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giovedì 13 ottobre 2016

Rileggere la carta d'intenti proposta da PD,PSI e SeL al voto degli italiani.

Ri-leggete ( per molti sarà una lettura ex novo) con attenzione.
Il testo è lunghetto ma si possono fare delle pause di riflessione.

Su questo progetto PD, SeL e PSI hanno chiesto nel 2012 e ottenuto il voto degli italiani.
Presentato il 13 ottobre 2012 dai Capi partito della Sinistra ufficiale italiana ( Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Riccardo Nencini).
In ogni caso si tratta del manifesto con il quale Pd, Sel e Psi si proposero di governare l'Italia nel 2013.

SIAMO NEL 2016: CHE NE PENSATE?

Ecco la carta d'intenti:

"Noi democratici e progressisti ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà. Vogliamo contribuire al cambiamento dell`Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, alla pienezza della sua vita democratica. Per questo promuoviamo le elezioni primarie. Per scegliere il candidato comune dei democratici e dei progressisti alla guida del governo del nostro Paese'.[...]

'La prossima legislatura dovrà affrontare tre compiti decisivi.
Guidare l`economia fuori dalla crisi. 
Ridare autorità, efficienza e prestigio alle istituzioni e alla politica, ripartendo dai principi della Costituzione.
Rilanciare l`unità e l`integrazione politica dell`Unione Europea.
Noi non crediamo alle bugie delle promesse facili, quelle vendute nel decennio disastroso della destra.
Crediamo, invece, in un risveglio della fiducia, a cominciare dai giovani e dalle donne. I problemi sono enormi e il tempo per aggredirli si accorcia. Le scelte da compiere non sono semplici né scontate. Ma la speranza che ci muove vive tutta nella convinzione che si possano combinare cambiamento e affidabilità, uguaglianza e rigore nelle scelte" [...]
Il nostro posto è in Europa. 
-Noi collocheremo sempre più saldamente l`Italia nel cuore di un`Europa da ripensare su basi democratiche. In 'casa' dovremo colmare la faglia che si è scavata tra cittadini e politica. Qui non bastano le parole. Serviranno i comportamenti, le azioni, le coerenze. Faremo in modo che buona politica e riscossa civica procedano affiancate. Il traguardo è ricostruire quel patrimonio collettivo che la destra e i populismi stanno disgregando: la qualità della democrazia, la legalità, la cittadinanza, la partecipazione. La realtà è che mai come oggi nessuno si salva da solo. E nessuno può stare bene davvero, se gli altri continuano a stare male: è questo il principio a base del nostro progetto, sia nella sfera morale e civile che in quella economica e sociale', si legge nella carta d'intenti.

Vogliamo che il destino dell`Italia sia figlio della migliore civiltà europea e vogliamo sentirci vicino a chi nel mondo si batte per la libertà e l`emancipazione di ogni essere umano.
Oggi, in un mondo in subbuglio, pace, cooperazione, accoglienza devono ispirare di nuovo l`agire politico. Nella coscienza delle donne e degli uomini come nella diplomazia degli Stati. Con questa visione noi, democratici e progressisti, ci candidiamo alla guida dell`Italia.

Europa
- La crisi che scuote il mondo mette a rischio l`Europa e le sue conquiste di civiltà. Ma noi siamo l`Europa, nel senso che da lì viene la sola possibilità di salvare l`Italia: le sorti dell`integrazione politica coincidono largamente col nostro destino. Non c`è futuro per l`Italia se non dentro la ripresa e il rilancio del progetto europeo. La prossima maggioranza dovrà avere ben chiara questa bussola: nulla senza l`Europa. Per riuscirci agiremo in due direzioni. In primo luogo, rafforzando la piattaforma dei progressisti europei. Se l`austerità e l`equilibrio dei conti pubblici, pur necessari, diventano un dogma e un obiettivo in sé - senza alcuna attenzione per occupazione, investimenti, ricerca e formazione - finiscono per negare se stessi. Adesso c`è bisogno di correggere la rotta, accelerando l`integrazione politica, economica e fiscale, vera condizione di una difesa dell`Euro e di una riorganizzazione del nostro modello sociale. In secondo luogo, bisogna portare a compimento le promesse tradite della moneta unica e integrare la più grande area economica del pianeta in un modello di civiltà che nessun`altra nazione o continente è in grado di elaborare',

'Salvare l`Europa nel pieno della crisi significa condividere il governo dell`emergenza finanziaria secondo proposte concrete che abbiamo da tempo avanzato assieme ai progressisti europei. Tali proposte determinano una prospettiva di coordinamento delle politiche economiche e fiscali. E dunque nuove istituzioni comuni, dotate di una legittimazione popolare e diretta. A questo fine i progressisti devono promuovere un patto costituzionale con le principali famiglie politiche europee. Anche per l`Europa, infatti, la prossima sarà una legislatura costituente in cui il piano nazionale e quello continentale saranno intrecciati stabilmente. Una legislatura nella quale l`orizzonte ideale degli Stati Uniti d`Europa dovrà iniziare ad acquistare concretezza in una nuova architettura istituzionale dell`eurozona. Qui vive la ragione più profonda che ci spinge a cercare un terreno di collaborazione con le forze del centro liberale. Per questo i democratici e i progressisti s`impegnano a promuovere un accordo di legislatura con queste forze, sulla base della loro ispirazione costituzionale ed europeista e di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l`Italia e l`Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.
Collocare il progetto di governo italiano nel cuore della sfida europea significa costruire un progetto alternativo alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un`Europa democratica, aperta, inclusiva'.

Democrazia -
Dobbiamo sconfiggere l`ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando. E` una strada che l`Italia ha già percorso, e sempre con esiti disastrosi. Per noi il populismo - si legge nella carta d'intenti - è il principale avversario di una politica autenticamente popolare. In questi ultimi anni esso è stato alimentato da un liberismo finanziario che ha lasciato i ceti meno abbienti in balia di un mercato senza regole. La destra populista ha promesso una illusoria protezione dagli effetti del liberismo finanziario innalzando barriere culturali, territoriali e a volte xenofobe. La sola vera risposta al populismo è la partecipazione democratica. La crisi della democrazia non si combatte con 'meno' ma con 'più' democrazia. Più rispetto delle regole, una netta separazione dei poteri, una vera democrazia paritaria e l`applicazione corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate del mondo.
Siamo convinti che il suo progetto di trasformazione civile, economica e sociale sia vitale e per buona parte ancora da mettere in atto. L'autonomia, la responsabilità e la libertà femminile sono una leva per la crescita e una risposta alla crisi democratica. C'è un nesso strettissimo tra il maschilismo e l'offesa alla dignità delle donne incarnati in questi anni dal berlusconismo e il degrado delle istituzioni democratiche. Il riconoscimento della soggettività femminile e l`attuazione del principio della democrazia paritaria sono oggi condizioni essenziali per la ricostruzione del Paese.

