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lunedì 30 dicembre 2013

Marcia di Natale/Giustizia/Amnistia. Il carteggio tra la presidente della Camera Laura Boldrini e la presidente di Radicali Italiani Laura Arconti

da     Home   30-12-2013

Quello che segue è il testo della risposta della presidente della Camera Laura Boldrini a una lettera aperta che le aveva inviato la presidente di Radicali Italiani Laura Arconti e che aveva per tema le questioni relative alla Giustizia, all’amnistia e alla Marcia di Natale a Roma. In modo irrituale, la lettera è stata inviata ai mezzi di informazione e non alla destinataria; che non ha mai potuto prendere visione dell’originale. Dopo la lettera della presidente Boldrini, la replica di Laura Arconti.
Gentile Signora Arconti,
la ringrazio per il messaggio che mi ha rivolto e che mi consente di fornire informazioni importanti su un tema, quello dell'impegno della Camera dei deputati sullo stato delle carceri italiane, che fin dal giorno del mio insediamento ho voluto indicare come assolutamente prioritario per rimuovere le "condizioni disumane e degradanti" in cui sono costretti a vivere migliaia di detenuti.
Anche la lettera di una persona come lei, assai sensibile e documentata su questo argomento, dimostra purtroppo quanto siano carenti le informazioni sull'attività del Parlamento. Per questo risponderle è per me una occasione preziosa.
Ho apprezzato molto anche in forma pubblica il messaggio alle Camere del Presidente Napolitano perché rappresentava un richiamo non eludibile a tutte le istituzioni ad intervenire tempestivamente ed energicamente su una situazione drammatica, quella delle carceri italiane, che ci pone di fatto fuori dalle prescrizioni costituzionali e in aperta violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Più volte il Presidente della Repubblica era intervenuto su questo tema, con aperte denunce e forti richiami al mondo politico. Ma lo strumento del messaggio alle Camere costituisce un atto la cui rilevanza nessuno può ignorare e sottovalutare.
Lei scrive che su quel messaggio sarebbe calato "un silenzio cimiteriale" e che sarebbe stato " semplicemente ignorato, archiviato, cestinato". Per fortuna le cose non stanno così.
La riunione della Conferenza dei capigruppo che lei mi propone di convocare d'urgenza il prossimo 27 dicembre, in realtà - ed è questa la prima informazione che ci tengo a darle - fu convocata immediatamente dopo l'invio del messaggio Presidenziale alle Camere per valutare quale fosse il modo più appropriato per analizzarne il contenuto e dargli il seguito più coerente.
Si decise di impegnare la Commissione Giustizia della Camera non solo per discutere nel merito i contenuti del messaggio, ma per verificare contestualmente quali provvedimenti assumere per corrispondere alla richiesta del Presidente Napolitano di un intervento immediato.
La Commissione ha svolto un dibattito serio e impegnato, a conclusione del quale ha elaborato e approvato una relazione conclusiva, che è un atto pubblico consultabile sul sito della Camera dei deputati. Questa relazione contiene indirizzi e proposte di riforme strutturali su pressoché tutti i temi sollecitati dal Capo dello Stato e in particolare su quelli tesi a ridurre il numero complessivo dei detenuti : dalla messa alla prova all'ampliamento delle misure alternative alla detenzione, dalla espiazione della pena nel paese di origine del reo alla depenalizzazione di alcune fattispecie di reato, fino alla netta riduzione del ricorso alla custodia cautelare in carcere.
Su quest'ultimo tema la stessa Commissione ha concluso l'esame di alcuni progetti di legge e li ha consegnati all'Assemblea, che ha già svolto la discussione generale rinviando a gennaio l'esame del provvedimento. Questi progetti di legge mirano a rendere più stringenti i criteri per l'applicazione della custodia cautelare in carcere, rafforzando concretamente il principio secondo il quale essa debba rappresentare l'extrema ratio.
Nei giorni scorsi, inoltre, il Governo ha adottato un decreto legge per affrontare l'emergenza carceraria intervenendo sia sui flussi di entrata che su quelli di uscita dalle carceri stesse. Le misure inserite nel decreto vanno dalla revisione delle pene per il piccolo spaccio al reinserimento dei tossicodipendenti, dall'affidamento in prova alla liberazione anticipata, dall'esecuzione della pena in casa all'utilizzo del braccialetto elettronico, dal rimpatrio degli immigrati detenuti all'anticipazione della fase di identificazione degli stranieri in carcere, evitando il transito nei Cie. Infine il decreto vara una misura attesa da tempo e di notevole rilievo come l'istituzione del garante nazionale dei diritti dei detenuti, figura esistente in molti altri paesi. Questo decreto è stato presentato alla Camera che lo ha annunciato nella seduta del 23 dicembre  e lo ha assegnato alla Commissione Giustizia che ne inizierà l'esame  subito dopo la pausa natalizia.
