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martedì 31 marzo 2026

Notizie dai fronti di guerra...

E anche oggi l'Ucraina colpisce duro in Russia, attaccando, per la quarta volta in una settimana, il polo di lavorazione degli idrocarburi di Ust-Luga (ormai visibile anche dallo spazio, vista la vastità degli incendi - NDR) oltre allo stabilimento aeronautico di Staraya Russa, dove si trovavano almeno due degli ultimi aerei AWACS A-50 in riparazione, ambedue colpiti, con danni che prevedono almeno 6 mesi di riparazioni (ma scriverò un post specifico su questo attacco, magari domani) e distrugge in Crimea una intera sezione di tiro di lanciarazzi multipli pesanti "Tornado S", responsabili di attacchi sulle città, grazie alla gittata di più di 130 km delle loro testate, armate a grappolo e fosforo bianco.
Le forze di terra riescono a liberare altri 85 kmq di territorio, inclusi alcuni villaggi, ottenendo, al prezzo di alcune decine di caduti e di feriti, l'eliminazione di altri 1100 selvaggi, portando alla cifra quasi record di 35000 russi insacchettati, tra febbraio e fine marzo.

Mentre tutto ciò avviene, la stragrande maggioranza del pubblico dei media nostrani, considera il timore del blocco delle esportazioni di petrolio e gas dal Golfo Persico, come l'UNICA conseguenza significativa della guerra contro l'Iran, dimenticando che, in realtà, esiste un altro problema, forse persino più grave.
Le scorte di zolfo.
Eh già, perchè circa il 20% delle esportazioni mondiali di petrolio e gas transita attraverso lo Stretto di Hormuz, ma anche il 41% delle esportazioni di zolfo, quindi, mentre tutti parlano di petrolio, anche chi lo distingue a malapena dall'Amaro del Capo, un elemento apparentemente insignificante come lo zolfo, corre il rischio di diventare il cigno nero dell'economia tecnologica.
La prevista carenza di zolfo non riceverà attenzione, finché non si verificherà davvero, e solo allora si scoprirà che non ci sono alternative. 

I prezzi sono già aumentati del 30-50%, dall'inizio degli attacchi contro l'Iran.
A che serve?
Ve lo spiego subito.
Nel SOLO settore della Difesa, lo zolfo è necessario per purificare il minerale di rame, per ottenerlo puro, tramite la tecnologia SX/EW, attualmente utilizzata per produrre il 16% di tutto il rame. Il rame, a sua volta, è alla base di fili e motori elettrici.
Inoltre, nichel, zinco e cobalto vengono arricchiti con acido solforico, utilizzando la tecnologia SX/EW. Il cobalto, a sua volta, è impiegato nelle batterie agli ioni di litio.
L'utilizzo dell'acido solforico è il metodo principale per l'incisione dei circuiti stampati per la microelettronica. La microelettronica oggi non riguarda solo i PC, ma QUALSIASI sistema d'arma, superiore ad una cartuccia.
Per l'Ucraina, la priorità attuale sono i droni, prodotti in serie proprio con questi componenti. La loro efficacia dipende DIRETTAMENTE dalla quantità prodotta, che può essere garantita SOLO mantenendo prezzi bassi.

Il problema principale dello zolfo è che poche aziende lo producono specificamente. È un sottoprodotto della lavorazione del gas naturale acido e del petrolio greggio. Anche durante la fusione di minerali solfuri, come rame e zinco, si produce acido solforico. In altre parole, è IMPOSSIBILE, semplicemente, aumentare la produzione di questo componente.

In questo circuito vizioso cosa si ottiene?
Che i produttori di armamenti scoprono quindi di non poter incrementare, artificialmente, la produzione di acido solforico a fronte di condizioni di mercato più restrittive, mentre i governi, per logica, si rendono conto che aumentare gli stanziamenti di bilancio non porta a una crescita indotta della produzione, quando il reagente necessario è limitato. Di conseguenza, arriviamo alla realtà odierna: la base industriale del mondo della difesa è vincolata a condizioni che NON può controllare, mentre le forze armate scoprono che la loro capacità di combattimento è limitata da invisibili e sottovalutate regole industriali.

In questo scenario, come dicevo ieri, che l'Iran possa attaccare i paesi europei con missili balistici, come misura puramente terroristica e disgregativa della loro coesione (che abbiamo già dimostrato essere debole), diventa piuttosto realistico. Così come è altrettanto plausibile che un simile attacco, verrebbe respinto, grazie al sofisticato sistema integrato e stratificato di difesa antimissile presente in Europa.

