domenica 17 agosto 2008
BASTA CON I MALTRATTAMENTI ALLE PROSTITUTE
| . "l'Associazione Radicale Certi Diritti, e i parlamentari Radicali eletti nelle liste del PD stanno valutando coi suoi legali eventuali iniziative in sostegno ai recenti casi di maltrattamento di cittadini non italiani, per prestare assistenza a coloro che, incorrendo in incidenti di quel tipo, non sappiano a chi rivolgersi. Il recente caso della prostituta rinchiusa a Parma in condizioni inaccettabili per un paese civile trova una drammatica eco (ormai anche internazionale) in quanto è accaduto il 12 agosto a Roma, dove una ragazza peruviana, seduta sui gradini di Santa Maria della Vittoria per aspettare un'amica, apostrofata da una volante di passaggio: "Ma che fai ti metti a lavorare proprio qui, davanti a una chiesa?". Al sopraggiungere dell'amica, stesso trattamento anche per lei: "Bella, diglielo pure alla tua amica, questa è una chiesa, non potete mettervi a lavorare qui". In questura, dove sono andate per denunciare il comportamento degli agenti, la ragazza che non aveva con sé i documenti è stata condotta all'ufficio immigrati e rinchiusa in "una cella sporca di immondizia", dalla quale sarà rilasciata solo la mattina del 13. Secondo quanto riportato dalla stampa le ragazze avrebbero lamentato il fatto che "Roma è diventata invivibile per gli stranieri: siamo regolari, parliamo italiano, abbiamo amici italiani eppure veniamo trattate così. Siamo qui da tanti anni, continuiamo ad amare questa città, ma facciamo fatica a viverci". All'idea di denunciare il trattamento subito: "Volevamo farlo ieri, ma poi è andata come è andata. Ora abbiamo paura, chi ci torna in questura?". In una nota dell'Associazione Radicale Certi Diritti, Guido Allegrezza e il Senatore Radicale Marco Perduca hanno denunciato il comportamento tenuto "dalle forze dell'ordine, sia per la brutalità nelle parole degli agenti sia nella volontà di impedire che il loro trattamento fosse denunciato dalle interessate, applicando una misura repressiva sproporzionata tale da condurre in fermo la ragazza che non aveva con sé i documenti." Tra l'altro, sottolinea Allegrezza e Perduca, i fatti si sono svolti in pieno centro, in una zona frequentatissima da turisti, in cui è noto a tutti che non esiste giro di prostituzione femminile in strada. Appare quindi singolare che gli agenti della volante si siano comportati in quel modo. C'è da dire che, se essi fossero stati veramente intenzionati ad intervenire sul tema, avrebbero trovato abbondanza di casi pochi passi più oltre. Tutti a Roma sanno che nella piazzetta antistante le terme di Diocleziano fra le baracchette dei librai che si trovano fra la stazione Termini e Piazza Repubblica - se ne trova traccia anche nella letteratura di Pasolini, quindi un fenomeno tutt'altro che nuovo - opera quotidianamente un folto gruppo di prostituti maschili, in una situazione di degrado urbano e sociale che ha veramente pochi riscontri in città. La reazione presso i gradini della chiesa avrebbe dovuto essere sufficiente a far comprendere l'abbaglio: non si era in presenza di prostitute. Un comportamento semplicemente educato e civile, a prescindere dalla nazionalità delle interessate, avrebbe rimesso tutto a posto, senza destare il clamore delle cronache. Questo preoccupante comportamento è da attribuire al clima che si respira fatto di un miscuglio di moralismo, disprezzo per gli stranieri che vengono dai luoghi del mondo che consideriamo meno evoluti, sbandierata attenzione alla sicurezza e un preoccupante autoritarismo di ritorno. Allegrezza e Perduca concludono denunciando che "questi fatti recenti si scatenano contro i più deboli, ovvero il punto finale di un fenomeno che si continua a voler combattere reprimendo chi si prostituisce e i clienti piuttosto che le organizzazioni criminali che, spesso, ne costituiscono l'elemento forte. Se veramente si volesse intervenire decisamente contro gli aspetti criminali della prostituzione, basterebbe decidersi a regolarla facendone una professione. In attesa di cio' l'Associazione Radicale Certi Diritti interverra' con un sostegno anche legale nei confronti di chi subisce soprusi come quelli di questi giorni". Appena insediati, i Senatori Radicali Marco Perduca e Donatella Poretti hanno presentato un disegno di legge per legalizzare e regolamentare la prostituzione". |
giovedì 14 agosto 2008
Un disabile grave chiede l'eutanasia a Sarkozy e si uccide dopo il suo rifiuto
Remy aveva scritto a Sarkozy in maggio, spiegando che «come Vicent Humbert - un tetraplegico di 22 anni che la madre ha aiutato a morire nel 2003 - anch’io chiedo di potere morire per mettere fine alle mie sofferenze». E ancora: «So che in Francia l’eutanasia è illegale, ma la legge deve cambiare!. Il problema è che lei, signor Sarkozy, non ne vuole neanche sentire parlare, ma io le chiedo di mettere da parte la sua opinione personale e smettere di fare il sordo».
