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lunedì 12 novembre 2007

L'ultimo saluto a Massimo Consoli

venerdì, novembre 09, 2007
dal blog di Andreas Martini

Se Massimo Consoli fosse stato realmente il “papa degli omosessuali”, così come lo aveva definito l’antropologo Alain Daniélou, allora l’ultimo saluto che gli è stato tributato martedì scorso non sarebbe stato all’altezza di una tale “carica”. Non tanto per la cerimonia in sé, quanto più per la partecipazione. Ma Massimo, che si autodefiniva anarchico, anticristiano ed anticlericale, Papa non lo sarebbe affatto voluto essere. Consoli è stato un grande studioso e intellettuale del movimento omosessuale italiano ed internazionale. Libero pensatore e quindi spesso scomodo non è mai voluto e potuto diventare leader di quel movimento. Ha preferito la militanza individuale ed il riconoscimento come mentore e storico della memoria. Piuttosto che trascinatore di folle, quindi, è stato un trascinatore di coscienze. Soprattutto negli ultimi anni quando la malattia, aggravatasi, lo ha tenuto lontano dalle manifestazioni a cui aveva sempre voluto partecipare. È diventato molto solitario, ma non solo. Con lui c’erano sempre Lorenzo, il figlio tanto desiderato e che dopo tante battaglie è riuscito ad adottare ufficialmente qualche anno fa, con sua moglie Milika ed il nipotino Massimo. E poi gli amici di sempre, fedeli compagni di battaglie, come Alba Montori, per dirne una su tutti, che gli sono sempre stati vicini in tutti i sensi fino agli ultimi giorni. Ed infatti alla cerimonia hanno partecipato quasi esclusivamente loro.
I rappresentanti del movimento, quelli ufficiali, non c’erano, se non quelli come Franco Grillini, Vladimir Luxuria, Titti De Simone – per citare i più noti – che erano anche, o prima di tutto, amici personali. Certamente gli assenti avranno reso omaggio a Massimo visitando la camera ardente allestita al Circolo Mario Mieli, ma comunque la loro è stata una biasimevole assenza difficile da giustificare. Ammirevole, al contrario, la presenza di singoli glbt, anche giovani e di fuori Roma, che pur non conoscendolo personalmente hanno ritenuto importante rendere omaggio a questo grande personaggio della nostra comunità.
Massimo Consoli ha sempre ripetuto che era soddisfatto della sua vita avendo centrato i sue due grandi obiettivi: avere un figlio e ottenere la legittimazione da parte dello Stato del suo celebre archivio internazionale di pubblicistica gay. Voleva per questo che i suoi amici e le persone che lo stimavano fossero anch’essi contenti per lui, anche quando sarebbe morto. Infatti parlando di come immaginava il suo funerale, disse che avrebbe voluto non piagnistei ma una grande festa, una sorta di Pride in suo onore: allegria, colori, musica, balli e… perché no, anche “altre forme di divertimento”! È facile intuire che non è andata proprio così. Le sue volontà sono state solo in parte rispettate: la cerimonia, celebrata all’Istituto buddista italiano Soka Gakkai (di cui fa parte il gruppo buddista glbt Arcobalena), è stata laica, come lui voleva e di piagnistei, a parte l’inevitabile commozione dei familiari e di alcuni amici, non ci sono stati ma niente “Pride ad personam”, purtroppo.
Sarà difficilmente realizzabile anche un altro suo ultimo grande desiderio: quello di essere seppellito al cimitero acattolico di Roma, vicino all’amico Dario Bellezza ed a illustri sconosciuti, primi militanti o sostenitori del movimento di liberazione omosessuale (http://www.cybercore.com/consoli/cimitero.htm), che lui stesso scoprì e celebrò nei sui mitici “GayDay”. Le pratiche burocratiche sono difficili, poiché la custodia e la gestione del cimitero è affidata alle rappresentanze straniere in Italia e, data lo spazio esiguo a disposizione, solo eccezionalmente viene concessa la sepoltura a italiani illustri. Senza l’interessamento delle istituzioni comunali, che per ora non si è manifestato, sarà quindi molto difficile che Massimo Consoli venga sepolto lì e quindi, in attesa di positivi sviluppi, sarà seppellito nel cimitero di Marino, dove risiedeva danni.


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