Vogliamo dare segnali netti all`Italia onesta che cerca nelle istituzioni un alleato contro i violenti, i corruttori e chiunque si appropri di risorse comuni mettendo a repentaglio il futuro degli altri. Per noi ciò equivarrà alla difesa intransigente del principio di legalità, a una lotta decisa all`evasione fiscale, al contrasto severo dei reati contro l`ambiente, al rafforzamento della normativa contro la corruzione e a un sostegno più concreto agli organi inquirenti e agli amministratori impegnati contro mafie e criminalità, vero piombo nelle ali per l`intero Paese.
Vogliamo contrastare tutte le mafie, reprimendone sia l'azione criminale che l'immensa forza economica. La presenza dei capitali mafiosi, a maggior ragione in un momento di crisi, è un elemento devastante per ogni prospettiva di rilancio del paese. Va reciso ogni legame o sospetto di complicità di alcuni rappresentanti politici.
La rigorosa applicazione del codice etico approvato dalla Commissione antimafia è per noi inderogabile per le candidature a tutti i livelli'. [...]

'Sulla riforma dell`assetto istituzionale, siamo favorevoli a un sistema parlamentare semplificato e rafforzato, con un ruolo incisivo del governo e la tutela della funzione di equilibrio assegnata al Presidente della Repubblica. Riformuleremo un federalismo responsabile e bene ordinato che faccia delle autonomie un punto di forza dell`assetto democratico e unitario del Paese. Sono poi essenziali norme stringenti in materia di conflitto d`interessi, legislazione antitrust e libertà dell`informazione'.

'Daremo vita a un percorso riformatore che assicuri concretezza e certezza di tempi alla funzione costituente della prossima legislatura. Infine, ma non è l`ultima delle priorità, la politica deve recuperare autorevolezza, promuovere il rinnovamento, ridurre i suoi costi e la sua invadenza in ambiti che non le competono. Serve una politica sobria perché se gli italiani devono risparmiare, chi li governa deve farlo di più. A ogni livello istituzionale non sono accettabili emolumenti superiori alla media europea.
Ma anche questo non basta.
Va approvata una riforma dei partiti, che alla riduzione del finanziamento pubblico affianchi una legge di attuazione dell`articolo 49 della Costituzione, che assicuri la democrazia dei e nei partiti, che devono riformarsi per essere strumento dei cittadini e non luogo opaco di interessi particolari.
Bisogna agire per la semplificazione e l`alleggerimento del sistema istituzionale e amministrativo. Occorrono piani industriali per ogni singola amministrazione pubblica al fine di produrre efficienza e risparmio. Riconoscere il limite della politica e dei partiti significa anche aprire il campo alle richieste d`impegno e mobilitazione che maturano nella società ed alle competenze che si affermano. Tutto ciò dovrà essere messo in atto a cominciare dalle nomine in enti, società pubbliche e autorità di sorveglianza e da rinnovati criteri di selezione nelle funzioni di governo'.[...]

Lavoro
- La nostra visione assume il lavoro come parametro di tutte le politiche. Cuore del nostro progetto è la dignità del lavoratore da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa. Questa è anche la premessa per riconoscere la nuova natura del conflitto sociale. Fulcro di quel conflitto non è più solo l`antagonismo classico tra impresa e operai, ma il mondo complesso dei produttori, cioè delle persone che pensano, lavorano e fanno impresa. E questo perché anche lì, in quella dimensione più ampia, si stanno creando forme nuove di sfruttamento. Il tutto, ancora una volta, per garantire guadagni e lussi alla rendita finanziaria. Bisogna perciò costruire alleanze più vaste. La battaglia per la dignità e l`autonomia del lavoro, infatti, riguarda oggi la lavoratrice precaria come l`operaio sindacalizzato, il piccolo imprenditore o artigiano non meno dell`impiegato pubblico, il giovane professionista sottopagato al pari dell`insegnante o della ricercatrice universitaria'.

'Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull`impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Quello successivo è contrastare la precarietà, rovesciando le scelte della destra nell`ultimo decennio e in particolare l`idea di una competitività al ribasso del nostro apparato produttivo, quasi che, rimasti orfani della vecchia pratica che svalutava la moneta, la risposta potesse stare nella svalutazione e svalorizzazione del lavoro. Il terzo passo è spezzare la spirale perversa tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, aiutando le produzioni a competere sul lato della qualità e dell`innovazione, punti storicamente vulnerabili del nostro sistema. Quarto passo è mettere in campo politiche fiscali a sostegno dell`occupazione femminile, ancora adesso uno dei differenziali più negativi per la nostra economia, in particolare al Sud. Serve un grande piano per aumentare e migliorare l`occupazione femminile, contrastare la disparità nei redditi e nelle carriere, sradicare i pregiudizi sulla presenza delle donne nel mondo del lavoro e delle professioni',

'A tale scopo è indispensabile alleggerire la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare, politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido. Anche grazie a politiche di questo tipo sarà possibile sostenere concretamente le famiglie e favorire una ripresa della natalità. Insomma sul punto non servono altre parole: bisogna fare del tasso di occupazione femminile e giovanile il misuratore primo dell`efficacia di tutte le nostre strategie.
Infine, il lavoro è oggi per l`Italia lo snodo tra questione sociale e questione democratica. Fondare sul lavoro e su una più ampia democrazia nel lavoro la ricostruzione del Paese non è solo una scelta economica, ma l`investimento decisivo sulla qualità della nostra democrazia.
Occorre una legge sulla rappresentanza che consenta l'esercizio effettivo della democrazia per chi lavora. Non possiamo consentire né che si continui con l'arbitrio della condotta di aziende che discriminano i lavoratori, né che ci sia una rappresentanza sindacale che prescinda dal voto dei lavoratori sui contratti.[...]

Uguaglianza
- L`Italia è divenuta negli anni uno dei Paesi più diseguali del mondo occidentale. La crisi stessa trova origine - negli Stati Uniti come in Europa - da un aumento senza precedenti delle disuguaglianze. E dunque esiste, da tempo oramai, un problema enorme di redistribuzione che investe il rapporto tra rendita e lavoro, mettendo a rischio i fondamenti del welfare.
 Sull`altro fronte  la ricchezza finanziaria e immobiliare è diventata sempre più inafferrabile, capace com`è di sfuggire a ogni vincolo fiscale e solidale. Non si esce dalla crisi se chi ha di più non è chiamato a dare di più. È la crisi stessa a insegnarci che la giustizia sociale non è pensabile come derivata della crescita economica, ma ne costituisce il presupposto. Ciò significa che la ripresa economica richiede politiche di contrasto alla povertà, anche in un Paese come il nostro dove il fenomeno sta assumendo caratteri nuovi e dimensioni angoscianti. I 'nuovi poveri', per altro, continuano ad assistere allo scandalo di rendite o emolumenti cresciuti a livelli indecenti, a ricchezze e proprietà smodate che si sottraggono a qualunque vincolo di solidarietà. A tutto questo bisogna finalmente mettere un argine'