Il 6 agosto la tanto aspettata risposta. Negativa però. «Per delle ragioni filosofiche personali - gli ha scritto Sarkozy - io credo che non stia a nessuno decidere di interrompere volontariamente una vita». Ma, ha aggiunto, «non voglio fuggire le mie responsabilità e vorrei che fosse privilegiato il dialogo tra il malato, i medici e la sua famiglia per cercare la soluzione più adatta».
«Remy aspettava la risposta del presidente - ha raccontato la madre Regine - Negli ultimi mesi non riusciva più a camminare e le braccia gli facevano sempre più male». Nel 1999, la donna aveva già cercato di aiutare il ragazzo a «mettere fine alle sue sofferenze». Non c’era riuscita, ed era stata processata per tentato omicidio (caso poi archiviato). «Remy sapeva di chiedermi una cosa molto difficile - ha detto Regine - una mamma dà la vita, non la toglie». Ora Remy è morto (oggi i funerali) ma ha lasciato un nastro su cui ha inciso un discorso in cui «chiede di continuare la sua azione per riaprire un dibattito pubblico sul diritto all’eutanasia e alla morte assistita». E a Sarkozy dice: «Lei non mi ha lasciato scelta». L’Eliseo non ha commentato.
La "Stampa", 14 Agosto 2008, pag. 16
mercoledì 13 agosto 2008
due INVITI
il nostro e vostro amico Massimo Consoli scriveva solo un anno fa:
""Il prossimo 15 agosto e' l'anniversario della morte di Anselmo Cadelli (Sassari, 2 marzo 1950 – Roma, 15 agosto 2001), una colonna portante del nostro movimento nella Roma degli anni Settanta (soprattutto, ma non solo). Il suo contributo è stato immenso, la sua partecipazione continua, fin da quel giorno del 1976 in cui mise piede per la prima volta nella sede dell'Ompo's, la nostra associazione culturale, il nostro club privato, la nostra sede. Anselmo è stato uno di quei personaggi che trovano la loro realizzazione in un lavoro comunitario, a favore di se stessi, è vero, ma anche degli altri. E' stato il mio collaboratore più efficace, l'amico che m'è stato più vicino per un tempo più lungo di tanti altri.Insieme abbiamo fatto tante di quelle cose che m'è impossibile, ora, elencarle o anche solo ricordarle tutte.Ne menzionerò una soltanto. Quella che, forse, attraverserà gli anni e i secoli e contribuirà a farlo ricordare dai nostri pronipoti: l'aver avuto l'idea di quello spettacolo di gran successo che è stato, nel 1977-78, la commedia "Solo i Gay vanno in paradiso", che già nel titolo è tutta un programma!Chi vuole puo' andarlo a trovare, al cimitero 'Flaminio' di Prima Porta (Riquadro numero 113 bis, Fila 53, Fossa 3) (...)