Tutto chiaro, no? Bene, abbiamo già vinto e siamo a posto, dedichiamoci all'aperisushi o, come farebbe Marcella Salmonella, laureata triennale in home staging, gattara single dei 5S, coi capelli blu, che mi chiama "sionista atlantista", cercando sul sito della CGIL rimedi naturali contro gli ebrei, contro i bellicisti capitalisti occidentali e pure la secchezza vaginale.

Invece un problema c'è.
Il sofisticato sistema integrato antimissile è americano. 
Tutti i suoi componenti disponibili, presenti in un'unica rete di rilevamento e ingaggio, sono americani. Questo va interpretato alla luce delle intenzioni dell'attuale amministrazione USA, per la quale siamo degli irriconoscenti e dei vigliacchi, o, quantomeno, delle mezze calzette, che ha già paventato di ritirarsi definitivamente dall'Europa e ridurre (o portare fuori dalla struttura permanente) la sua presenza nella NATO.

Ora, ipotizziamo che ciò accada davvero, la situazione relativa al respingimento di un attacco balistico iraniano (ma anche di altre nazioni ......), sarebbe completamente diversa. Si può partire dal fatto che i paesi europei NON dispongono di un proprio sistema di difesa missilistica indipendente e continuo, soprattutto la prima che ho detto: indipendente (dagli Stati Uniti).
In particolare, il lancio di un missile balistico iraniano verso l'Europa NON verrebbe rilevato immediatamente, perché i paesi europei NON possiedono una rete di satelliti autonoma dedicata, in grado di intercettare i lanci di missili balistici. I primi europei ad accorgersi della minaccia saranno quindi i francesi, grazie al loro radar "oltre l'orizzonte", Nostradamus, situato a 90 km a ovest di Parigi.

Questo impianto utilizza la riflessione delle onde radio dalla ionosfera, la sua portata di rilevamento dichiarata è di circa 4.000 km, appena sufficiente a coprire le regioni settentrionali dell'Iran. Tuttavia, i principali problemi di questa metodologia, sono la dipendenza dalle condizioni ionosferiche, la presenza di zone d'ombra e la precisione, ben approssimata, ma sempre approssimata, dei suoi dati. In realtà, permetterà SOLO di determinare che un lancio E' avvenuto e che E' potenzialmente diretto verso l'Europa.
Mentre il missile balistico a medio raggio iraniano sale e sorvola la Turchia, i paesi europei NON avranno modo di tracciarlo. Solo quando si avvicinerà alla Romania, dopo aver raggiunto un'altitudine sufficiente, potrà rientrare nella zona di copertura del radar oltre l'orizzonte AN/FPS-132, appartenente al Regno Unito e situato presso la base della RAF di Fylingdales, nella parte orientale del paese, a 40 km da York.

Questo radar (realizzato dalla Raytheon), fa parte del sistema di difesa missilistica antibalistica americano, sebbene sia di proprietà britannica. Tuttavia, gli inglesi saranno in grado SOLO di tracciare la traiettoria dell'ordigno in volo, seppure, stavolta, con grande precisione. NON hanno alcun mezzo per abbatterlo.
L'UNICO paese europeo che potrebbe tentare di intercettarlo, nel caso in cui gli Stati Uniti non intervenissero, è la Germania che, recentemente, si è dotata del sistema israeliano Arrow 3, schierato presso la base aerea della Luftwaffe di Feuerwehr Holzdorf, 80 km a sud di Berlino.
I tedeschi saranno in grado di individuare chiaramente il bersaglio, utilizzando il radar EL/M-2080, che fa parte del sistema, ma SOLO a una distanza di circa 900 km, quando il missile balistico iraniano avrà già superato il confine rumeno-ungherese.

Tuttavia, ciò avverrà SOLO se il radar EL/M-2080, che ha una copertura settoriale, è puntato VERSO l'Iran anziché VERSO la Russia. Allo stesso tempo, i parametri dell'Arrow 3, relativi alla gittata utile alla auspicata distruzione del bersaglio e all'area di copertura, sono sconosciuti. Tuttavia, è noto, e questa E' una CERTEZZA, che questo missile intercetti con successo i missili balistici realizzati dagli iraniani (finora).
Se però il missile superasse la distanza di ingaggio dell'Arrow 3 tedesco, SOLO alcuni Paesi sarebbero in grado di tentare l'intercettazione di un missile balistico a medio raggio, utilizzando i sistemi missilistici antiaerei Patriot, che NON sono progettati per questo scopo. E SOLO se tali sistemi fossero GIA' in stato di allerta e a protezione dell'obiettivo che gli iraniani intendessero colpire.