'Per noi parlare di uguaglianza significa guardare la società con gli occhi degli 'ultimi'. Di coloro che per vivere faticano il doppio: perché sono partiti da più indietro o da più lontano o perché sono persone con disabilità. Se poi guardiamo alle generazioni più giovani, il tema dell`uguaglianza si presenta prima di tutto come possibilità di scelta e parità delle condizioni di accesso alla formazione, al lavoro, a un`affermazione piena e libera della loro personalità.
Superare le disuguaglianze di genere è indispensabile per ricostruire il Paese su basi moderne e giuste. Non a caso, ancora una volta, il simbolo più forte di una riscossa civica e morale è venuto dal movimento delle donne. Su questo piano la politica, il Parlamento e il governo devono assumere la democrazia paritaria come traguardo della democrazia tout court. Nessun discorso sull`uguaglianza sta in piedi se non si rimette il Mezzogiorno al centro dell`agenda. L`Italia è cresciuta quando Sud e Nord hanno scelto di avanzare assieme. Viceversa quando la forbice si è allargata, l`Italia tutta si è distanziata dall`Europa.
Sostenere, come la destra ha fatto per anni, che il Nord poteva farcela da solo si è rivelato un grave errore, che ha impoverito il Sud e il Nord insieme. Tutt`altra cosa è combattere sprechi e inefficienze con una nuova strategia nazionale d`intervento. Il punto è farlo assieme al senso di responsabilità di tante amministrazioni e movimenti meridionali, per correggere le storture di vecchi regionalismi e localismi clientelari e per promuovere legalità, civismo e lavoro.
Infine, al capitolo dell`uguaglianza è legata a filo doppio la questione di una giustizia civile e penale al servizio del cittadino'.
'Su questo piano è superfluo ricordare che gli anni della destra al governo hanno sprangato ogni spiraglio a un intervento riformatore. Diciamo che si sono occupati pochissimo dello stato di diritto e molto del diritto di uno soltanto che si riteneva proprietario dello Stato. Ma così a pagare due volte sono stati i cittadini più deboli: quelli che hanno davvero bisogno di una giustizia civile e penale rapida, imparziale, efficiente. Nella prossima legislatura il tema dovrà essere affrontato dal punto di vista della dignità e dei diritti di tutti e non più dei potenti alla ricerca d`impunità'.[...]

'Libertà 
- Per noi libertà è anzitutto la possibilità concreta per le giovani generazioni di costruire il proprio progetto di vita e realizzare le proprie vocazioni. Il nostro progetto non sarà retoricamente per i giovani, ma dovrà essere soprattutto di giovani. Quegli stessi che oggi, pur ricchi di talento ed energie, trovano le strade sbarrate e sono sistematicamente esclusi. Il tema del merito non può essere contrapposto a quello dell`eguaglianza delle opportunità. 
Libertà dei progetti di vita  e valorizzazione del merito sono i presupposti di una società più aperta ed eguale.

'Attraverso l`introduzione di misure più incisive, ciò deve valere nel campo delle professioni, della scuola e dell`università, dell`amministrazione pubblica e dell`impresa privata. Negli anni del berlusconismo l`appello alla libertà è stato utilizzato a difesa di privilegi e vantaggi privati. Noi vogliamo liberare le energie della creatività e del merito individuale contro le chiusure corporative e familistiche della società italiana.
Consideriamo essenziali il rispetto della libertà e della responsabilità delle donne. Occorre superare gli aspetti giuridicamente insostenibili della legge 40 in materia di procreazione assistita e garantire piena applicazione alla legge 194 sull`interruzione volontaria di gravidanza'.

'Su temi che riguardano la vita e morte delle persone, la politica deve coltivare il senso del proprio limite e il legislatore deve intervenire sempre sulla base di un principio di cautela e di laicità del diritto. Per evitare i guasti di un pericoloso 'bipolarismo etico' che la destra ha perseguito in questi anni, è necessario assumere come riferimento i principi scolpiti nella prima parte della nostra Costituzione e, a partire da quelli, procedere alla ricerca di punti di equilibrio condivisi, fatte salve la libertà di coscienza e l`inviolabilità della persona nella sua dignità'.

Sapere 
- La dignità del lavoro e la lotta alle disuguaglianze s`incrociano nel primato delle politiche per l`istruzione e la ricerca. Non c`è futuro per l`Italia senza un contrasto alla caduta drammatica della domanda d`istruzione registrata negli ultimi anni. È qualcosa che trova espressione nell`abbandono scolastico, nella flessione delle iscrizioni alle nostre università, nella sfiducia dei ricercatori e nella demotivazione di un corpo insegnante sottopagato e sempre meno riconosciuto nella sua funzione sociale e culturale. In questo caso più che dalle tante indicazioni programmatiche, conviene partire da un principio: nei prossimi anni, se vi è un settore per il quale è giusto che altri ambiti rinuncino a qualcosa, è quello della ricerca e della formazione. Dalla scuola dell`infanzia e dell`obbligo alla secondaria e all`università: la sfida è avviare il tempo di una società della formazione lunga e permanente che non abbandoni nessuno lungo la via della crescita, dell`aggiornamento, di possibili esigenze di mobilità.
Solo così, del resto, si formano classi dirigenti all`altezza, e solo così il sapere riacquista la sua fondamentale carica di emancipazione e realizzazione di sé'.
'A fronte di questo impegno, garantiremo processi di riqualificazione e di rigore della spesa, avendo come riferimento il grado di preparazione degli studenti e il raggiungimento degli obiettivi formativi. La scuola e l`università italiane, già fiaccate da un quindicennio di riforme inconcludenti e contraddittorie, hanno ricevuto nell`ultima stagione un colpo quasi letale. Ora si tratta di avviare un`opera di ricostruzione vera e propria. Nella prossima legislatura partiremo da un piano straordinario contro la dispersione scolastica, soprattutto nelle zone a più forte infiltrazione criminale, dal varo di misure operative per il diritto allo studio, da un investimento sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d`innovazione. Tutto ciò nel quadro del valore universalistico della formazione, della promozione della ricerca scientifica e della ricerca di base in ambito umanistico'.[...]

'Sviluppo sostenibile
- Sviluppo sostenibile per noi vuol dire valorizzare la carta più importante che possiamo giocare nella globalizzazione, quella del saper fare italiano. Se una chance abbiamo, è quella di una Italia che sappia fare l`Italia. Da sempre la nostra forza è stata quella di trasformare con il gusto, la duttilità, la tecnica e la creatività, materie prime spesso acquistate all`estero. Il decennio appena trascorso è stato particolarmente pesante per il nostro sistema produttivo.
L`ingresso nell`euro e la fine della svalutazione competitiva hanno prodotto, con la concorrenza della rendita finanziaria, una caduta degli investimenti in innovazione tecnologica e nella capitalizzazione delle imprese, con l`aumento dell`esportazione di capitali. Anche in questo caso è tempo di cambiare spartito e ridare centralità alla produzione. Una politica industriale 'integralmente ecologica' è la prima e più rilevante di queste scelte. Noi immaginiamo un progetto-Paese che individui grandi aree d`investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell`industria, nell`agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all`arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l`agenda digitale 2.
'Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione'.[...]


