A proposito della guerra condotta con la disinformazione, parte della cosiddetta guerra ibrida...
AMg
Dedico il post agli amici Massimiliano Di Pasquale, Joel Terracina, Nane Cantatore Riserva e Alex Orlowski, "operatori di settore" e ne autorizzo da subito la condivisione, sperando che serva.
Come scrivevo in precedenza, è uscito uno straordinario lavoro di ricerca, concernente uno studio sul reale livello di preparazione, per una nazione democratica occidentale, nel difendersi dalle campagne di disinformazione russe (ed in un futuro prossimo, anche nordcoreane) ,
L'autore è Carlo Kopp, docente presso il Dipartimento di Software, Sistemi e Cybersecurity della Monash University, co-autore, invece, è Callum Jones.
Kopp è un analista della difesa "di lungo corso" e lavora su questa materia da molto tempo, per quanto, in Italia, sia stato, ad oggi, ignorato alla grande, da chiunque si vanti di appartenere al ristretto club degli amichetti di Tizio e di Caia gente che solo per avere migliaia di followers, scrive scemenze assurde senza alcuna competenza reale, spesso corredando di chiappe o piedini i propri posts, con spiagge assolate e tavole di aperisushi.
Già nel 2025 aveva pubblicato un altro saggio, sulla misurazione degli effetti degli attacchi di disinformazione, con particolare riferimento alla situazione in Medio Oriente, ma, ovviamente, non fu mai fatto giungere nella penisola.
Il suo nuovo "modello funzionale", si basa sul Cybersecurity Capacity Maturity Model, sviluppato dal Global Cyber Security Capacity Centre dell'Università di Oxford, che i governi preparati e intelligenti, GIA' utilizzano per valutare la propria preparazione contro le minacce informatiche e contro le fake news, ma, giustamente, Kopp sostiene che Il citato quadro di riferimento, non può essere applicato ANCHE alla disinformazione, senza modifiche, poiché le due minacce differiscono a un livello fondamentale:
-gli attacchi informatici prendono di mira i sistemi informatici,
-la disinformazione si rivolge alle convinzioni umane e, attraverso di esse, al comportamento umano.
Sembra una banalità vero?
Beh, non lo è.
Partiamo da una definizione specifica:
Cos'è la disinformazione?
Significato: "è qualsiasi inganno, con qualsiasi mezzo, inteso a instillare o rafforzare una falsa convinzione in una popolazione bersaglio, per promuovere l'agenda di un aggressore, spesso nell'ambito di una campagna prolungata".
Tale definizione include deliberatamente i casi in cui la persona che diffonde la falsità, un "intermediario", NON è consapevole della sua falsità e non ha alcuna intenzione di ingannare nessuno (il cosiddetto utile idiota).
La ricerca di Kopp, inoltre, distingue la "disinformazione" dalla: -"misinformazione" (contenuto falso condiviso senza intento dannoso)
Esempio: "Attenta Pina, mi hanno detto che nella stazione XX, rubano facilmente le borsette" (l'amica vuole onestamente proteggere la signora Pina, ma le riferisce una notizia falsa),
e dalla
-"malinformazione" (contenuto vero, condiviso specificamente per causare danno),
Esempio: "ieri hanno picchiato Gianni, sarà stato sicuramente un immigrato (la persona riporta un caso reale di crimine, attribuendolo a un soggetto scelto senza prove, ma con un fine preciso, l'odio razziale)
Questa semplice, ma precisa serie di puntualizzazioni, segue un quadro di riferimento pubblicato dal Consiglio d'Europa, non esattamente riportato dalla sciampista mentre fa piega e colore.
Gli "intermediari", sono trattati in modo approfondito nel lavoro di Kopp, le persone diffondono disinformazione per ragioni che hanno poco a che fare con l'obiettivo originale dell'attaccante, tra cui:
-il mantenimento dello status sociale all'interno di un gruppo,
-l'allineamento con una convinzione preesistente,
-la ricerca di interazioni o entrate pubblicitarie,
-essere pagati per farlo senza riguardo per l'accuratezza.
Si aggiungono poi, anche nuove categorie, a questo elenco:
un "proxy" della disinformazione, può anche essere:
-una falsa identità online gestita dalla fonte della disinformazione, -un chatbot basato sull'intelligenza artificiale addestrato, deliberatamente o per negligenza, con dati contaminati.
Gran parte del lavoro, si concentra su COME la disinformazione sfrutti la normale cognizione umana, piuttosto che una vulnerabilità tecnica, pertanto, basandosi sul Ciclo di Boyd: Osservazione-Orientamento-Decisione-Azione (O2DA), Kopp descrive come un'informazione falsa, che contraddice il modello mentale preesistente di una persona, produca dissonanza cognitiva, che le persone risolvono rifiutando la nuova informazione o modificando le proprie convinzioni per accoglierla, a volte incorporando la falsa credenza in modo permanente.
Pertanto, il bias di conferma, è l'effetto Dunning-Kruger, la cognizione motivata, la superiorità illusoria, il falso consenso e l'autoinganno tra gli errori specifici che la disinformazione è progettata per sfruttare, e collega le disfunzioni a livello di gruppo, come il pensiero di gruppo e la polarizzazione, agli stessi meccanismi sottostanti, amplificati dalla connettività dei social network digitali.
