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domenica 2 ottobre 2011

Il GayPride di Belgrado vietato d'ufficio dalle autorità.

 

DIVIETO GAY PRIDE DI BELGRADO: PAGINA NERA PER LA LIBERTA'. IL DIVIETO DELLE AUTORITA' VIOLA LE PIU' ELEMENTARI REGOLE DEMOCRATICHE DELL'UE E LE RACCOMANDAZIONI DEL CONSIGLIO D'EUROPA DI CUI LA SERBIA FA PARTE.

GLI ORGANIZZATORI INVITATI AL PROSSIMO CONGRESSO DI MILANO DELL'ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI

 

Roma, 1 ottobre 2011

 

A poche ore dallo svolgimento del Gay Pride nazionale serbo, che doveva svolgersi domani a Belgrado, le autorità  hanno vietato la manifestazione adducendo ragioni di ordine pubblico, nonostante le rassicurazioni date nelle settimane scorse agli organizzatori. Questo fatto è certamente molto grave e consente ai gruppi clerical-nazional-fascisti di averla vinta con la violenza e le minacce.

 

Esprimiamo al Comitato organizzatore del Gay Pride tutta la nostra solidarietà e vicinanza per questo atto di sopruso, fatto in violazione dei più elementari diritti democratici e di libertà di espressione, sosterremo i ricorsi che il comitato organizzatore ha già preannunciato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.  Segnaleremo al Parlamento Europeo quanto avvenuto a Belgrado in queste ore anche perché la Serbia è candidata a divenire membro dell'Unione Europea.

Lo stesso Consiglio d'Europa, di cui la Serbia è membro dal 2003, aveva diffuso nel giugno scorso un rapporto sul rispetto dei diritti civili e umani dei paesi membri chiedendo loro  l'applicazione di 36 raccomandazioni, tra queste quella per l' uguaglianza di tutti i cittadini, la lotta alle discriminazioni su basi giuridiche, per la libertà di espressione, per il diritto di riunione e associazione per le persone Lgbt(e).

L'Associazione Radicale Certi Diritti nel messaggio di solidarietà inviato a Jovanka Todorovick e Goran Miletick, coordinatori del Comitato organizzatore del Gay Pride di Belgrado, ha rivolto loro l'invito a partecipare al prossimo Congresso dell'Associazione Radicale Certi Diritti che si svolgerà a Milano il 3-4 dicembre 2011.


Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti


1 commento:

AMg ha detto...

Ottimo il comunicato e ancor più l'invito al Congresso di CD.

Purtroppo i serbi so' in stragrande maggioranza ...serbi, ovvero gente che fa dell'intolleranza violenta di chiunque non sia ortodossamente talebano e nazionalista a tempo pieno una bandiera assoluta.
Troppi qui ignorano che ancora pretendono di vantarsi di aver bloccato ( nel XVII secolo se non vado errata) l'espansione turca, perchè erano molto più violenti e crudeli di loro!!!
E quanto a omofobia diffusa e aggressiva battono certamente perfino russi e polacchi....

Mooolto peggio di calderoli, giovanardi e binetti messi assieme, credetemi.Dargli semplicemente degli omofobi è quasi fargli un complimento!

E' evidente che le cosiddette forze dell'ordine di Belgrado ( oltre che omofobe per educazione e cultura) si ritrovano impotenti e terrorizzate dalle squadracce che già l'anno scorso hanno seminato feriti tra di loro e per la città. Ma ancora più grave secondo me è il fatto che si dichiarino addirittura non in grado ( o non vogliono, non è dato saperlo) di svolgere il loro compito istituzionale a favore dei diritti a manifestare dei gay, limitandosi a vietare la manifestazione e dichiarando addirittura la propria totale in-professionalità a proteggere i manifestanti!

Purtroppo la società e la politica della Serbia, malgrado le ripetute dichiarzioni di cambiamento in senso progressista, mostra che deve ancora pedalare parecchio sulla strada della democrazia e dell'applicazione concreta del rispetto dei diritti umani,per realizzare una società che possa realmente esser parte integrante della UE. Diversamente questo popolo rischia di diventare per l'ennesima volta un pericoloso motivo di crisi, anche internazionale, con risvolti imprevedibili.

Agli ardimentosi, che in questo tipo di contesto stanno lottando in loco per i diritti degli omosessuali i loro e non solo, va tutta la mia solidarietà oltre che la mia ammirazione. E mi auguro che con determinzione e pazienza, anche col supporto delle associazioni gay e delle istituzioni UE, possano ottenere ciò che gli spetta e gli è negato ancora: non semplicemente di marciare liberamente e senza violenze nel Gay Pride ma TUTTI I DIRITTI,TUTTI I GIORNI, DI PIENA CITTADINANZA nel loro paese.


Alba Montori