Beni comuni 
- Per noi salute, istruzione, sicurezza, ambiente, sono campi dove, in via di principio, non deve esserci il povero né il ricco. Perché sono beni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti.
Sono beni comuni - di tutti e di ciascuno - e definiscono il grado di civiltà e democrazia del Paese. I referendum del 2011 hanno affermato il principio dell`acqua come bene non privatizzabile. L`energia, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione, sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualità delle prestazioni. Per tutto questo introdurremo normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela delle finalità pubbliche dei servizi'.
'In ogni caso non può venir meno una responsabilità pubblica dei cicli e dei processi, che garantisca l`universalità di accesso e la sostenibilità nel lungo periodo.
La difesa dei beni comuni è la risposta che la politica deve a un bisogno di comunità che è tornato a manifestarsi anche tra noi. I referendum della primavera del 2011 ne sono stati un`espressione fondamentale. È tramontata l`idea che la privatizzazione e l`assenza di regole siano sempre e comunque la ricetta giusta.
Non si tratta per questo di tornare al vecchio statalismo o a una diffidenza preventiva verso un mercato regolato. Il punto è affermare l`idea che questi beni riguardano il futuro dei nostri figli e chiedono pertanto una presa in carico da parte della comunità. In questo disegno la maggiore razionalità e la valorizzazione del tessuto degli enti locali sono essenziali, non solo per la funzione regolativa che sono chiamati a svolgere, ma perché il presidio di democrazia, partecipazione e servizi che assicurano è in sé uno dei beni più preziosi per i cittadini. Superare le duplicazioni, riqualificare la spesa, devono perciò accompagnarsi ad un nuovo e rigoroso investimento sul valore dell`autogoverno locale che, soprattutto nella crisi, non va visto, così come ha fatto la destra, come una specie di malattia, ma piuttosto come una possibile medicina. A sua volta l`autogoverno locale deve offrire spazi e occasioni alla sussidiarietà, alle forme di partecipazione civica, ai protagonisti del privato sociale e del volontariato'.[...]

Diritti
- Il principio della dignità inviolabile della persona e il rispetto dei diritti umani fondamentali sono la cornice generale entro cui trovano posto tutte le nostre scelte di programma. In particolare noi ci sentiamo al fianco della lotta di popoli interi per la difesa dei diritti umani, a iniziare da quelli delle donne. Crediamo sia compito dei democratici e dei progressisti affermare l`indivisibilità dei diritti -politici, civili e sociali- e di farlo valorizzando il principio costituzionale della laicità dello Stato. Nel nostro caso questo significa l`impegno a perseguire il contrasto verso ogni violenza contro le donne, un fenomeno che affonda le sue radici in modelli inaccettabili del rapporto tra i generi e che costituisce una vera e propria violazione dei diritti umani.
Sul piano dei diritti di cittadinanza l`Italia attende da troppo tempo una legge semplice ma irrinunciabile: un bambino, figlio d`immigrati, nato e cresciuto in Italia, è un cittadino italiano.
L`approvazione di questa norma sarà simbolicamente il primo atto che ci proponiamo di compiere nella prossima legislatura. Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico.
È inoltre urgente una legge contro l`omofobia. Siamo per il rispetto della vita umana e quindi vogliamo che la condizione dei detenuti sia rispettosa della Costituzione'.[...]

'Responsabilità 
- L`Italia ha bisogno di un governo e di una maggioranza stabili e coesi. Di conseguenza l`imperativo che democratici e progressisti hanno di fronte è quello dell`affidabilità e della responsabilità. Per questa ragione, nel momento stesso in cui chiamiamo a stringere un patto di governo movimenti, associazioni, liste civiche, singole personalità e cittadini che condividono le linee di questo progetto, vogliamo assumere insieme, dinanzi al Paese, alcuni impegni espliciti e vincolanti. Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a: sostenere in modo leale e per l`intero arco della legislatura l`azione del premier scelto con le primarie; affidare a chi avrà l`onere e l`onore di guidare la maggioranza, la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale; vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta; assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all`eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi; appoggiare l`esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell`eurozona'.

domenica 12 luglio 2015

“Buona Scuola”? ?????

Parlando di “Buona Scuola” e dintorni

Il governo Renzi è riuscito ad incastrare un altro tassello (probabilmente il più importante dal punto di vista ideologico) nel mostruoso mosaico atlantista – liberista che sta imponendo all’Italia.
C’è una ferrea coerenza, infatti, tra la “riforma costituzionale” del Senato, la nuova legge elettorale detta “Italicum”, il “Jobs Act” e la “riforma della scuola” approvata dal Parlamento. In particolare, ciò che colpisce è la evidente continuità tra le “riforme” attuate nel mondo del lavoro ed in quello della scuola e le proposte di “riforma” presentate negli stessi settori strategici ai tempi dei governi di Berlusconi dalle forze politiche del Centro-Destra, ormai sempre più indistinguibili nei contenuti dal Partito Democratico al di là di un contrasto di facciata tenuto in piedi per dare ancora senso all’ esistenza ventennale dei due storici schieramenti presunti “alternativi” (Ulivo-Unione/ Casa delle Libertà, PD/ PDL, ecc.).

La lotta contro la ennesima “riforma scolastica” è l’espressione della sacrosanta resistenza della stragrande maggioranza di chi la scuola la vive (studenti, insegnanti, famiglie), ossia di milioni e milioni di persone- come hanno dimostrato l’ imponente sciopero del 5 maggio, il rigetto degli indovinelli degli INVALSI e il blocco degli scrutini- contro l’ imposizione di un modello di educazione che trova nel liberismo la sua ideologia di riferimento ed ha i suoi esecutori in una cricca di politicanti che incarnano plasticamente il comitato d’ affari atlantista del padronato industriale, dei banchieri e degli speculatori finanziari dominante in Italia.
In un simile contesto la “riforma della buona scuola” rappresenta un passaggio d’epoca nella configurazione del sistema educativo italiano sia per i fondamenti su cui poggia sia per le finalità che esprime. Il lato più odioso è la conclamata assunzione di 100.000 e passa (?) “precari” (fra l’ altro per buona parte di essi se ne riparlerà dal 1° settembre 2016…) usata come arma di ricatto per far digerire tutto il resto. In effetti anche questo elemento conferma uno dei tratti tipici del governo Renzi, individuabile fin dalle sue prime battute, cioè la creazione di contrapposizioni tra presunti “privilegiati”- in realtà poveri disgraziati come tutti quelli travolti dall’offensiva liberista- (i pensionati, i docenti di ruolo, i cassaintegrati…) e altri disperati (i giovani disoccupati, i precari, gli “immigrati”, ecc.) per rendere più agevole l’imposizione dei provvedimenti funzionali all’imposizione dell’ ideologia liberista in ogni luogo della società.
E dunque, tornando alla “Buona Scuola”, l’ accentramento dei poteri nella figura del dirigente scolastico, il progressivo inaridimento degli organi collegiali, architrave dell’impianto democratico scaturito (pur con tanti limiti) dalle dure lotte degli anni Settanta, la compressione della libertà di insegnamento attraverso un sistema valutativo di tipo mercantile, sono alcuni degli elementi di una destrutturazione del sistema scolastico che troverà nelle leggi delega e nei decreti attuativi un ulteriore passaggio di consolidamento, i cui contorni precisi sono tuttora ignoti, ma dopo quanto accaduto per quelli relativi al Jobs Act è facile prevedere che essi renderanno la situazione ancor più drammatica.
Mercificazione ed omologazione del lavoro educativo sono le coordinate del dispositivo pedagogico liberista. Di qui la competizione generalizzata tra colleghi (da cui deriva il depotenziamento delle pratiche cooperative e collegiali, già ampiamente indebolite negli anni), veicolata dalla tecnologia valutativa che assume chiaramente il profilo di una modalità di controllo e ricatto. L’incorporazione della logica aziendale rende superflua, nella narrazione neoliberista, lo strumento del contratto di lavoro che si rivela residuale rispetto alla concorrenza tra insegnanti considerati “microimprese individuali”. L’approvazione del disegno di legge, si dice del resto esplicitamente nel testo, determinerà la disapplicazione delle prerogative contrattuali. Il dispositivo pedagogico liberista accentuerà così nel mondo della scuola le disparità che riproducono le diseguaglianze originarie; è un dispositivo darwinianamente selettivo. Esclude l’appropriazione consapevole di strumenti critici, catarsi che consente di scuotere il presente con lo sguardo dell’analisi e congela i flussi della conoscenza. L’ egemonia è sempre un conflitto di ideologie e di culture, allora non possono ancora sussistere dubbi sul fatto che quella in atto oggi sia la conclusione dell’ offensiva liberista e atlantista lanciata in Italia a partire dal 1994 contro l’idea stessa di istruzione universale pubblica.
In questo senso è indicativa la formula utilizzata dai portavoce democratici: “Non siamo mai andati a riunirci con la Confindustria prima di varare le leggi di riforma”. In effetti è vero. Non hanno bisogno di riunirsi con i rappresentanti del padronato, perché trascrivono semplicemente i documenti che il padronato stesso produce nei suoi centri studi (o meglio think-tank, per esprimerci in termini moderni). Ciò era emerso già clamorosamente con il Jobs Act e trova adesso un ulteriore conferma nella “Buona Scuola”, i cui punti nevralgici sono la precisa attuazione di quanto elaborato nel corso di un decennio dall’ Associazione Treelle (Life Long Learning), un thik-tank- appunto- bipartisan fondato da Fedele Confalonieri (braccio destro di Berlusconi), Marco Tronchetti – Provera, spregiudicato amministratore delegato del Gruppo Pirelli nonché tra i finanziatori della campagna elettorale di Mario Monti nella tornata del 2013, e Pietro Marzotto noto industriale del tessile veneto simpatizzante del PD. Nei documenti elaborati nel corso degli anni dal pensatoio dei padroni ritroviamo, guarda caso, tutte le indicazioni essenziali riportate quasi alla lettera o leggermente modificate nella legge imposta dalla banda dei manigoldi. Qui di seguito un breve elenco di espressioni estratte dai documenti Treelle:
– “Il dirigente sceglie e nomina i propri collaboratori” e “propone al Consiglio d’Istituto l’ assunzione di personale per tutte le funzioni necessarie”;
– “la facoltà di richiedere all’ utenza contributi in denaro”;
– “premiare quel 10-20 % di insegnanti su cui si regge la buona scuola”;
– “non nominare supplenti per assenze fino a dieci giorni”