Caro Massimo, stai tranquillo!
il 15 agosto, dopodomani, col sole cocente o con una pioggia scrosciante (ma sembra improbabile) una rappresentanza della F.M.C. si recherà a Prima Porta a rendere omaggio ad Anselmo con una gentile e gaya performance in loco.
Se siete curiosi, se volete ricordare Anselmo assieme a noi, se non avete nulla di meglio da fare, l'appuntamento è alla sua lapide a Prima Porta ( vedi sopra) in tarda mattinata, intorno alle 12.
""Il secondo appuntamento e' la tradizionale commemorazione di Karl Heinrich Ulrichs al cimitero dell'Aquila. Da quando vi ho dato inizio (era il 1988…!) non sono mai mancato una sola volta. (...) vi scrivo soprattutto per un motivo. Non voglio, nella maniera piu' assoluta non voglio, che queste cerimonie siano troppo collegate alla mia persona. Io le ho cominciate, e' vero, ma poi devono andare avanti da sé. Ulrichs (Aurich, 28 agosto 1825 – L'Aquila, 14 luglio 1895) e' importante per tutto quello che ha fatto, e va ricordato per la sua opera di precursore del nostro movimento, di anticipatore delle nostre richieste e rivendicazioni. Personaggio straordinario che, nell'Ottocento, e primo fra tutti, ha dedicato la sua vita a combattere il pregiudizio, la stupidita' e l'ignoranza fino ad abbandonare la Germania e decidere di ritirarsi in esilio nel nostro paese. Ricordatevi che se Ulrichs è oggi conosciuto in tutto il mondoe' proprio grazie a queste iniziative. Vent'anni fa ben pochi sapevano chi fosse, mentre ora gli dedicano vie, piazze, premi letterari, siti internet, conferenze…(...)fate un salto al cimitero monumentale dell'Aquila per ricordare il nonno del movimento glbt, Karl Heinrich Ulrichs.(...) andate avanti anche senza di me, che lo state facendo benissimo, anyway… Massimo Consoli *
* " far parte di una comunita' vuol dire, prima di tutto, ricordare chi questa comunita' ha contribuito a costruirla "
E all'Aquila, al Cimitero Monumentale ci saremo, alle 12 del 31 agosto 2008 *
*Comunicato stampa
invita
gli appartenenti alla Comunità GayLebicaTransQueer,
le associazioni e le persone Eterosolidali
a celebrare assieme il 31 agosto prossimo
il 183° compleanno ( 28 agosto 1825)
di Karl Einrich Ulrichs,
eroe della lotta di emancipazione e liberazione omosessuale,
il "Nonno Gay" della nostra Varia Comunità.
In ricordo proprio nel suo 42° compleanno del suo eroico coming-out,
probabilmente il più drammatico e coraggioso della storia GLBTQ, oltre che il primo di cui abbiamo notizia, che gli è costato persecuzioni, esilio, povertà, ma di cui tutti noi dobbiamo ringraziarlo e raccoglierne il messaggio .
"Fino al momento della mia morte guarderò con orgoglio indietro a quel giorno, 29 agosto1867, quando trovai il coraggio di lottare faccia a faccia contro lo spettro di un'antica idra irata che da tempo immemorabile stava iniettando veleno dentro di me e dentro gli uomini della mia stessa natura. Parecchi sono stati spinti al suicidio perché tutta la loro gioia di vivere era sciupata. Infatti, sono orgoglioso di aver trovato il coraggio di assestare a questa idra il colpo iniziale del pubblico disprezzo".
Dopo l'affettuosa cerimonia di omaggio, si pranzerà assieme, come ogni anno, da bravi com/pagni.
