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Alba Montori su Facebook

martedì 12 maggio 2015

Non dimentico Giorgiana

Se Giorgiana Masi non fosse stata uccisa quel 12 maggio 1977, ora avrebbe 57 anni....

"... se la rivoluzione d’ottobre
fosse stata di maggio,
se tu vivessi ancora,
se io non fossi impotente
di fronte al tuo assassinio,
se la mia penna fosse un’arma vincente,
se la mia paura esplodesse nelle piazze ,
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,
se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita
nella nostra morte diventassero ghirlande
della lotta di noi tutte, donne,
se .....
non sarebbero le parole a cercare d’affermare la vita
ma la vita stessa, senza aggiungere altro."

E ancora a 38 anni di distanza da quel 12 maggio non ci è consentito sapere la  verità,  ovvero chi l'ha ammazzata.
Il perché invece lo sappiamo, anche lei come tanti altri era scesa in piazza pacificamente, per firmare gli "8 referendum contro il regime"  quelli cioè con cui i cittadini  intendevano chiedere l'abrogazione del Concordato, l'abolizione dei tribunali militari, l'abolizione dei reati d'opinione contenuti nel Codice penale, l'eliminazione di parti della legge manicomiale, l'abrogazione della legge che attribuisce alla polizia poteri speciali in materia di arresto, perquisizione e intercettazioni telefoniche, nonché l'eliminazione della legge che attribuiva ai partiti un consistente finanziamento pubblico, la abrogazione della "Commissione inquirente" - speciale "tribunale" composto da parlamentari per il giudizio preventivo sui reati compiuti dai ministri.
Tutte questioni ancora e pesantemente in primo piano nella politica italiana, alcune modificate in peggio, altre volutamente ignorate, altre rimaste di inquietante attualità.

  Giorgiana Masi, ragazza giovanissima ma attenta a questi temi di libertà, era venuta in piazza assieme a tanti altri cittadini e cittadine per partecipare alla festa dell'anniversario della grande vittoria laica nel referendum sul divorzio del 1974,  per sostenere con la sua firma la richiesta degli "8 referendum contro il regime".

 Come tanti altri assieme a lei trovò invece un ingiustificabile inferno di violenza da parte di chi avrebbe dovuto proteggere il suo diritto a partecipare pacificamente alla manifestazione.
I manifestanti, scacciati dalla piazza Navona a suon di lacrimogeni  si rifugiarono in Campo de'Fiori e zone circostanti  da cui cercarono la fuga verso il fiume.  E il ponte Garibaldi li portava verso Trastevere,  mentre l'altra direzione era pericolosamente preclusa da reparti di polizia armati e minacciosi, che continuavano a saturare l'aria di gas lacrimogeni. E oltre ai lacrimogeni fischiavano anche i proiettili.
 Giorgiana fu raggiunta da uno di quei proiettili proprio mentre dal ponte stava per arrivare a piazza Sonnino.



Dopo 38 anni ancora dobbiamo conoscere la verità vera su questo omicidio assurdo e crudele.
Eppure i dati non mancano:

http://www.centrodonnalisa.it/materiali/giorgiana%20masi.htm

Continuo a chiedermi come sia stato possibile che un omicidio così sia potuto accadere in uno Stato che pretendeva e pretende di essere civile e democratico, a chiedermi  se è stata l'ultima volta che è successo e se potrebbe succedere di nuovo.
Probabilmente chi sapeva allora, chi ha premuto il grilletto allora, chi li ha coperti allora ormai è morto.

Ma non è una pesante sconfitta per lo Stato, per la democrazia di questa Repubblica italiana fondata sul lavoro, che ha la Costituzione più bella del mondo, il fatto che sia il luogo dove nessuno è stato in grado, in 38 anni, di individuare, giudicare, condannare e punire a norma di legge l'assassino che ha sparato uccidendo Giorgiana ?

Quali garanzie abbiamo, come cittadini, da uno Stato così, di poter manifestare pacificamente le nostre idee, le nostre posizioni politiche, senza essere sparati casualmente  da non si sa chi mentre stiamo facendolo?

 Ancora una volta oggi, 12 maggio 2015, eravamo lì, a Ponte Garibaldi, a ricordare quel giorno terribile di 38 anni fa, a ricordare con affetto nostra sorella Giorgiana.
 A chiedere, pacatamente ma decisi, verità e giustizia per la sua morte assurda e visto che lo Stato è stato incapace o impotente a trovarle, almeno le scuse per esser venuto meno al suo compito di proteggerla, di proteggere la libertà dei suoi cittadini.

Alba Montori


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