Ma se è pur vero che, nella sua guerra totale per l’imposizione della dittatura atlantista liberista in Italia, Renzi ha vinto un’ altra battaglia, è altrettanto certo che la sua si rivelerà la classica vittoria di Pirro.
Non si può già adesso non rilevare l’ intreccio tra la grandiosa mobilitazione del popolo della scuola pubblica e i clamorosi e ripetuti tracolli elettorali del PD. La speranza che il popolo della scuola pubblica dimentichi il misfatto di questa legge è pura illusione: quei protagonisti dell’istruzione pubblica, collegati ad un vastissimo “indotto” sociale che ha sempre votato in larga maggioranza per il centrosinistra e che hanno già punito drasticamente il PD togliendogli un paio di milioni di voti nelle recenti elezioni amministrative, lo faranno ancora più nettamente nelle prossime, e nel frattempo provocheranno un ulteriore crollo dei consensi per il giovane spregiudicato ed il suo sempre più impresentabile partito.
I docenti, gli studenti, le loro famiglie non accetteranno mai l’ instaurazione in ogni istituto di un potere “alla Marchionne” (non a caso figura-mito del capo del governo) con la perdita della libertà di insegnamento, le assunzioni e i licenziamenti da parte di presidi-padroni che dovrebbero scegliere follemente il “personale” da Albi con migliaia di nominativi, le “premiazioni” e le “punizioni” decretate da un “Gran Giurì” composto dallo stesso “padrone”, da un paio di insegnanti collaboratori, più uno studente e un genitore (o due genitori) che nulla sanno per valutare, più un esperto catapultato dall’ Ufficio Scolastico Territoriale per garantire l’“imparzialità” (!) del giudizio.

Filippo Ronchi - l'Opinione Pubblica

http://www.opinione-pubblica.com/2015/07/11/parlando-di-buona-scuola-e-dintorni/

martedì 10 luglio 2012

da FaiNotizia.it : Gli intrappolati. La spending review dimenticata

Oggi fainotizia.it vuole informare su un aspetto spesso ignorato dei Cie: a causa di una norma che esiste ma non è applicata continuiamo a sprecare milioni di euro sulla pelle di migliaia di immigrati.

Il 60% degli “ospiti” dei Centri di Identificazione ed Espulsione proviene dal carcere e sconta in pratica una pena supplementare che può arrivare fino a 18 mesi, perché l'identificazione di un clandestino finito in carcere comincia solo alla fine della pena, quando è trasferito in un CIE.

Per svuotare i CIE basterebbe applicare una direttiva interministeriale rimasta lettera morta dal 2007, a causa del conflitto tra la polizia penitenziaria e quella ordinaria che ha garantito di fatto il mantenimento dei centri.

Sempre più inutili, costosi e invivibili, i 13 CIE italiani sono spartiti principalmente fra tre grandi gruppi: Croce Rossa, L'Oasi di Siracusa, una grande cooperativa e Connecting People, un consorzio di cooperative di Trapani.
 A loro è destinata una spesa di 103 milioni di euro nel 2011, 174 nel 2012 e 216 nel 2013.

In tempi di spending review il Governo Monti potrebbe quindi facilmente evitare queste spese. Ma piuttosto che applicare la direttiva Amato-Mastella il Governo ha deciso di privilegiare le ditte che hanno abbassato la retta quotidiana destinata ai reclusi di questi centri portandola da una cifra media di 45 a 30 euro al giorno. Attraverso questa asta al ribasso, ad esempio, la cooperativa L'Oasi si è aggiudicata la gestione dei Cie di Bologna e di Modena per soli 28 euro al giorno a recluso.

Su questo tema Emma Bonino e i Radicali hanno presentato in un recente convegno al Senato, cui hanno partecipato anche il Ministero dell'Interno Anna Maria Cancellieri e il Ministro dell'integrazione Andrea Riccardi, una semplice proposta: l'applicazione della normativa che esiste già dal 2007, ottenendo per ora la formazione di un gruppo di lavoro apposito convocato dal Ministero dell'Interno sulla riforma dei CIE.

Vi proponiamo l'inchiesta "Gli intrappolati - Il cortocircuito dell’identificazione tra CIE e carcere", realizzata da Antonio Mangano per FaiNotizia.it con interviste a Giuliano Amato – ex Presidente del Consiglio, Marcella Lucidi – Avvocato, sottosegretario del Governo Prodi, Simona Moscarelli – Avvocato, OIM, Francesca De Masi – Responsabile sportello contro la tratta CIE di Ponte Galeria e Jean Leonard Touadi – deputato PD.





lunedì 10 ottobre 2011

Domani, martedì 11-10, ore 13, conferenza stampa alla Camera dei deputati con Bonino, Concia, Perina e associazioni lgbt su censimento coppie gay

CENSIMENTO ITALIANO: PER LA PRIMA VOLTA LE COPPIE GAY ED ETERO CONVIVENTI SI POTRANNO DICHIARARE (PURCHE' LO SAPPIANO).