Alba Montori
segretaria dell'Associazione Fondazione Luciano Massimo Consoli
Di sciopero della fame si può morire...
| Ansa regioni: Abruzzo» 2008-08-12 13:25 |
| Detenuto iracheno muore per sciopero della fame |
| In cella all'Aquila, protestava contro pena tribunale Milano |
| (ANSA) - L'AQUILA, 12 AGO - Un iracheno detenuto all'Aquila e' morto per lo sciopero della fame intrapreso contro la pena di un anno emessa dal tribunale di Milano. L'uomo, di 40 anni, riteneva ingiusta la condanna comminatagli per tentata rapina e cosi' aveva avviato uno sciopero della fame che in poco tempo ha debilitato il suo fisico minuto, rendendo impossibile il recupero anche quando, aiutato da personale e psicologi, e' tornato sulla sua decisione di lasciarsi morire. |
lunedì 11 agosto 2008
DIBATTITO SU ELUANA
di Giovanni Sartori
A 40 anni esatti di distanza, l'altro giorno il Corriere ha accolto nella sua pubblicità la «Lettera aperta al Papa» del movimento dei Catholics for Choice (il diritto di scegliere) sottoscritta da un centinaio di organizzazioni cattoliche di tutto il mondo.
L'esordio della Lettera è duro: «Le gerarchie cattoliche hanno fondato sulla Humanae Vitae la politica di opposizione alla contraccezione». Politica, continua la Lettera, «che ha avuto effetti catastrofici sui poveri, ha messo in pericolo la vita delle donne ed esposto milioni di persone al rischio di contrarre l'Hiv».
Ma il testo si ferma su questo problema ignorando il crescendo successivo.
Con Wojtyla e Ratzinger la contraccezione e l'aborto vengono condannate allo stesso titolo. Ma perché? Con quale logica? La contraccezione - lo dice la parola - impedisce la concezione.
E prevenire una gravidanza non è «uccidere», non è interrompere una gravidanza (aborto). Vorrei che qualcuno mi dimostrasse il contrario.
Un altro passo in avanti consiste nell'asserire che l'embrione è già vita umana.
Per dimostrarlo la Chiesa dovrebbe distinguere tra «vita» e «vita umana», e provare che le caratteristiche della seconda sono già presenti nell'embrione. In passato, e con San Tommaso, la vita dell'uomo era contraddistinta dalla presenza dell'«anima razionale».
Ma quest'ultima, per Tommaso, arrivava «tardi», in vicinanza della nascita e non certo dell'embrione. Teologicamente parlando l'ostacolo è grosso, e Wojtyla lo supera dimenticandosi dell'anima e citando la scienza. Così: «La scienza ha ormai dimostrato che l'embrione è un individuo umano che possiede fin dalla fecondazione la propria identità». Ma la scienza può soltanto attestare che l'embrione è programmato per diventare, dopo 9 mesi, un individuo umano ma non che lo è già sub specie di embrione.
Anche se un uovo diventerà una gallina non è gallina finchè resta uovo; né io, mangiando un uovo, divento assassino di una gallina. Dunque, in teoria qualsiasi vita è intoccabile (anche quella dei pidocchi o delle zanzare), visto che la Chiesa spesso e volentieri confonde tra qualsiasi vita e vita specificamente umana.
In pratica, però, la vita intoccabile è solo la vita dell'uomo. Ma ecco ancora un ulteriore salto in avanti. Finora la vita umana era intoccabile «in entrata» (aborto) e anche «in pre-entrata» (contraccettivi) ; ma «in uscita» le persone erano lasciate libere di morire. Beninteso, non di suicidarsi ma di morire «naturalmente» . Ma siccome la scienza ha inventato la sopravvivenza artificiale, ecco che oggi la Chiesa nega il diritto di morire anche a chi, come essere umano, è già morto.
L'ultimo caso è quello di Eluana Englaro, in coma profondo da addirittura 16 anni. A questo punto i genitori chiedono che venga staccata dal macchinario che la tiene in vita (in vita vegetale) e due tribunali (Cassazione e Corte d'appello) consentono.
Apriti cielo! A distanza di pochi giorni il pg di Milano blocca. Il che implica che dovrebbe intervenire il Parlamento.