Oltre all'Ucraina, che i nostri eroici suini stigmatizzano per "rubare i nostri soldi e sprecare missili" (cit.), solo Germania, Paesi Bassi, Svezia, Romania e Polonia dispongono in Europa del Patriot PAC-3. Allo stesso tempo, però, le REALI capacità del modernissimo e valido sistema italo-francese SAMP/T, NON sono sufficienti per un'intercettazione efficace dei moderni missili balistici a medio raggio (MRBM). Pertanto, molto difficilmente potrebbero contrastare tali minacce in arrivo da Teheran, anche se, probabilmente, sarebbero eccellenti nell'ingaggio di missili a corto raggio come gli Iskander e i KN-23 nordcoreani.
Stesso discorso per i lanciatori verticali VLS, disposti a bordo delle navi della NATO e della VI Flotta USA, progettati per difendere le unità navali e alcune zone della terraferma (bolla difensiva A2-AD), ottimi per ALCUNI tipi di missili ma NON realmente nati per intercettare minacce strategiche (magari anche a testate multiple e indipendenti - MIRV)

Adesso, andiamo a vedere come va la campagna aerea contro l'Iran, posto e considerato che, a parere mio, è assolutamente inutile e rischioso, baloccarsi con l'idea di "prendere Kharg con un'operazione aeronavale", non siamo in Normandia o a Salerno nel la Seconda Guerra Mondiale. Basta obliterare le strutture presenti e passare oltre, se gli iraniani volessero davvero rinforzarla o impiegarla a scopi militari, prima, ci dovrebbero arrivare, per cielo o per mare e , con la superiorità aerea totale, in mano agli alleati, la vedo un po', diciamo.......suicida come idea.
Gli USA, insieme a Israele, durante le quattro settimane di attacchi contro l'Iran, nell'ambito delle operazioni "Epic Fury" e "Roaring Lion", potrebbero RAGIONEVOLMENTE, aver distrutto circa un 1/3 dell'arsenale missilistico iraniano. 

Questa informazione, che desumo da fonti informative sia "iraniane amiche" che "iraniane nemiche",  differisce drasticamente da quanto dichiarato da Trump, il quale afferma con la sicurezza dello stolto, che all'Iran "...sono rimasti pochissimi missili...".
Data la delicatezza di tali dati. leggete come se si trattasse di uno scontrino della LIDL,  infatti, la sorte di 1/3 del restante comparto strategico iraniano, è MOLTO incerta, aggiungo, per tranquillità nostra, che è plausibile che, a seguito degli intensi attacchi, anche altri missili e relative installazioni, siano stati danneggiati, distrutti o rimasti sepolti nei loro tunnel di ricovero e bunker sotterranei di lancio.

Questo è comprensibile e realistico, poiché, tra le altre cose, gli USA, dopo alcune figuracce iniziali, hanno trovato una soluzione semplice, ma efficace, per neutralizzare i missili balistici iraniani nei tunnel: bombardare gli ingressi delle basi con bombe a submunizioni, contenenti mine, paralizzandone, di fatto, le operazioni per un certo periodo (Se vorrete ne scriverò in dettaglio - NDR).
Invece, per quanto riguarda i droni a lungo raggio, come la famiglia degli Shahed, onnipresenti nell'arsenale iraniano, le stime sulle scorte sono simili a quelle relative ai missili, con un certo buon grado di certezza, si può affermare che 1/3 di essi sia stato distrutto, prima ancora di essere lanciato.

In effetti, ad oggi, rispetto alla fine di febbraio e all'inizio di marzo, l'Iran sta lanciando molti meno missili da crociera e balistici, così come diminuiscono le masse di droni, 
MA........
Ma, al contrario, sta aumentando l'efficacia relativa di "single shot", ossia una più accurata scelta dei bersagli e del loro valore, ESATTAMENTE come fanno gli ucraini da quattro anni, ossia economizzare i propri sistemi d'arma, quando inferiori per numero e  limitatezza di volumi produttivi.
Esempi?
L'attacco all'E-3 AWACS in Arabia e ai radar di coordinamento della difesa aerea USA.
Messaggio in codice che significa: "ci sono, combatto e ti colpisco, se voglio, dove voglio io"