 APPELLO ALLA STAMPA PER DIFFONDERE QUESTA INFORMAZIONE.



Martedì 11 ottobre 2011, alle ore 13, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione, 4 –Roma) CONFERENZA STAMPA con

Emma Bonino, Vice Presidente del Senato;
Flavia Perina, deputato Fli;
Anna Paola Concia, deputata Pd;
Carlo D'Ippoliti, Ricercatore Università La Sapienza – Roma;
Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti;
Paolo Patanè, Presidente di Arcigay;
Valeria Manieri, Associazione Pari o Dispare;
Antonio Rotelli, Presidente Avvocatura Lgbt - Rete Lenford;
Massimo Farinella, Circolo Mario Mieli – Roma;

La campagna di sensibilizzazione 'Fai contare il tuo amore' è stata promossa dal portale www.gay.it, e dalle Associazioni Arcigay, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura Lgbt – Rete Lenford, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli; Associazione DiGayProject.
Tutte le informazioni sulle modalità di compilazione del questionario Istat per le coppie conviventi, gay ed eterosessuali, si possono trovare al seguente link:    http://www.gay.it/faicontareiltuoamore
Per accedere alla Sala Stampa  le testate devono accreditarsi direttamente tramite l'ufficio stampa della Camera dei deputati (Tel. 06-67601).

venerdì 7 ottobre 2011

EMMA BONINO TESTIMONIAL DEL CENSIMENTO COPPIE GAY


La Vicepresidente del Senato Emma Bonino invita le coppie gay conviventi a dichiararsi nel questionario del censimento Istat. "Parlate il linguaggio della verità" è l'appello della Radicale.

"Parlate il linguaggio della verità". È questo l'appello che la Vicepresidente del Senato, la Radicale Emma Bonino, fa a tutte le coppie gay e lesbiche conviventi affinché si dichiarino come tali nel questionario del Censimento Istat 2011. "In molti accusano - credo giustamente - la politica di ipocrisia. Io volevo dire a tutti di non avere paura: chi è convivente scriva che è convivente; e se è convivente con persone delle stesso sesso, lo scriva".

Prima di Emma Bonino, hanno aderito all'appello ad essere testimonial del censimento lgbt la deputata Paola Concia (PD) e Vladimir Luxuria. Altri seguiranno nei prossimi giorni. L'iniziativa "Fai contare il tuo amore" promossa da Gay.it in collaborazione con le associazioni lgbt Arcigay, Certi Diritti, Rete Lenford e Mario Mieli, invita le coppie lgbt conviventi a barrare l'apposita casella di "partner convivente" senza paure.

Il risultato è anche una guida per la corretta compilazione dei moduli Istat da parte delle coppie lgbt che si trova all'indirizzo http://www.gay.it/faicontareiltuoamore/ . Allo stesso link possono essere visionati i video di Paola Concia, Vladimir Luxuria e Emma Bonino.

VEDI IL VIDEO

Fonte: www.gay.it (4 ott 11)




giovedì 29 luglio 2010

Il PD e i gay - I gay e il PD

 Sono veramente dipiaciuta per gli amici e compagni gay che si ostinano, con pazienza ben superiore ai risultati, a far emergere nel PD le questioni di parità di diritti civili dal limbo dell'ipocrisia in cui tale partito continua pervicacemente a tenerle confinate.
Sono dispiaciuta della loro delusione per le prese di posizione anche recentissime nettamente contrarie a quelle che pur sarebbero logicamente auspicabili in un gruppo politico "di sinistra" che da sempre pretende di proporsi come innovatore contro il conservatorismo tradizionalmente attribuito alla destra.
 Ma quanti schiaffi in faccia alle loro sacrosante istanze e al loro lavoro politico dovranno ancora ricevere prima di convincersi che il PD o Partito Democratico di democratico ha solamente l'intestazione ?  Che è governato ( leggi comandato) da dirigenti che se ne infischiano altamente dei bisogni di legalità e di parità di genere all'interno del loro partito per non parlare di fuori nella società civile e politica italiana?

Capisco che sia difficile da digerire, ma il PD è nei suoi organi decisionali un partito democraticamente contro le libertà dei singoli iscritti, e ancorato al sessismo ( da cui l'omolesbotransfobia) che ha coltivato con cura fin da quando ...si chiamava PCI in modo ancora più ossessivo della chiesa cattolica. A proposito, gran parte dei capi dell'attuale PD come delle precedenti versioni post PCI sono stati allevati ed istruiti in scuole rigorosamente confessionali e private ( vedi Collegio Santa Maria a Roma) con l'aggiunta della retorica pseudomarxista di togliattiana e dalemiana ( pater) scuola di partito.
Mi dispiace per i bravi compagni che ancora non riescono a capire che le questioni della sessualità non sono "di sinistra" per virtù divina,né tampoco monopolizzabili dall'una o dall'altra parte politica, trattandosi di questioni non ideologiche di gruppo più o meno vasto,ma assolutamente e unicamente di pertinenza del singolo individuo nella propria personale aspitazione alla felicità. E questa aspirazione èun sacrosanto diritto individuale universale, non solo per la specie umana, ma per ogni essere vivente sul pianeta e altrove.
Ricordate la canzoncina "Chi non lavora non fa l'amore" ?
Beh, la teoria socialcomunista del diritto alla sessualità è tutta lì, riassunta per il popolo ( tutto e in particolare democratico) cantata e suonata per istruirlo meglio. E da lì non si schiodano.
Io dico invece che chi lavora sul serio si stanca e quando smette di voglia e tempo ed energia per fare l'amore davvero non ne ha.
Al massimo riesce a mettere incinta la moglie nel finesettimana.
Per questo preti e ideologi (della produttività, del consumo e del profitto) insistono tanto sul lavoro e sulla procreazione, con la connivenza dei capi politici, degli intellettuali/ideologi e dei media, senza distinzione di colore, tutti ben concordi nel mantenere alta la crescita demografica per far crescere i consumi e per avere forze-lavoro sempre fresche da indottrinare, usare, e sfruttare a proprio profitto esclusivo, per accrescere e mantenere il proprio potere.

Se volete davvero ottenere dei risultati concreti, l'unico modo possibile, in una democrazia rappresentativa, èquello di togliere loro il consenso, negargli il voto, lasciarli a governare il nulla.
E collaborare con quelli che da sempre spendono le loro ( esigue numericamente) energie nella direzione dei diritti uguali per tutti, a cominciare da quelli legati alla sfera sessuale, ai Radicali insomma.
O siete talmente condizionati a vederli come antagonisti dalla stessa propaganda denigratoria e ostracistica del vostro caro PD come prima del PCI da rifiutare perfino di pensarci ?
 O forrse siete così irrimediabilmente votati all'omologazione nel partito padre/madre da non essere in grado più di ipotizzare per voi una collocazione diversa, su cui spendere le proprie energie e il vostro proprio denaro senza vantaggiose contropartite personali? 
 Spero, mi auguro di no, perchè potrebbe essere la vostra ultima occasione di dimostrare di voler veramente cambiare lo stato delle cose.