Sì, il Parlamento si dovrebbe svegliare nel consentire il «testamento biologico» di ciascuno di noi quando siamo ancora sani di corpo e di mente. Anche il legislatore «papista» lo potrebbe benissimo fare in tutta coerenza, visto che Wojtyla si era rimesso alla scienza per stabilire quando comincia la vita.
E la scienza stabilisce che una persona è morta quando il suo cervello è morto, quando l'elettroencefalogramma è piatto e non rileva più onde magnetiche cerebrali. Punto e finito lì.
Per me. Ma non per la deputata azzurra Isabella Bertolini la cui mozione, sostenuta da 80 firme di neo-sanfedisti, chiede che il governo introduca «il divieto di qualunque atto che legittimi pratiche eutanasiche o di morte indotta».
Non facciamo finta di non capire. Questo testo impedirebbe il «testamento biologico».
Già consentito negli Usa, in Gran Bretagna, in Francia, in Spagna, agli italiani non lo si vuole consentire.
Poveri noi, e intanto povera Eluana.
02 agosto 2008
corsera
sabato 9 agosto 2008
Aids e donne in China: storia di Gao
donne che non si arrendono al sopruso
Da Libere Laiche
La storia di Gao
Il sette aprile del 1996, alle quattro di pomeriggio la Dottoressa Gao Yaojie sta visitando la Signora Ba. La paziente che è riuscita a farsi ricoverare presso l'Ospedale Militare di Zhengzhou City presenta da giorni sintomi preoccupanti: addome gonfio, temperatura alta e costante, macchie sul corpo, per settimane i medici si gingillano, alla fine chiamano la Dottoressa Gao, è una ginecologa, specializzata in problemi ovarici, Gao visita la Signora Ba, le macchie rossastre le fanno scattare un campanello d'allarme in testa: che sia il Sarcoma di Karposi? Forse la Signora Ba ha contratto l'AIDS. Vengono fatti esami e biopsie, per escludere tumori, viene fatto il test per l'HIV: è positivo, la donna è ammalata di AIDS.
La Signora Ba, 42 anni, muore, dieci giorni dopo. Lascia il marito e un bambino; la dottoressa Gao Yaojie scopre che un anno prima la sua sfortunata paziente ha avuto un tumore uterino,
in quell'occasione ha subto la trasfusione del sangue;
Gao è senza fiato: dunque il sangue infetto viene da una banca del sangue! Chissà quanti altri disgraziati verranno contagiati, al figlio ed al marito della donna è andata bene, non hanno l'AIDS, ma quanti familiari di ammalati si infetteranno senza saperlo?
Gao non riesce a levarsi dalla testa la Signora Ba, non si leva dal capo nemmeno il Signor Ba, che per dieci giorni dorme accovacciato sulla tomba della moglie: è roso dal senso di colpa, ha insistito lui perchè i medici facessero alla moglie ammalata di cancro quella trasfusione.
Sul finire del 1996 la vita della dottoressa Gao cambia, quella prima drammatica esperienza con una morte e un dolore che potevano, che dovevano essere evitate, lascia un segno indelebile nella matura ginecologa. Si dice: "che diaminie si vive una sola volta!" allora inizia a scrivere opuscoli informativi circa l'AIDS, vorrebbe diffonderli e stamparli a sue spese, ma i soldi non bastano, l'aiutano l'Henan Museum of Culture and History e la Song Qingling Foundation
il 1 dicembre del 1996 una macchina con 12,000 libretti informativi parte dall'Henan Museum of Culture and History, la Dottoressa e i suoi colleghi personalmente distribuiscono 800 opuscoli, piazzati vicino alla stazione dei pullman; è l'inizio dell'impegno spasmodico per Gao Yaojie che a quasi settanta anni si ritrova a combattere contro l'ignoranza ma sopratutto contro l'omertà dei funzionari, dello Stato: se si inizia a parlare della malattia in quanto legata ai costumi sessuali, alla prostituzione, all'uso degli stupefacenti, si tace del tutto sullo scandalo del sangue infetto.