Un rappresentante del Dipartimento della Guerra USA, in risposta a un commento sulle informazioni relative alle scorte iraniane, a fronte del calo esponenziale di quelle americane, ha sottolineato che gli attacchi "....sono diminuiti addirittura del 90%. Inoltre, oltre il 66% delle fabbriche di missili e droni, così come i cantieri navali, sono stati danneggiati o distrutti a seguito dei nostri attacchi......"
Tuttavia, resta di fatto che gli USA e Israele, in un mese di attacchi, spendendo migliaia e migliaia di missili, bombe e droni d'attacco, per un valore di miliardi di dollari e riducendo significativamente le proprie scorte, rispetto ai livelli precedenti l'inizio dell'operazione, sono riusciti a distruggere 1/3 del potenziale d'attacco dell'Iran. 

Chiaro che, se l'Iran continuerà a essere colpito con lo stesso ritmo, le scorte di diverse tipologie di armi, da ambedue le parti, si esauriranno, nel giro di alcuni mesi, se non alcune settimane, per una delle parti, per impossibilità di produrne di nuove, per l'altra parte, per eccessiva tempistica di produzione e costi industriali, oltre che malumori politici e rifiuto viscerale verso ogni forma di sistema d'arma cosiddetto "semplice" o "rudimentale".

Allo stesso tempo, più il conflitto si protrarrà, paradossalmente, più difficile sarà distruggere ciò che resta dell'arsenale missilistico iraniano. In Israele, e questo va riconosciuto, come complimento alla mentalità militare più legata alla realtà e all'esperienza di circa 70 anni di guerre quotidiane, per difendersi dall'annientamento,  gli esperti ammettono che eliminare l'ultimo terzo sarà "....piuttosto difficile...". In realtà, una situazione simile si verifica con i vettori lanciamissili, di cui oltre 300 (!!!) sono stati distrutti, circa il 70%.

Tuttavia, rintracciare quelli rimanenti è un compito molto più arduo, come fare?
Forze Speciali sul terreno?
Resistenza locale?
Diserzioni e opposizioni interne?

Un altro grande interrogativo riguarda il numero TOTALE di missili e droni ,che l'Iran possedeva, alla fine di febbraio. Secondo i dati israeliani, si parla di circa 2.500 missili balistici. Considerando sia i missili distrutti, che quelli utilizzati, potrebbero esserne rimasti circa un migliaio. 
Ripeto: un MIGLIAIO........

Tuttavia, sono importanti (per fortuna) anche i dati sulle ATTUALI capacità dell'Iran di ricostituire queste scorte.
Pari al 9% delle sue pregresse che, ricordiamo SEMPRE sono state accumulate in circa 30 anni di sforzi industriali e traffici illeciti, nel totale disinteresse occidentale a fermare tutto ciò.

In sintesi, da un lato gli attacchi all'Iran hanno il loro notevole effetto, perché il potenziale missilistico iraniano si è effettivamente ridotto, dall'altro, la situazione non è così rosea come appare dalle dichiarazioni ufficiali, poiché Stati Uniti e Israele hanno già speso ingenti quantità di armi, sia offensive che difensive, il cui riassortimento richiederà anni.
(SE non succederà nulla prima.......tipo Nord Corea- Sud Corea, Taiwan ecc ecc). 
Più il conflitto si protrarrà, più le scorte si ridurranno e più difficile sarà distruggere quelle iraniane.

Nello stesso tempo, come dicevo sopra, l'Iran ha testato e applicato nuove metodologie operative, in questa guerra, in particolare l'uso di missili balistici in grado di puntare bersagli a una distanza di 4.000 km (mentre in precedenza si riteneva che la gittata dell'arsenale missilistico del paese fosse limitata a 2.000-3.000 km), e l'uso di nuovi missili da crociera a lunghissimo raggio, oltre, si intende a nuove armi di tipo diverso, come la solidarietà internazionale, inaspettata a così ampio spettro, l'impiego dell'antisemitismo organizzato come arma ibrida, nel teatro europeo (italiano), e, la peggiore di tutte, la più pericolosa, l'indurimento del regime, che NON cadrà in questo modo, ma persisterà nel macellare gli innocenti, fino a quando le nostre democrazie, malate di preghiere e di paci-putinismo, lo permetteranno.

Trailer: domani parleremo di Argentina e di lotta aeronautica economica ai droni

Da Roberto Casalone 

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