sabato 1 agosto 2009
ultima vittima innocente sull’altare del proibizionismo
di Patrizio Gonnella ( Presidente dell'Associazione Antigone )
Un’altra vittima innocente della stupidità proibizionista. Si chiamava Stefano Frapporti, cinquantenne, muratore con una mano persa dopo un brutto incidente sul lavoro. Pare che sia stato fermato dai carabinieri mentre andava in bicicletta. Lo avrebbero perquisito, gli avrebbero trovato dell’hashish. Hashish, non pistole, non mitra, non eroina. Secondo i carabinieri ne aveva in tasca circa un etto. Un etto di spinelli a loro è sembrato troppo. È così arrestato e condotto nel carcere di Rovereto. Dopo poche ore si ammazza. Era stato ubicato nel reparto osservazione.
Pare che Frapporti fosse un consumatore di hashish. Un innocente consumatore di hashish. Si è ammazzato dopo una notte passata in carcere. Ce la potremmo prendere con i carabinieri che hanno applicato una legge ingiusta. Ce la potremmo prendere con l’amministrazione penitenziaria che non ha prestato l’attenzione adeguata che necessitano i nuovi giunti in carcere. Ce la potremmo prendere con il destino.
Invece ce la prendiamo con questo cocciuto e brutto Paese che criminalizza tutti, che criminalizza gli stili di vita e gli status individuali. Ce la prendiamo con chi mette sullo stesso piano consumatori di droghe leggere e spacciatori di droghe pesanti. Ce la prendiamo con chi non ha il coraggio del pragmatismo antiproibizionista. Ce la prendiamo con Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi autori di una legge che - visto quanto successo a Rovereto - non esimiamo a definire assassini.
@RA Associazione Radicale Antiproibizionisti
"le interferenze clericali hanno ritardato il sì di 20 anni"
di Carlo Marroni
Emma Bonino, vice presidente del Senato, storica leader radicale, è stata protagonista di molte battaglie sui diritti delle donne.
È arrivato il via libera: in presenza di aborti in calo è un farmaco necessario?
Arriva con venti anni di ritardo rispetto alla Francia, Svezia e Regno Unito, con dieci rispetto agli Usa. E questo grazie alle continue interferenze politiche, e non, che si sono viste in Italia. A questo punto la decisione dell’Aifa è al limite un atto dovuto visto che l’Emea, l’Agenzia europea del farmaco, ha approvato già nel 2007 la nuova scheda tecnica della Ru486.
Il Governo, molto attento alle istanze della Chiesa, ha assicurato di non toccare la legge 194...
Infatti non c’è nulla da toccare, perché la legge già prevede che gli enti ospedalieri devono essere "aperti" a nuove eventuali tecniche meno intrusive.
La sperimentazione ha fatto dal 1988 29 vittime accertate: non è un rischio troppo alto?
La questione delle morti e della "presunta connessione" con la Ru486 sembra valere solo in Italia. In nessun altro paese questo ha rappresentato un ostacolo alla registrazione del farmaco. In più tutto è noto e comunicato alla agenzia europea.
La decisione riaccende lo scontro tra cattolici militanti e laici: la storia italiana sui diritti non finirà mai?
L’Italia è davvero un paese bizzarro dove la politica entra in settori che non dovrebbero riguardarla. Finché il dibattito rimarrà ideologizzato sarà difficile uscirne fuori. E infatti questo farmaco è stato vietato in Italia proprio per veti della politica di, stampo più clericale.
Oppure dietro a tutto c’è il rischio che alla fine prevalgano gli interessi economici di chi produce?
Quello che è certo è l’industria farmaceutica pensa al suo profitto. Ma questo vale sempre, non soltanto per la Ru486. E mi permetto di dire che la Ru486 non è poi un prodotto così economicamente allettante.
L’introduzione della Ru486 potrebbe ridurre gli squilibri geografici per l’interruzione di gravidanza, ma potrebbe anche rendere tutto più pericoloso e senza controlli?
La strada maestra per ridurre ulteriormente il ricorso all’aborto è quella di promuovere la contraccezione e i metodi per la procreazione responsabile, realizzando specifiche campagne informative e pubblicitarie sui sistemi contraccettivi.
Dopo questa, quali altre battaglie vede sullo sfondo?
Nell’immediato certamente il testamento biologico, quando l’incredibile testo "etico" varato dal senato dovrà affrontare il passaggio alla camera dei deputati nella speranza che questo periodo di "pausa" abbia portato un pò di buonsenso in molti, e un rinnovata attenzione alla libertà di scelta dei nostri concittadini.