Nel 2001 e nel 2003 la Dottoressa viene insignita di premi internazionali per la sua opera coraggiosa, ci vuole davvero un coraggio da leone e questa donna anziana, ne dimostra tanto.
La Polizia di Henan ha fatto di tutto per initmidirla e per intimidire chi si è unito a lei per prevenire e raccontare la tragica storia dei fantasmi di Henan,
gli ammalati di AIDS che il Governo cinese vorrebbe ignorare, nascondere al Mondo.
E' solo la pressione internazionale che, in parte, salva Gao Yaojie dalla consueta brutalità poliziesca, quando riceve due prestigiosi premi internazionali, non le si permette di partire e nel 2007 quando le viene assegnato un nuovo premio e viene invitata in America è messa agli arresti domiciliari,
la polizia fa continue pressioni affinchè dichiari che non parte perchè è ammalata, ma Gao, a ottanta anni, ha una sola malattia, la caparbietà del giusto. Per nulla doma risponde così ai funzionari: "Voglio sapere due cose: Primo chi ha deciso i miei arresti, sono una vecchia signora di ottanta anni, che crimine avrei commesso? Secondo: perchè la Polizia non cerca chi sta facendo di tutto per diffamarmi, chi compie continui attacchi informatici ai nostri siti e blog, bhe! dovrebbero riuscirci, No?"
Gao Yaojie: come iniziai a occuparmi di AIDS http://www.usembassy-china.
chinapage.com - Gao Yaojie http://www.chinapage.com/AIDS/
NYtimes http://www.nytimes.com/2007/
Wikipedia - Gao - http://en.wikipedia.org/wiki/
youtube - Gao - http://www.youtube.com/watch?
www.hrw.org http://www.hrw.org/english/
I fantasmi di Henan
Henan, la più popolosa provincia dell'Impero, 100 milioni di persone, contadini che sgobbano "a sud del fiume Giallo", è in questa Provincia del non troppo celestiale Impero cinese che la stupida voracità dello stato-mercato più grande del Mondo tocca l'apice è ad Henan che la stolidità di ogni dittatura compie il suo capolavoro sterminando migliaia e migliaia di contadini.Agli inizi degli anni Novanta le autorità cinesi liberalizzano la vendita del sangue, sorgono in fretta, ovunque, centri per la raccolta. Henan, la culla della civiltà cinese è una provincia rurale, i braccianti sono poveri a loro pare una vera bellezza la trovata: vendere il proprio sangue, 4 euro, 7 euro per mezzo litro di sangue e se sei un povero cristo che si spacca la schiena con una famiglia sulle spalle, ad Henan si possono fare un bel poco di cose con quella manciata di yuan, mandare i figli a scuola, per esempio, comprare attrezzi e sementi in più le stesse autorità ti dicono che sei proprio un bravo cinese a dare il tuo sangue.
Però, come si dice, il tempo è denaro e poi BISOGNA RIDURRE I COSTI, l'imperativo unico l'unica cosa che conti, ed allora i centri di raccolta risparmiano sugli aghi, li riusano e usano mettere il sangue di più donatori nelle centrifughe per estrarre il plasma, l'oro rosso che si commercializza bene, questo significa che, quando ridaranno un poco di sangue privo di plasma
ai donatori basteràa una goccia di sangue infetto per infettare decine e decine di persone, e poi centinaia e poi migliaia, i contadini e le contadine di Hanan non lo sanno, si riportano a casa un poco di sangue e 4 yuan, ignari che nelle loro vene scorre l'AIDS. I funzionari, le autorità chiudono tutte e due gli occhi, infondo non si stanno forse arrichendo tutti: le ditte che commercializzano il plasma, i contadini, lo Stato-mercato, tutti felici, tutti contenti ebbene allora che c'è di male ad essere un tantino flessibili ad essere tolleranti?