La conclusione ovvia, fredda e realistica, soprattutto per la nostra Italia, è che anche una piccola parte di una popolazione che produce o diffonde inganni può compromettere la cooperazione in un'intera società.
Vi è, poi, una sezione separata, dedicata alla dottrina russa del "Controllo Riflessivo", un concetto di epoca sovietica, ancora attuale, in cui la disinformazione viene utilizzata per influenzare il processo decisionale dell'avversario, a proprio vantaggio, che, a parere mio, si colloca come arma standard, all'interno della più ampia categoria che, nella NATO chiamiamo "guerra ibrida cognitiva".
Un esempio concreto?
Presto fatto.
L'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines nel 2014, oppure le origini del SARS-CoV-2, come realtà recenti, realtà dove abbiamo un nemico che sfrutta una REALE incertezza sui fatti, per sostenere narrazioni contrastanti.
Anche l'ultima nata, fra le armi a disposizione della disinformazione russa, poi, deve essere considerata: la AI, che merita una sezione a sé stante, dove si descrive un nuovo problema, fresco fresco:
La "slopaganda", ovvero:
"contenuti indesiderati generati dall'IA e diffusi per manipolare le convinzioni a fini politici".
Esempi calzanti?
L'intera operazione web condotta da Futuro Nazionale e dai collegati gruppi neofascisti oppure antisemiti.
Esiste, peraltro, una vera "tassonomia" delle allucinazioni presenti AI, output falsi, ma fluidi, che assomigliano agli errori cognitivi osservati negli esseri umani, vi sono, infatti, ricerche che dimostrano come i grandi modelli linguistici, possano mostrare un eccesso di sicurezza, più spesso degli esseri umani, insieme a un bias di conferma verso i propri output precedenti.
Anche qui, esempi?
Il piano, apertamente dichiarato, di un partito russo, di costruire un chatbot addestrato sui discorsi di un politico ultranazionalista (già morto - NDR), per generare commenti politici continui antioccidentali (decadenza, valori arcaici, veterocristianesimo, supremazia razziale e così via)
Un cosiddetto "ordine esecutivo", statunitense, del 2023 sulla sicurezza dell'AI, ad esempio, ha menzionato la disinformazione solo UNA volta, di sfuggita, prima di essere revocato nel gennaio 2025, e afferma che l'AI Act dell'UE, sebbene molto meglio sviluppato, rispetto all'approccio statunitense, presenta ancora significative limitazioni, per affrontare direttamente la disinformazione.
E questo, per le nostre democrazie, è un tallone d'Achille atroce.
Le contromisure utili e necessarie, possono essere ripartite in quattro categorie:
-Le strategie di degradazione, che mirano a ridurre la portata di una fonte di disinformazione, attraverso metodi come il disturbo di trasmissioni ostili, gli attacchi "denial-of-service", ai server che ospitano tale disinformazione o l'inondazione del pubblico con messaggi veritieri concorrenti, sebbene gli attacchi diretti alle infrastrutture (purtroppo), ricadono nei reati informatici.....ahimè.
-Le strategie di corruzione, che smascherano i messaggi falsi di un aggressore, principalmente attraverso la verifica dei fatti.
-Le strategie di negazione, che bloccano l'accesso di un aggressore ai canali di distribuzione.
-Le strategie di immunizzazione, che insegnano alle potenziali vittime a riconoscere autonomamente le tecniche di inganno.
Per illustrare come le politiche nazionali si concretizzino, nella pratica, mi piace portare alla vostra conoscenza il caso svedese, paese il cui governo ha intrapreso una strada interessante, istituendo un'Agenzia per la Difesa Psicologica dedicata, con divisioni operative e di sviluppo delle capacità, separate fra loro, inquadrando esplicitamente la difesa dalla disinformazione, come una responsabilità dell'INTERA società, condivisa da governo, economia e singoli cittadini.
Gli USA, attualmente, NON dispongono di un meccanismo governativo per contrastare la disinformazione: il Global Engagement Center del Dipartimento di Stato, il principale organismo del paese per la lotta alla disinformazione, è stato chiuso alla fine del 2024; un Comitato per la Disinformazione del Dipartimento per la Sicurezza Interna, istituito nel 2022, è stato sospeso, a seguito di critiche sulla sua portata; inoltre, la decisione dell'Agenzia Statunitense per i Media globali (USAID) di chiudere Voice of America e Radio Free Europe/Radio Liberty, entrambe utilizzate da tempo, per contrastare la propaganda russa e cinese, ha suscitato enormi polemiche.
La UE, al contrario, ha costruito una struttura transnazionale che risale a una comunicazione della Commissione Europea del 2018, basata su un Codice di Condotta Volontario sulla Disinformazione e sul Digital Services Act (DSA), purtroppo, tale quadro ha avuto un successo limitato, nel contrastare la propaganda di guerra russa sin dal 2022, per questo si è arrivati al Libro Bianco dell'UE (del novembre 2025) sullo "Scudo Europeo per la Democrazia", che propone un nuovo Centro Europeo per la Resilienza Democratica. per coordinare le attività di individuazione e risposta tra gli stati membri.

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