Come ammazzare le donne rispettando il Corano.
Articolo del Jerusalem Post segnalato da Marcus Prometheus e ripreso da NoGod.
Gli islamisti son gente seria, rispettano il Corano che vieta il patibolo
per le vergini.
UN BASIJI, “STUPRAVO LE VERGINI PRIMA DEL PATIBOLO”
Un miliziano basiji, uno dei paramilitari del regime degli ayatollah, ha
raccontato di aver stuprato giovani condannate al patibolo, per aggirare il
divieto islamico di giustiziare le donne, quando sono ancora vergini. In una
scioccante intervista al “Jerusalem Post”, un membro delle milizie
paramilitari che sono state in prima fila nei pestaggi e nelle repressioni
delle proteste degli ultimi giorni a Teheran, ha raccontato l’agghiacciante
‘modus operandi’ del regime iraniano. L’uomo, che ha chiesto di mantenere
l’anonimato, ha raccontato che di essersi guadagnato, quando aveva appena 18
anni,”l’onore’ di sposare momentaneamente le giovani donne prima della
condanna a morte”. “La notte prima dell’esecuzione -ha raccontato- viene
organizzata la ‘cerimonia’: le ragazze vengono costrette ad avere un
rapporto sessuale con uno dei secondini, di fatto vengono stuprate dal
‘marito’”. Guardando a ritroso agli eventi, l’uomo ha detto di provare
rimorso “anche se i matrimoni erano legali”. “Le ragazze erano piu’
terrorizzate dalla ‘notte di nozze’ che dall’esecuzione che le attendeva
all’indomani. Si battevano con tutte le loro forze, e cosi’ dovevamo mettere
il sonnifero nel cibo. L’indomani, avevano un’espressione attonita: era come
se fossero pronte o volessero morire”. “Ricordo di averle sentite piangere e
urlare dopo (che lo stupro) era avvenuto. Non dimentichero mai’ una ragazza
che si graffio’ il viso e il collo con le unghie. Dopo era graffiata
dappertutto”
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( non confermata da documenti attendibili) di mandare per un po’ le vergini in un lupanare, prima di giustiziarle, visto che (sempre i clerici cristiani) sostengono fosse proibito dalla legge romana giustiziare le vergini.
Tutti siamo edotti fin dalla più tenera età sulle leggende relative alle torture inflitte da aguzzini feroci e violenti per ordine di perfidi, immorali e sanguinari imperatori pagani alle varie "martiri" di sesso femminile tipo Agnese o altre, che compongono il florilegio di quella che si chiama agiografia cristiana
A parte il fatto che la verginità per una donna non era un totem presso i romani antichi, come dimostrato dalla loro letteratura, anzi semmai un hadicap, era per loro un modo per consentire a queste poverine di colmare una evidente lacuna nella loro educazione e che le uniche vergini per così dire di professione erano le Vestali, le quali comunque erano tenute a non contrarre matrimonio e ad esser vergini ( ma su questo vi sono alcune opinioni discordanti) solo fino a quarant'anni, dopodichè erano libere di fare quel che facevano tutte, sposate o no.
Quanto alla situazione delle prigioniere stuprate "legalmente" in serie per esser giustiziate in nome della sharia, è evidente l’intento di aggiungere per esse all’omicidio anche l’offesa totale nella dignità, dal momento che la verginità prematrimoniale per le donne è invece un totem ed un imperativo assoluto della stessa legge demenziale, per la quale le donne sono considerate a tutti gli effetti esseri inferiori e privi di diritti.
Il mio cuore sanguina per quelle poverine, ma sono convinta che se le donne islamiche non vogliono davvero continuare a trovarsi impotenti in tali situazioni ed in altre analoghe, che sono atutti gli effetti situazioni di guerra nei confronti del genere femminile (oltre che gay) hanno solo una possibilità, quella di evirare tutti i maschi islamici che hanno a tiro di coltello o lametta.
In guerra se non si vuole soccombere bisogna combattere per distruggere l'avversario, ed ogni arma è consentita e questa situazione ha tutte le caratteristiche di una guerra di aggressione del genere maschile contro gli altri, supportata da pretese di legalità legata a convinzioni religiose.
Forse quella che mi permetto di indicare può sembrare una soluzione drastica e "poco civile".
Mi si obbietterà che potrebbe scatenare una ulteriore guerra in-civile in aree già assai turbolente, ma può anche succedere il contrario…
Saranno in grado le donne islamiche, spinte da tali orribili violenze di cui sono oggetto collettivamente e singolarmente, di superare i tabù che hanno introiettato in anni di soggezione al maschile e ribellarsi?
alba