Alba Montori
(*) Luigi De Marchi

mercoledì 24 febbraio 2010

IL CASO BONINO, secondo Furio Colombo

24 febbraio alle ore

C’ è dell’assurdo in ciò che sta succedendo intorno a Emma Bonino dopo che la candidata del Pd in una regione chiave come il Lazio ha fatto sapere di avere iniziato lo sciopero della fame e della sete. Il problema è dove e a carico di chi collocare questo assurdo che graficamente si potrebbe rappresentare solo con “L’ Urlo” di Munch. Ci guida dentro l’assurdo la frase di Rosy Bindi che ha detto, più o meno: “Ma questa è matta, fa la radicale invece di fare la candidata del Pd. Avevo ragione io a non fidarmi”. Questa frase è come la Bibbia incisa su una capocchia di spillo. In miniatura si trova tutta la storia.

Primo. La Bonino fa la radicale (tavolini, raccolta di firme, ostinazione su battaglie della legalità, tipo trovare i verificatori di firme, l’ossessione un po’ noiosa d’informare su chi e perché si candida) in quel paesaggio tipo San Fratello che è la vita pubblica italiana. In esso la comune saggezza suggerisce di non insistere (vedi il conflitto d’interessi, vedi il trattato di alleanza militare con la Libia) e di cercare benevolenza invece che la soluzione del problema.

Secondo. La Bonino adesso è la candidata del Pd. Ha ben altri doveri. Si adegui se non vuole che si dica che ha già rotto il patto.
Qui c’è un vistoso errore, che persino gli elettori distratti avranno notato. Non è la Bonino che, nascondendo il saio dei radicali penitenti, è andata dal Pd a vedere se c’era un posto. È il Pd che si è recato dalla candidata radicale alla presidenza della regione Lazio per chiedere (ottima idea, continuo a pensare): vuoi essere la candidata del Pd? Vero, c’è stato chi si è dichiarato sospettoso, ansioso e scontento (Franceschini). Ma un nome alternativo non è mai stato proposto. Ed Emma Bonino è sembrata subito la soluzione (forse vincente ma certo unica) al problema del Pd nel Lazio, dopo la vicenda Marrazzo.

Terzo. Adesso la Bonino fa sapere due cose: che il rappresentare il Pd (che sta facendo da subito e bene) non la separa da vita, legami, impegni, militanza, passato e visione su ciò che accade in Italia; e che, certe volte, questo legame chiede la tenacia e l’ostinazione di non lasciar perdere. Esattamente ciò che ha indotto il Pd a decidere: ecco la persona giusta. Bene. Ma come si esce dalla contraddizione di fare una simile campagna elettorale continuando lo sciopero della fame e della sete? Domanda ansiosa e ragionevole, vista l’importanza di vincere in questa regione e in queste elezioni. Però, benché estranea alla consueta vita italiana, la Bonino non sta chiedendo la luna.

Volete dire che è impossibile oggi in Italia, raccogliere firme, candidarsi, informare, essere informati, votare con piena coscienza di causa, partiti grandi e partiti piccoli, un paese in cui la Costituzione c’è e vale per tutti?

un articolo di Furio Colombo
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DEMOCRAZIA A DIGIUNO
http://www.radicali.it/view.php?id=153377

"IL PD SOSTENGA LA BATTAGLIA DELLA BONINO"
http://www.radicali.it/view.php?id=153342

BONINO: SE SARÒ ELETTA TAGLIERÒ GLI STIPENDI AI CONSIGLIERI REGIONALI
http://www.radicali.it/view.php?id=153319

INT. A EMMA BONINO «MARRAZZO UN HANDICAP? STORACE HA GOVERNATO PEGGIO»
http://www.radicali.it/view.php?id=153217

QUELLI CHE... I RADICALI IMPEGNO CIVILE A 360 GRADI
http://www.radicali.it/view.php?id=153216

INT. A EMMA BONINO «STRAGE DI LEGALITÀ SENZA PRECEDENTI»
http://www.radicali.it/view.php?id=153347


REGIONALI, I BIG DEL PD IN CAMPO PER LA BONIN
http://www.radicali.it/view.php?id=153210


"DOBBIAMO AIUTARE EMMA A VINCERE". BERSANI IN CAMPO PER LA SFIDA DEL LAZIO
http://www.radicali.it/view.php?id=153161


Apertura della campagna elettorale di Emma Bonino a Latina
http://www.radioradicale.it/scheda/297437/apertura-della-campagna-elettorale-di-emma-bonino-a-latina

Emma Bonino incontra i cittadini della Provincia di Latina presso l'Hotel Fagiano
http://www.radioradicale.it/scheda/297520/emma-bonino-incontra-i-cittadini-della-provincia-di-latina-presso-lhotel-fagiano

Emma Bonino apre la campagna elettorale per la Regione Lazio a Roma con le donne di Roma e del Lazio.
http://www.radioradicale.it/scheda/297423/emma-bonino-apre-la-campagna-elettorale-per-la-regione-lazio-a-roma-con-le-donne-di-roma-e-del-lazio

Emma rilancia con gli infermieri di quartiere
http://www.radicali.it/view.php?id=152920

CATTOLICI-BONINO, CONVIVENZA POSSIBILE
http://www.radicali.it/view.php?id=153114

Tv politica, politica tv
http://www.radicali.it/view.php?id=152916

martedì 23 febbraio 2010

Zanardi Francesco, Silvio Viale e i Radicali Liguria appoggiano Emma Bonino

Zanardi denuncia nuovamente l'assenza delle istituzioni e ricomincia lo sciopero della fame.

Al Presidente della Repubblica.
Al Presidente del Consiglio della Camera e del Senato.
A Emma Bonino.
Al Parlamento Europeo
chiedendo che verifichi se in Italia esistono ancora condizioni di “democrazia tali per poter rimanere nell’U.E.” e che in caso contrario intervenga.
Agli stati membri dell’U.E.

Lo scrivente: Francesco Zanardi
Candidato per le liste Bonino Pannella per la Regione Liguria, e per le province di Savona Genova Imperia, e Silvio Viale primo candidato per le liste della Liguria.

Oggetto: Denuncia alle istituzioni. Appoggio lo sciopero della fame e della sete di Emma Bonino, denuncio per la seconda volta nel 2010 l’assenza di istituzioni in Italia e il regime antidemocratico al quale siamo costretti.

Ho sentito ieri Marco Pannella e alle 12,00 su Radio Radicale il triste e desolante appello di Emma Bonino che annuncia uno sciopero della fame e della sete, con l’obbiettivo dell’immediato rientro nella legalità costituzionale, pre elettorale ed elettorale, per la mancata garanzia delle più elementari regole che formano una democrazia, regole sulle quali si dovrebbe basare il nostro paese e sulle quali è basata l’intera Costituzione Italiana, purtroppo svanite e da nessuno tutelate.
Questo comportamento da parte delle istituzioni nei confronti dello stato italiano, non è così isolato, tutt’altro, io e il mio compagno Manuel ne siamo la prova, 35 giorni di sciopero della fame e sei mesi di appelli, non solo da parte nostra ma anche da parte di tantissimi cittadini e delle associazioni, nella più totale censura ed indifferenza delle istituzioni italiane, mentre del triste caso se ne parlava scandalosamente in tutti i paesi civilizzati del globo. Persino l’U.E. è intervenuta, alcuni Europarlamentari hanno appoggiato il nostro sciopero della fame, tutto inutile, le istituzioni sempre latitanti.
Queste le accuse, che a soli 15 giorni dalla fine della mia protesta, reclama anche Emma Bonino denunciando l’antidemocraticità del paese.