Il mio ruolo non mi consente di pronunciarmi nel dettaglio su questi contenuti, così come mi impone di non prendere posizione su specifici atti legislativi di clemenza, come quelli al centro della marcia di Natale.
Mi interessa tuttavia sottolineare che la Camera dei deputati ha accolto il messaggio del Capo dello Stato in modo serio e soprattutto operoso e che il lavoro proseguirà con grande impegno nei prossimi mesi per giungere a quelle risposte concrete e risolutive che possano consentire all'Italia di voltare pagina e di garantire anche negli istituti di pena il pieno rispetto dei diritti umani.
Il mio impegno nei mesi scorsi è stato quello innanzitutto di seguire l'iter legislativo dei provvedimenti che avevano come obiettivo quello di alleviare le sofferenze dei detenuti e di migliorare le condizioni delle carceri. Ho poi visitato alcuni istituti, come il carcere di Regina Coeli e quello minorile di Nisida e ho risposto alle lettere di tanti detenuti che mi hanno scritto per denunciare la loro condizione. Domani, 25 Dicembre, darò voce ad alcune di queste persone pubblicando sul mio sito (www.lauraboldrini.it) stralci delle loro lettere.
Molto c'è ancora da fare anche riguardo ai Centri di identificazione ed espulsione (CIE) nei quali vengono trattenuti fini a 18 mesi migliaia di migranti la cui unica colpa è quella di non avere i documenti in regola o che vengono detenuti dopo aver espiato la pena al solo scopo di essere identificati.
Il ritardo accumulato è purtroppo grande e sentiamo tutto il peso dello scarto che ancora sussiste tra il nostro impegno e una realtà che rimane  drammaticamente inaccettabile.
Ho voluto darle conto dell'attività della Camera dei deputati non per un vanto, che sarebbe del tutto fuori luogo, ma per dirle che non sfugge ai parlamentari la gravità della situazione e la necessità di giungere prima possibile a  risultati concreti e tangibili.
Le invio i miei migliori auguri
Laura Bodrini
La replica di Laura Arconti alla Presidente della Camera dei Deputati Boldrini
Gentile Presidente Boldrini, la ringrazio della sua cortese e pronta risposta alla mia lettera pubblicata il 24/12 mattina su “Notizie Radicali”.
Non dubitavo che lei mi avrebbe risposto, poiché da molti anni sono fra i sostenitori dell’UNHCR, faccio parte del gruppo “Angeli del rifugiato” dalla fondazione, e la conosco da molto prima che lei fosse nota come Presidente della Camera dei Deputati.  Non facile, passare dalle visite ai Campi Rifugiati del’UNHCR -che ne so, Dadaab in Kenia o i campi dei bambini siriani rifugiati in Libano e Giordania- alla presidenza della Camera: là lei rappresentava la speranza e l’aiuto, mentre ora deve affrontare e governare molte bassezze dell’essere umano in giacca e cravatta.
Non ho ricevuto materialmente la sua risposta, ne ho solamente ascoltato la lettura dalla voce di un Redattore di Radio Radicale nel Notiziario delle ore 19. Non proverò neppure a replicare ad un lungo ed impegnativo testo che lei ha voluto dedicarmi: non potrei farlo con il solo ausilio di ciò che ricordo dopo una sola rapida lettura altrui, ed in ogni caso ne verrebbe una mia replica lunga, noiosa ed inutile. Desidero però dirle ciò che ho pensato dopo aver ascoltato la lettura della sua lettera, condividendo con lei la sensazione che ne ho tratto, chissà mai si possa trovare un’intesa.
Il Presidente Napolitano, nel suo solenne messaggio alle Camere, ha parlato di «questione da affrontare in tempi stretti», di «sollecitazione pressante» da parte della Corte di Strasburgo, e ha chiesto di «porre fine, senza indugio» alla situazione, riconoscendo «necessario intervenire nell'immediato». A fronte di tante espressioni di urgenza, di necessità e immediatezza, il Parlamento ha risposto con lunghe riunioni di commissione, che si concluderanno -secondo le sue previsioni- fra qualche mese. E, da quando il Presidente ha firmato quel documento fino ad oggi, di mesi ne son già passati quasi tre. Ai miei vecchi occhi il divario temporale fra ciò di cui parla il mio coetaneo Giorgio Napolitano e la risposta della Camera da lei diretta è abbacinante: il Capo dello Stato parla di ore, lei di mesi.
Inoltre qualcosa mi ha colpita profondamente, ascoltando la lettura della sua lunga lettera di risposta, così documentata e precisa: dalla sua risposta mancano tre parole, che sono invece presenti e ben chiare nel messaggio presidenziale. Basta la prima metà del vocabolario, per trovare queste parole che la sua lettera ignora completamente, gentile signora presidente Boldrini: indulto, clemenza, amnistia.
È ciò che chiediamo nel giorno di Natale, camminando, un passo dopo l’altro.   

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