le vite, da sempre. Ma non per me.
GIORNATA DELLA MEMORIA.