Quando le autorità cinesi si rendono conto del macello combinato, macello dovuto alla mancanza di controlli, alla superficialità, all'ingordigia idiota è troppo tardi, quella della "Provincia a sud del fiume Giallo" è una tragica epidemia, una maledizione che colpisce villagi e cittadine. Il guaio è che del sangue malato che gira e gira per tutta la Cina fino al 1995 non si deve parlare, i malati di Henan e chi si infetterà a causa delle trasfusioni, sono, ancora prima di morire senza adeguate cure e senza assistenza, fantasmi.
La città che muore di AIDS - P.Del Re http://ricerca.repubblica.it/
Archivio Stampa - "Il sangue della Cina" di P.Haski http://www.archiviostampa.it/
grazie a Tiziana Ficacci
Breaking the surface
www.liberelaiche.it
Tra gli undicimila atleti che parteciperanno alle Olimpiadi di Pechino ci sono solo due omosessuali dichiarati. Di una si è parlato parecchio anche da noi (omettendo questo particolare però), ed è Imke Duplitzer, argento a squadre nella spada ai Giochi di Atene nel 2004, indicata come esempio da Maurizio Gasparri perché non sfilerà alla cerimonia di inaugurazione
L'atleta tedesca è soldato dell'esercito, omosessuale dichiarata, coraggiosa nell'intervista pubblicata su Die Welt dove è apparsa con la divisa da schermitore ma con il volto nascosto da una foto dell'avvocato dei diritti umani Gao Zhisheng. Duplitzer dice che per gli standard occidentali quello che succede in Cina non sta né in cielo né in terra e condanna con forza l'uso della pena di morte. Il tuffatore australiano Matthew Mitcham, arrivato a Pechino con il suo compagno, appare sulla copertina di The Advocate, autorevole rivista americana. Ventenne, nato a Brisbane, la sua specialità è piattaforma 10 metri.
Ha conquistato il quinto posto nella Coppa del mondo, il che gli da buone speranze di entrare nel medagliere olimpico. Mitcham – verosimilmente - sostiene di non essere l'unico maschio gay di questa Olimpiade, ma è l'unico che lo dice. E aggiunge anche che è più facile venire allo scoperto per un tuffatore piuttosto che per i colleghi del football, uno sport dove devi dare una immagine di forza e mascolinità.
Per The Advocate nell'ultimo secolo sono almeno diciannove gli atleti omosessuali medagliati: il tuffatore Greg Louganis, le tenniste Conchita Martinez ed Amélie Mauresmo, diversi pattinatori, il nuotatore Bruce Hayes, la schermitrice Imke Duplitzer e l'apripista Babe Didrikson Zaharias che nel 1932 conquistò due ori e un argento nell'atletica leggera.
Il caso più noto di coming out è stato quello del tuffatore americano Greg Louganis, vincitore di due ori olimpici (nell'84 e nell'88). Si dichiarò apertamente nel 1994, quando partecipò ai Gay Games. Nel 1995 raccontò di essere sieropositivo nella biografia Breaking the surface. Durante le Olimpiadi di Seul ('88), l'atleta sbatté la testa sul trampolino e l'acqua della vasca si macchiò di sangue creando momenti di ansietà. Louganis dice che il tuffatore Mitcham è un bravo ragazzo e bravo sportivo, un esempio positivo per i giovani.
Tiziana Ficacci
Advocate - http://www.advocate.com/
IMDB- archivio cinema UK http://uk.imdb.com/title/
www.gaygames.com http://www.gaygames.com/en/
giovedì 7 agosto 2008
"Da Assisi al mondo, un messaggio di pace e di nonviolenza"
di Roma dà la propria adesione all’iniziativa nonviolenta
in programma domani in Umbria
OLIMPIADI, MARINO CON ASSISI PER LA LIBERTA’ DEL TIBET
PALOZZI: “I GIOCHI NON SIANO L’OCCASIONE
PER UN OMAGGIO IMPROPRIO AL LIBERTICIDA REGIME CINESE”
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Il sindaco di Marino e consigliere provinciale di Roma, Adriano Palozzi ha aderito ufficialmente alla giornata intitolata “Da Assisi al mondo – Un messaggio di pace e nonviolenza” organizzata nella cittadina umbra per domani, 8 agosto 2008, in contemporanea con l’apertura dei giochi olimpici di Pechino.