Le istituzioni devono garantire la presenza di autenticatori che invece non c’è stata, neppure a pagamento, tutt’altro siamo stati boicottati, gli organi di stampa che dovrebbero garantire uguale diritto di informazione, invece dedicano enormi spazi ai partiti che non hanno necessità di raccogliere firme, che godono di finanziamento pubblico, che sono su tutti i manifesti, non come tanti piccoli partiti che invece sono costretti ad auto finanziarsi , e vengono boicottati a livello di informazione giornalistica e in base ai diritti democratici che la Costituzione impone.

Non esiste più alcuna possibilità di comunicazione civile in questo paese, le istituzioni sono totalmente sorde ed esiste uno stato di regime politico ed informativo che fa si che l’Italia non possa più essere considerato un paese democratico. Questo è imposto in un paese che si dichiara civile, dalla nostra Costituzione e da quella Europea. Paghiamo continuamente enormi sanzioni per il mancato rispetto delle regole della comunità, l’ultima entrata in vigore nel dicembre scorso e mai rispettata, il trattato di Lisbona.

Cordialmente
Francesco Zanardi e Silvio Viale.
Regione Liguria.

L' intervista rilasciata ieri a RadicalWeb da Francesco Zanardi

http://radicalweb.org/2010/02/francesco-zanardi-diritti-gay-omosessuali-radicali/

mercoledì 16 settembre 2009

L'OMOFOBIA HA I GIORNI CONTATI

VIDEO RASSEGNA.
Intervista all'On. Anna Paola CONCIA - Partito Democratico
ed estratti della Conferenza Stampa di lancio della campagna:
L'OMOFOBIA HA I GIORNI CONTATI. Roma,
14 settembre 2009,

Sala Mappamondo, Palazzo di Montecitorio.
Interventi dell'On. Anna Paola CONCIA, Vladimir LUXURIA,
Gianpaolo SILVESTRI, Titti DE SIMONE, Franco GRILLINI.
L'evento è stato organizzato dall'On. Anna Paola CONCIA - Partito Democratico.

Clicca il link per la Riproduzione Automatica della Playlist dedicata

http://www.youtube.com/watch?v=UXXIY6sauV4&feature=PlayList&p=FB353F0D347F7EEA&index=0&playnext=1

sabato 8 agosto 2009

Noi, partigiane della doppia tessera

riprendo dal sito DeA Donne e Altri
13 luglio 2009

Questo articolo è uscito anche sull'"Altro"

Veramente, bisogna cambiare il regolamento del Pd. Ci rendiamo conto che agli italiani non gliene importi quasi nulla, presi come sono e giustamente, da difficoltà più tangibili, e tuttavia, per far uscire il partito dalle sue pene, affinché mostri una fisionomia, e indichi delle soluzioni ai problemi, l’attuale regolamento del Pd è un problema. In effetti – scusate il bisticcio – quello che dovrebbe venire dopo, si svolgerà prima. Cioè il Congresso del Pd nella forma di “convention“, ovvero di convenzione. Per quanto appaia bizzarro, le primarie saranno delle secondarie. E questo è già un ostacolo a chi volesse – noi tra le tante e tanti – evitare di invilupparsi nella tediosa discussione tra vecchio e nuovo; ritorno al passato e futuro alle spalle; organizzazione liquida o solida di un partito. Più altre amenità.
Il Pd fatica. Non riesce a mettersi in sintonia con l’elettorato. Non trova temi capaci di ancorarlo nel paesaggio politico. La storia di un soggetto federale (un “leghismo meridionale“ proponeva l’altro giorno, sulle colonne del Sole 24 Ore Adriana Poli Bortone) può significare il bisogno di cogliere le varietà territoriali ma anche la voglia di sfuggire agli equilibri delle segreterie di partito, al cosiddetto “centro“. Senza però avere un progetto che vada al di là delle situazioni locali. Eppure, un progetto serve. E’ urgente per chi ha coscienza della crisi. Quattro o cinque punti dirimenti. Con una frase d’antan: dirimenti per l’Italia, prima che per il partito.
Ma se il metodo è sostanza, un progetto deve trovare gambe il sostegno di uomini e donne in carne e ossa (che sarebbero gli elettori) per evitare di trasformarsi nell’ultracitato “caciocavallo appeso“. Allora, vorremmo tornare a ripetere ciò che abbiamo detto nell’assemblea di Chianciano promossa dai Radicali italiani, rivolte ai militanti di questo partito ma anche agli uomini e alle donne delle diverse sinistre. Noi pensiamo che la politica sia prodotta dalle relazioni tra individui dei due sessi. E che queste relazioni vadano nominate e difese, che non possano venir lasciate nelle mani di pochi i quali sono soliti decidere, vicino ai caminetti o davanti a una zuppa di pesce, come fare e disfare le coalizioni e le alleanze.
Con alcune Radicali (da Emma Bonino a Donatella Poretti) abbiamo antiche e non strumentali (del tipo: Ci mettiamo insieme per le elezioni e poi ognuno per la sua strada) relazioni. Potremmo fare una serie di altri nomi, soprattutto quelli di femministe giacché in quel mondo è radicata la nostra pratica politica. A queste relazioni non vogliamo rinunciare.
D’altronde, non crediamo che il rapporto tra Partito radicale e dei Radicali eletti nelle liste del Pd con il Partito democratico sia concluso. Non c’è stato un divorzio consensuale (come aveva sostenuto Dario Franceschini). Possibile che dopo aver invocato la società civile, i gruppi, le associazioni, il contributo dei singoli e collettivo, ci si trinceri dentro i confini, peraltro così labili, del “partito“? Che non ci sia curiosità, ad esempio, a costruire dei luoghi di incrocio per contaminare, scambiare idee, culture, esperienze? Non per un ingresso – armi e bagagli - nelle file democratiche ma per costruire un mix virtuoso in grado innanzitutto di operare un mutamento di rotta sull’ambiente, di contrastare la recessione con quelle che papa Ratzinger definisce “misure etiche“, di ripensare il modello socialdemocratico del welfare.
E però, in che modo è possibile? Certo, occorre accoglienza, rispetto reciproco. Senza un regolamento adeguato non si fanno passi avanti. Tornando dal cielo alla terra, la strada ci sembra quella della doppia tessera. Luigi Manconi ha parlato di “opzione unitaria“ che potrebbe tradursi in una forma di collaborazione meno povera e opportunista di quella avuta con l’Idv e con le idee della giustizia coltivate da Di Pietro.
Sarebbe, questa sì, una novità. Rispetto alle coalizioni, ai rassemblement, all’ipotesi che viene spesso rilanciata, del farsi partito di pezzi di partiti. I Radicali già praticano una simile strada. Ignazio Marino sembra d’accordo. E Bersani e Franceschini?
Naturalmente, importante è il “come“ della doppia tessera. Probabilmente, questa nostra riflessione non può essere disgiunta oggi da un ripensamento (in molti lo hanno accennato) sullo Statuto che appare contraddittorio rispetto alle spinte di apertura. Con il rischio che queste spinte restino lettera morta. Un partito chiuso, escludente, non riuscirà mai a guardare il Paese.

Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi