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martedì 14 ottobre 2014

Lo sapevate che abbiamo i tribunali più informatizzati d’Europa?

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Valter Vecellio

Questioni di giustizia. I “primati” italiani che confermano l’analisi radicale

14-10-2014
Abbiamo i tribunali più informatizzati d’Europa, ma da noi i processi durano più che in tutti gli altri Paesi. È il paradosso della giustizia italiana, messo in luce dal quinto rapporto della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (Cepej), reso noto dal Consiglio d’Europa. Alla fine del 2012 (anno di riferimento dell’indagine), l’Italia era lo Stato con più processi penali pendenti (ben 1.454.452) e il secondo, dopo la Germania, per numero di cause civili in attesa di giudizio (4.650.566).   Tra i casi analizzati dagli esperti europei, spiccano i 2.648 giorni necessari per ottenere un giudizio di primo grado per bancarotta e i 770 giorni per una causa di divorzio. In questo caso, però, la responsabilità della lentezza delle pratiche è dovuta anche alla legge che, per esempio, non contempla lo strumento della mediazione familiare obbligatoria. Se ci fosse, come dimostra l’esperienza di tanti mediatori familiari, molte cause si risolverebbero con la riconciliazione e non arriverebbero davanti al giudice.    Bocciata in efficienza, la nostra macchina giudiziaria è invece promossa in tecnologia. Secondo il dossier del Consiglio d’Europa, l’Italia ha raggiunto un livello di eccellenza nell’uso dell’informatica nei tribunali e ha migliorato il proprio punteggio rispetto alla precedente valutazione. Dai dati del quinto rapporto Cepej risulta che tutti i giudici avrebbero a disposizione hardware e software atti a facilitare il lavoro. Inoltre tutti i tribunali italiani sarebbero forniti di un sistema elettronico di registrazione dei casi e di un sistema di gestione finanziaria.    Il rapporto analizza inoltre la presenza delle donne nell’amministrazione giudiziaria. Il dato più evidente è la massiccia componente femminile (superiore a quella degli uomini) tra i giudici di primo grado, mentre cala drasticamente ai livelli più alti. In Italia, si legge nel rapporto, le donne hanno superato gli uomini tra i giudici di primo grado, sono quasi in numero pari nelle corti d’appello mentre restano ancora la minoranza nelle più alte istanze. Sotto questo aspetto, non va meglio nemmeno negli altri Stati. Secondo il Consiglio d’Europa, la crescita delle “quote rosa” nella giustizia è un fenomeno che si va espandendo nella maggior parte dei Paesi, ma non per quanto riguarda, appunto, i gradi più alti.    L’Italia ha, infine, anche un ultimo primato: quello dei magistrati più pagati. Secondo il dossier un giudice di Cassazione, a fine carriera, guadagna 97.833 euro netti all’anno, quasi il doppio della media europea (52.780 euro) e più di tutti tra i magistrati dei paesi Ue. Guadagnano di più solo i giudici di ultima istanza di tre paesi membri del Consiglio d’Europa (ma non dell’Ue): Svizzera, Norvegia e Principato di Monaco.    E ora altri primati. Negli ultimi vent’anni i fascicoli Riparazione per ingiusta detenzione liquidati dal ministero dell'Economia sono 22.689 per un totale di 567 milioni 744 mila 479 euro e 12 centesimi. I risarcimenti sono andati a chi è stato sottoposto a custodia cautelare e poi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile. Ma i soldi sono andati anche a chi ha subito una ingiustizia formale a causa dell'applicazione illegittima della custodia in carcere a prescindere dalla successiva sentenza di assoluzione. Nella geografia delle procure e degli uffici Gip che sono costati di più in termini di risarcimenti spicca la piccola Catanzaro: nei primi sei mesi del 2014 ha prodotto 65 fascicoli R.I.D. liquidati per 2 milioni 303 mila 163 euro.    La cifra media dei risarcimenti è di 6-700 euro al giorno. A Palermo (i reati di mafia prevedono una custodia cautelare più lunga e, dunque, risarcimenti più pesanti), i 35 casi di ingiusta detenzione hanno inciso solo quest'anno per 2 milioni 790 mila 476 euro. A Napoli, sempre nel 2014, i risarciti sono stati 48 per un totale di oltre un milione e 200 mila euro. Virtuose, anche perché piccole, le corti d'Appello di Perugia (2 casi, circa 12 mila euro) e di Trento (1 caso, circa 27 mila euro). Al di là delle cifre, che pure sono importanti, non bisogna mai dimenticare che si tratta di storie umane e drammi di chi ha dovuto conoscere il carcere a causa dell'errore, o quanto meno della superficialità, di un Pubblico Ministero o di un Giudice per le Indagini Preliminari.

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