Questo il programma della giornata organizzata in collaborazione dal Comune di Assisi, dall’Anci Umbria e dal Partito Radicale.
Tutto avrà inizio alle ore 11 presso la Sala della Conciliazione con un seminario sui diritti civili e sulla libertà di religione al quale parteciperanno il presidente del Parlamento tibetano in esilio, Karma Chopel, il vicepresidente del Senato, Emma Bonino e l’eurodeputato Marco Pannella.
Alle ore 13 in piazza del Comune sarà allestito un palcoscenico dal quale risuoneranno musiche e parole in favore della libertà del popolo tibetano.
Alle 14, infine, in concomitanza con l’avvio dei giochi olimpici nella capitale cinese, dalla Torre del Popolo risuonerà la Campana delle Laudi.
Il sindaco Palozzi da Marino ha inviato al collega umbro Claudio Ricci una lettera in cui ha manifestato la propria“piena partecipazione di cuore, spirito, idee e valori alla bella manifestazione in programma ad Assisi.”
“Il mondo intero – ha aggiunto - punterà milioni di teleobiettivi sulla Cina. Per un mese la capitale di quello che è stato ed è ancora uno dei regimi più sanguinari del pianeta, diventerà vetrina delle Olimpiadi, agone sportivo che duemila anni fa, ai tempi dell’antica Grecia, fermava tutte le guerre. Il mondo intero, appena pochi mesi orsono, ha assistito con orrore al massacro di monaci tibetani, taluni dei quali giovanissimi, che armati solo del loro mantello, sono andati incontro alle scariche di mitra dell’esercito cinese. Lo hanno fatto per amore di libertà. Per la loro nazione e per il diritto di professare liberamente la propria religione. Immagini, quelle dei monaci inermi uccisi a sangue freddo, che ci hanno riportato alla mente i volti di altri giovani studenti dissidenti, vittime di un altro assurdo massacro, quello di piazza Tienammen, sempre a Pechino, avvenuto meno di venti anni fa e per cui alcuni sopravvissuti sono ancora in carcere, su cui gli intellettuali cinesi liberi dalle catene del Partito Comunista non hanno potuto scrivere una parola, pena il carcere duro”.
“Marino, quindi – ha proseguito il sindaco Palozzi - sarà con il cuore e con l’anima ad Assisi a manifestare perché le Olimpiadi, messaggio di fratellanza, non diventino la cartina di tornasole di fronte a cui il mondo renda l’indebito omaggio ad una Cina in cui il pressante regime comunista vieta ancora i diritti umani fondamentali, ogni forma di diritto civile, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, oscura i siti internet, compie immani stragi di Stato nel silenzio più totale di un governo oscurantista e violento che vieta ai buddisti come ai cristiani delle varie confessioni non riconosciute dal Partito (praticamente tutte esclusa la Chiesa di Stato!) il sacrosanto diritto di culto”.
“A tutto questo – ha concluso - è ora di dire no. Di dire basta. Per la libertà dei monaci tibetani, del popolo cinese, contro ogni regime liberticida che ignora la sacralità della vita umana”.
L’Ufficio Stampa
Marino, 7 Agosto 2008
mercoledì 6 agosto 2008
Un paio di perle politico- economiche
politicians are just the bankers' waiters
i politici non sono che i camerieri dei banchieri
Ezra Pound
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quand un gouvernement dépend de banquiers pour son argent ce sont les banquiers qui ont le contrôle, et non les chefs du gouvernement. La main qui donne est au- dessus de la main qui prend. L'argent n'a pas de patrie ; les financiers n'ont ni patriotisme ni décence, et le gain est leur seul objectif
quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione. La mano che dà è al di sopra della mano che riceve. Il denaro non ha patria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; il loro unico obiettivo è il profitto
Napoleon Bonaparte