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lunedì 22 aprile 2013

GLI 8 VIOLENTATORI DI MONTALTO DI CASTRO: IL TRIBUNALE E' (ancora) INDECISO SULLA PENA

 
Il 31 Agosto del 2007 nella pineta di Marina di Montalto di Castro in provincia di Viterbo si consumò una violenza sessuale che, ancor oggi, fa discutere.
di Barbara Esposito
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Oggi lo stupro è un crimine che viene punito severamente, collocato tra i crimini più efferati non solo per la violenza fisica che lo connota, ma soprattutto per la violenza psicologica inferta alla vittima.

Il discorso cambia, però, se a consumare l’atto criminoso in questione sono dei minorenni.

 Quella sera del 31 Agosto del 2007 una giovane ragazza di 15 , Angela Marinella, si reca con le amiche ad una festa di compleanno in discoteca, e per l’occasione sfoggia una minigonna che la fa sentire un po’ più grande. Una serata colma di aspettative per la vita che, a 15 anni, sta per cominciare, con il suo carico di promesse e aspettative. Alla festa conosce 8 ragazzi, alcuni coetanei altri di poco più grandi. Con una scusa l’attirano nella pineta di Montalto di Castro e, a turno, la violentano per 3 ore.

 Nei giorni successivi la giovane sporge denuncia e i responsabili vengono identificati. Ma la macchina della giustizia non cammina come ci si aspetta: il Sindaco di Montalto di Castro, zio di uno dei giovani stupratori, stanzia ben 20mila euro per sostenere le spese legali degli otto responsabili della violenza.
Negli anni successivi i ragazzi vengono messi in prova presso i servizi sociali per due volte, ma questa misura attuativa viene revocata in quanto giudicata inadatta.

 La vittima di quella violenza di gruppo è oggi una ragazza di 21 anni stanca di constatare che la sua voce è rimasta inascoltata, ha lasciato il suo paese e si è nascosta in un’altra città per non essere più vittima della malignità dei suoi compaesani che attribuiscono a lei e alla sua “minigonna” la responsabilità di quanto è avvenuto in quella pineta.

 Se oggi il caso fa discutere ancora è, non solo perché non è stato fatto nulla di concreto per punire i responsabili, ma soprattutto per l’ennesima indecisione del Tribunale dei minori di Roma che 10 giorni fa non è stato ancora in grado di individuare una pena “giusta” per gli 8 violentatori, oggi tutti maggiorenni.

 Su questo controverso processo è intervenuta il Ministro della Giustizia Paola Severino che ha promesso di attivarsi al fine di acquisire tutti gli elementi utili per ricostruire la vicenda.
 Non è giustificabile che, a sei anni dal crimine, non si sia arrivati ad una sentenza, mentre la vittima ha smesso di andare a scuola e vive in uno stato di costante prostrazione e paura, lontana dai luoghi in cui è cresciuta. I suoi 8 aguzzini, invece, sono liberi, vivono a Montalto di Castro con le loro famiglie, difesi dal falso perbenismo di un paese che definì quello stupro di gruppo come una “ragazzata”.

Dopo l’ennesimo rinvio della Corte di Cassazione la giovane vittima ha dichiarato di non voler presentare ricorso.
 Auguriamoci, invece, che possa trovare la forza per ottenere giustizia, anche se la giustizia dimostra, a volte, di percorrere sentieri che non le appartengono.
  
Barbara Esposito

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